venerdì, luglio 21, 2006

Lettera dal Libano

Hanno rapito il Libano!

16 luglio 2006

Cari familiari e amici,

Ha! Mi sa che sto diventando una giornalista! Innanzitutto siamo ancora al sicuro, ma praticamente nessuno di noi riesce a chiudere occhio. I bombardamenti sono stati continui, giorno e notte senza tregua. Siamo sulle montagne e veniamo continuamente svegliati dal suono delle esplosioni. E non è che dopo aver sentito cadere una bomba ci si riaddormenti. Si può solo immaginare come sia a Beirut. La situazione è estremamente grave.

Vorrei ripetere ancora una volta che abbiamo bisogno del vostro aiuto nel diffondere queste informazioni e farle arrivare alla stampa. Le notizie che ricevete sono distorte. Questa d’Israele è una guerra ben orchestrata. Non si tratta di una reazione al rapimento di due soldati per mano degli Hezbollah. Ogni giorno diventa sempre più chiaro che Israele sta mettendo in atto un piano premeditato.

Israele ha letteralmente rapito l'intera nazione. Stanno distruggendo una per una tutte le strade che conducono fuori dal paese. Proprio stasera, attorno alle 20:00, abbiamo sentito volare sopra le nostre teste degli aerei israeliani, e pochi minuti dopo abbiamo sentito alla radio che avevano distrutto una strada di montagna che conduce alla valle della Bekaa. Questa strada sta più su rispetto a dove viviamo, in un villaggio prevalentemente cristiano.

Nel notiziario precedente avevamo appreso che dei 93 libanesi uccisi solo tre erano soldati. Alle 20:30 c'erano più di 120 morti e 500 feriti.

Ieri hanno bombardato un piccolo porto ad Amchit, un villaggio cristiano a nord di Beirut, a circa un'ora di viaggio dalla città. Perché? Gli israeliani avevano sentito dire che stava arrivando una nave francese che portava scorte di medicinali. Danneggiando il porto hanno impedito che queste scorte cruciali raggiungessero la loro destinazione.

Ieri mia nipote è stata ad un matrimonio. Poveri sposi, potevano forse rimandare le nozze dopo mesi di preparativi? La cerimonia si è svolta non troppo lontano da Jounieh, un importante porto a circa 25 minuti a nord di Beirut e inoltre una piccola città cristiana (decisamente non una roccaforte degli Hezbollah). Si trovavano tutti sulla terrazza quando Israele ha ripetutamente attaccato il porto di Jounieh. Mia nipote ha detto che tutti sono corsi in chiesa e hanno cominciato a pregare. La sposa piangeva. Lo sposo piangeva. Mia nipote è scappata lungo la strada principale mentre non lontano sentiva fischiare le bombe. Che bei ricordi per gli sposini.

Questo pomeriggio gli israeliani hanno decimato un piccolo villaggio cristiano, Ain Ebel, nel sud del Libano. Il sindaco stava chiedendo alle Nazioni Unite di far cessare i bombardamenti per permettere alla città di evacuare donne e bambini e di procurarsi cibo e medicinali. Anche Ain Ebel è lungi dall'essere una base degli Hezbollah.

Nel quartiere meridionale di Beirut gli israeliani hanno tagliato tutte le telecomunicazioni, sia terrestri che mobili.

Hanno appena colpito un'altra volta l'aeroporto, mentre stavo scrivendo questa lettera. Dev'essere la sesta o settima volta, ho perso il conto!

Più di un milione di libanesi, cioè quasi un terzo dell'intera popolazione, ha lasciato le proprie case! Gli alberghi e le abitazioni sulle montagne sono stipate all'inverosimile, e cercano di offrire ospitalità a queste persone che si ritrovano ad essere profughi nel loro stesso paese.

Siete ancora convinti che Israele stia attaccando solo obiettivi dell'Hezbollah? Siete ancora convinti che Israele abbia diritto a difendersi e, se anche così fosse, abbia il diritto di farlo in questo modo?

Neanche durante i 15 anni di guerra erano rimasti contemporaneamente bloccati tutte le strade, tutti i porti e gli aeroporti. Quando mi trovavo in Arabia Saudita potevamo prendere un aereo per Cipro e poi una nave per Jounieh per andare a trovare la famiglia di mio marito. Adesso non c'è nessuna via d'uscita. Israele ha rapito e intrappolato tutto il paese. Ci sono più di 17.000 cittadini francesi, più di 10.000 inglesi, più di 25.000 americani e molti altri stranieri intrappolati qui perché Israele ha fatto saltare in aria tutte le strade principali, i ponti, gli aeroporti e i porti. Queste sono azioni barbare. L'ambasciatore britannico ha fatto una dichiarazione alla televisione dicendo ai suoi connazionali che le strade non sono abbastanza sicure da permettere l'evacuazione, e quindi di restare a casa. Che rassicurante! Si sente parlare di evacuazioni, ma ci chiediamo tutti come si possa uscire dal Libano quando le strade, i ponti e i porti sono stati danneggiati così gravemente.

