mercoledì, febbraio 01, 2006

La decostruzione dell'Iraq, di William Blum

Vietnam, Guatemala, Grenada, Yugoslavia - distruzione sistematica ed obblighi violati
La decostruzione dell'Iraq
William Blum

L’insegna sulla facciata dice: “L’Iraq è aperto per il commercio”. Leggiamo quello che fa e dice il presidente iracheno, od il ministro di questo o di quello, ed è facile rimanere con l'impressione che l'Iraq si trasformi in uno Stato sovrano, benché non sia particolarmente laico e malgrado usi la tortura; ma dopotutto, è uno Stato indipendente, che funziona, non è vero? Quindi leggiamo che il FMI ed il resto della mafia finanziaria internazionale - con gli Usa nel suo ruolo sine qua non, come d’abitudine - concedono immensi prestiti al paese e condonano debiti, con le solite condizioni; nella situazione attuale, che si smetta con i sussidi governativi per il combustibile ed altri prodotti del petrolio. E così il governo comincia a ridurre i sussidi per questi prodotti che riguardano quasi ciascun aspetto importante della vita, ed i prezzi si quintuplicano rapidamente, provocando ampio scontento e proteste. [1]

Chi nella nostra nazione sovrana vorrebbe vedere altre sofferenze in un paese come quello iracheno che già è a terra? Ma la mafia finanziaria internazionale si preoccupa solo che i paesi adempiano certi criteri consacrati in Economics 101 [corso di economia basilare, N.d.T.], come avere presupposti equilibrati, privatizzazione, deregolamentazione, diventando così più attraente per gli investitori internazionali.

Nel caso che la presenza di 130.000 soldati usamericani, una quantità sempre maggiore di basi Usa in crescita incontrollata, e tutte queste leggi restrittive dell'Autorità Provvisoria della Coalizione, progettate a Washington, che continuano ad essere vigenti, non bastino per tenere in riga il governo iracheno, questo ce la farà: l'Iraq dovrà accettare che la sua economia sia diretta dal FMI durante la prossima decade. Lo stesso FMI che Joseph Stiglitz, l'economista premiato col premio Nobel e dissidente ex capo economista della Banca Mondiale, descrive come abbia portato la Russia e l’Argentina al disastro e lasciato una scia di economie in fase di sviluppo devastate lungo la sua strada". [2]

A questo si unisce la rivelazione dello sperpero da parte dell'occupazione usamericana della risorsa più preziosa della nazione: il petrolio. Bisogna leggere la nuova relazione: "Crude Designs: The Rip-Off of Iraq's Oil Wealth" dell'organizzazione non governativa Platform. [Si veda http://www.rebelion.org/noticia.php?id=23876]

Tra le sue conclusioni:
La relazione rivela come una politica petrolifera originaria del Dipartimento di Stato Usa sarebbe stata adottata in Iraq, poco dopo le elezioni di dicembre, senza dibattito pubblico ed ad un costo potenziale immenso. Quella politica aggiudica la maggioranza dei campi petroliferi dell'Iraq - che rappresentano per lo meno un 64 percento delle riserve di petrolio del paese - a compagnie petrolifere multinazionali.

Il costo stimato per l'Iraq durante la durata dei nuovi contratti petroliferi oscilla tra 74.000 e 194.000 milioni di dollari, rispetto alla permanenza del petrolio nelle mani pubbliche.
I contratti garantirebbero massicci benefici per le compagnie straniere, con tassi di rendimento tra 42 e 162 percento. Il tipo di contratti che assicura questi rendimenti è conosciuto come accordi di condivisione della produzione [PSA la sigla inglese]. I PSA sono stati spinti energicamente dal governo Usa e dai grandi del petrolio ed hanno l’appoggio di alte personalità all’interno del Ministero Iracheno del Petrolio. Tuttavia, i PSA durano tra i 25 e i 40 anni, sono solitamente segreti ed impediscono che i governi alterino posteriormente i termini del contratto. [3]

