sabato, aprile 22, 2006

Con le bombe e le pistole, di Uwe Wesel

Con le bombe e le pistole
200 anni di terrorismo europeo di destra e di sinistra, dal basso e dall’alto

Uwe Wesel

17 giugno 2004

"Non capisco perché continuino a spararmi addosso", sono state queste, si dice, le prime parole dell’Imperatore tedesco Guglielmo dopo il terzo attentato ai suoi danni, nel 1878. A Berlino, mentre percorreva Unter den Linden, venne colpito dal fuoco di un giovane agronomo, con tanto di dottorato e presumibilmente in contatto con i socialisti, che si suicidò subito dopo. Un attentato analogo si era già verificato poco tempo prima. Anche in quel caso, Guglielmo I stava percorrendo Unter den Linden nella sua carrozza, solo che in quel frangente ne uscì illeso. Venne mancato da uno stagnino che per un breve periodo era stato membro del partito socialdemocratico. Il primo attentato, invece, risaliva a parecchio tempo prima: nel 1861, Guglielmo, all’epoca "solo" re di Prussia, venne ferito leggermente da uno studente in una strada di Baden Baden. Il quarto attentato del 1883, stavolta dinamitardo, avvenne durante l’inaugurazione del "monumento del bosco ceduo" nella cittadina renana di Rüdesheim, ma la pioggia spense la miccia. La conseguenza degli attentati del 1878 sarebbe stata la Sozialistengesetz, la legge contro le mire sovversive della socialdemocrazia. Vennero inasprite le norme che regolamentavano la libertà di associazione ed il diritto penale, i poteri della polizia vennero ampliati e la libertà di stampa venne ridimensionata. Nel 1883, inoltre, venne approvata una legge sugli esplosivi che prevedeva pene molto severe per il possesso illegale e la cessione.

Queste leggi non poterono impedire la fine della monarchia, come i Karlsbader Beschlüsse, i decreti di Karlsbad, non riuscirono a soffocare la diffusione dell’ideologia liberale nel 19° secolo. Queste leggi erano state emanate nel 1819, dopo che uno studente aveva pugnalato a morte August von Kotzebue, autore di successo di drammi mediocri ed informatore degli zar. In seguito a questi decreti, i principi tedeschi poterono procedere contro i "demagoghi". I professori sospetti vennero licenziati, le associazioni studentesche sciolte, gli studenti espulsi dalle università e messi in prigione, libri e riviste vennero messe all’indice e venne proibita addirittura la ginnastica, come Ludwig Jahn chiamava i suoi esercizi fisici, perché considerata pericolosa per la sicurezza del popolo.

Non è del tutto corretto, quindi, se la letteratura sul terrorismo che, da qualche tempo, tira molto, ne fa coincidere sistematicamente la genesi e la repressione con gli attentati avvenuti in Russia contro lo zar Alessandro II.

Analogamente al suo omologo tedesco, anche in questo caso gli attentati furono quattro, l’ultimo dei quali, però, pienamente riuscito. Gli organizzatori erano un gruppo rivoluzionario che contava molti affiliati e che si chiamava Narodnaja Wolja, Volontà del Popolo. Cominciarono nel 1878 con l’omicidio di due prefetti. Una studentessa uccise quello di San Pietroburgo, così antipatico ai più che l’attentatrice fu prosciolta dalla giuria di un tribunale, suscitando grande scalpore. Il prefetto di Kiev fu ucciso, invece, da un commando di giovani. Un anno più tardi il gruppo pronunciò una condanna a morte contro gli zar che fu eseguita nel 1880 con una carica di dinamite nella sala da pranzo della residenza invernale di San Pietroburgo che provocò, tuttavia, solo danni materiali.

Soltanto il quarto tentativo ebbe successo. La carrozza di Alessandro venne fatta saltare in aria a San Pietroburgo, nel 1881. I terroristi avevano raggiunto il loro scopo. Lo zar era morto, ma la rivoluzione tanto attesa, l’insurrezione popolare, non ebbe luogo.

