venerdì, giugno 30, 2006

Ancora su Fallujah, la città sotto assedio

Fallujah: una città ancora sotto assedio

Di Dahr Jamail & Ali Fadhil, Inter Press Service, 27 giugno 2006

FALLUJAH, Iraq – A un anno e mezzo dall'assalto degli Stati Uniti a Fallujah gli abitanti raccontano ancora di incessanti sofferenze, mancanza di lavoro, scarsa ricostruzione e continue violenze.

Nel novembre del 2004 il Corpo dei Marines lanciò l'Operazione Phantom Fury contro la città di Fallujah, distruggendo circa il 70% degli edifici, delle case e dei negozi e uccidendo tra le 4000 e le 6000 persone, secondo lo Study Center for Human Rights and Democracy (SCHRD), il Centro Studi per i Diritti Umani e la Democrazia, organizzazione non governativa con sede a Fallujah.

L'Inter Press Service (IPS) ha osservato che la città resta sottoposta a misure di sicurezza draconiane: tutti coloro che vi entrano devono subire controlli biometrici, scansione della retina, raccolta delle impronte digitali e raggi X. Fallujah resta un'isola: non hanno il permesso di entrarci nemmeno gli abitanti delle città e dei villaggi circostanti come Karma, Habbaniya, Khalidiya, che rientrano nella giurisdizione amministrativa di Fallujah.

Tutti coloro che vogliono entrare in città devono disporre di tessere identificative. Per ottenere una tessera bisogna essere originari di Fallujah e appartenere a una determinata classe. Cioè, se uno è di Fallujah ed è un funzionario governativo, gli verrà rilasciata una tessera di classe G. I giornalisti ricevono tessere di classe X. Poi ci sono le B per gli uomini d'affari e le C per coloro che lavorano in appalto per conto dell'esercito americano in città. Infine ci sono le tessere di classe R, per coloro che non possono entrare attraverso il posto di controllo principale nella zona occidentale della città e sono costretti a passare attraverso posti di controllo "secondari" situati altrove.

Dopo essere entrati nella città attraverso il posto di controllo principale, la prima cosa che si vede sono le case distrutte del quartiere di al-Askari. Praticamente ogni edificio di questa zona è stato distrutto o gravemente danneggiato.

"Non ho potuto ricostruire la mia casa perché ora la ricostruzione è piuttosto costosa", ha detto all'IPS Walid, un ufficiale quarantottenne dell'ex esercito iracheno. Con gli occhi pieni di dispiacere ha raccontato di come costruì la propria casa, sei anni fa.

Dopo la distruzione "[l'esercito americano] ci ha dato il 70% del suo valore come risarcimento, e a causa della disoccupazione che c'è in città lo abbiamo speso soprattutto in cibo e farmaci. Ora aspettiamo tutti il restante 30%".

Una versione leggermente diversa di questa stessa storia potrebbe venire dalle centinaia di persone che hanno perso le loro case nelle campagne di bombardamenti di aprile e novembre del 2004.

Sull'altra sponda del fiume Eufrate si trova l'Ospedale Generale di Fallujah. Costruito nel 1964, l'ospedale non è stato in grado di funzionare durante i due assedi perché occupato dalle truppe americane.

I medici erano restii a parlare con l'IPS a meno che non fosse loro garantito l'anonimato. "È più una baracca che un ospedale, e non siamo fieri di lavorarci," ha detto un dottore. "C'è una grave mancanza di attrezzature e di farmaci, e il Ministero della Sanità non sta facendo molto per risolvere questo problema," ha aggiunto un altro medico che ha voluto anch'egli restare anonimo.

Quando l'IPS ha fatto menzione di un nuovo ospedale in costruzione in città uno dei dottori ha replicato ironicamente che metà degli abitanti di Fallujah saranno morti quando il progetto di quell'ospedale sarà completato. Ha detto che sarebbe essenziale un piano di emergenza per l'attuale ospedale, soprattutto perché la gente ha troppa paura di andare a farsi curare in un ospedale di Baghdad, in quanto teme di essere rapita e uccisa dalle squadre della morte.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che l'Ospedale Generale di Ramadi, spesso utilizzato dagli abitanti di Fallujah, non è più accessibile a causa dell'assedio a cui l'esercito statunitense ha sottoposto la città.

Durante le interviste con i dottori, i pazienti e i loro accompagnatori si sono avvicinati e hanno cominciato a lamentarsi della "mancanza di tutto" nell'ospedale. "Voi giornalisti venite sempre qua a parlare con noi, ma non ne otteniamo mai nessun risultato," ha detto una donna anziana in tono di sfida. "Se mi fate apparire alla televisione dirò a tutto il mondo come vanno male le cose in questa città."

I medici intervistati, tuttavia, hanno elogiato il ruolo di alcune organizzazioni non governative locali e internazionali che hanno occasionalmente offerto aiuto all'ospedale.

Gli abitanti di Fallujah lottano per sopravvivere alla disoccupazione alle stelle, alla carenza di provviste e alle continue violenze in città. In un mercato ortofrutticolo abbiamo scoperto un altro aspetto della situazione. Haji Majeed al-Jumaily, 64 anni, faceva il fabbro prima che le sue mani si indebolissero. Ha chiesto all'ortolano una dozzina di volte quanto costava un prodotto prima di dire: "Ho solo 2000 dinari [meno di un dollaro e mezzo] da spendere, e non so cosa comprarci. È tutto così costoso e devo nutrire una famiglia di nove persone."

