giovedì, gennaio 12, 2006

Dieci giorni a TeleSUR

Al Jazeera non è più sola contro il monopolio propagandistico della CNN: la rete televisiva latinoamericana TeleSUR ha cominciato a trasmettere.

Dieci giorni a TeleSUR
By Pascual Serrano

Dieci giorni fa sono arrivato a TeleSUR come consulente editoriale. Un canale televisivo internazionale, con sede a Caracas, nato per dare voce ai popoli del sud in risposta ad un panorama mediatico internazionale dominato dai grandi empori economici con sede nei paesi ricchi. In tutto il mondo, uomini e donne preoccupati dalla necessità di un mezzo televisivo che restituisce ai cittadini il ruolo di protagonista, che rompa con il dominio informativo dei potenti e porti la verità ed il rigore informativo nel panorama internazionale dei mass media, ripongono grandi speranze in questo progetto. A loro voglio dedicare queste righe perché credo che sia nostro dovere tenerli informati su come la loro speranza si stia sviluppando. Allo stesso tempo credo che sia opportuno condividere le mie sensazioni e le mie emozioni con i compagni e le compagne di TeleSUR.
Come in qualsiasi avventura, ci sono luci ed ombre. Entrambe evidentemente tratteggiate nelle mie impressioni da un’inevitabile soggettività. Per questo ogni giorno vedo errori e passioni, frustrazioni e speranze, angosce ed entusiasmi. A coloro che pensavano che solamente una decisione politica ed un po’ di denaro avrebbero potuto innalzare un muro di contenimento alla menzogna che arriva sotto forma di canale televisivo, gli si dica che si sbagliavano. A quelli che, impazienti, credono che non si stia avanzando adeguatamente e che la confusione e l’indefinitezza si stiano impadronendo del progetto, gli si trasmetta che questa non è la realtà.
Mentirei se dicessi che non ci sono errori, problemi e miserie al quarto piano di questo edificio nel quartiere Los Ruices di Caracas. In quale altro luogo del mondo non ci sono? Però, più che tutto questo, qui si trovano giovani giornalisti, tanto manchevoli d’esperienza quanto pieni d’entusiasmo e capacità professionali. Tecnici con molti meno difetti che capacità di superarli. E responsabili i cui errori appena oscurano la ferma decisione nel portare avanti questo progetto.
Certo, quotidianamente ci sono deficienze nella trasmissione di un’intervista via satellite, nella scelta di un documentario, nella redazione di un testo o nella ricerca frustrata di un’immagine. Ed anche se rimane fondamentale lavorare e lottare per migliorare e superare queste deficienze che tanto ci fanno sentire inadeguati e ci frustrano, è bene sapere che questa intervista con l’audio difettoso ha più decenza di mille ore di miserabili concorsi nelle grandi televisioni nordamericane. E che questo documentario, magari lento e trasmesso troppe volte, possiede più emotività e nobiltà della migliore produzione di Hollywood. E che quel testo, senza fronzoli, conteneva più verità che una decina di notizie frivole e manipolate trasmesse dalla CNN. E che anche se quell’immagine per la tal notizia non si è mai trovata ed abbiamo dovuto adattarci ad un rimedio di seconda scelta, siamo riusciti ad offrire al mondo una notizia che sarebbe passata sotto silenzio se noi non fossimo esistiti.
Anche la burocrazia ci opprime, ma non succede anche in queste grandi imprese multinazionali? In dieci giorni non sono riuscito ad ottenere un cestino per il mio ufficio, però ho trovano decine di professionisti disposti ad affrontare l’impero della menzogna, ascoltare le mie proposte, accettare i miei suggerimenti e condividere sfide e sogni. E mi sono reso conto che in questo canale ci sono poche cose da gettare nel cestino che non ho.
Non scrivo ciò perché ci adagiamo sui nostri difetti. Nemmeno per trasmettere ai nostri amici ed amiche di tutto il mondo la tranquillità, come se andasse tutto bene in quest’avventura nella quale hanno riposto tante speranze.
In questo crogiolo di accenti latinoamericani che è TeleSUR, sappiamo tutti che niente sarà facile, alcuni ostacoli proverranno da quelli che lavoreranno per frustrare il nostro progetto, però altri saranno solo il risultato dei nostri errori. Né la frustrazione per i piccoli fallimenti e le mancanze che certamente saranno frequenti, né la comodità e la negligenza di accettarli come inevitabili, sono lussi che ci possiamo permettere.

Questo articolo è stato pubblicato su Rebelión.
Tradotto dallo spagnolo in italiano da Davide Bocchi membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica (transtlaxcala@yahoo.com). Questa traduzione è in Copyleft.

Il giornalista spagnolo Pascual Serrano, laureato all’Università Complutense di Madrid, ha collaborato con molte riviste: El Mundo, Resumen Latinoamericano e Utopías (Spagna), Brecha (Uruguay), Latino (El Salvador), Granma (Cuba), La Jornada (Mexico). E’ co-autore dei libri Periodismo y crimen (Giornalismo e crimine) e Washington contra el mundo (Washington contro il mondo), e fondatore della fonte giornalistica elettronica Rebelión.

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