venerdì, marzo 24, 2006

Sollevamento in Ecuador/comunicati

Sollevamento in Ecuador

Notizie dell'agenzia Altercom (21-23 marzo 2006)
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Ecuador MANIFIESTO DE LA COORDINADORA NACIONAL CAMPESINA 210306 - ES

ECUADOR:
COORDINAMENTO NAZIONALE CONTADINO
CNC
MANIFESTO AL PAESE

Il Governo di Alfredo Palacios si appresta a chiudere il negoziato del TLC con gli USA, in un contesto di frattura nella società ecuadoriana, tra coloro che sono a favore e chi manifesta la sua opposizione allo stesso negoziato. A questa frattura sociale si aggiunge la debolezza del Governo e la sua mancanza di autorità e di capacità di avere dei ponti con la cittadinanza ed i movimenti sociali. Il gruppo di negoziatori in questo contesto mancano di legittimità perché a nome del Paese vogliono arrivare a degli “accordi” con i negoziatori gringos.

È evidente e lo hanno riconosciuto gli stessi negoziatori che con la firma del TLC senza dubbio si avranno effetti negativi nel breve e medio periodo, tra i piccoli e medio-piccoli agricoltori che lavorano per il consumo nazionale come i produttori di riso, mais, soia, latte, carne, cipolle, fagioli, patate, grano, orzo, etc., che sia per il via dell’autorizzazione all’ ingresso di prodotti agricoli in quantità (mais, riso, soia, etc.) senza dazi, o per l’eliminazione progressiva di tasse sui prodotti agricoli negoziati nel TLC, e/o per l’incremento del 27% dei costi degli investimenti agricoli che vengono utilizzati nel 65% della produzione agricola.

È chiaro che un tale paradigma della competenza e dei vantaggi comparativi che si suppongono esser propri dell’agricoltura ecuadoriana (clima, organizzazione), finisce nella spazzatura quando si viene a sapere che gli agro-affaristi (imprenditori agricoli) degli USA ricevono sussidi statali pari fino al 52% del prezzo. Ciò permette di vendere nel mercato ad un prezzo molto minore rispetto al costo di produzione (dumping), in questo scenario la libera concorrenza significa concorrenza sleale.

I negoziatori del TLC concederanno una considerevole quantità di importazioni dagli USA, di prodotti strategici come riso, mais, latte in polvere, carne di pollo (a tranci), che senza ombra di dubbio non sarà minore di quella concessa dalla Colombia o dal Perù, per ottenere in cambio risultati migliori in relazione a tonno, fiori, asparagi, ed altri prodotti «esotici».

Per accontentare gli impresari avicoltori il governo fornirà una gigantesca agevolazione per l’importazione di materia prima (mais, torta di soia), di forma immediata e senza imposte, di modo che i più danneggiati saranno gli agricoltori del mais e della soia, che dovranno affrontare la concorrenza sleale dei gringos, che sovvenzionano produzione ed esportazioni.

I gruppi di potere legati al capitale finanziario, commerciale e gli agro-esportatori legati agli interessi delle multinazionali, in alleanza con il Governo di Palacios, vogliono arrivare ad un accordo nei prossimi giorni. Conosciamo già i termini dell’accordo; saranno similari a quelli fatti dai governi di Perú e Colombia.

PER TUTTO CIÒ, IL COORDINAMENTO NAZIONALE CONTADINO, MANIFESTA:

1.- LA NOSTRA PROFONDA SOLIDARIETA’ CON IL MOVIMENTO INDIGENO ED I MOVIMENTI SOCIALI, CHE SOSTENGONO QUESTA EROICA GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO IL TLC.

2.- CONDANNIAMO LA VIOLENTA REPRESSIONE DI CUI E’ OGGETTO IL MOVIMENTO INDIGENO E CONTADINO, PER AVER ESERCITATO IL DIRITTO A FAR SENTIRE LA SUA VOCE DI RIFIUTO DI FRONTE ALLE INTENZIONI DI IPOTECARE LA SOVRANITA’ NAZIONALE ED ALIMENTARE CON LA FIRMA DEL TLC.

3.- UNA CHIAMATA AFFINCHÈ INSIEME ALLA CONAIE, AI MOVIMENTI SOCIALI ED ALLE ALTRE ORGANIZZAZIONI INDIGENE E CONTADINE, FORMIAMO UN FRONTE UNITO DEL POPOLO ECUADORIANO CONTRO IL TLC.