L'autore e principale investigatore di "Crude Designs", Greg Muttitt, dice: "Il tipo di contratti che viene spalleggiato costituisce l'opzione più cara ed antidemocratica disponibile. Il petrolio dell'Iraq dovrebbe portare benefici al popolo iracheno, non alle compagnie petrolifere straniere". [4]

Noam Chomsky ha segnalato recentemente: "Sperano che noi crediamo che gli Usa avrebbe invaso l'Iraq anche se fosse stata un'isola nell'Oceano Indiano e le sue principali esportazioni fossero state cetriolini e lattuga. È quello che sperano che noi crediamo". [5]

Ricostruzione, il tuo nome non è America
L'amministrazione Bush ha annunciato che non chiederà fondi addizionali per la ricostruzione dell'Iraq nel sollecito di preventivo che sarà presentato al Congresso in febbraio. Quando si sarà consumato il resto del preventivo per la ricostruzione, i funzionari usamericani a Baghdad hanno messo in chiaro che altri donatori stranieri ed il neonato governo iracheno dovranno affrontare quei costi che le autorità dicono essere di decine di migliaia di milioni di dollari, per lavori che rimangono ancora da realizzare giusto per assicurare servizi affidabili di elettricità, acqua ed altro, per i 26 milioni di iracheni. [6]

Bisogna segnalare che questi servizi, inclusi i servizi sanitari, sono stati per la maggiore parte distrutti dai bombardamenti usamericani - la maggior parte in modo abbastanza deliberato - a cominciare dalla prima Guerra del Golfo: i bombardamenti durarono 40 giorni e notti, demolendo tutto quello che forma una società moderna, seguiti da 12 anni di implacabili sanzioni economiche, accompagnate da 12 anni di bombardamenti, spesso quotidiani, che presumibilmente servivano per proteggere le così dette ‘no-fly zones’; infine il bombardamento, l'invasione e la devastazione generalizzata che cominciò nel marzo del 2003 e che continua mentre stai leggendo queste righe.

"Gli Usa non hanno mai avuto l'intenzione di ricostruire completamente l'Iraq”, ha dichiarato ai giornalisti il generale di brigata William McCoy, comandante del Corpo di Ingegneri dell'Esercito che soprintende il lavoro, in una recente conferenza stampa. In un’intervista della settimana scorsa, McCoy ha detto: “Questo non sarà altro che un avviamento a ponte”. [7]

È un modello notevole per la sua coerenza attraverso gli anni: l’Usamerica possiede un lungo curriculum di bombardamenti di nazioni, di riduzione a rottami di vicinati interi e di gran parte delle città, distruggendo l'infrastruttura, rovinando la vita di coloro che non muoiono sotto le bombe. E dopo, fa spaventosamente poco o letteralmente niente per riparare il danno.

Il 27 gennaio del 1973, a Parigi, l’Usamerica firmò l’"Accordo sul Termine della Guerra e la Restaurazione della Pace in Vietnam". Tra i principi che accettò l’ Usamerica si trovava quello dichiarato nell'Articolo 21: "Nel compimento della sua tradizionale [sic] politica, l’Usamerica contribuirà a risanare le ferite della guerra, ed alla ricostruzione della Repubblica Democratica del Vietnam [Vietnam del Nord] e di tutta l'Indocina."

Cinque giorni più tardi, il presidente Nixon inviò un messaggio al primo ministro del Vietnam del Nord nel quale stipulò ciò che segue: (1) il Governo degli Stati Uniti d’ America contribuirà alla ricostruzione del dopoguerra in Vietnam del Nord senza nessuna condizione politica. (2) Studi preliminari usamericani indicano che i programmi appropriati per il contributo dell’Usamerica alla ricostruzione nel dopoguerra saranno nell'ordine di 3.250 milioni di dollari di sovvenzione di aiuto per 5 anni. Non pagarono neanche un centesimo dell'aiuto promesso per la ricostruzione. Né lo pagheranno mai.

Durante lo stesso periodo, Laos e Cambogia furono spianati da implacabili bombardamenti usamericani così come il Vietnam. Dopo la fine delle guerre d'Indocina, anche quelle nazioni vissero la "politica tradizionale" di zero ricostruzione dell’Usamerica. Quindi vennero i bombardamenti usamericani di Grenada e Panama negli anni ottanta.

