giovedì, gennaio 26, 2006

Glossario dell’espropriazione, di Paul De Rooij

Nel 2005 gli israeliani e la maggior parte dei principali mezzi di informazione hanno annunciato con grande enfasi la notizia del “disimpegno” da Gaza, sostenendo che per risolvere il conflitto si stavano prendendo misure molto coraggiose. Nonostante queste affermazioni, la realtà è che ai palestinesi sono state rubate altre terre, che molti hanno subito espropriazioni e che la pulizia etnica si è aggravata, in particolare a Gerusalemme. Nel frattempo gli israeliani stanno orchestrando una campagna propagandistica per nascondere l’ultimo sordido capitolo delle espropriazioni. La caratteristica principale di questa campagna è la sua invisibilità: Israele e i suoi surrogati mediatici stanno efficacemente distogliendo l’attenzione da ciò che accade sul campo. Non vi è praticamente nessun articolo che parli dell’avanzamento della costruzione del muro e delle conseguenze che ha su coloro che si trovano sul suo tracciato. È inoltre evidente che alcuni eventi sono stati messi in scena e gonfiati per dirottare altrove l’attenzione dei mezzi di informazione, come nel caso del clamore che ha circondato lo sgombero dei coloni da Gaza. [1] La terza caratteristica è l’adozione di parole contaminate dalla propaganda; si tratta di uno scaltro mezzo per alterare la percezione della situazione palestinese e della natura delle azioni israeliane – e di tale aspetto tratterà questo articolo.
Le parole sono molto importanti. Le parole danno forma ai problemi, attenuano, mitigano, assolvono e perfino celano azioni sordide. Parole come “disimpegno”, “stato fattibile”, “barriera o recinzione”, ecc., alterano la nostra comprensione della situazione dei palestinesi, sottoposti all’incessante e implacabile pulizia etnica che è stata la norma negli ultimi decenni. Invariabilmente, i media occidentali e la loro congrega di “analisti” usano le parole contaminate dalla propaganda per riferirsi alle azioni israeliane e alla situazione palestinese. L’elenco che segue analizza alcune delle principali espressioni che nascondono o assolvono l’espropriazione condotta a danno di milioni di palestinesi [2].

Arbitrato americano : "Onesto mediatore" – tutto daccapo
Gli israeliani si rifiutano di impegnarsi in negoziati con i palestinesi; tutte le misure del “disimpegno” sono state imposte unilateralmente. Tuttavia è necessario che vi sia almeno un’apparenza di negoziati, e gli Stati Uniti hanno assunto il ruolo di arbitro. Gli Stati Uniti mirano a creare l’impressione che vi siano dei negoziati anche se gli israeliani si rifiutano di dialogare direttamente con i palestinesi. Gli Stati Uniti si sono attribuiti questo ruolo nonostante finanzino Israele a suon di miliardi di dollari, lo proteggano diplomaticamente dal biasimo internazionale, e via dicendo. Un mediatore dovrebbe essere neutrale e privo di conflitti di interesse. Ma non ha importanza: ai fini della propaganda gli Stati Uniti possono comunque essere definiti un “onesto mediatore” o un “arbitro”.

Attentatore suicida! : La bomba di precisione del povero

Avamposto : Demarcazione per una nuova colonia
"Una struttura israeliana (civile o militare) oltre la linea dell’Armistizio del 1949 che non ha ottenuto il riconoscimento ufficiale da parte del Governo israeliano. Molto spesso, questi avamposti godono della tacita approvazione del governo Israeliano e sono i precursori delle nuove colonie. I governi israeliani sono soliti rimandare il riconoscimento di quegli avamposti per motivazioni di natura politica.” [11]

Barriera o recinzione di sicurezza : Il Muro
Per dare l’impressione che un giornalista o un giornale sono “equilibrati” quando parlano del muro, viene usato il termine “barriera”. Solitamente i mezzi d’informazione filoisraeliani lo chiamano “recinzione”.
Inoltre, “sicurezza” è l’aggettivo che spesso accompagna il termine “barriera”. Per esempio, Donald MacIntyre, giornalista dell’Independent, usa i termini congiunti “barriera di sicurezza” e “barriera di separazione”. Tuttavia, la parola “sicurezza” in questo contesto anticipa il giudizio sugli scopi del muro, e offre un’interpretazione di questi scopi dal punto di vista di Israele. In realtà il muro è un mezzo per annettere più territori, ridurre i palestinesi in condizioni miserabili e imporre un confine. Chomsky ha descritto il muro come un’arma, e questo definisce molto meglio i suoi veri scopi [19].
Un altro aggettivo comunemente usato è “separazione” (anche se soppiantato da “sicurezza” perché “separazione" è strettamente associato ad “apartheid”). Ecco quello che Oren Medicks, pacifista israeliano, ha da dire al riguardo:
“il recinto di separazione viene presentato al pubblico israeliano come una ragionevole misura di sicurezza pensata per separare i palestinesi e gli israeliani; in realtà, la sola separazione che produce è quella tra i palestinesi e la loro terra” [20].

Concessioni : Desiderio di ottenere gesti di buona volontà in cambio delle misure unilateralmente imposte da Israele
Alla metà del 2005, quando gli israeliani imposero le proprie misure unilaterali in quello che sarebbe diventato noto come “disimpegno” da Gaza, gli israeliani e i loro apologeti espressero il desiderio di ricevere dai palestinesi delle “concessioni” in cambio della “buona volontà” israeliana, dando per scontato che le azioni israeliane fossero permeate di benevolenza nei confronti dei palestinesi – e questo è certamente il primo caso in cui dei responsabili di pulizia etnica dimostrano buona volontà verso le proprie vittime.
Molti argomenti dimostrano, al contrario, la meschinità di Israele nei confronti dei palestinesi. È istruttivo leggere i resoconti dei recenti negoziati sul confine tra Gaza ed Egitto, o sul collegamento tra Gaza e la Cisgiordania. Come ha scritto Gideon Levy: “Chiunque legga questi resoconti è in grado di rilevare le principali componenti che caratterizzano l’atteggiamento di Israele nei confronti dei palestinesi – l’ambiguità, l’assenza di un briciolo di buona volontà e il mancato rispetto degli accordi.” [4].

Contiguità dei trasporti : Ponti e gallerie tra le riserve smembrate
Israele ha intrapreso la costruzione di strade esclusive tra gli insediamenti coloniali e i principali centri israeliani. Queste strade tagliano deliberatamente la Cisgiordania in enclave isolate per impedire la formazione di un mini-stato palestinese in Cisgiordania. E adesso, per realizzare la visione di Bush di uno stato “fattibile”, deve esserci la “contiguità dei trasporti”, che si riferisce ai ponti e alle gallerie che devono essere costruiti per collegare le enclave palestinesi smembrate.
È impossibile costruire strade dirette tra gli insediamenti coloniali e le principali città israeliane e al contempo creare una coerente rete di trasporti che unisca i centri palestinesi. L’infrastruttura realizzata per demolire il potenziale di uno stato palestinese non può coesistere con un’infrastruttura coerente di trasporti che lo unisca. Naturalmente i palestinesi non avranno il permesso di usare le strade costruite per gli insediamenti coloniali – si tratta per lo più di strade riservate esclusivamente agli ebrei.

Controverso : Illegale
I giornalisti dei mezzi di informazione tradizionali sono incapaci di suggerire il fatto che costruire insediamenti coloniali è illegale. L’eufemismo scelto è dunque “controverso”. Naturalmente, in seguito diranno che “non è ragionevole” sgomberare l’insediamento coloniale – era semplicemente controverso, non illegale o immorale [5]. (vedere alla voce: Non è ragionevole)

Passaggio umanitario : Moderato sadismo
Amira Hass, giornalista di Ha'aretz, descrive così alcune caratteristiche di un posto di blocco:
Di secondaria importanza è anche la decisione di aprire il “passaggio umanitario” (riservato alle persone in sedia a rotelle, ai genitori con passeggini e i lavoratori palestinesi di una ditta di pulizie a contratto), al mattino, a donne e uomini con più di 60 anni. Un altro dettaglio che in sé distoglie l’attenzione da ciò che è importante. Ciò che è importante è che l’esercito e i cittadini israeliani che concepiscono tutti i particolari dell’espropriazione – e i posti di blocco sono una parte inseparabile di questa espropriazione – hanno trasformato il termine “umanitario” in un’odiosa bugia.
E così offriamo una piccolo tornello in una gabbia, un ufficiale con l’ordine di controllare un vecchio, un bagno e un raffreddatore d’acqua potabile – e questo viene chiamato “umanitario”. In altre parole, prima cacciamo un intero popolo in situazioni impossibili e vistosamente disumane per rubargli la terra, il tempo, il futuro e la libertà di scelta, e poi arriva il proprietario della piantagione, che allenta un po’ la morsa e si inorgoglisce della propria capacità di compassione [7].

