lunedì, gennaio 16, 2006

Washington sta perdendo l’America Latina?

Washington sta perdendo l’America Latina a causa dei nuovi processi democratici?
Ed Nelson

"Washington sta perdendo l’America Latina?" È il titolo di un articolo dell'edizione di gennaio/febbraio 2006 di Foreign Affairs, un'importante rivista per 'esperti' di politica mondiale. Ma il titolo sarebbe dovuto essere: Washington sta perdendo l'America Latina a causa dei nuovi processi democratici?

La contraddizione basilare che affrontano gli Usa in America Latina e nei Caraibi è l'antagonismo tra l'estensione della democrazia e l'adesione alle politiche neoliberali pro-usamericane. Man mano che la democrazia si estende nella regione i regimi democratici, d’accordo coi desideri degli elettori, tendono ad abbandonare la politica neoliberale, perché soffrono quella stessa politica. Gli imperialisti usamericani che sono preoccupati per questo processo devono scegliere tra la vera democrazia nella regione, o le loro politiche neoliberali. Fino ad ora, l'imperialismo usamericano ha tentato di utilizzare tanto la democrazia come la politica neoliberale, ma il fatto primordiale per l'imperialismo Usa è che la politica neoliberale ha sempre distrutto la democrazia in America Latina e nei Caraibi.

Allarmata davanti alla possibilità che la democrazia, come riflettono i recenti avvenimenti in America Latina, stia debilitando le politiche neoliberali nella regione, gli 'esperti' neoliberali borghesi puntano George W. Bush e si domandano come la classe capitalista usamericana possa introdurre nuovamente il genio dentro la bottiglia "egemonica degli Usa"; le prospettive non li entusiasmano.

Affinché l’America Latina ed i Caraibi siano zone sicure per lo sfruttamento capitalista usamericano, l'imperialismo degli Usa deve affrontare il fatto che la democrazia in America Latina va contro l'interesse corporativo degli USA in Nordamerica. Le tessere del domino democratico latinoamericano vengono gettate rapidamente, e non esiste più un fantasma sovietico per spaventare la gente in casa, cosicché gli apologeti dell'imperialismo devono affrontare frontalmente la situazione. È quello che Peter Hakim, autore dell'articolo menzionato in Foreign Affairs, ha tentato di fare. Hakim è presidente del Dialogo Inter-Americano [sic], un'organizzazione e gabinetto strategico neoliberale che promuove il libero commercio [sic] nella regione latinoamericana.

Hakim comincia dichiarando che "per un certo periodo sembrò che le Americhe si stessero orientando nella giusta direzione: tra il 1989 ed il 1995, le brutali guerre dell'America Centrale erano state risolte [Ed io potrei aggiungere, a beneficio della classe capitalista Usa che le patrocinò]; la proposta Bradley di riduzione del debito aiutò a porre termine alla recessione latinoamericana che era durata decenni [provocata da banche usamericane], Usa, Canada e Messico firmarono l'Accordo di Libero Commercio Nordamericano, Nafta, e l’Usamerica fu la sede della prima riunione dell'emisfero in più di una generazione [ma solo dopo che l'imperialismo Usa sconfisse la democrazia di sinistra in Nicaragua ed El Salvador]; e nel 1995 un audace pacchetto di riscatto diretto da Washington aiutò ad ostacolare il collasso dell'economia del Messico."

Includo questo lunga citazione perché penso che Peter Hakim riassuma chiaramente la grandezza degli investimenti imperialisti degli Usa per assicurare la sua egemonia in America Latina, ed il perché i borghesi degli Usa siano tanto allarmati per i progressi democratici della sinistra emergente in America Latina e nei Caraibi.

Hakim incolpa tanto Bush come Clinton di aver permesso questi progressi democratici, di aver permesso "che la politica degli USA nei confronti dell’America Latina vada alla deriva senza alcuna forza né direzione." Bush, senza dubbio, è oggetto della maggior parte della colpa assegnata da Hakim per essersi lasciato distrarre dall’America Latina dai fatti dell’11 Settembre e dalla guerra in Iraq.

