giovedì, marzo 30, 2006

Minacce di morte provocano il panico tra i rifugiati palestinesi a Baghdad

Minacce di morte provocano il panico
nella comunità di rifugiati palestinesi
a Baghdad

UNHCR News Stories
24 marzo 2006

GINEVRA, 24 marzo 2006 (UNHCR ­ Alto Commissariato Onu per i rifugiati) - La comunità di rifugiati palestinesi di Baghdad è stata colta dal panico quando più di cento famiglie hanno ricevuto minacce di morte da gruppi che le hanno accusate di tradimento.
Molti palestinesi, che da anni vivono a Baghdad, sono traumatizzati e spaventati e prendono molto sul serio queste intimidazioni, ha comunicato l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR) ai giornalisti venerdì a Ginevra.

Ci sono circa 34.000 palestinesi in Iraq, dei quali 23.000 sono stati registrati dall'UNHCR a Baghdad. I rifugiati palestinesi sono giunti in Iraq in tre grandi ondate, nel 1948, nel 1967 e nel 1991. Hanno ricevuto protezione e aiuto dal precedente regime, nonché una qualità di trattamento che segmenti della popolazione irachena avevano considerato ingiusta. Di conseguenza, i palestinesi negli ultimi anni hanno dovuto far fronte a espulsioni, minacce e ripetuti attacchi.

L'Alto Commissariato è sempre più preoccupato per le condizioni di queste famiglie.

"Si sentono sempre più in trappola, e per ragioni di sicurezza molti hanno smesso di recarsi al lavoro e hanno ritirato i loro figli dalla scuola. Sappiamo benissimo che anche per gli altri iracheni in questo momento la vita è molto dura. I palestinesi si sentono però particolarmente vulnerabili e presi di mira perché ai tempi del passato regime si pensava che godessero di un trattamento di favore," ha detto Emmanuel Gignac dell'Unità di Supporto in Iraq dell'Alto Commissariato a Ginevra.

Quando le condizioni di sicurezza sono peggiorate, domenica scorsa [il 19 marzo, N.d.T.] un gruppo di 88 palestinesi è rimasto intrappolato nella terra di nessuno tra l'Iraq e la Giordania, dopo essere fuggito dalla capitale. Queste persone sono state nuovamente portate in territorio iracheno dalle autorità dell'Iraq.

"Quando i nostri colleghi hanno parlato con alcune persone che fanno parte di quel gruppo si sono sentiti dire che non avevano alcuna intenzione di ritornare in Iraq," ha detto Anne-Marie Deutschlander, funzionaria dell'UNHCR in Giordania. "Diverse persone avevano subito gravi traumi nelle settimane precedenti, e alcuni loro familiari erano stati rapiti e perfino uccisi."

"Stiamo cercando di assicurarci che vengano soddisfatte le necessità di base di questo gruppo, come il cibo e l'acqua," ha aggiunto la Deutschlander. "Il gruppo, tuttavia, è attualmente all'interno del territorio iracheno, e questo ci rende estremamente difficoltosi l'accesso e la possibilità di intervenire."

Giovedì sera una squadra dell'UNHCR in Giordania è riuscita a rifornire il gruppo di provviste per 5-7 giorni, nonché di materassi, coperte, utensili da cucina, stufe, taniche di benzina e lanterne. "E' stata un'impresa difficile, ma almeno gli aiuti sono arrivati, e questo è quello che conta."

Recentemente l'Alto Commissario, in una lettera al Presidente iracheno Jalal Talibani, ha chiesto che a questo gruppo di rifugiati sia offerta una maggiore protezione, nonché una rapida regolarizzazione della loro permanenza per mezzo di permessi di soggiorno o documenti identificativi. In circostanze normali, ciò garantirebbe a questa popolazione che per la maggior parte è vissuta sempre in Iraq ­ uno status legale sicuro e affidabile. Le condizioni di sicurezza però sono tali che i palestinesi sentono di dover scappare.

"Con altre agenzie che operano sul territorio stiamo controllando attentamente la situazione, sperando che il panico non si diffonda al punto da costringere altri palestinesi a lasciare la capitale," ha affermato Gignac.


Tradotto dall'inglese all'italiano da Mirumir, membro di Tlaxcala, la rete
di traduttori per la diversità linguistica .
Questa traduzione è in copyleft.

Nessun commento: