mercoledì, marzo 01, 2006

Siniyah, la città irachena che è diventata una prigione

di Brian Conley e Isam Rashid

Originale: http://www.dawn.com/2006/02/11/int16.htm

SINIYAH (Iraq): Per ben due volte ad un corrispondente dell'Inter Press Service è stato proibito l'ingresso in questa città che è ormai diventata una prigione per i suoi abitanti. Un contatto con la popolazione è stato possibile solo al posto di blocco.

Un mese fa i soldati statunitensi hanno costruito un muro di sabbia lungo dieci chilometri attorno alla città di Siniyah, 220 chilometri a nord di Baghdad. La città è vicina a Tikrit, luogo natale di Saddam Hussein, e alla raffineria di petrolio di Beiji.

La costruzione del muro di sabbia è cominciata il 7 gennaio scorso in reazione a ripetuti attacchi contro le truppe statunitensi della 101ma divisione aviotrasportata di stanza nella zona. È stato anche imposto un coprifuoco notturno su tutta la zona.

Contrariamente a quanto affermano le fonti ufficiali, a un corrispondente dell'IPS è stato impedito di visitare la città per osservare la situazione dall'interno.

"I giornalisti non hanno subito nessuna limitazione o divieto nei loro spostamenti a Siniyah e nei dintorni," ha dichiarato all'IPS il maggiore Tim Keefe, portavoce delle forze statunitensi. "Le forze irachene e quelle della coalizione fanno di tutto per assicurarsi che i giornalisti siano in grado di svolgere il loro lavoro in sicurezza."

La dichiarazione è stata fatta dopo che i soldati hanno impedito per ben due volte al corrispondente dell'IPS di entrare in città. Ma le persone in fila al posto di blocco principale erano più che disposte a rivelare all'IPS la situazione all'interno.

"Il 7 gennaio le truppe americane hanno cominciato a costruire questo muro attorno a Siniyah," ha detto Mohammed, un tecnico trentaquattrenne. "Stanno cercando di isolare i combattenti iracheni che li attaccano ogni giorno. Nei dintorni della cittadina le truppe sono state esposte ad attacchi con bombe disposte ai bordi delle strade e con
altre armi... E la resistenza ha anche fatto esplodere gli oleodotti diretti verso la Turchia."

Quella dell'oleodotto è una questione cruciale per gli abitanti di Siniyah. La città è stata sigillata non a causa di attacchi che avvengono al suo interno, ma perché si pensa che venga usata come base per azioni all'esterno...

Le forze della coalizione stanno tentando di fermare gli attacchi diretti principalmente contro la raffineria di Beiji ed i convogli della coalizione.

La scelta dei bersagli ha guadagnato alla resistenza irachena un vasto consenso tra la popolazione di Siniyah.
Mohammed dice che gli attacchi hanno luogo perché "questo petrolio va in Turchia e viene rubato dalle forze d'occupazione, e quando la Turchia compra questo petrolio le forze d'occupazione si prendono il denaro."

Gli abitanti di Siniyah parlano anche delle ingiustizie commesse dalle truppe d'occupazione. Dicono che il muro di sabbia sta dividendo gli abitanti dal governo iracheno.
"Siniyah è diventata un vero campo di battaglia e le forze d'occupazione hanno distrutto molte delle nostre case," ha detto Sumiya, una casalinga di 33 anni. "Non c'è sicurezza in città, e le cose vanno peggio che altrove in Iraq. Le forze d'occupazione e la Guardia Nazionale irachena fanno quotidianamente incursione nelle case di Siniyah ed arrestano molte persone. C'è un coprifuoco dalle 5 del pomeriggio alle 5 del mattino; a Baghdad è solo da mezzanotte alle 5 di mattino."

Sumiya ha detto che i suoi figli hanno smesso di andare a scuola. Tutti gli abitanti risentono pesantemente di questa situazione. "Il mio problema è che il mio istituto sta fuori Siniyah, e per me è molto difficile andare avanti e indietro tutti i giorni con questi posti di blocco," ha commentato uno studente di 20 anni che ha detto di chiamarsi Ammar.

"Ho lasciato il mio posto di lavoro perché era fuori Siniyah, è impossibile andare e tornare tutti i giorni con questo muro di terra e con tutti i posti di blocco," ha detto il quarantacinquenne Abdullah Jabar.
Le forze americane dicono che il muro è stato costruito con l'approvazione delle autorità locali. "La polizia, i membri del consiglio cittadino, gli sceicchi ed i capi religiosi hanno incontrato i rappresentanti del 1mo Battaglione, 33mo Reggimento Cavalleria, 101ma Divisione Aviotrasportata, Assalto Aereo per discutere l'operazione," ha dichiarato il maggiore Keefe, che si è rifiutato di fornire i dettagli delle trattative.

Mentre continua l'isolamento di Siniyah, i suoi 3000 abitanti sembrano compattarsi all'opposizione. "Non penso che la forza d'occupazione fermerà la resistenza con queste misure, perché la violenza causa violenza," ha affermato Ammar. "È un fatto storicamente normale che ci sia una resistenza in qualunque paese occupato. Ma non c'è un'occupazione che abbia fatto uso di questo genere di violenza."

"Siamo in una situazione molto grave e viviamo in un grande carcere con tremila prigionieri chiamato Siniyah," ha detto Jabar, dando voce alle opinioni degli altri abitanti.

Le Forze Multinazionali in Iraq hanno già impiegato simili tattiche. Muri e posti di blocco sono stati usati per isolare gli abitanti di Samarra e di Fallujah prima che queste due città fossero devastate. - Dawn/IPS News Service

Tradotto dall'inglese da Mirumir, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft.

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