Disimpegno : Occupazione con altri mezzi e intensificazione della pulizia etnica
Il cosiddetto disimpegno è stato l’imposizione di una serie di misure unilaterali che hanno portato al riposizionamento delle forze israeliane a Gaza, a un limitato sgombero delle colonie di insediamento e a un’intensificazione degli espropri e della pulizia etnica in Cisgiordania e a Gerusalemme. Se da un lato la propaganda ha enfatizzato con ogni mezzo il ritiro da Gaza, è chiaro che dall’altro lato l’intento era quello nascondere i sordidi sviluppi in Cisgiordania, o le implicazioni per la popolazione di Gaza del controllo israeliano dal perimetro dell’enclave.

Gestione del conflitto : Sopprimere la resistenza; alternativa alla pace
Israele sta imponendo ai palestinesi una “soluzione” chiamata “disimpegno”. Poiché non ci sono dei negoziati, non c’è alcun motivo per cui i palestinesi debbano accettare questo esito, e alcuni possono decidere di proseguire la lotta armata. I colloqui sulla “gestione del conflitto” consistono in discussioni con collaboratori palestinesi per sopprimere la resistenza armata. (vedere alla voce: Pace)

Gestire le risorse : Rubare le risorse
Alcuni anni fa gli esperti israeliani in gestione delle risorse idriche incontrarono la loro controparte palestinese per giungere a un accordo. Qualche accordo vi fu, ma in seguito i palestinesi scoprirono che gli israeliani avrebbero pompato una quantità d’acqua maggiore di quella prevista (gli israeliani installarono infatti una conduttura larga circa un metro, e quindi molto più di quella stipulata nei cosiddetti “accordi”). I palestinesi scoprirono anche che avrebbero dovuto comprare la maggior parte della loro acqua dalle compagnie idriche israeliane invece di pomparla da soli. [9] Inoltre, i palestinesi compresero che per rispondere al futuro aumento della domanda avrebbero dovuto ricorrere a “nuove fonti”, e cioè acquistarla dagli impianti di dissalazione israeliani – mentre gli israeliani avrebbero continuato a pompare una maggiore quantità d’acqua dalla falda idrica della Cisgiordania.
I giacimenti di gas naturale al largo della costa di Gaza sono “gestiti” da una compagnia israeliana, e ai proprietari di diritto di questa risorsa non giunge nessun provento per il suo sfruttamento. Secondo le convenzioni di Ginevra una potenza occupante non ha il permesso di sfruttare le risorse naturali che appartengono ai territori occupati a meno che non vi sia il consenso della popolazione sottoposta all’occupazione.

Guardate avanti e trovate soluzioni innovative : Ignorate la storia ed evitate i riferimenti alla giustizia
In una recente conferenza all’Università di Harvard, Shimon Peres ha affermato: “dovremmo guardare avanti e trovare soluzioni innovative.” Questa considerazione fu giudicata così saggia che fu usata come premessa al dibattito Dershowitz-Chomsky, svoltosi all’Università di Harvard il 29 novembre 2005.
Secondo Peres la storia del conflitto dovrebbe essere ignorata, e le soluzioni proposte non dovrebbero fare riferimento all’ingiustizia perpetrata in passato, e cioè l’eliminazione delle restituzioni e delle compensazioni.
I recenti progetti della Rand Corporation sono “soluzioni innovative”: ferrovie, gallerie, ponti, posti di blocco ad alta tecnologia, pagati preferibilmente dagli Stati Uniti o dall’Unione Europea. Nessuno di questi progetti risponde alla necessità di riparare all’ingiustizia della pulizia etnica del 1948 e del 1967 e alle incessanti demolizioni delle abitazioni. La restituzione è necessaria, ma Peres non la considera una “soluzione innovativa.”
Naturalmente tutte le fasi storiche sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre. Quando si parla di seconda guerra mondiale il passato non deve essere dimenticato, e bisogna perseguire la restituzione dei beni degli ebrei. Quando si parla dell’epurazione etnica dei palestinesi nel 1948, invece, questo capitolo va ignorato – meglio “guardare avanti” – e non bisogna fare alcuna allusione alla restituzione. Comunque, spetta alle vittime di un conflitto dichiarare che “il passato è passato” o rinunciare al proprio diritto alle restituzioni; non spetta certamente a Shimon Peres, che rappresenta coloro che furono responsabili della pulizia etnica.

