domenica, luglio 09, 2006

Lettera dalla Palestina

Quella che segue è una lettera dalla Palestina che vi preghiamo di diffondere. L'autrice, che si firma Bell Way, è originaria dell’Africa.

Da qualche parte in Palestina, 1° luglio - Giunse il mattino, e scoprimmo che durante la notte 90 degli uomini migliori della nostra nazione erano stati catturati da Israele prelevandoli dalle loro case. Il nostro sindaco, che era stato scarcerato dopo quattro anni di reclusione solo un mese fa; una persona per la quale ho il più profondo rispetto e ammirazione, condivisi dalla sua gente, dai suoi alleati politici come dai suoi avversari. E anche il nostro vicesindaco. L'ultima volta che gli ho parlato, all’inizio della settimana, lottava contro un dolore cronico alla schiena. Mi chiedo dove si trovino ora. Se oggi hanno ricevuto del cibo o sono stati torturati. Se questa notte dormiranno in un letto o non dormiranno affatto. Se domani saranno a casa. Se non rivedremo mai più vivi alcuni di loro.

È la prima volta dopo tanto tempo che i palestinesi catturano un soldato israeliano; le famiglie dei prigionieri hanno pregato la resistenza di non liberarlo finché non ci sarà uno scambio di prigionieri, indipendentemente dalle conseguenze che questo gesto avrà per la comunità - conoscendo bene la sofferenza che comporta.

Oggi ciascuno si è dedicato alle proprie attività, per le strade ci sono stati cortei nuziali, e le famiglie sono uscite a mangiare gelati e angurie nel caldo appiccicoso. Alcuni erano sconvolti dal muto dolore di aver visto sparire improvvisamente i propri cari, un dolore senza sorpresa; si aspettavano che il prezzo che è stato pagato e ripagato più volte per mantenere integro il proprio spirito dovesse essere pagato ancora.

Io stessa non ho potuto impedirmi di scoppiare a piangere, di tanto in tanto, anche se per me si tratta solo di un assaggio di quel stupore, avendo visto due brave persone che conosco un po’, due persone forti di quel potere che la comunità ha loro attribuito, trasformate all’improvviso in esseri impotenti, in pezzi di carne alla mercé dei funzionari dei servizi segreti israeliani. So che se li avessi conosciuti meglio, e se avessi conosciuto anche gli altri, il senso di rabbia, di pena e di incredulità si sarebbe moltiplicato. So che per le persone che mi circondano queste lacrime sono state versate anni ed anni fa. La rabbia, l'incredulità e la perdita hanno avuto luogo un numero incalcolabile di volte, ma non per questo sono meno forti; per il mondo è un caso in più che si aggiunge ad un grande numero, per ogni madre, sorella e moglie è un’angoscia inconsolabile, la perdita di qualcosa di insostituibile, un furto inimmaginabile, la violazione di una famiglia, di un matrimonio che potrebbero non riprendersi più dai traumi e dagli abusi sofferti e saranno sofferti nei giorni a venire.

Israele ha più di 10.000 ostaggi palestinesi, tra cui centinaia di bambini, e massacra quotidianamente palestinesi di tutte le età.

Quando i palestinesi prendono due ostaggi israeliani e uccidono due soldati, Israele bombarda Gaza. Bombarda le centrali elettriche e la rete idrica; niente corrente elettrica, niente acqua, e i ponti fatti saltare in aria isolano le città. La Striscia di Gaza è l'area più densamente popolata della terra perché Israele la usa come una discarica di rifiuti umani appositamente progettata perché i rifugiati vi vengano gettati ed ermeticamente sigillati dal resto del mondo.

Brillante, ma fallimentare. Se trattate gli esseri umani come spazzatura e loro sanno di essere uomini e non rifiuti, non si presteranno a scomparire in silenzio. La notte non dormirete mai tranquilli. Non avrete mai il diritto di dormire tranquilli. Possiate non dormire mai sonni tranquilli.

Una ragazza del mio quartiere ha domandato: ci credete che Israele ha sequestrato la maggior parte del nostro governo, la scorsa notte? Immaginate che al risveglio vi dicano che le forze armate palestinesi hanno rapito 90 uomini del governo israeliano. Difficile immaginare che Israele possa lasciare una sola casa in piedi, una persona incolume.

Immaginate se i palestinesi avessero la capacità militare di punire Israele nella stessa misura per ogni due ostaggi presi e due uccisi. Immaginate se gli americani e gli europei valutassero il sangue dei palestinesi e degli iracheni come valutano il proprio. Immaginate se le nazioni del mondo usassero le armi per proteggere le vite degli innocenti e per assicurare alla giustizia stati che rubano, violentano e uccidono.

Un paio di giorni fa parlavo con un mio conoscente che è stato preso in ostaggio l'altra notte. Ha spiegato parte dell’interpretazione di Hamas del Corano come segue: i musulmani devono avere a che fare con tre tipi di persone:

1) Coloro che ti trattano con rispetto. In questo caso, è un crimine contro Dio non trattare costoro se non con rispetto, gentilezza e ospitalità. In altre parole, se un ebreo volesse emigrare in Palestina nel pieno rispetto della gente che vi vive, e desiderasse entrare a far parte della società palestinese, dovrebbe essere il benvenuto.

2) Poi ci sono coloro che non ti rispettano e ti avversano. Non hai nessun obbligo di ospitalità nei loro confronti.

