martedì, gennaio 17, 2006

Sami al-Hajj: la malattia come metodo d’interrogatorio a Guantanamo

Nella lettera al suo avvocato Clive Stafford-Smith, Sami al Hajj, cine-operatore dell’emittente al Jazeera, detenuto a Guantanamo da circa quattro anni senza che gli sia stata rivolta alcuna accusa formale e senza processo, ha rivelato le condizioni sanitarie dei prigionieri nel centro di detenzione, evidenziando la debolezza dei servizi medici e il ricorso al metodo “la malattia c’è, ma la medicina manca” da parte degli Americani per interrogare i detenuti.

15 Luglio 2005

Caro Clive,

che i tuoi giorni siano lieti.

Permettimi di farti sapere che sono preoccupato dal mio stato di salute, che è iniziato a peggiorare di giorno in giorno. Sai bene che i prigionieri nella baia di Guantanamo, famigerato nuovo gulag, continuano a soffrire per la fragilità dei servizi medici: in tutte le celle del carcere risuonano i gemiti e i lamenti dei malati; così, Najib, marocchino, sopporta il dolore alla mano, fratturata durante i famosi fatti della fortezza di Janghi, nel 2001.

Ma la sconvolgente scoperta a cui sono giunti gli esperti medici e farmacisti del nuovo gulag, è che l’acqua è un rimedio per tutti i mali. L’acqua è certamente una cura per tutte le malattie, per cui quando un prigioniero si lamenta per una malattia, che si tratti di un raffreddore, di dolori alla schiena o di una forma allergica, la ricetta è pronta sulla lingua del farmacista: “bevi dell’acqua!”. A chi soffre di tonsillite: “bevi dell’acqua!”.
“Bevi dell’acqua!”, perfino il secondino è giunto al punto di dirlo, quando gli viene chiesto di trasferire un prigioniero malato per un’emergenza, si sbriga pronunciando la ricetta medica: “Bevi dell’acqua!”.

Tutti i prigionieri soffrono di mal di denti, perché durante i lunghi periodi punizione sono privati dello spazzolino. Il prigioniero per una-due settimane continua inutilmente a chiedere la visita medica, fa lo sciopero della fame, ma chi reclama non esiste.

Alla fine, il prigioniero chiede di essere interrogato, il responsabile dell’interrogatorio accetta, così il detenuto gli promette e gli giura di collaborare completamente all’interrogatorio, e di rispondere a tutte le domande, sia a quelle che lo riguardano che a quelle che non lo riguardano.
In seguito, il medico lo chiama per la visita, eseguendo il compito con fare amichevole, e con la massima sincerità gli estrae il dente sano, lasciandogli quello malato, affinché il prigioniero continui a parlare nell’interrogatorio.

Comunque, Habib al Ta‘dhiya ha battuto il record di collaborazione all’interrogatorio, in quanto gli hanno levato quattro denti sani, lasciandogli i quattro guasti.

Per quanto concerne coloro che soffrono di disturbi agli occhi, la loro situazione non è migliore dei precedenti; un aumento della collaborazione nell’interrogatorio migliora la tua vista e ti fa avere un paio di occhiali di plastica con lenti di riserva per precauzione, anche se essi non bastano, a meno che la fortuna non sia tua alleata, per cui tra i tuoi vicini ce n’è uno nella tua stessa situazione e che abbia sicuramente collaborato all’interrogatorio, con degli occhiali simili ai tuoi, che ti permettano di usarli assieme, per poter leggere il Corano. Comunque, Shaykh ‘Ala’, egiziano, ha la vista molto debole ed ha bisogno di più di un paio d’occhiali perfino per vedere davanti a sé.

Il libico Abu Ahmad ha l’epatite, e dopo uno sforzo faticoso gli sono stati concessi alcuni tipi di farmaci, ma il suo stato peggiorava di giorno in giorno; così, quando Abu Ahmad chiese loro la sua vecchia terapia, che faceva prima di essere imprigionato, il medico gli ha risposto senza vergogna: “la cura che richiedi è cara, poiché tu sei detenuto non ne hai diritto.”

Il siriano ‘Abd al-Hadi è cardiopatico e non può fare alcuna operazione chirurgica nella Baia di Guantanamo, specialmente dopo aver ricevuto il prezioso consiglio dello “zio” Salih Muhammad, yemenita, che si è sottoposto a un’operazione chirurgica due anni e mezzo fa, per allargare le arterie cardiache, ma ha continuato a soffrire degli stessi dolori, finché non gli hanno detto che l’operazione non aveva avuto successo.

L’egiziano ‘Abd al ‘Aziz è stato attaccato dentro la sua cella da una squadra antisommossa, che lo ha picchiato fino a fratturargli due vertebre; in conseguenza di ciò non si può muovere. Ha rifiutato di sottoporsi a qualunque operazione, soprattutto allorché ha visto lo stato di Mash‘al al Harbi, di Medina, che dopo gli interventi a cui era stato sottoposto non poteva muoversi tranquillamente; quanto a ‘Umran al Tayfi, il suo caso era un monito per gli increduli: infatti, è già stato operato più di sedici volte al piede, ma non ha messo fine alle sue sofferenze.

Il mio vicino di cella Muhammad, afgano, ha scoperto dopo tre anni di sofferenza di essere stato affetto dal cancro, e che la malattia è nella fase terminale; non gli hanno nascosto i risultati delle diagnosi, indicanti che è stato colpito dalla malattia nel corso della prigionia. Comunque, i medici sono stati più sinceri dei loro predecessori, quando gli comunicarono che il Governo americano rifiutava di curarlo e di farlo tornare nel suo paese per trascorrere i suoi ultimi giorni con sua moglie ed i suoi figli, e morire ed essere sepolto nella sua terra natia.

La condizione del suo compatriota Muhammad ‘Alam non è stata migliore della sua, poiché lo hanno informato di essere affetto da un cancro alla gola, sebbene egli possa ritornare in Afghanistan.

Recentemente sono circolate voci che dicono che la vaccinazione a cui sono stati obbligati i detenuti nei tre anni scorsi era un modo per iniettare malattie, apparse dopo un certo periodo, come l’AIDS, la sterilità e altre.

Comunque, a dire il vero ai chirurghi sono riconosciute sincerità e dedizione, e non temporeggiano nell’amputazione di mani e piedi sia sani che malati dei prigionieri; i farmacisti condividono con loro questo zelo, concedendo con generosità costosi narcotici a chi ne è consapevole e a chi non lo è!

Il tuo sincero amico

Sami Muhyi al Din al Hajj

Tradotto dall'arabo in italiano da Valerio Buemi, un membro di Tlaxcala,
la rete di traduttori per la diversità linguistica
(transtlaxcala@yahoo.com). Questa traduzione è in Copyleft.

2 commenti:

tonii ha detto...

ha, ma si puo' commentare anche qui?
e se sono il primo che vinco?

la solita madonnina in gesso e i nanetti?

mirumir ha detto...

ehi, calma: la madonnina non è di gesso, è placcataorozecchinosubasedilegno :)
hai vinto.
e verrai a citato ad esempio ai tuoi compagni di banco.