Per l'imperialismo Usa "perdere l'America Latina" mediante elezioni realmente democratiche è una pillola difficile da mandare giù. I borghesi usamericani hanno perfezionato l'arte di garantire l'installazione di burattini Usa e di utili idioti in paesi di tutto il mondo. Ma in America Latina la borghesia Usa si trova di fronte ad un fantasma non visto, dall'elezione genuinamente democratica del presidente cileno Salvatore Allende Gossens nel 1970. Questo problema, e lo spiacevole problemino in Nicaragua durante gli anni di Reagan, furono affrontati mediante il vecchio modo della guerra fredda: i regimi furono dichiarati vittime comuniste dell'Unione Sovietica ed attaccati col grande bastone, in forma occulta e meno occulta.

Attualmente, quasi chiunque meriti l'odio imperialista Usa in America Latina e nei Caraibi è stato eletto democraticamente, o presto lo sarà, e questo crea veri problemi di relazioni pubbliche per i neoliberali: come vendere l'intervento statunitense contro la democrazia in America Latina per "proteggere" la democrazia negli Usa? L'uomo potrà essere duro di cervello, ma non è stupido. Tuttavia, se gli imperialisti Usa non riescono a fermare le tessere del domino latinoamericano, la borghesia usamericana potrebbe vedersi emarginata, obbligata ad affrontare l'America Latina da uguale ad uguale - una prospettiva ripugnante.

La lista delle preoccupazioni di Mr. Hakim riguardo all'America Latina comincia naturalmente col presidente venezuelano Hugo Chávez, il quale dequalifica e disprezza come un usurpatore populista dell'interesse usamericano nella regione. Hakim cita una serie di crimini contro l'interesse della politica neoliberale commessi dal presidente Chávez. Li elenco in ordine numerico, con commenti:

1) Hakim spiega le responsabilità del presidente Hugo Chávez riguardo alla "possibilità" che la Bolivia [è già troppo tardi], l’Ecuador ed il Nicaragua, possano essere presto vittime del domino democratico, e così convertirsi all'ostilità contro la politica neoliberale.
È qualcosa di buono o di cattivo? Personalmente penso che sia buono, ed apparentemente la stessa cosa pensa la gran parte, se non la maggioranza, della gente di Bolivia, Ecuador e Nicaragua.

2) Secondo Hakim, i crimini di Chávez "non si limitano a causare problemi in qualche paese vicino perché Chávez vende petrolio a paesi poveri nei Caraibi attraverso Petrocaribe, creata [da Hugo Chávez] per consegnare petrolio, sovvenzionato dal Venezuela, ai piccoli stati dei Caraibi."
La cosa interessante è che per anni la compagnia petrolifera venezuelana, PDVSA, ha perso denaro con le sue raffinerie Citgo in Usamerica. Il governo venezuelano dovette sovvenzionare spesso quelle raffinerie per mantenerle in funzionamento. In realtà, le raffinerie Citgo cominciarono a produrre benefici solo due anni fa, ma non si sentì mai nessun richiamo da parte degli 'esperti' in politica neoliberale per i 'sussidi' ai consumatori usamericani.
È probabile che il vero motivo del lamento di Hakim contro i 'sussidi' del Venezuela nella regione dei Caraibi abbia più a che vedere coi limiti che quei 'sussidi' impongono alle compagnie petrolifere usamericane nel suo sfruttamento del consumatore dei Caraibi con prezzi scandalosi per il combustibile.

3) Hakim si allarma anche perché Chávez sta "finanziando TeleSUR, una catena informativa che entra in competizione con i programmi in spagnolo della BBC e della CNN."
Competere con la BBC e la CNN? Andiamo! È ragione sufficiente per sparargli a prima vista, ma da quando è qualcosa di brutto che ci siano più notizie ed informazione? La BBC neanche trasmette dalle 'Americhe'. Perché BBC e CNN devono avere il monopolio sulle notizie e l'informazione in America Latina? Vorrà dire propaganda? Mr. Neanche Hakim non lo dice in pubblico.

4) Naturalmente, Hakim non poteva tralasciare di menzionare la "minaccia" per l'industria petrolifera degli Usa portata da un’America Latina davvero democratica. "Le somministrazioni di petrolio e gas naturale di un Venezuela con problemi politici [si legga democratica] e di altre nazioni andine ricche di energia [potrebbe dire Evo Morales] sono meno sicure che mai."
Naturalmente, bisogna formulare la domanda: meno sicure per chi? Il petrolio ed il gas appartengono al popolo del Venezuela e delle altre "nazioni andine ricche di energia". Pertanto, perché costituisce un problema il fatto che i dirigenti eletti di questi paesi decidano come utilizzare le risorse ed a chi venderle e come spendere le entrate del loro petrolio? La risposta dovrebbe essere ovvia, ma di nuovo Mr. Hakim non potrebbe mai essere tanto esplicito.

5) Un altro tema che causa brividi ad Hakim riguarda le relazioni economiche con altri paesi latinoamericani. Hakim si lamenta perché il Venezuela sarà tra poco socio a pieno titolo del "Mercosur, la zona più importante di libero commercio del Sudamerica che include Argentina, Brasile, Paraguay, ed Uruguay (Bolivia, Cile, e Perù sono membri associati)."
La preoccupazione in questo caso sembra essere che il Venezuela, e non gli imperialisti degli Usa, presto sarà membro di Mercosur. La regola numero uno della politica liberale è: costituisce una violazione della politica neoliberale formare un'alleanza commerciale senza l'approvazione, il consenso ed il controllo del padrone.

6) Finalmente, Hakim gioca la carta Cina. Secondo Hakim, "alcuni membri del Congresso degli Usa vedono nella Cina la sfida più seria all'interesse usamericano nella regione, vedono le immense risorse finanziarie che la Cina promette di apportare all'America Latina, le crescenti relazioni tra militari di questi e di quelli nella regione, e le sue chiare ambizioni politiche su di essa: tutte queste sono potenziali minacce per l'antico pilastro della politica Usa nell'emisfero, la Dottrina Monroe."
In un'autentica democrazia, il tema della politica estera è competenza del corpo di persone eletto dalla gente con diritto al voto. Nessuno in America Latina ha scelto "alcuni membri" del Congresso degli Usa affinché determinino la loro politica estera. La Dottrina Monroe è uno strumento antidemocratico, imperialista usamericano, per mantenere il controllo sull’America Latina ed i Caraibi. Né l’America Latina né i Caraibi democratici tollereranno questa dottrina in futuro. Cosicché è meglio che Washington accetti i fatti.
Inoltre, la Dottrina Monroe viola l'essenza della retorica del libero commercio propugnata dagli 'esperti' della politica neoliberale. Devono decidersi tra una delle due cose. Un nuovo ordine mondiale basato sul libero commercio, o la restrizione in quanto ai paesi con i quali può commerciare l'America Latina.

In sintesi, il movimento democratico in America Latina e nei Caraibi può essere fermato solo da un intervento militare degli Usa, occulto o meno. Gli 'esperti' della politica neoliberale sono in difficoltà nel tentare di risolvere questo dilemma e preservare l'egemonia degli Usa nelle vicende latinoamericane. L'antica politica del bastone è tentatrice, ma porta con sé severe ripercussioni in termini di prestigio internazionale. Nel frattempo, tutto quello che possono fare gli imperialisti usamericani è degradare e vilipendere in pubblico la genuina democrazia latinoamericana, debilitarla in gran segreto. Gli esperti della politica neoliberale, cioè la classe capitalista degli Usa, guardano a George W. Bush e si domandano: non sarà ora di afferrare il gran bastone ed utilizzarlo?

Originale da Axis of Logic.

N.d.t. in tutto il testo: Usamerica usamericano, vedi il saggio di Manuel Talens sulla questione, agli indirizzi :
http://mirumir.altervista.org/2006/01/il-dio-americano-delle-parole-di.html o http://www.axisoflogic.com/artman/publish/article_20631.shtml

Tradotto in italiano da Davide Bocchi, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in copyleft.

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