Gli assassini vennero condannato a morte, quasi tutti i membri della Narodnaja Wolja furono arrestati e venne emanato un decreto per la tutela dello stato. Questo decreto limitava la libertà delle università e i processi a porte aperte ed eliminava l’indipendenza della magistratura per evitare assoluzioni come quella di San Pietroburgo. Seguirono molti processi e deportazioni in Siberia. Questa prima fase rivoluzionaria si concluse nel 1887 con un attentato fallito ai danni di Alessandro III. Uno degli attentatori si chiamava Alexander Uljanow. Fu condannato a morte. Suo fratello minore, Vladimir, in seguito più noto col nome di Lenin, giurò di vendicarlo. La vendetta avvenne 30 anni dopo, nel 1917. Dopo cominciò il terrore dall’alto.

Un po’ più tardi, il terrore giunse nella Germania della Repubblica di Weimar, stavolta dal basso, come forma di lotta della destra e della sinistra radicali contro la giovane democrazia. Il culmine fu raggiunto nel 1921 e nel 1922, con gli omicidi di Matthias Erzberger e Walter Rathenau per mano dell’organizzazione di estrema destra Consul. Nel 1918, Erzberger aveva firmato, come segretario di stato, il trattato di pace di Versailles. Considerato un’icona dell’onta tedesca, venne ucciso mentre era in villeggiatura nella Foresta Nera. Walter Rathenau, ministro degli esteri della repubblica di Weimar, rappresentante della cosiddetta “politica dell’adempimento incondizionato", nonché ebreo, fu ucciso nella sua automobile lungo il tragitto da casa sua al ministero degli esteri.

La reazione a questi attentati si concretizzò nelle leggi per la tutela della repubblica del 1922. Queste norme prevedevano nuove sanzioni contro azioni e dichiarazioni antirepubblicane, tra le quali la pena di morte per l’affiliazione ad organizzazioni che avevano l’obiettivo di uccidere membri del governo centrale e regionale ed attribuivano a quest’ultimo il potere di vietare i partiti dichiaratamente antirepubblicani. Anche questi provvedimenti si rivelarono poco efficaci. Ora i giudici avevano dei paragrafi purtroppo, però, continuavano ad essere privi di cultura democratica. Queste leggi non riuscirono ad impedire il crollo della repubblica 11 anni dopo, quando in Germania cominciò il terrore dall’alto.

Nel secondo dopoguerra, l’Europa occidentale era alle prese col conflitto Est-Ovest e si sarebbe stabilizzata alla fine degli anni Sessanta. Subito dopo sorse un nuovo terrorismo europeo. Nel 1968, nella Spagna ancora di Franco, l’Eta cominciò la sua lotta per l’indipendenza dei Paesi baschi. In Italia, nel 1969, fece la sua apparizione il terrorismo di destra, seguito, nel 1970, dal terrorismo di sinistra targato Brigate Rosse, rampolli della rivolta studentesca seguiti, nello stesso anno, dal loro pendant tedesco della Rote Armee Fraktion. Nel 1972, l’IRA cominciò la lotta per la riunificazione dell’Irlanda del Nord, governata da Londra, con la Repubblica d’Irlanda e nel 1979, come propaggine tardiva del maggio parigino, nasceva, in Francia, Action directe. Complessivamente, questo terrorismo ha provocato 3500 vittime, la maggior parte in Irlanda del Nord, Inghilterra e Spagna. In 26 anni l’IRA si è resa responsabile di 1800 morti. In 35 anni, l’Eta ha fatto 830 vittime. I terroristi italiani di destra più di 200. Il loro attentato più cruento fu la strage alla stazione di Bologna nel 1980. Le Brigate Rosse hanno ucciso 150 persone, tra le quali, nel 1978, Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana, rapito ed ucciso come Martin Schleyer, presidente della confindustria tedesca vittima, un anno prima, della Rote Armee Fraktion. In 27 anni, questo gruppo terroristico ha ucciso 43 persone. In Francia, Action directe, definita "un branco di balordi insignificanti" dall’Intelligence tedesca, ebbe un’esistenza di soli 8 anni, cominciò con gli attentati dinamitardi contro il patrimonio, poi, nel 1986, uccise Georges Besse, direttore generale della Renault. In seguito fece anche altre vittime, ma venne definitivamente debellata nel 1987, dopo l’arresto dei due capi dell’organizzazione, Jean-Marc Rouillan e Nathalie Ménigon. Le bombe del 1985 e 1986 nei grandi magazzini di Parigi, che provocarono morti e feriti, furono già attribuite a terroristi mediorientali.