Il nostro quartiere va a rotoli
Centinaia di panamensi rivolsero una petizione all'Organizzazione degli Stati Americani, controllata da Washington, così ai tribunali usamericani, fino ad arrivare alla Corte Suprema degli Usa, sollecitando una "giusta compensazione" per il danno causato dall'Operazione Giusta Causa (non-era-uno-scherzo: è il nome col quale battezzarono l'invasione ed il bombardamento usamericani). Quello che ricevettero fu peggio che niente, la stessa cosa che ricevette la gente di Grenada.

Nel 1998, Washington, nella sua infinita saggezza, sparò più di una dozzina di missili da crociera contro un edificio in Sudan, del quale si affermò che produceva armi chimiche e biologiche. L'edificio, completamente polverizzato, era in realtà un'importante laboratorio farmaceutico, vitale per il paese sudanese. L’Usamerica ammise effettivamente il suo errore, liberando i conti del proprietario della fabbrica, che erano stati congelati. Sicuramente era arrivato il momento della compensazione. Il fatto è che al padrone, che presentò una domanda, non è stato pagato un centesimo; neanche ai feriti nel bombardamento. [8]

Un anno dopo sopraggiunse il caso della Jugoslavia: 78 giorni di bombardamenti permanenti che virtualmente trasformarono quello Stato avanzato in pre-industriale; le necessità di ricostruzione erano impressionanti. Sono passati sei anni e mezzo da quando i ponti jugoslavi caddero nel Danubio, le fabbriche e le case dal paese furono spianate, le sue strade rese inutilizzabili, il trasporto distrutto. Ma il paese non ha ricevuto nessun mezzo per la ricostruzione da parte dell'architetto e principale perpetrante della campagna di bombardamenti: l’Usamérica.

Il giorno dopo l'annuncio menzionato sulla fine degli sforzi di ricostruzione Usa in Iraq, siinformò che l’Usamerica annullava anche il suo impegno di ricostruire l'Afghanistan. [9] Questo, dopo vari anni dell'usuale lancio di bombe e missili contro città e villaggi, con l’usuale distruzione e la rovina.

Queste strane abitudini tribali
Il 7 dicembre, il programma "All things considered" di National Public Radio ha presentato una relazione sull'assassinio "per onore" di una giovane in Iraq, che era stata sequestrata. Hadovuto essere uccisa dalla sua famiglia per la semplice possibilità che fosse stata violentata dai suoi rapitori; la famiglia doveva proteggere il suo onore; era una figlia molto amata ed ammirata, ma nonostante ciò, suo cugino l'ha ammazzata a colpi di pistola. Ciò non aveva niente a che vedere con l'Islam, recitava l'informazione, era una "abitudine tribale."

Questa relazione fu seguita immediatamente dalle dichiarazioni di Gary Anderson, colonnello in ritiro dei Marines, che argomentò che l'Usamerica deve proseguire il suo corso in Iraq. È preoccupato che Bin Laden et al, pensino che l'Usamerica "se la dia a gambe." Dice che ora andare via "disonorerebbe" gli iracheni e che apparentemente egli è disposto a continuare ad assassinare qualsiasi numero di persone di quello stesso paese iracheno per preservare il loro onore. Gli antropologi dicono che sembra essere una specie di "abitudine tribale" nel paese di Anderson. Presumibilmente il buon colonnello non è preoccupato dal fatto che la grande maggioranza della gente informata del mondo pensi che l'Usamerica sia un potere imperialista assassino - probabilmente si inorgoglisce di ciò - bensì dalla possibilità che pensi che "se la dia a gambe." Dovranno passare sul suo cadavere. O sul cadavere di qualche altra persona.