Israele propriamente detto : Furto concesso (furto propriamente detto)
“Israele propriamente detto” è un termine propagandistico per definire la terra israeliana sulla quale non si può negoziare – questa terra è stata rubata, ma ora dovrebbe essere considerata “israeliana” senza alludere alle sue dubbie origini. Tutto Israele fu fondato su una terra rubata alla popolazione palestinese autoctona, e l’implicazione di quel “propriamente detto” è che la terra è ora accordata a Israele da chiunque usi questo termine. Un’altra implicazione è che non bisogna parlare della pulizia etnica del 1948 e delle espropriazioni di massa della popolazione autoctona. Il fatto che questo termine conceda la maggior parte della terra rubata nel 1948 è parte del problema: considera il conflitto solo in rapporto alla conquista del 1967 a esclusione della terra e dei diritti dei profughi palestinesi e di coloro che sono riusciti a restare in quello che ora è Israele.
Inoltre, poiché Israele non ha dei confini definiti, ne consegue che non li ha neanche “Israele propriamente detto”. La delimitazione della risoluzione 181 delle Nazioni Unite avrebbe dovuto costituire un confine per Israele, ma fino a poco tempo fa la Linea Verde delimitava “Israele propriamente detto”, e gradualmente il muro sarà considerato come il confine di Israele “propriamente detto”; vale a dire, fino a quando Israele non deciderà di annettersi altri territori per incorporare una delle sue colonie in Cisgiordania o di appropriarsi di un’altra zona di Gerusalemme. E naturalmente non bisogna dimenticare che “Israele propriamente detto” comprende anche territori rubati alla Siria nel 1967. Il significato di “propriamente detto” è in continua espansione.
Questa designazione sembra applicarsi solo a Israele, e non c’è un altro paese con dispute sui confini o sui territori che venga definito allo stesso modo. Per esempio, non c’è un’espressione “Gran Bretagna propriamente detta”, anche se la Gran Bretagna vanta diritti illegittimi su alcune isole come Gibilterra. La stessa cosa vale per gli Stati Uniti con i suoi dubbi diritti su Guantanamo, Diego Garcia (anche se furono i britannici a fare pulizia etnica per gli statunitensi in quelle isole), Portorico, ecc.

Moderato - Estremista di destra
Adesso che Ariel Sharon ha deciso lasciare il partito Likud, i commentatori affermano spesso che il suo nuovo partito sarà “centrista” e che Sharon dovrebbe essere considerato un “moderato”. L’interpretazione di Gideon Levy è rivelatrice:
“Sharon e Mofaz, i moderati, sono responsabili della politica più brutale che Israele abbia mai condotto nei territori. Di fatto, sono oggi i politici più estremisti di destra. Shimon Peres, che viene definito ancora più moderato di loro, ha appoggiato completamente la loro politica. Dunque, anche Peres è un estremista. Avi Dichter e Moshe Ya'alon, le future speranze della destra e dei ‘moderati’ sono al timone di due organizzazioni che compiono azioni violente e brutali, senza alcun ritegno, contro una popolazione civile inerme. Non possono essere considerati moderati secondo alcun criterio di giudizio. Sono responsabili di un maggior numero di ingiustizie, omicidi e distruzioni di tutta l’‘estrema destra’ al completo.

La distinzione tra estremisti e moderati nella società israeliana deve dunque essere sottoposta urgentemente a una revisione. L’uso di questi termini nella loro formulazione attuale è fuorviante. In questo modo, Sharon e, di fatto, Peres sono riusciti a ingannare gli israeliani e il mondo intero presentandosi come moderati. Ma un moderato è chi riconosce l’esistenza dei palestinesi come un popolo con pari diritti e chi è pronto a trarre da questo le ovvie conclusioni politiche. Chiunque non riconosca i diritti dell’altro e ignori la sua esistenza è un estremista di destra, indipendentemente dal fatto che si chiami Feiglin, Mofaz, Netanyahu o Sharon.” [10]

Negoziati : Se è vostro, negoziamo
In caso di dispute su questioni di terra o di risorse, gli israeliani tendono a voler negoziare solo finché esse sono sotto il controllo dell’altra parte. Tuttavia, quando la terra o le risorse fanno parte di “Israele propriamente detto” non deve essere consentito alcun negoziato. (leggere alle voci: Gestione delle risorse e Israele propriamente detto)
Qualsiasi diritto a cui i palestinesi aspirino è un elemento su cui far leva nel negoziato. Il diritto a viaggiare, i documenti di viaggio, i collegamenti tra la Cisgiordania e Gaza, l’assegnazione delle quote e delle zone di pesca, ecc., sono tutti elementi usati da Israele per ottenere concessioni, specie per quanto riguarda la “sicurezza.” I negoziati non trattano aspetti concreti, ma diritti basilari che gli “occidentali” darebbero per scontati.

