domenica, aprile 02, 2006

La storia di Nadia

Nadia Hasan è una palestinese con passaporto cileno. Giorni fa ha lasciato la Giordania per andare a Nablus, dove alcuni amici la stavano aspettando.
Ha così subito un umiliante terzo grado, è stata perquisita, hanno passato al setaccio il suo bagaglio e poi è stata rimandata in Giordania. Non è una criminale, non rappresenta un pericolo per nessuno: è stata rimandata indietro perché palestinese, perché è persona non grata perfino come turista. Ha raccontato la sua esperienza in questa lettera (l'originale, qui):

"Ieri sono arrivata ad Aqaba, e questa mattina alle 8.00 mi trovavo già al confine. Ero nervosa, ma allo stesso tempo mi sentivo bene, perché facevo una cosa che avevo atteso a lungo.
Ho attraversato il confine giordano senza problemi, solo 15 minuti. Ho ripreso la mia borsa e ho cominciato a camminare in direzione del versante palestinese. Due uomini armati mi stavano aspettando, e mi hanno chiesto il passaporto. Si sono guardati e poi mi hanno domandato: 'Di dove sei?' Beh, uno di loro aveva in mano il mio passaporto, un passaporto cileno, perché me lo chiedevano! Poi sono entrata nella stanza dove fanno i controlli, e due altri uomini che erano là mi hanno fatto le solite domande, beh, solite per loro! Tutte le domande riguardavano il mio cognome, mi hanno chiesto perché mi chiamo Nadia Hasan, se sono musulmana... Ho risposto di no, che sono cristiana, 'Ma perché hai un nome musulmano, perché non lo cambi?' Dopo 20 minuti così mi hanno lasciata passare, e mi hanno perfino detto 'Benvenuta in Israele, buona permanenza'...
Sono andata al controllo passaporti, dove c'era un gruppo di turisti che ha ottenuto il visto in meno di 5 minuti.
Quando è arrivato il mio turno ho visto un volto familiare, la donna dell'ufficio controllo passaporti era la stessa dello scorso anno, quella che dopo avermi concesso un visto di un mese mi aveva detto 'se non ti va bene tornatene in Cile, qua non vogliamo altri palestinesi!'
È andato tutto normalmente, mi ha chiesto il passaporto e ha controllato il mio nome al computer... è stata al computer per più di due minuti, io sapevo che il mio nome c'era, ma non sapevo quali informazioni potessero avere... Ha chiamato un uomo, poi un'altra donna, e poi un altro uomo... usavano l'ebraico per parlare tra loro, ogni tanto mi guardavano e poi riprendevano a leggere. Non so per quanto tempo è andata avanti, ero tanto nervosa.
È arrivato un altro uomo e ha cominciato a parlarmi in arabo, gli ho detto che non capivo e lui ha continuato a parlare arabo... Poi mi ha detto 'Buona fortuna' e mi ha chiesto di andare nuovamente nella stanza dei controlli.
Non me l'ha chiesto, veramente, me l'ha ordinato, mi ha detto 'Muoviti!'.
Sono entrata nella stanza dei controlli e ci ho trovato tutto il corpo di sicurezza israeliano, più di 15 persone. Tutti sotto i 22 anni, tutti compresi nel proprio ruolo, consapevoli di avere il potere e di trovarsi di fronte a una terrorista. Ho visto l'eccitazione nei loro occhi, mentre aspettavano gli ordini del più anziano, quello che teneva in mano un fucile d'assalto M16.
Hanno aperto le mie borse, hanno disposto tutto su un tavolo e hanno cominciato a esaminarlo, oggetto per oggetto... Poi una ragazza mi ha detto che doveva perquisirmi, e io ho risposto sorridendo 'Va bene, non c'è problema'. Mentre mi perquisiva mi ha sussurrato 'Mi dispiace, ma è il mio lavoro, puoi toglierti tutti i vestiti?' Ho risposto di sì, ma che non volevo togliermi la maglietta (non volevo mostrare il mio tatuaggio), allora mi ha perquisita, apri le gambe, chiudi le gambe, siediti qui, apri di nuovo le gambe, ecc., come lo scorso anno.
Dopo è arrivata la donna dell'anno scorso e mi ha chiesto se ero già stata in Israele, e ho risposto di sì. Perché vuoi ritornarci? Ho degli amici, qui. Amici arabi? No, amici israeliani. Israeliani?! (la sua faccia aveva cambiato espressione). Sì, israeliani. Mi ha chiesto i loro nomi e io glieli ho detti.
Poi mi ha chiesto l'altro passaporto, passaporto che naturalmente non possiedo, mi ha chiesto di Gaza, di Nablus, di altri paesi arabi, nuovamente del mio nome...
Infine se n'è andata. Sono rimasta sola, ho guardato l'ora: le 10.30. Ho pensato che il mio futuro in Palestina dipendeva da quello che quella donna decideva, e avevo voglia di fumare ma naturalmente era proibito, dovevo solo star seduta lì e aspettare!
Il tempo passava, e io ero nervosa ma anche tranquilla. Aspettavo questo momento da quando mi avevano espulsa dalla Palestina lo scorso anno, sei lunghi mesi fa, ed ero di nuovo lì, pronta.
Ho ricontrollato l'ora, le 12.15, ho chiesto se potevo andare in bagno, mi hanno risposto di no: stai seduta e aspetta! Dopo dieci minuti la donna è tornata. Mi veniva da piangere, sapevo che nelle sue mani c'erano tutti i miei sogni. Mi ha restituito il passaporto, ho ripreso le mie borse (dopo averle nuovamente riempite) e mi sono messa in cammino.
Camminavo con le lacrime agli occhi, con tante emozioni, tanti ricordi della Palestina che affollavano la mia testa e il mio cuore. In quei cinque o dieci minuti ho ricordato tutte le persone che avevo incontrato a Nablus, e ho pensato quanto desideravo ritornare, e quanto c'ero stata vicina.
Un uomo mi ha fermato e mi ha detto una cosa che non volevo sentire, qualcosa che esisteva solo nei miei incubi, qualcosa che avevo già ascoltato: "Benvenuta in Giordania".
Ero di nuovo ad Aqaba, con la Palestina di fronte a me ma più lontana che mai.
Ho passato di nuovo i controlli al confine giordano, ho ripreso i miei bagagli e ho cominciato a camminare. Le borse mi sembravano più leggere di prima, avevo le lacrime agli occhi ma le mie gambe erano più forti. Io sono più forte, adesso, sono loro che mi fanno sentire così. Non capiscono che ogni volta che rimandano indietro un palestinese riconoscono che i palestinesi esistono. Devono usare i fucili per difendere qualcosa che non appartiene loro, hanno paura di guardarci negli occhi, di vedere che siamo qui, vicini, e saremo sempre vicini: sanno che la Palestina esiste!
Ho preso una camera che si affaccia sul mare, comprerò una bottiglia di vino e stanotte berrò, berrò per la Palestina, sono fiera di essere palestinese.
Voi tutti sarete con me, stanotte.

Nadia"

Il blog di Nadia sulla Palestina, in spagnolo, è Palestina Resiste!

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