4.- ULTIMATUM AL GOVERNO, PERCHÈ SOSPENDA I NEGOZIATI DEL TLC CON IL GOVERNO USA, PER PASSARE ALL’INSTAURAZIONE DI UN PROCESSO DI ELABORAZIONE DELL’AGENDA NAZIONALE, PER LA RIPRESA PRODUTTIVA DELLA CAMPAGNA E DELLA CITTA’.

5.- IL COORDINAMENTO NAZIONALE CONTADINO, ATTRAVERSO LE ORGANIZZAZIONI DI BASE, DICHIARA LA SUA PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLE STORICHE GIORNATE CONTRO IL TLC, E PREPARA QUINDI AZIONI CHE INCLUDONO IL BLOCCO DELLE STRADE NELLE PROVINCE DOVE SI TROVANO LE NOSTRE ORGANIZZAZIONI DI BASE ED AZIONI DI CARATTERE SIMBOLICO ACCOMPAGNANDO LA LOTTA DELL’INSIEME DEI MOVIMENTI SOCIALI.

José Encalada
COORDINAMENTO OPERATIVO CNC
21 marzo 2006

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[Altercom] Urgente: Pronunciamiento de la Asamblea de los Pueblos y Org. Sociales de Sucumbíos sobre destitución de Prefecto y situación nacional.- 230306 ES


ASSEMBLEA DEI POPOLI ED ORGANIZZAZIONI SOCIALI DI SUCUMBÍOS

DIFENDIAMO LA PATRIA!

LE MAFIE PETROLIFERE VOGLIONO DESTITUIRE
IL PREFETTO GUILLERMO MUÑOZ

Le province ECUADORIANE di Sucumbíos ed Orellana, già dall’anno scorso, hanno tenuto ben in alto la bandiera della Sovranità della Patria, specialmente della sovranità petrolifera, esigendo:

1. Lo scioglimento dei contratti con OXY e ENCANA,
2. Una nuova negoziazione di TUTTI i contratti petroliferi,
3. Il rifiuto del nostro coinvolgimento nel Plan Colombia,
4. Informazione totale e trasparente riguardo a ciò che è stato negoziato e sarà negoziato nel TLC,
5. Sospensione immediata dei negoziati del TLC, e
6. Fondazione di una Patria nuova e giusta, mediante un’Assemblea Costituente Democratica.

Questi punti sono stati sollevati dal popolo dell’Ecuador ed ora vediamo le province, le organizzazioni indigene, sindacali, contadine, che difendono la giustezza di queste cause nazionali.

Nella nostra provincia il Prefetto GUILLERMO MUÑOZ, insieme alle organizzazioni sociali, ha innalzato la bandiera della difesa della Patria. In questo loro ancor breve tempo, le imprese petrolifere continuano gli attacchi contro l'Autorità del Governo Provinciale, perché la sua azione, assieme al suo popolo, ha danneggiato i meschini interessi che pretendono di portare a termine il saccheggio delle risorse naturali della Nazione.

Così, lo scorso 22 febbraio 2006, nella sessione straordinaria del Consiglio, decidono all'unanimità di rivolgersi agli organismi di controllo competenti perché notifichino le supposte denunce contro il Prefetto. In questa occasione, il 17 di marzo, si autoconvocano in assenza del Prefetto e decidono di destituirlo commettendo un grave reato giuridico, violando l'articolo 53 della Legge Organica del Regime Provinciale. In questa maniera si sono guadagnati il rifiuto del popolo di Sucumbíos e delle sue organizzazioni maggioritarie; fatti simili sono successi nel Municipio di Lago Agrio quando dei consiglieri della maggioranza manipolati e pagati dalla OCP hanno cercato di dequalificare il Sindaco.

Di fronte ad una simile volontà di creare caos, ESPRIMIAMO IL NOSTRO APPOGGIO AL PREFETTO MUÑOZ e convochiamo la mobilitazione delle nostre organizzazioni fino al conseguimento dei seguenti obiettivi:

1.- DEQUALIFICAZIONE E REVOCAZIONE DEL MANDATO AI CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA, INVESTIGAZIONE PUBBLICA SUI LORO CONTI PRIVATI E FAMILIARI. 2.- SCIOGLIMENTO DEL CONTRATTO CON LA OXY E LA ENCANA E NUOVA NEGOZIAZIONE DEI CONTRATTI PETROLIFERI. ELIMINAZIONE DELLE IMPRESE DI OUTSOURCING (SOVRAPPALTO) PETROLIFERE ,
3.- RITIRO DAI NEGOZIATI DEL TLC ALLE SPALLE DEL POPOLO, TRASPARENZA DELL'INFORMAZIONE E COSTITUZIONE DELLA CONSULTA POPOLARE PRIMA CHE SI FIRMI. SOLIDARIETA' CON LA LOTTA DEI POPOLI DELL'ECUADOR E RIMOZIONE DELLO STATO D'EMERGENZA.