Non è ragionevole aspettarsi un ritiro dei coloni… : Non è possibile espellere i ladri
Se lo sgombero di 8000 coloni da Gaza ha creato un tale finimondo, “non è ragionevole” aspettarsi un ritiro dei coloni dalla Cisgiordania o da Gerusalemme Est. Anche se gli insediamenti coloniali sono illegali secondo la legge internazionale, e la loro costruzione fu giustamente vista come un modo per impedire un pacifico accordo negoziale, gli israeliani e i loro apologeti mirano a rappresentare le colonie della Cisgiordania come permanenti e al di là di ogni disputa – presto saranno considerate parte di “Israele propriamente detto.”

Nuovo antisemitismo : Critica di Israele
Si consideri che Israele sta attualmente conducendo una pulizia etnica di ampie aree della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. Sta mettendo in atto misure draconiane contro la popolazione palestinese che è rimasta, con l’intento di costringerla ad emigrare. Tuttavia, quando si criticano queste azioni, o peggio ancora quando le si condanna, si viene accusati d’“antisemitismo”! Le denuncie di un “nuovo antisemitismo” sono una cortina fumogena che serve a distogliere l’attenzione dalle sordide azioni israeliane.
Si consideri anche che coloro che sono propensi a etichettare la critica nei confronti di Israele come antisemitismo sono essi stessi razzisti anti-arabi, inclini a negare l’umanità e perfino l’esistenza dei palestinesi.

Omicidio di minore gravità : Omicidio sanzionato
“Molto prima dell’attuale intifada, a Hebron nel 1996 un colono israeliano colpì con una pistola l’undicenne Hilmi Shusha, uccidendolo. Un giudice israeliano prosciolse l’omicida, dicendo che il bambino era morto per conto suo “a causa della pressione emotiva.” Dopo numerosi appelli e dopo le pressioni della Corte Suprema, che definì l’atto “omicidio di minore gravità,” il giudice rivide la sentenza e, mentre infuriava l’Intifada di al Aqsa, condannò l’omicida a sei mesi di servizio in una comunità e a una multa di poche centinaia di dollari. Il padre del bambino accusò la corte di aver rilasciato una “licenza d’uccidere”. Gideon Levy di Ha’aretz descrisse eloquentemente quella multa come il “prezzo di saldo di fine stagione della vita di un bambino,” riferendosi ai dati raccolti da B'tselem, la principale organizzazione di difesa dei diritti umani in Israele, che documentava decine di casi simili in cui i colpevoli erano stati prosciolti o se l’erano cavata con una tirata d’orecchi" [8]

Pace (NB: nella pronuncia di Ariel Sharon “peace” è più simile a "piss") : Sì, una parola sconcia
Arnon Soffer è uno dei dottor Stranamore di Israele e il “padre del muro”. Vediamo cosa pensa della “pace”:
Domanda: Quale sarà il risultato finale di tutte queste uccisioni?
Arnon Soffer: I palestinesi saranno costretti a rendersi conto che la demografia non è più significativa, perché noi siamo qui e loro sono là. E allora cominceranno a chiedere di discutere la “gestione del conflitto” – non quella brutta parola che è “pace”. Pace è una parola per credenti, e io non ho alcuna tolleranza per i credenti – né per coloro che portano gli “yarmulke”, né per coloro che pregano il Dio della pace [12].
La pace è davvero una brutta parola quando viene pronunciata senza alcun rapporto con la giustizia. La giustizia è un concetto più potente di quello di pace, e forse uno slogan migliore per coloro che hanno a cuore la situazione dei palestinesi.

Preservare la sicurezza dei coloni : Sicurezza per i responsabili della pulizia etnica...
“Sul territorio, la creazione e il mantenimento dell’[insediamento coloniale di] Ariel ha comportato e continua a comportare indescrivibili difficoltà per i palestinesi che si trovano a vivere nella vicina città di Salfit e nei molti villaggi situati sull’ampio territorio circostante. Gli abitanti palestinesi sono esposti a continue confische della loro terra al fine di alimentare la fame di territori della colonia in continua espansione di Ariel, e la loro vita quotidiana è soggetta a limitazioni negli spostamenti sempre più severe con la scusa di ‘preservare la sicurezza dei coloni’.” [14]