Karma yankee
I problemi riguardo all'immigrazione verso l'Usamerica dalla frontiera sud continuano di anno in anno, ed ogni volta si discutono gli stessi temi: come bloccare il flusso verso il paese? Un'amnistia, un programma di lavoratori visitanti, se gli immigrati contribuiscono all'economia, se gli immigrati debbano ottenere l'assistenza sociale, il controllo dei datori di lavoro che assumono immigrati, etc. etc., e così va avanti la giostra, attraverso le decadi. Ogni tanto, qualcuno contro l'immigrazione trova da discutere sul fatto che l'Usamerica abbia alcun obbligo morale di accettare quegli immigrati latini. Una risposta a quella domanda sarebbe: sì, mister, l'Usamerica ha un obbligo morale perché tanti degli immigrati scappano da situazioni nelle loro patrie che sono diventate disperate a causa degli interventi usamericani. In Guatemala, Washington ha abbattuto il governo progressista che era sinceramente compromesso nella lotta contro la povertà. In Nicaragua, intervenne attraverso terroristi assassini da paesi vicini. In El Salvador, gli Usa ebbero un ruolo importante nella repressione di un movimento che tentava di arrivare ad un governo simile, ed in minore misura, ebbe quello stesso ruolo in Honduras.

Il risultato finale di quelle politiche è stato un esercito di gente disperata che va verso il nord alla ricerca di una vita migliore, e facendolo si somma alla zavorra di povertà del Messico, inducendo numerosi messicani ad intraprendere la marcia verso Yankeelandia.

Benché Washington non sia intervenuta militarmente in Messico dopo il 1919, durante gli anni gli Usa hanno procacciato allenamento, armi e tecnologia di vigilanza alla polizia ed alle forze armate del Messico per migliorare la loro capacità di reprimere le aspirazioni del proprio popolo, come in Chiapas, e questo ha aumentato l'affluenza di persone impoverite verso l'Usamerica. Inoltre, l'Accordo di Libero Commercio del Nordamerica (Nafta), ha provocato un'inondazione di derrate di grano sottoprezzo sovvenzionato dagli Usa verso il Messico e portato numerosi agricoltori messicani ad abbandonare i loro campi ed ad unirsi alla corrente migratoria verso il nord.

Um! Forse corriamo realmente il pericolo di un attacco biologico… ma non di Al Qaeda
Una settimana dopo la massiccia manifestazione contro la guerra a Washington del 24 di settembre, fu rivelato che dei batteri letali erano stati scoperti in vari posti della città, incluso il Lincoln Memorial, situato molto vicino al luogo della manifestazione. Controlli di biopericoli installati in vari posti diedero risultati positivi il 24 ed il 25 riguardo al batterio francisella tularensis, che causa la malattia infettiva tularemia, un'infermità simile alla polmonite che può essere acquisita attraverso l'inalazione di batteri trasportati per via aerea e che può essere fatale. Quest’agente biologico è nella "lista" A dei biopericoli del Dipartimento di Sicurezza Interna, insieme all'antrace, la peste ed il vaiolo. [10]

La mia prima reazione leggendo ciò fu: quei figli di puttana … gli piacerebbe castigare la gente che protesta contro la guerra. Li considero capaci di qualunque cosa.

La seconda fu: smettila d'essere tanto paranoico! Le notizie citavano funzionari federali della salute che dicevano che il batterio della tularemia può trovarsi naturalmente nel suolo ed in piccoli animali.

La terza idea mi venne dopo più di un mese, quando lessi per caso che negli anni Sessanta ci fu un programma dell'Esercito Usa che realizzò numerose esercitazioni di fumigazione aerea di barche da guerra usamericane con migliaia di soldati a bordo. Utilizzarono un'ampia varietà d’agenti chimici e biologici per saperne di più sulla vulnerabilità di quelle barche e del personale a bordo davanti a tali attacchi, e per sviluppare procedimenti per reagire all'occorrenza. Tra gli agenti chimici e biologici utilizzati c'era la pasteurella tularensis (un altro nome per francisella tularensis) che, disse in seguito il Dipartimento di Difesa, causa tularemia, che può portare sintomi molto seri, e che ha un tasso di mortalità approssimativamente del sei percento. [11]