Avv. Ernesto García,
COORDINATORE DELL'ASSEMBLEA

Licenciado Hernán Ortiz
PRO SEGRETARIO
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NE' IL TLC, NE' LA OXY, NE' IL PLAN COLOMBIA, SONO ECUADORIANI!
COSTITUENTE SUBITO !

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INFORMATIVA URGENTE SULLO STATO D'EMERGENZA: CONTINUA IL SOLLEVAMENTO INDIGENO IN ECUADOR

ALTERCOM

Nonostante lo Stato d'Emergenza, dichiarato dal Governo nella giornata di ieri, il sollevamento indigeno va avanti in questo mercoledì 23 marzo. Quito ha ricevuto più di tremila indigeni provenienti da tutto il paese, che, nonostante la pioggia insistente, hanno marciato pacificamente in due occasioni oggi per le strade della capitale, appoggiati da vari settori sociali urbani. Nella mattinata la meta è stata il Congresso Nazionale, per esigere la deroga del cosiddetto STATO D'EMERGENZA, decretato dal governo in un tentativo di intimorire le forze sociali mobilitate, e nel pomeriggio è toccato al Palazzo di Governo. Anche se è stata espressa la volontà pacifica delle proteste, il governo ha ordinato di reprimere, in maniera estremamente violenta, le mobilitazioni. Luis Macas, presidente della CONAIE (Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador) ha chiamato la comunità internazionale e le organizzazioni per i Diritti Umani a pronunciarsi. "Stiamo vivendo uno stato dittatoriale" ha dichiarato a Radio La Luna.

Per iniziativa delle organizzazioni per i Diritti Umani, la dirigenza della Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador, ha tenuto una riunione con il Congresso Nazionale intorno al tema della Consulta Popolare, ma non c'è stata alcuna risposta pertinente del corpo legislativo.

I legislatori né si sono decisi per la rimozione dello Stato d'Emergenza, né per un pronunciamento riguardo al TLC. Nel primo caso perché, secondo il Presidente del Congresso, non c’è ragione di porvi fine, e ciò contraddice le informazioni ufficiali che dicono che la fine dello stesso è imminente, e riguardo alla seconda questione perché il Congresso non è ancora a conoscenza degli sviluppi dei negoziati.


Nelle ore pomeridiane anche la riunione proposta dal fronte sociale del governo nazionale con la CONAIE è fallita per l’assenza dei dirigenti indigeni. I ministri del Lavoro, del Benessere Sociale e dell’Educazione volevano discutere con la dirigenza.


Nella notte è cresciuto il numero degli indigeni. L’agora della ŒCasa de la Cultura Ecuatoriana’ è adesso il punto di ritrovo. Lì i dirigenti indigeni si sono congratulati con i propri militanti per la lotta esemplare che ha permesso che tutto l’Ecuador stia ora discutendo la validità o meno di un preteso trattato, negoziato fino ad adesso con la “complicità di un’astuta Squadra unilaterale”.

NEL RESTO DEL PAESE

Continua il blocco delle strade in varie province del paese. Lo Stato d’emergenza non ha impedito la chiusura delle strade nella Provincia di Imbabura. Più di 500 camion ed automobili sono fermi in questa zona, nonostante l’insistente lavoro di sgombero degli ostacoli che hanno realizzato i militari e la polizia. “Una strada sgomberata, in mezzora, è nuovamente una strada chiusa”, riporta un giornalista della provincia.

Il coprifuoco a partire dalle 18.00 è stato decretato nella Provincia, rimedio con il quale i militari credono di potere sgomberare definitivamente le strade. Nella mattinata sono state tagliate la corrente e la linea telefonica in varie comunità di Imbabura.

Allo stesso modo si trovano bloccate le strade a Carchi, al confine con la Colombia, al nord della Provincia di Pichincha, la cui capitale è Quito.

Nel centro del paese, anche le province di Chimborazo e Bolívar portano avanti il blocco delle strade e le mobilitazioni.