Reazione : Punizione collettiva
Dopo un attentato suicida o un’azione violenta contro gli israeliani si ripetono appelli incessanti affinché vi sia una “reazione”. Il gabinetto israeliano si riunisce per determinare quale tipo di punizione collettiva andrà messa in atto. Il governo israeliano usa gli abitanti palestinesi dei territori occupati come ostaggi e infligge punizioni collettive che fungano da “deterrente”. Gli israeliani hanno sempre il diritto di reagire, è la prerogativa dell’occupante. I palestinesi non hanno mai il diritto di reagire, si tratterebbe di “terrorismo”.
Ecco quello che il Dr. Majeed Nassar, un dottore di Beit Sahour, ha da dire al proposito:
“La nozione di assoluta sicurezza esprime la gretta ideologia di Israele che si rivela attraverso […] la sua politica e la sua struttura psicologica: […] La trasformazione del principio di sicurezza per il cittadino israeliano in un razzismo ripugnante che consente a Israele di imprigionare un’intera popolazione mettendola sotto assedio per costringere il movimento di resistenza palestinese ad arrendersi.” [17]

Registro della popolazione : Il registro della guardia carceraria
Prima del “disimpegno” Israele controllava il registro della popolazione: tutte le nascite, le morti, i matrimoni e i cambiamenti di residenza tra i palestinesi dovevano essere dichiarati alle autorità israeliane. Dopo il cosiddetto disimpegno l’Autorità palestinese a Gaza deve ancora dichiarare questi dati nonostante si supponga che abbia ottenuto una maggiore indipendenza [13].

Road map : La strada verso il nulla
L’affermazione di Dov Weisglass (braccio destro di Ariel Sharon) secondo cui i negoziati erano stati messi sotto formaldeide e la successiva approvazione statunitense del cosiddetto processo di “disimpegno” hanno dato il colpo di grazia alla “road map” e hanno reso inutile l’arbitrato del Quartetto. Benché la “road map” sia chiaramente morta, il Dipartimento di Stato, il presidente degli Stati Uniti e gli opinionisti continuano a suggerire che i palestinesi dovrebbero seguirla. Vale a dire che Israele impone misure unilaterali, ma alcuni continuano a suggerire che i palestinesi dovrebbero seguire una “road map” defunta.
Il 26 dicembre del 2005, quando la BBC fece un servizio sulla costruzione di altre abitazioni nei territori occupati, affermò che “questa mossa sembra infrangere l’impegno di Israele a congelare l’attività di insediamento nel territorio occupato, nell’ambito del processo di pace appoggiato dagli Stati Uniti, la ‘road map’.” [18]. I frequenti riferimenti alla “violazione della ‘road map’” hanno tutti a che vedere con la propaganda. Vale dire che la BBC o la CNN preferiscono dichiarare che un certo tipo di condotta israeliana “viola la ‘road map’” invece di dire che “viola la legge internazionale”. La “road map” resta un sotterfugio per evitare di affermare che le azioni israeliane infrangono la legge internazionale.

Semafori dell’apartheid : I semafori che privilegiano gli ebrei
“... uno studioso di B'Tselem originario del campo profughi di Shuafat cita l’esistenza di un termine relativamente nuovo nel lessico della discriminazione attuata nel settore orientale della capitale, "I semafori dell’apartheid”. Nei quartieri arabi di Gerusalemme i semafori sono praticamente assenti. Ve sono alcuni solo nelle rare zone in cui circolano gli ebrei. In questi casi, come accade per i semafori a nord dell’incrocio di French Hill, il tempo concesso agli arabi che provengono da Shuafat è di gran lunga minore di quello concesso alle automobili che provengono dalla zona ebraica. Di conseguenza, per molte ore al giorno sulle strade arabe si formano lunghe code di veicoli fermi all’incrocio [3].

Sfoltimento etnico : Pulizia etnica al dettaglio
Le autorità di Gerusalemme hanno recentemente rivelato un nuovo piano per la città:
"Il piano comporta uno sfoltimento della popolazione in tutti i quartieri della Città vecchia, eccetto l’unico finora rimodernato – il Quartiere ebraico – per rallentare la rapida crescita demografica" [6].

Sgombero degli insediamenti : Misure parziali
Israele è disposto a rinunciare ad alcuni dei suoi insediamenti coloniali, ma non ai “blocchi di insediamenti.” Questa distinzione è stata fatta dal Prof. Jeff Halper, fondatore e direttore dell’ICAHD. Israele cerca di mantenere il controllo sui blocchi di insediamenti, e cioè su un’area più estesa [15].
È importante notare che una delle raccomandazioni fatte dagli strateghi militari per spezzare l’intifada consisteva nel “mettere in atto un ritiro ‘temporaneo’ dei coloni israeliani da insediamenti isolati esposti e di scarso valore strategico...” [16].

Sicurezza interna : Repressione delle riserve palestinesi
Il solo ruolo che gli israeliani accordano all’Autorità palestinese è ai fini della “sicurezza interna”, cioè affinché reprima il suo popolo. Israele vorrebbe che l’Autorità palestinese reprimesse tutti i gruppi armati e “smantellasse l’infrastruttura terroristica.”