Queste esercitazioni si servirono, in effetti, di membri delle forze armate come porcellini d'india, senza il loro consenso informato e senza un'attenzione medica posteriore adeguata. Fu un copione implementato in numerose occasioni durante la Guerra Fredda, e dopo includendo letteralmente milioni di militari, con frequenti effetti dannosi, per lo meno varie morti, militari e civili. Non smette quindi d’essere possibile che in qualche data futura sentiamo che prove simili continuano ad essere effettuate come parte della guerra contro il terrorismo. Di tutto ciò concludo che se ai nostri gloriosi dirigenti non preoccupa la questione della salute e del benessere dei loro propri soldati, gli sfortunati soldati che reclutano per combattere le guerre dell'impero, come può sorprenderci che non importi loro la salute ed il benessere di quelli di noi che si oppongono all'impero?

Le libertà civiche hanno un posto importante nel centro della retorica dell'amministrazione Bush: "Questo è un programma limitato progettato per prevenire attacchi contro gli Stati Uniti d'America e, ripeto, limitato", disse il presidente Bush parlando dello spionaggio interno dell'Agenzia Nazionale di Sicurezza contro gli usamericani, senza ordinanze giuridiche. [12]

Per cattivo che sia, l'uomo sa quello che dice. È facile criticare il programma di spionaggio interno, ma la realtà è che il presidente ha ragione, evidentemente è un programma limitato. Limitato a coloro che sono spiati. Nessuno - ripeto, nessuno - che non viene spiato, è spiato. D'altra parte, ci sono stati eruditi legali, come l'ex giudice della Corte Suprema Lewis Brandeis, che pensano seriamente che tutte le intercettazioni governative dovrebbero essere considerate come investigazioni incostituzionali sotto il Quarto Emendamento che, bisogna ricordare, indica: "Il diritto degli abitanti a che le loro persone, domicili, documenti ed effetti personali siano in salvo da perquisizioni ed appropriazioni arbitrarie, sarà inviolabile e non avranno effetto ordinanze che non si appoggino su un motivo verosimile, che siano corroborate mediante giuramento o protesta e descrivano con precisione il posto che deve essere registrato e le persone o cose che devono essere fermate o sequestrate."

Thomas Jefferson disse che il prezzo della libertà è la vigilanza eterna. Ma, come qualcuno ha segnalato, diceva che i cittadini vigilino il governo, non il contrario.

NOTE[1] Los Angeles Times, 28 dicembre 2005, p.1; Agence France Presse, 23 dicembre 2005
[2] Johann Hari, "Why Are We Inflicting This Discredited Market Fundamentalism on Iraq?" The Independent (Gran Bretagna), 22 dicembre 2004; Sí, 2004, questo lavoro è stato attentamente portato avanti fin da molto tempo fa.
[3] http://www.informationclearinghouse.info/article11330.htm
[6] Washington Post, 2 gennaio 2006, p.1
[7] Ibid.
[8] William Blum, "Freeing the World to Death: Essays on the American Empire", p.134-8
[9] Washington Post, 3 gennaio 2006, p.1
[10] Washington Post, 2 ottobre 2005, p.C13
[11] Parte di “Project Shipboard Hazard and Defense (SHAD)”, Department of Defense “Fact Sheets” pubblicati nel 2001-2, "Shady Grove" test; http://www.deploymentlink.osd.mil/current_issues/shad/shad_intro.shtml
Si veda anche Associated Press, ottobre 2002, The New York Times del 24 maggio 2002, p.1
[12] Associated Press, 2 gennaio 2006

William Blum è autore di “Killing Hope: US Military and CIA Interventions Since World War 2”, “Rogue State: A Guide to the World's Only Superpower”, “West-Bloc Dissident: A Cold War Memoir”, “Freeing the World to Death: Essays on the American Empire”. www.killinghope.org

Originale da Peacepalestine.

(N.d.t. in tutto il testo: Usamerica - usamericano, vedi il saggio di Manuel Talens sulla questione, agli indirizzi : http://mirumir.altervista.org/2006/01/il-dio-americano-delle-parole-di.html o http://www.axisoflogic.com/artman/publish/article_20631.shtml).

Tradotto in italiano da Davide Bocchi, revisionato da Mary Rizzo, entrambi membri di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in copyleft.

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