Le reazioni a questo nuovo tipo di terrorismo europeo furono differenti. In Francia, i socialisti, con l’allora presidente della repubblica Mitterand ed i premier Mauroy e Fabius, si affidarono ai normali strumenti dell’ordinamento giudiziario. Dumas, l’allora ministro degli esteri francese, replicò con una frecciata alle accuse di lassismo provenienti da Bonn e Roma, facendo notare che , nonostante gli arsenali di leggi speciali e carceri di massima sicurezza, il terrorismo in Germania e Italia aveva assunto dimensioni ben più preoccupanti. La Francia adottò leggi speciali soltanto dopo l’assassinio del capo della Renault: prolungò il fermo di polizia senza autorizzazione del giudice a 4 giorni, secondo il modello inglese, costituì un tribunale speciale a Parigi e, come in Italia, introdusse sconti di pena per i cosiddetti "pentiti". Ma queste nuove leggi non ebbero alcun effetto sulla fine di Action directe che fu indotta, invece, da migliori tecniche investigative e dalla cattura di Rouillan e Ménigon.

La maggior parte delle leggi antiterrorismo in Inghilterra fu adottata contro l’IRA. Queste prevedevano la punibilità dell’associazione ad organizzazioni terroristiche (due anni prima che in Germania), i controlli sulle persone non basati su sospetto, l’obbligo di informazione delle banche sul riciclaggio da parte dell’IRA ed il fermo di polizia senza ordine del giudice fino a sette giorni. Nel 1988, tuttavia, quest’ultimo provvedimento venne condannato dalla Corte di giustizia europea perché rappresentava una violazione dei diritti umani, visto che i detenuti, in questo lasso di tempo, venivano anche sottoposti a torture, come già denunciato la stessa Corte nel 1978.

Il risultato di tutte queste leggi antiterrorismo fu uguale a zero. Il terrorismo dell’IRA cessò nel 1998 per motivi politici: il Good Friday Agreement, un compromesso sull’autonomia dell’Irlanda del Nord governata in condivisione dai vecchi nemici: i "nazionalisti" cattolici, fautori dell’unificazione con la repubblica d’Irlanda, ed i "lealisti" protestanti, fedeli a Londra. Si tratta di una pace fragile, ma da allora non ci sono più stati attentati.


David Blunkett, ministro degli interni dello scacchiere dal 2001, lungi dal fare tesoro di questa esperienza, ha fatto approvare dal parlamento inglese lo stato di emergenza nazionale già nel primo anno del suo mandato. Pertanto, la Convenzione europea sui diritti umani è stata sospesa con conseguente condanna da Strasburgo.

In Inghilterra, l’arresto a tempo indeterminato dei sospetti di terrorismo senza autorizzazione del giudice era già stata applicata una volta. Fu soppressa nel 1975 dopo che era trapelato il numero dei reclusi innocenti. Ciononostante, sempre nel 2001, Blunkett fece approvare una legge in base alla quale gli stranieri sospettati di terrorismo possono essere detenuti senza processo a tempo indeterminato, se nei loro Paesi d’origine rischiano la tortura o la pena di morte e, per questo motivo, non possono essere espulsi. Insomma, proprio la stessa legge di cui oggi si sta discutendo in Germania. Tuttavia, a Londra accadde il miracolo. Nel 2002, i giudici inglesi dichiararono "incostituzionale" questa legge, sebbene in Inghilterra non esistano né una costituzione scritta né, almeno sinora, una giurisprudenza costituzionale. La decisione dei giudici, tuttavia, fu annullata lo stesso anno dalla corte d’appello.