Sovranità : La gestione palestinese delle riserve
Danny Rubinstein, corrispondente di Ha’aretz, recentemente ha dichiarato in un programma radiofonico negli Stati Uniti che i palestinesi dovrebbero cercare di trarre il massimo dalla “sovranità” recentemente garantita loro dal piano disimpegno. Si consideri che l’Autorità palestinese non ha alcun controllo sui suoi confini e le sue risorse, è ancora tenuta a fornire a Israele il registro della popolazione e non ha nemmeno la facoltà di rilasciare documenti di viaggio... [22]
Quando al generale Amos Yaron, l’architetto del muro, fu chiesto se la costruzione del muro teneva conto dell’impatto ambientale sul versante orientale del muro (l’enclave palestinese), la sua risposta fu: “In realtà, consideriamo nostri entrambi i versanti, noi siamo i padroni. Per noi non c’è differenza tra i due lati del muro” [23]. E per la “sovranità” è tutto.

Stato fattibile : Riserve palestinesi
Così come la fattibilità di un’erezione non garantisce di per sé prestazioni sessuali ad alto impatto, uno “stato fattibile” non indica la formazione di uno stato sovrano o di un’economia che scoppia di salute. A gettare ulteriori dubbi su cosa si intenda per “stato palestinese fattibile” è il fatto che il pubblico dell’AIPAC applaudisse ogni volta che il presidente Bush lo nominava [24]. “Stato fattibile” è un’espressione in codice per uno stato privato della sovranità, con un’economia dipendente, soggetto ai futuri capricci di Israele, come il veto sulle decisioni politiche e sui candidati, il controllo delle risorse, l’acquisizione di armamenti, ecc. La funzione principale di un tale stato è diventare un parcheggio per la popolazione palestinese proveniente dalle aree che Israele vuole colonizzare.
I palestinesi dovrebbero chiedere una consulenza agli indiani d’America per determinare quanto “fattibili” siano le loro riserve.

Vicino Oriente : Più vicino a voi
L’AIPAC, il principale comitato di azione politica filoisraeliana negli Stati Uniti, ha creato un gruppo di ricerca filoisraeliano con questa strana denominazione: Istituto di Washington per la politica nel Vicino Oriente. Ci si chiede perché non sia stato chiamato “Istituto di Washington per gli affari in Medio oriente” ("per gli affari israeliani"). Motivo: Israele non vuole esser visto come parte del Medio Oriente, e preferisce essere considerato parte del “vicino” Oriente. E cioè, più vicino all’Europa.

Visione : La faccenda della visione
Il presidente Bush fa raramente riferimento alla sua “visione” e, proprio come suo padre, la definisce ironicamente “la faccenda della visione”. Nel 2002, però, Bush dichiarò che aveva la “visione di uno stato palestinese” e predisse che sarebbe stato creato nel 2005. Quello che la trascrizione del discorso non coglie è la compostezza di Bush mentre lo pronunciò – con una risatina che precedette e seguì la dichiarazione. La creazione dello stato fu rimandata a causa della violenza dei palestinesi (naturalmente!): un’altra visione rinviata [25].

Zona di sicurezza : Zona di morte
Alla fine di dicembre 2005 Israele ha dichiaro una zona di sicurezza, cioè un’area arbitraria vicino al confine con Gaza (dalla parte dei palestinesi) in cui tutti coloro che vi si fossero trovati sarebbero stati uccisi. Inoltre, Israele sta anche ideando delle mitragliatrici automatiche fissate al muro che spareranno su qualsiasi cosa da una certa distanza. Anche quando la vera natura di queste zone di morte è nota, alcuni giornalisti continuano a chiamarle “zone di sicurezza” [21]. E poi, visto che Israele si riserva il diritto di intervenire ovunque, questo significa che tutti i territori occupati sono zone di tiro libero.
Durante la guerra del Vietnam l’esercito degli Stati Uniti istituì delle “zone di tiro libero”, con licenza d’uccidere chiunque vi fosse stato visto (similmente al piano israeliano), con l’impiego di mine antiuomo o di artiglieria che sparava a caso. NB: Si trattava di un crimine di guerra. La “zona di sicurezza” è un eufemismo per “zona di tiro libero”, a sua volta un eufemismo per “zona di morte.”