Ha raccontato all'IPS che i suoi due figli sono stati uccisi da spari a casaccio dal nuovo esercito iracheno due anni fa. "Ora mi devo occupare delle loro mogli e dei sei figli, oltre che di mia moglie," ha detto. Il mercato era affollato, ma la povertà era evidente dal modo in cui le persone vagavano cercando di decidere quanto spendere a seconda dei soldi che avevano a disposizione.

"A Fallujah la disoccupazione è un grave problema che andrebbe affrontato," ha commentato Jassim al-Muhammadi, avvocato. "La situazione economica sta precipitando ogni giorno che passa e la gente non sa che fare. L'assedio incide molto su questo problema."

Ali Ahmed, studente di 17 anni, lo ha interrotto: "In questa città non abbiamo bisogno di comunicati stampa, signore. Quello di cui abbiamo bisogno è che venga risolto l'eterno problema di questa città… Gli americani e gli iracheni che detengono il potere ci hanno accusati di terrorismo, hanno ucciso migliaia di nostri concittadini e ora parlano solo di ricostruzione. Be', sono tutti ladri, si interessano solo del denaro che possono spillare agli iracheni. Ditegli semplicemente di lasciarci in pace, perché non vogliamo la loro ricostruzione fraudolenta."

Ahmed ha aggiunto che l'esercito statunitense ha continuato ad uccidere e ad arrestare la gente per svariati motivi, e spesso senza alcuna ragione.

A Fallujah le infrastrutture sono in cattive condizioni come ovunque in Iraq. L'acqua, l'elettricità, il gas per cucinare, il combustibile, i telefoni e i servizi mobili versano in condizioni precarie. Tutti gli abitanti intervistati si sono lamentati dell'indifferenza del governo nei loro confronti. La maggioranza pensa che sia dovuta a ragioni settarie, anche se alcuni ritengono che la situazione sia la stessa in tutto l'Iraq.

Non abbiamo potuto intervistare il sindaco di Fallujah – nella sua ultima apparizione televisiva aveva annunciato le proprie dimissioni. Nella dichiarazione trasmessa il 14 giugno ha detto severamente: "Gli americani non hanno mantenuto le promesse che mi hanno fatto e pertanto mi dimetto."

Un resoconto simile della situazione a Fallujah è stato fornito il 21 maggio
dall'United Nations Integrated Regional Information Network (IRIN), La Rete di informazione regionale integrata delle Nazioni Unite: "I progressi in materia umanitaria sono ancora lenti, secondo le autorità locali." Secondo il rapporto due terzi degli abitanti avevano fatto ritorno ma il 15%, circa 65.000, si trovavano senza casa, costretti a vivere alla periferia di Fallujah "in edifici governativi e in scuole abbandonate."

Nel rapporto dell'IRIN, che corrisponde a quanto ha osservato l'IPS, si legge che "Nonostante a Baghdad abbiano destinato 100 milioni di dollari per la ricostruzione della città e 180 milioni di dollari per i risarcimenti per le case, in termini di ricostruzione si vede ben poco nelle strade di Fallujah. Ci sono edifici distrutti in quasi tutte le vie. Le autorità locali dicono che circa il 60% delle case di Fallujah è andato completamente distrutto o gravemente danneggiato, e che meno del 20% è stato riparato... La corrente elettrica e i sistemi fognari e di depurazione dell'acqua non funzionano ancora adeguatamente e in molti quartieri manca l'acqua potabile."

Gli abitanti si sono lamentati con l'IPS del fatto che possono disporre di meno di quattro ore di elettricità al giorno, e c'è una grande frustrazione perché almeno il 30% dei fondi stanziati per la ricostruzione sono stati deviati a pagare ulteriori posti di controllo e pattuglie di sorveglianza.

E mentre gli abitanti continuano ad attendere i risarcimenti promessi, degli 81 progetti di ricostruzione previsti per la città ne sono stati completati meno di 30, e molti altri saranno probabilmente cancellati per mancanza di fondi, secondo un membro del consiglio di Fallujah che ha parlato all'IPS in condizioni di anonimato.

Secondo le attuali stime, la somma necessaria per ricostruire l'Iraq è tra i 70 e i 100 miliardi di dollari. Resta da spendere solo il 33% dei 21 miliardi originariamente stanziati dagli Stati Uniti per la ricostruzione. Secondo un rapporto dell'ispettore generale degli Stati Uniti per la ricostruzione in Iraq, i responsabili non sono stati in grado di dire quanti progetti previsti sarebbero riusciti a completare, né c'era una chiara fonte per le centinaia di milioni di dollari l'anno necessarie alla manutenzione dei progetti completati.

In particolare, per quanto riguarda Fallujah, la sicurezza si è mangiata qualcosa come il 25% dei fondi per la ricostruzione, ma anche di più se n'è andato per colpa della corruzione e del sovrapprezzo imposto dalle imprese appaltatrici.

Lo scorso anno è stato costituito un gruppo d'inchiesta del Congresso degli Stati Uniti con il compito di monitorare la ricostruzione in Iraq. Il 1° maggio ha diffuso un rapporto che contiene una severa denuncia del fallimento degli appaltatori nel realizzare progetti del valore di centinaia di milioni di dollari. Il rapporto rilevava anche che "mancano" quasi 9 miliardi di dollari di proventi del petrolio iracheno che erano stati erogati ai ministeri.

Originale:
http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/HF27Ak03.html

Tradotto dall'inglese in italiano da Mirumir e revisionato da Mary Rizzo, membri di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica (www.tlaxcala.es ). Questa traduzione è in copyleft.

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