Come in Inghilterra, anche in Italia le leggi antiterrorismo hanno inciso sui diritti civili molto più in profondità che in altri Paesi occidentali. Anche in questo caso senza successo. L’arma più efficace, invece, è stato un provvedimento speciale più morbido, la legge sui "pentiti" del 1981. Non si tratta di una normativa che attenua o annulla la pena del collaboratore di giustizia come quella applicata, per un certo periodo, anche in Germania, che ricompensava la delazione ai danni di terzi, bensì di una legge che permette ai giudici di comminare una pena più mite se l’imputato descrive con la massima precisione il delitto commesso. Questa legge innescò, nel 1982, un’ondata di arresti senza precedenti e la conseguente fine degli anni di piombo dal 1970 al 1982. L’esperienza del terrorismo di destra si concluse due anni dopo, senza colpevoli, sebbene il numero di vittime sia stato molto più elevato. Polizia, magistratura e politica hanno coperto tutto fino ad oggi.

Nella classifica delle leggi antiterrorismo, la Germania, in termini di quantità ed intensità, occupa una posizione centrale. Anche le leggi speciali tedesche non hanno avuto esito. Le leggi speciali del 1974 per il processo di Stammheim, le pene più severe per i terroristi, la legge sul blocco dei contatti personali, il controllo giudiziario della corrispondenza, altrimenti libera, tra difensori ed imputati, il vetro divisorio nei parlatori delle prigioni furono tutti inutili. La Rote Armee Fraktion uccise per altri vent’anni, o quasi, e si arrese soltanto nel 1997 quando, dopo il crollo della cortina di ferro, dovette finalmente ammettere che non aveva alcun senso continuare ad uccidere per una rivoluzione immaginaria. Un certo effetto lo ebbe soltanto l’allestimento di un gigantesco computer centrale voluto dall’allora capo della polizia criminale nel 1970, Horst Herold. Questo sistema informatico permise molti arresti ed avrebbe anche condotto alla liberazione dell’ostaggio Martin Schleyer se il caos imperante all’unità di crisi di Bonn nel 1977 non avesse impedito ad una informazione fondamentale di giungere a destinazione.

La lotta contro l’Eta in Spagna non ha utilizzato leggi speciali, bensì delle norme standard del codice penale. Tuttavia, parte integrante di questa lotta fu anche, sin dall’epoca di Franco, il contro-terrore della polizia perpetrato, per un certo periodo, anche dopo la morte del dittatore. Dal 2000 in poi, le indagini sono state più proficue grazie ad una più intensa collaborazione con la Francia, precedentemente sempre avversata dai governi spagnoli. Ma anche la fine dell’Eta fu il risultato di una svolta politica. Poco dopo la morte di Franco, sotto il governo di Suárez, ai Paesi baschi fu concessa la più ampia autonomia d’Europa grazie alla quale crebbe gradualmente il dissenso della popolazione basca nei confronti del terrorismo che aveva precedentemente appoggiato. Una svolta dovuta anche all’ingresso della Spagna nella Comunità economica europea, che aumentò notevolmente il benessere nel Paese e del quale, ormai, gli spagnoli non volevano più fare a meno.

Gli ultimi attentati risalgono al 2003, quando furono uccisi due poliziotti. Dopodiché la stagione del terrorismo europeo, durata duecento anni, si è finalmente chiusa. Al suo posto è subentrato un terrorismo nuovo, che viene da lontano e, come l’imperatore Guglielmo, anche noi non capiremo perché continuano a tirarci le bombe.

Uwe Wesel è storico del diritto alla Freie Universität di Berlino.

Originale da DIE ZEIT (file .pdf)

Tradotto dal tedesco in italiano da Giampiero Budetta, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft.

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