giovedì, aprile 20, 2006

Il criminologo filosofo, di Dorothea Hauser

Il criminologo filosofo
Dorothea Hauser

23 Ottobre 2003

Horst Herold, soprannominato "commissario Computer" era considerato pericoloso. Tuttavia, oggi la maggior parte delle sue idee si è realizzata.

"Non capisco dove vuole arrivare, proprio non lo capisco!". Le parole dell’allora ministro degli interni tedesco Baum risuonavano ancora nelle orecchie di Horst Herold e, proprio per questo motivo, nel 1978, il capo del BKA (Bundeskriminalamt), una sorta di versione tedesca dell’FBI americana, si era preparato quanto meglio poteva per il suo secondo tentativo di convincere chi di dovere. Si era portato lucidi, pannelli di presentazione e addirittura il suo diaproiettore da Wiesbaden, perché non voleva dipendere dalle apparecchiature del ministero degli interni. Era riuscito a farsi concedere due ore per spiegare nuovamente il suo sistema di informazione e comunicazione destinato alla polizia.

Per Herold era tutto chiaro. Intendeva allestire un’autostrada digitale su cui trasferire, ad alta velocità, dati, testi, immagini e file sonori. Per la prima volta, il sistema avrebbe consentito ad ogni poliziotto accesso e comunicazione diretti. Herold lo chiamava "trasferimento degerarchizzato di conoscenze", una definizione poco fortunata, almeno quanto si rivelò contorto il nome del suo progetto: "rete speciale digitale ed integrata a banda larga della polizia per file sonori, immagini e dati", meglio noto con la sigla Dispol. Così Herold aveva battezzato la sua idea di quello che oggi si chiama Internet.

Alla fine degli anni 70, tuttavia, quando computer e microchip non erano ancora accessibili anche ai bambini anzi, nella maggior parte dei casi erano delle macchine gigantesche in centri di calcolo fuori mano, il progetto di Herold di un Intranet della polizia non venne compreso. Il "commissario Computer", come soprannominavano Herold, fu fatto bersaglio di aspre critiche. L’allora ministro degli interni Baum abbandonò la sala conferenze dopo soli 5 minuti e la richiesta di Herold di dedicare a Dispol addirittura un canale satellitare fu accolta da incredula ilarità. Anche se, nel 1978, il progetto venne approvato dalla conferenza del ministero degli interni, in realtà non fu mai implementato e fu addirittura cancellato in seguito al licenziamento di Herold da capo della polizia, nel 1981.

All’epoca si disse che non era tecnicamente fattibile anche se, in realtà, ad essere rimasta irrisolta era soltanto l’idea di Herold di una indicizzazione dei dati per le ricerche. La verità è che il nuovo capo della polizia evitò sempre qualsiasi cosa fosse collegata al suo predecessore. Herold era diventato una persona non grata.
Un socialromantico al vertice della polizia

Il suo licenziamento era stato preceduto da una brutale campagna di stampa. A causa dei suoi metodi di investigazione computerizzati era diventato lo spauracchio dello Stato Guardiano: "Big Brother Herold" (stern), "Dr. Mabuse" (Spiegel), "La Città del Sole del Dottor Herold" (Hans-Magnus Enzensberger). Herold era assurto al rango di zimbello della nazione che, dopo le paure dell’Autunno Tedesco, cercava una valvola di sfogo al disagio degli anni di piombo. Ed il ministro degli interni Baum colse senza esitazioni l’opportunità di profilarsi ai danni del suo subalterno. Come funzionario legato ad un vincolo di subordinazione al quale, pertanto, poteva essere proibito difendersi, Herold rappresentava un bersaglio perfetto.

Prima del rapimento Scheyer del 1977, la situazione era stata completamente diversa. Agli ordini di Herold, la polizia criminale tedesca, a partire dal 1971, era stata trasformata da un’armata Brancaleone al centro investigativo più avanzato del mondo. L’Inpol, il sistema informatico investigativo di Herold, ha funzionato senza intoppi per più di 30 anni. Il sistema di ricerca criminologico del Bundeskriminalamt è rinomato ancor oggi. Herold era considerato creativo, innovativo, un genio della tecnica. I media ed i suoi superiori del partito liberale, prima Genscher e poi Maihofer, lo ammiravano.

La predilezione di Herold per la tecnica e la sua smania di oggettività erano totalmente in sintonia con l’euforia riformista socialdemocratica, con la fede nella pianificabilità del mondo tipica di quel periodo. Le parole magiche dell’immaginario della politica tecnocratica erano Social engineering e governance globale. I finanziamenti per permettere ad Herold la ristrutturazione della polizia criminale vennero erogati generosamente, soprattutto quando la "sicurezza interna" divenne un’ossessione politica nella lotta al terrorismo della RAF.

E poiché con i suoi metodi riscuoteva più risultati di qualsiasi altro poliziotto, i suoi discorsi sul "moto inerziale senza guida" , la sua forma mentis tra utopismo e marxismo ortodosso venivano abbondantemente tollerati. Herold poteva addirittura affermare che il terrorismo ha cause di ordine sociale e che Baader e Meinhof "all’inizio avevano avuto un profondo senso morale".

La voglia di farla finita con il socialromantico al vertice della polizia criminale tedesca si manifestò quando il vento cambiò direzione e, in anticipo sull’anno orwelliano del 1984, cominciò a diffondersi l’avversione alla tecnologia. La centrale di calcolo del BKA apparve, quindi, come la stanza dei bottoni di una centrale atomica, dove un uomo potente, con degli enormi occhiali quadrati, intendeva sottomettere al suo controllo un’intera nazione. Herold divenne la pedina sacrificale di un governo che, nonostante questo clima avvelenato, decise di effettuare un censimento.

La maggiore tracotanza di Herold fu la sua idea del compito socio-sanitario della polizia. Questo concetto non ha, come molti ritennero, una matrice nazionalsocialista, bensì deriva da Cesare Beccaria, il giurista milanese del 18° secolo. Comunque ciò non lo rende meno sinistro. "Ho commesso degli errori nei miei enunciati", ammette oggi Herold. Tuttavia, le sue idee non sono cambiate e, infatti, continua a sostenere la necessità di utilizzare a fondo la quantità di dati inevitabilmente accumulata nel lavoro investigativo, il suo "privilegio conoscitivo", come strumento di diagnosi e correzione criminologico e sociale. A questo scopo, tuttavia, è necessaria una polizia in grado di influenzare il potere legislativo e giudiziario, una implicazione che resta inquietante ma, secondo Herold, soltanto perché la polizia è vista come "nume tutelare dei potenti"

In Germania fu uno dei primi a riconoscere le potenzialità del computer e dell’elaborazione elettronica dei dati. Le sue reti informatiche investigative, sempre orientate al livello di utenza più semplice, erano totali ma non totalitarie. In un’epoca d i fobia verso i grandi apparati tecnici, non si volle vedere questa differenza decisiva. Tuttavia, Herold ha sempre considerato la polizia come un laboratorio di sperimentazione e dopo il suo pensionamento anticipato, infatti, non si è quasi mai occupato di questioni poliziesche, bensì di statistica economica, registro dei tumori ed edilizia popolare. La giustizia sociale è rimasta l’obiettivo del suo socialismo computerizzato anche nell’era dell’informatica. E la cibernetica, che Herold interpreta come "il prolungamento del materialismo dialettico, la sua concretizzazione e matematizzazione", è la sua religione. "A volte ho maledetto il momento in cui sono entrato in polizia, tanto più che ho dovuto fare anche i conti con la RAF", commenta oggi Herold. A causa della sua ferita di guerra, non sarebbe stato idoneo alla polizia. Quando, però, saltando la normale trafila, ci entrò nel 1964 come ispettore capo e poi come questore di Norimberga, il risultato delle visite mediche venne ben presto dimenticato.

In realtà, Herold voleva diventare ingegnere ma, dopo la sua fuga come prigioniero di guerra dei sovietici, decise di studiare giurisprudenza diventando prima giudice e poi pubblico ministero a Norimberga. Nello stesso tempo impartiva corsi di introduzione al marxismo-leninismo agli Jusos, l’organizzazione giovanile della SPD, e si dedicava allo studio della tecnica di sistema e dell’informatica, che all’epoca erano ancora discipline pionieristiche. Che la magistratura non lo avrebbe reso felice fu chiaro già in occasione della sua prima causa importante: il processo contro il più potente gerarca di Norimberga ai tempi del nazionalsocialismo, responsabile della deportazione di migliai a di ebrei. Grazie a numerosi testimoni a discarico che era riuscito a procurarsi, fu assolto dalla giuria, nonostante le prove raccolte da Herold. L’avversione di Herold nei confronti dell’istituto della testimonianza e la sua smania di perfezionare la prova oggettiva mediante l’indagine criminologia affondano le loro radici proprio in questa esperienza.

Dopo ben 10 anni in magistratura, Herold non riusciva più a tollerare la sensazione di essere parte di un sistema che produceva tanta ingiustizia: quanto più impacciato e appariscente l’imputato, tanto più certa la condanna; quanto più abile o costoso l’avvocato, tanto maggiore la possibilità di farla franca. Per lui era insopportabile anche la disperazione delle donne processate per aborto illegale "mentre la ricca borghesia poteva farlo in Olanda". Parimenti lo infastidiva il fatto che lo Stato di diritto proteggesse la proprietà quasi incondizionatamente, ancor più dei bambini, dell’aria pulita e di affitti ragionevoli. Herold non ha cambiato idea nemmeno adesso: "la gente fa del suo meglio, ma è innegabile che il sistema del processo penale filtra le classi inferiori, è una giustizia classista". Poiché non voleva attivarsi soltanto a crimine compiuto, decise di entrare nella polizia per prevenire, per quanto possibile, i reati.

La tarda soddisfazione del garantista ante litteram

Come poliziotto, Herold fece rapidamente furore: prima con la geografia criminale che, grazie all’impostazione degli interventi di polizia secondo una mappatura delle scene del delitto aggiornata costantemente, ridusse drasticamente il tasso di criminalità a Norimberga. Poi fu la volta della carta d’identità anti-falsificazione e del data mining. Infine Herold inventò il confronto incrociato negativo dei dati che, capovolgendo il metodo di investigazione tradizionale, non prevedeva l’individuazione dei sospetti, bensì l’esclusione di tutti i non sospetti. Il computer funzionava come un’enorme gomma da cancellare che eliminava tutti i dati invisibili che, confrontati, non venivano ritenuti congrui al modello. Questo metodo è stato utilizzato soltanto una volta sotto l’egida di Herold: nel 1979, dopo aver passato al setaccio tutta Francoforte e sobborghi, rimasero soltanto due persone: un trafficante di droga latitante ed un membro della RAF.

Con la sua lotta al crimine preventiva, Herold si era guadagnato la fama di avversario della protezione dei dati personali. In realtà, già nel 1971, aveva invocato un base normativa a questo riguardo, ma la politica non si attivò. Il BKA, pertanto, attuava una propria protezione dei dati dando, ad esempio, un’impostazione decentrata al sistema Inpol e facendo sì che ogni accesso fosse già programmato per essere successivamente dimenticato. "La minaccia del Grande Fratello" avvertiva Herold all’inizio del 1980 in una conferenza su polizia e diritti uma ni alle Nazioni Unite, "non è più soltanto letteratura. È diventata realtà". Herold non ha mai preteso un essere umano trasparente quanto, piuttosto, un’amministrazione trasparente con diritto d’informazione per tutti. Ciononostante, quando avanzò una serie di proposte incisive sulla protezione dei dati in seguito al riconoscimento normativo del "diritto all’autodeterrminazione informativa" nella cosiddetta "sentenza sul censimento" nel 1983, molti reagirono con scetticismo.

Le circostanze della sua caduta hanno molto indignato Herold. Quest’uomo, la cui affabilità era stata spesso elogiata, ha passato anni a querelare nemici veri ed immaginari, una volta ha addirittura querelato il suo idolo Willy Brandt. Ciononostante, non ha mai perso una causa. In un altro Paese ad Herold avrebbero sicuramente offerto un nuovo incarico. La Germania lo ha dimenticato. Herold si è ritirato a vita privata in un prefabbricato sull’aerale di una caserma in Baviera, dove lo stato lo ha dislocato a causa della costante minaccia della RAF. Herold ha pagato un prezzo molto salato per questa casa che è, per ovvi motivi, invendibile. Tuttavia, l’amarezza che lo ha tormentato per anni ed anche la sensazione di essere "l’ultimo prigioniero della RAF" sono ormai svaniti da tempo.

L’unica cosa che Herold non riesce a dimenticare è il fiasco nelle indagini di Erftstadt durante il rapimento Schleyer. Il telex che, una volta inserito nei computer predisposti della BKA, avrebbe ineluttabilmente condotto al covo, venne smarrito in una centrale di polizia. All’inizio della fine di Herold c’è stato un errore umano. Ciononostante, qualche soddisfazione non manca. Internet ha segnato nelle tecnologie dell’informazione qual cambio di paradigma che lui aveva immaginato 30 anni prima. L’analisi del DNA rappresenta il trionfo della prova oggettiva. La polizia di New York applica con successo la geografia criminale e ormai c’è anche chi si rende addirittura conto che il principio del confronto negativo dei dati incrociati non viola i diritti della persona, bensì li tutela. Per un maniaco del progresso della conoscenza come Herold, li fatto di aver avuto ragione è più importante della vanità personale. E a tutt’oggi, quando ormai è riverito anche dagli ex-avversari, rifiuta quasi tutti gli inviti ad apparire in pubblico: "quando i miei coetanei compaiono in televisione, compatisco le loro gaffe senili e mi costringo, co n la massima severità, a non cedere mai più alla tentazione di apparire in pubblico", si schermisce l’ormai ottantenne Herold.

Non scriverà più né il libro sul terrorismo, né quello sulle informazioni come risorsa naturale ma, in compenso, può vantare una lista di quasi 200 articoli scritti da lui. La riflessione sull’informazione, la computerizzazione e la società gli è rimasta dentro, ma ormai non vuole, e non può più cambiare il mondo. Adesso può solo scuotere la testa: "non riesco a capire perché l’Interpol non diventi finalmente la polizia dell’ONU. Ma già più di 20 anni fa, per questa idea non ho trovato nessuna piattaforma".
Dobbiamo immaginarci Horst Herold come un uomo felice.

Dorothea Hauser ha pubblicato nel 1997 il saggio "Baader und Herold. Beschreibung eines Kampfes"

Originale da DIE ZEIT

Tradotto dal tedesco in italiano da Giampiero Budetta, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft.

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