A Cañar, apparentemente, le strade sono libere, ma senza dubbio gli indigeni tengono alti i vessilli della lotta: “No al TLC, scioglimento del contratto con la petrolifera Occidental, partenza degli USA da Manta e convocazione di un’Assemblea Costituente”.

Più al sud, la Provincia di Azuay si trova totalmente bloccata e paralizzata. Militanti del ŒSeguro Social Campesino’ hanno interrotto il traffico nelle strade principali che uniscono l’Azuay con il resto del paese.

Nell’Amazzonia ecuadoriana è Zamora il punto di conflitto. Però esistono pronunciamenti di appoggio di varie organizzazioni sociali come l’ ŒAsamblea de los Pueblos de las Organizaciones Sociales de Sucumbíos’, la ŒRed Amazónica’, tra le altre.

Nella costa ecuadoriana, la Provincia de los Ríos, per la prima volta si unisce a queste giornate di protesta. I contadini hanno chiuso varie vie di comunicazione seguendo la consegna degli indigeni aggiungendo nella loro lotta il rifiuto alla costruzione della Diga Baba e l’esigenza di un aiuto per le popolazioni che hanno sofferto le più gravi inondazioni degli ultimi anni.


L’opposizione alla costruzione della Diga Baba è stato motivo di gravi scioperi provinciali negli ultimi mesi dell’anno scorso. Ciò nonostante, il governo insiste nella costruzione senza pensare alle gravi conseguenze a livello umano ed ecologico che causerebbe questa opera.

CATENE RADIOFONICHE

Due catene radiofoniche hanno coperto il territorio nazionale durante tutto il giorno, con informazioni sul TLC. Radio La Luna ha diretto una di queste trasmissioni, fondamentalmente mettendo a disposizione i microfoni per un grande dibattito sul tema. Voci a favore e contro questo trattato si continuano ad ascoltare da radio La Luna. La trasmissione è stata arricchita da interventi di esperti e studiosi. Richiama l’attenzione l’alto livello di conoscenza della popolazione riguardo al tema ed il rifiuto quasi generale della forma in cui si sta negoziando a nome del paese.

Da parte sua la Corporazione delle Radio Popolari, CORAPE, e l’ALER hanno avuto durante tutto il giorno degli invitati per portare avanti le varie discussioni. L’apertura tanto a detrattori come a difensori del trattato è stata la parola d’ordine. Si sono realizzati collegamenti internazionali con vari paesi latinoamericani.

Nell’altro campo, i canali televisivi commerciali ed il governo hanno intrapreso un’ aggressiva campagna a favore del Trattato di Libero Commercio. Attraverso gli spot, piccoli programmi, commenti ed interviste si cerca di dimostrare, senza grandi argomentazioni, i vantaggi che porterà al paese il TLC con gli USA. Non manca in nessun notiziario il ricorso alla domanda faziosa ad un indigeno mobilitato con la pretesa di dimostrare la sua “ignoranza” e mancanza di argomenti.



È preoccupante l’interesse dimostrato da tali mass-media nello scatenare un sentimento razzista nei telespettatori urbani, dando la colpa di perdite milionarie, destabilizzazione, angoscia, tra gli altri mali, a questo “minoritario” gruppo di compatrioti, secondo i presentatori.

NEGOZIATI IN VISTA?

Di fronte al rifiuto del governo di dialogare “con lo sciopero” di mezzo, la CONAIE ha deciso di ricorrere alla Conferenza Episcopale e lì presentare il suo mandato perché questa lo faccia giungere alle autorità statali. L’annuncio è stato dato dall' indigeno Luis Macas davanti all’Assemblea nell’agora della ŒCasa de la Cultura’.

Sembra che tra le richieste della CONAIE ci siano, tra le altre,

1. La resa pubblica di tutto ciò che è stato negoziato fino ad oggi, nell’ambito del TLC, dato che c’è una clausola chiesta dagli USA, per il mantenimento top secret del patto fino alla firma.

2. La sospensione dei negoziati e della firma del TLC.

3. La rimozione dello Stato d’Emergenza e la liberazione dei detenuti.
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ALTERCOM autorizza e sollecita la riproduzione e la diffusione


NE' IL TLC, NE' LA OXY, NE' IL PLAN COLOMBIA, SONO ECUADORIANI!
COSTITUENTE SUBITO !

Tradotto dallo spagnolo all'italiano da Davide Bocchi, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in copyleft.

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