martedì, dicembre 06, 2005

Intervista di Silvia Cattori a Mahmoud Musa

Mahmoud Musa: uno Stato unico per gli israeliani e i palestinesi
di Silvia Cattori


Silvia Cattori: In questi anni in cui l’Autorità Palestinese si è prestata al gioco dei negoziati i palestinesi hanno accumulato frustrazioni e sofferenze. Israele, approfittando di tutto questo tempo per consolidare le sue acquisizioni, ne è uscito più forte che mai. L’ultima proposta di pace di Ariel Sharon lascia ai Palestinesi l’8% del loro territorio storico. Come si sente a pensare che nessuno degli obiettivi dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina è stato finora raggiunto?

Mahmoud Musa: Quello che è successo nei 15 anni successivi agli incontri di Madrid non può essere definito “negoziati”.
All’epoca, il Primo Ministro israeliano Itzhak Shamir aveva detto: “posso far in modo che questo giochino duri almeno dieci anni.” Nessuno si aspettava che il giochino ancora continuasse 15 anni dopo.
L’obiettivo del governo israeliano è prendere il controllo della terra, distruggere l’economia, massacrare o umiliare i palestinesi per poter continuare il processo di epurazione etnica iniziato nel 1947.
L’Autorità Palestinese dovrebbe smettere di partecipare a questa mascherata.

Silvia Cattori: Fino ad ora, tutti gli accordi – da Oslo a Ginevra – si sono fondati su premesse moralmente inaccettabili, in particolare la separazione tra due popoli su basi etniche. Ma questa opzione, che condurrebbe alla creazione di una pseudo-Palestina, e che interesserebbe solo un terzo dei palestinesi e meno di un quinto delle loro terre, non sembra godere dell’unanimità. Nessuno parla della Road Map, cara a Bush.
Pensa che uno Stato unico rappresenti una possibile alternativa?

Mahmoud Musa: C’è stato un numero infinito di piani: Madrid, Oslo I, Oslo II, Wye River, Camp David, il Piano Tenet, il Documento Mitchell, gli Accordi di Sharm El-Sheikh, l’Iniziativa di Ginevra, la Road Map. Sono stati tutti tentativi di separare gli ebrei e i palestinesi, mentre essi sono già uniti e mescolati e le loro risorse naturali e le loro rispettive economie non possono essere separate.
Per perpetuare questo sistema di apartheid sono attualmente in costruzione un muro e delle autostrade riservate. Bisognerebbe fermare questo processo e avviare invece il processo di costruzione di un unico Stato democratico.

Silvia Cattori: I palestinesi, che sono raggruppati in movimenti religiosi, non hanno aspirazioni nazionaliste in grado di ostacolare questa idea di uno Stato singolo per tutti?

Mahmoud Musa: Questi sono fazioni e formazioni confessionali. La religione aiuta le persone a tollerare le dure condizioni di vita alle quali sono costrette.
Non sono affatto contrari a vivere nello stesso Stato (con gli ebrei) se non subiscono discriminazioni. I palestinesi stanno lottando contro il colonialismo, non contro il giudaismo; proprio come i neri sudafricani si opponevano al colonialismo e all’Apartheid, non ai bianchi.

Silvia Cattori: Se la rivendicazione di un unico Stato è l’unica soluzione praticabile, in quanto non razzista, più equa e conforme alla legge internazionale, perché fino ad ora il campo della pace e gli organismi internazionali hanno privilegiato la soluzione basata su due Stati?

Mahmoud Musa: La situazione che lei descrive si è insediata essenzialmente perché l’Autorità Palestinese ha fatto appello alla soluzione dei due Stati.
La situazione comunque sta cambiando, e rapidamente, perché ci si è resi conto che la realizzazione di uno Stato Palestinese non è possibile, e la soluzione dei due Stati non porterà pace e prosperità al Medio Oriente o al mondo, in generale.

Silvia Cattori: Anche se la soluzione di un unico Stato democratico, nel quale israeliani e palestinesi vivrebbero all’interno degli stessi confini, avesse l’appoggio della comunità internazionale, non pensa che Israele impedirebbe la concretizzazione di questa idea?

Mahmoud Musa: Sì. I regimi fondati sulle colonie di popolamento si rifiutano sempre di rinunciare alla loro mentalità esclusivista e razzista, e non diventano mai democratici dall’oggi al domani.
Tuttavia, la comunità internazionale sta prendendo coscienza del fatto che nel ventunesimo secolo non c’è posto per il colonialismo, l’apartheid e gli Stati puri dal punto di vista etnico.