E per chiudere, una breve storia. Una notizia che, ne sono certa, non ha avuto risalto sulla stampa americana: il 21 giugno 2006, circa tre settimane fa, il Daily Star, il quotidiano locale in inglese, ha pubblicato un articolo che spiegava come il Libano si aspettasse il totale appoggio del Consiglio di Sicurezza dell'Onu a proposito di una protesta presentata dal governo libanese. I libanesi si sono attenuti al protocollo internazionale. Che cosa avevano scoperto? Il Mossad, il servizio segreto israeliano (come la CIA per gli americani), ha una rete in Libano e ha assassinato almeno tre cittadini libanesi che secondo gli israeliani erano dei "terroristi".

Vi chiedo:
Cos'è peggio? Gli Hezbollah che rapiscono due soldati israeliani o gli agenti israeliani che entrano nel territorio del Libano per assassinare i suoi cittadini? È come se una cellula dei servizi segreti nordcoreani si mettesse ad uccidere cittadini americani sul suolo degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti se ne starebbero con le mani in mano? È una vergogna. E invece Israele distrugge il Libano impunemente e nessuno presta attenzione a queste violazioni. E che diritto di difendersi ha, il Libano? Se facesse quello che Israele sta facendo ora, sarebbe etichettato come "terrorista".

Vi prego ancora una volta di diffondere queste notizie. Israele sta distruggendo il Libano mentre gli Stati Uniti nascondono la testa sotto la sabbia! Queste atrocità devono finire!

Sono le 22.10. Cadono le bombe. Abbiamo davanti un'altra notte insonne.

Rosie AKL

Originale ed altre lettere su: http://www.imemc.org/index.php?option=com_content&task=view&id=20148&Itemid=153

Tradotto dall'inglese in italiano da Mirumir e revisionato da Mary Rizzo, membri di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica (www.tlaxcala.es). Questa traduzione è in Copyleft: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.

5 commenti:

la Parda Flora ha detto...

Miru, te la rapisco e la pubblico da me, non sarà un granchè più letta, ma anche una persona sola ha valore , credo, con tutti i blogger che espongono il bannerino sono orgoglioso d'essere pro israele...
grazie

mirumir ha detto...

:-)

grazie a te.

ta-bosco ha detto...

Gentile Mirumir ieri per caso mim è capitato in mano il n. 647 (23-29 giugno 2006) della rivista "Internazionale". Vi leggo sempre la rubrica "Da Baghdad" curata da Zuhair al Jezairy
Ecco Beirut meno di un mese fa:
"L'esempio libanese.
Dieci giovani giornalisti iracheni hanno avuto l'opportunità di andare a Beirut per un corso d'aggiornamento di dieci giorni. Per sette di loro era la prima visita all'estero. Tutti hanno potuto vedere un paese in cui non erano mai stati e imparare dal suo passato. Molti di loro pensavano che la situazione in Iraq fosse senza via d'uscita, ma a Beirut hanno capito che un paese insanguinato da quindici anni di guerra civile può mettere fine al conflitto e assaporare i frutti della pace. Gli ampi viali, i nuovi edifici, l'elegante centro, le automobili, i negozi e i locali dimostravano che tutto è possibile.
La stampa libanese è variegata e vivace. Le emittenti tv interpretano la realtà attraverso lenti diverse. Nessuno mette in discussione il pluralismo dell'informazione. L'esempio libanese dovrebbe ricordarci che sperare nell'ascesa di un nuovo 'uomo forte' a Baghdad è un grave arrore. La visita a Beirut aveva uno scopo preciso: ascoltare storie di guerra e di pace per riaccendere la speranza nel nostro paese.
Nei viali del centro abbiamo visto donne con il velo che camminavano tenendo la mano del loro partner. Una giovane giornalista mi ha chiesto con un sospiro: 'Pensi che mi figlia potrà avere una vita così'"

So bene che non servono commenti ma nel leggere queste parole, come la lettera che hai pubblicato, si prova una senso di... di stordimento.
Saluti
Ta

mirumir ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
mirumir ha detto...

Questo lo riprendo e lo metto su mirumir, grazie.