Paul de Rooij fa lo scrittore e vive a Londra. Può essere contattato all’indirizzo proox@hotmail.com (NB: le mail con allegati saranno automaticamente distrutte.)
Paul de Rooij © 2006

Note:
[1] La costruzione del muro compare a malapena nei servizi giornalistici, che sembrano ignorare le conseguenze per coloro che sono stati isolati dal muro. Alcuni villaggi sul versante occidentale (area di giunzione) del muro sono stati devastati dalla costruzione, ma una ricerca su internet rivela che la loro situazione non è stata nemmeno menzionata dai principali mezzi di informazione! È molto probabile che anche i servizi sull’influenza aviaria siano stati esagerati per ragioni simili. La prova che i servizi sul virus dei polli sono stati usati a scopo propagandistico è il fatto che questo argomento è destinato ad esaurirsi e poi a scomparire. Tra qualche settimana inventeranno una nuova “mega-minaccia”, come le armi nucleari iraniane, un asteroide in rotta di collisione con la terra…
[2] Per un precedente glossario di termini abusati si veda il mio Glossario dell’occupazione, 12 settembre 2002. Contiene una descrizione più dettagliata del perché sia importante capire i significati nascosti delle parole, e del perché bisognerebbe stare attenti a quelle che si usano.
[3] Danny Rubinstein, "La battaglia per la capitale", Ha'aretz, 31 marzo 2005. Ci sono diversi altri articoli sullo stesso argomento, ma questo lo riassume piuttosto bene.
[4] Gideon Levy, "Il passaggio sicuro: storia di una farsa", Ha'aretz, 11 dicembre 2005.
[5] Si veda per esempio: Jonathan Marcus, “‘La Grande Gerusalemme’ prende forma”, BBC Online, 25 marzo 2005.
[6] Nadav Shragai, “Il piano per la Nuova Gerusalemme tenta di tenere a freno il sovraffollamento della Città Vecchia”, Ha'aretz, 14 settembre 2004.
[7] Amira Hass, Non tutto sta nei dettagli, Haaretz, 28 dicembre 2005. Un articolo importante.
[8] Omar Barghouti, “Un altro bambino giustiziato a Rafah”, CounterPunch, 25 ottobre 2004.
[9] Conferenza di un esperto palestinese in gestione delle risorse idriche alla SOAS, ottobre 2004.
[10] Gideon Levy, “È preferibile Feiglin”, Haaretz, 25 dicembre 2005.
[11] Glossario compilato dall’Istituto di ricerca applicata di Gerusalemme (ARIJ):
[12] Arnon Soffer, intervista con Ruthie Blum, “UNO su UNO: È la demografia, stupido”, The Jerusalem Post, May. 20, 2004.
[13] È istruttivo leggere gli articoli di Amira Hass su questo tema. Si veda il suo “Andare a studiare in Australia?”, Ha'aretz, 14 dicembre 2005.
[14] Uri Avnery, “Vi siete attirati il boicottaggio: lettera di Gush Shalom all’Università di Bar Ilan”, 26 aprile 2005
[15] Discorso del Prof. Halper alla SOAS, 2004.
[16] Anthony Cordesman, “Israele contro i palestinesi: la seconda intifada e la guerra asimmetrica”, ottobre 2000.
[17] Dr. Majeed Nassar, “La strategia israeliana della sicurezza assoluta", 25 febbraio 2002 (in seguito pubblicata in arabo).
[18] BBC, Israele costruirà altre case per i coloni, BBC Online, 26 dicembre 2005.
[19] Noam Chomsky, “Un muro come un’arma”, New York Times, 23 febbraio 2004.
[20] Oren Medicks, La storia di Nazeeh, Yellow Times, 30 maggio 2003.
[21] Si veda per esempio Donald MacIntyre, Israele lancia attacchi aerei su Gaza mentre si parla di una “zona di sicurezza”, The Independent, 28 dicembre 2005.
[22] Intervistato su YourCallRadio per commentare il piano di “disimpegno”. Sfortunatamente, l’intervista con Laura Flanders non è più disponibile in rete – quando il programma cambiò nome smise anche di archiviare gran parte dei vecchi programmi (un vero peccato).
[23] Il generale fu intervistato nel film di Simone Bitton “Il Muro.”
[24] Questa è la trascrizione del discorso di fronte alla platea dell’AIPAC – sfortunatamente non serba traccia delle risate e degli applausi del pubblico. C-SPAN forse conserva ancora questo discorso nei suoi archivi: merita un ascolto.
[25] Ecco il primo riferimento alla sua “visione”: http://www.whitehouse.gov

Tradotto dall’inglese in italiano da Mirumir, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica (transtlaxcala@yahoo.com). Questa traduzione è in copyleft.

Fonte: IMEMC http://www.imemc.org/

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