Silvia Cattori: Se ci si basa sul fatto che prima del 1948 gli arabi vivevano in armonia con gli ebrei venuti progressivamente a vivere in Palestina, sembra possibile prospettare che possano vivere tutti insieme. Ma dopo tutto il male che è stato loro fatto, i palestinesi potrebbero condividere le loro terre con i coloni che mostrano un atteggiamento esclusivo e soprattutto un rifiuto dei palestinesi e segnatamente della religione musulmana?

Mahmoud Musa: I palestinesi sono consapevoli del fatto che un unico Stato democratico migliorerebbe le loro condizioni di profughi soggetti a un’occupazione, e genererebbe la pace in tutta la regione.

Silvia Cattori: Alcuni palestinesi vivono già all’interno di uno stesso Stato con gli ebrei, in Israele. Solo che oggi sono discriminati e non hanno gli stessi diritti degli Israeliani di confessione ebraica.
Ma perché questo possa aver fine, Israele dovrebbe rinunciare al suo statuto di Stato Ebraico, e diventare un vero Stato democratico. E questo avrebbe dell’incredibile!

Mahmoud Musa: Come dicevo, i regimi fondati sulle colonie di popolamento si aggrappano alla loro mentalità. Tuttavia, la rinuncia a questo atteggiamento colonialista comporterebbe molti vantaggi per gli israeliani. La pace diminuirà la necessità di sprecare enormi risorse in armamenti e aprirà a Israele il vasto mercato dei mondi arabo e musulmano. E’ nell’interesse della comunità internazionale favorire questa soluzione.

Silvia Cattori: L’Autorità Palestinese, che dopo Oslo ha abbandonato la lotta, non è diventata un peso per il popolo palestinese, che soffre per il peso aggiuntivo dell’occupazione, oltre all’oppressione israeliana?

Mahmoud Musa: L’esistenza dell’Autorità Palestinese impedisce la formazione di uno Stato unico perché in quel caso i suoi epigoni perderebbero i propri privilegi. E’ nell’interesse di una soluzione del conflitto che l’autorità si sciolga e formi un partito per la difesa dei diritti umani che lotti per la democrazia politica e sociale.

Silvia Cattori: Cosa prova nei confronti di coloro che, in Israele e nel mondo, sostengono il progetto politico di Israele, che pratica la discriminazione razzista e nega ai palestinesi il ritorno alla loro terra?

Mahmoud Musa: Questa situazione è dovuta al fatto che i mass media sono controllati dai potenti. Tuttavia le cose stanno cambiando, principalmente grazie a Internet.

Silvia Cattori: Non è un’assurdità un’Autorità Palestinese che si dota di ambasciatori e di ministri? Essendosi compromessa nei negoziati con Israele, non ha altra scelta che collaborare con esso, e dunque capitolare?

Mahmoud Musa: L’Autorità Palestinese è un’autorità senza uno Stato, che fa di tutto per perpetuare la fantasia di uno Stato privato del suo territorio. Ha l’appoggio degli Stati Uniti e dei loro alleati. Inoltre, è tarlata dalla corruzione. Basterebbe solo questo a renderla incapace di portare la pace e la prosperità.

Silvia Cattori: Che messaggio desidera mandare ai movimenti di solidarietà che hanno finora sostenuto la politica dell’Autorità Palestinese?

Mahmoud Musa: È nel difendere uno Stato unico democratico che si estenda su tutta la superficie della Palestina storica che il movimento di solidarietà internazionale contribuirà agli interessi di tutti i popoli di questa regione del mondo, del Medio Oriente, e alla causa della pace nel mondo, in generale. Ecco quello che ho da dire loro.

Silvia Cattori: Nell’attuale contesto, molto fosco, cosa possono sperare ancora i palestinesi?

Mahmoud Musa: I palestinesi lottano da circa un secolo. Vedono i molti esempi di popoli che si sono battuti ancora più a lungo di loro e che hanno ottenuto la vittoria.

Nota: Il Professor Mahmoud N. Musa è palestinese; la sua famiglia ha vissuto e ha lavorato con gli ebrei ad Haifa fino al 1948, quando è diventato un profugo in quella che oggi è chiamata Cisgiordania. Ha studiato medicina ed è stato ricercatore scientifico negli Stati Uniti, dov’è diventato professore di psichiatria. Attualmente è il direttore accademico del Canadian Center for Comparative Cultural research www.ccccr.net.
È presidente dell’Association for One Democratic State in Palestine/Israel www.one-democratic-state.org.
www.one-democratic-state.org/help.htm

Fonte in francese, qui.
Traduzione in inglese, su peacepalestine.

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