3) Poi ci sono coloro che non hanno alcun rispetto per la tua umanità, la tua proprietà e la tua religione, si appropriano della tua terra e della tua vita, distruggono i tuoi possedimenti e uccidono la tua gente. In questo caso hai l'obbligo di combattere contro di loro per proteggere la tua terra e la tua gente. Se uccidono la tua gente, tu puoi uccidere la loro.

Oggi sono andata a trovare un altro amico che pensa di poter essere catturato stanotte, tanti sono stati gli amici che sono stati presi la notte scorsa. Ha detto che agli israeliani non importa troppo delle vite degli ostaggi, e che nel passato in alcuni casi hanno ucciso loro stessi gli ostaggi bombardando indiscriminatamente i villaggi. Ma Israele aspetta fin dai risultati delle elezioni la prima operazione militare di Hamas, e quindi sapeva che questo attacco massiccio contro la comunità sarebbe arrivato prima o poi. Benché alle operazioni militari palestinesi degli ultimi giorni abbiano preso parte diversi gruppi, tutti gli obiettivi d'Israele sono capi di Hamas. Israele vuole vedere Hamas distrutta, Europa ed America vogliono vedere Hamas distrutta ed Abu Mazen sembra fare del suo meglio per unirsi a loro. Molti di coloro che sono stati arrestati erano tra i membri di Hamas che Israele aveva esiliato nella terra di nessuno tra Israele e il Libano, un decennio fa. Mi ha raccontato le storie di alcuni dei suoi amici che risalgono a quei tempi terribili, quando trascorrevano inverni nevosi sotto una tenda. Mi ha parlato del calore umano che si respirava in quelle tende durante i mesi di gelo. Mi ha raccontato di come in preda alla fame fossero andati in un frutteto di albicocchi e, non trovando il proprietario, avessero preso un po’ di frutti e avessero legato ad un albero un fazzoletto con dentro del denaro. Quando il proprietario lo trovò andò a cercarli e disse loro, con le lacrime che gli rigavano il viso, che razza di uomini siete, che patite la fame e siete rifiutati dal mondo, che avete tali principi che non prendete neanche la frutta che trovate sugli alberi. Ecco la mia frutta, vi do i miei frutteti!

Ho percepito la miseria dell'Occidente, dove i mezzi d'informazione non sanno dire nulla di questa gente se non rigurgitando all’infinito banali calunnie… delle persone catturate so solo pochi nomi, e poco delle loro storie. Per chiunque, qui, ciascuno di questi nomi rappresenta una ricca storia, decenni di lotte, di sofferenze, di eroismo, anni di prigionia, di dolore, di coraggio, di nuovi tentativi, di speranze tradite, di delusione e di resistenza alla ricerca di una nuova speranza.

Questa conversazione si è svolta a pranzo, nella casa della figlia del mio amico. Lei ed il marito erano attivisti di Hamas; lui fu catturato da Israele e morì in carcere, lasciando la moglie sola con i tre figli piccoli. Non dimenticare che è l'America che dà ad Israele tutto ciò che gli serve per farci questo, ha detto la donna. Quando ce ne siamo andati, lei e i tre bambini hanno baciato più volte il mio amico, non sapendo se domani si sveglieranno e sapranno che il loro padre e nonno è diventato un prigioniero.

Ho trascorso questa settimana con una studentessa francese, orfana della guerra in Bangladesh, che sta facendo delle ricerche sulla dignità come viene vista dalle donne. La dignità è una parola che si pronuncia spesso nella legislazione internazionale, ma senza una precisa definizione; si dice che le persone hanno "diritto alla propria dignità" e tuttavia, visto che nessuno sa di che si tratta, le violazioni di questo diritto finiscono per non essere perseguite. Questa settimana l'ho aiutata ad intervistare dozzine di donne: donne di Fatah, di Hamas, del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, donne povere e benestanti, istruite ed analfabete, giovani e vecchie. Ci mettevamo sedute accanto a delle sconosciute e non appena si parlava di dignità, al karame, la stanza si animava di opinioni appassionate, storie terribili e affermazioni incredibilmente coraggiose ed ispiratrici. Ecco alcune delle cose che ho sentito dire della dignità.

Non c'è dignità, in Palestina; dobbiamo affrontare l'umiliazione ai posti di controllo, ci limitano nelle visite alle famiglie e nel frequentare le scuole, la notte abbiamo i soldati in casa, e poi c'è la prigione.. La guerra d'Israele è prima di tutto contro la nostra dignità, che Israele attacca su tutti i fronti e con tutti i mezzi, perché se riesce a distruggere la nostra dignità non saremo più in grado di resistere. C'è una dignità straordinaria, in Palestina; forse più che altrove nel mondo, perché l'occupazione con tutti i suoi meccanismi di umiliazione ci rende consapevoli della nostra dignità. Più cercano di distruggere la nostra dignità, più essa si rafforza; stanno ottenendo il contrario di quello che volevano. Ci sono due tipi di dignità: una ti viene dagli altri, quando vieni trattato con dignità, e l’altra viene da dentro, da quello che sai di essere di fronte a Dio, e questa nessuno ha il potere di togliertela, a meno che tu non lo permetta. Anche se noi donne veniamo catturate da Israele, denudate e stuprate in carcere, se resistiamo agli attacchi contro la nostra dignità non la perderemo. Ad un posto di controllo chiesero ad una donna di togliersi la sciarpa. Rifiutò, ed il soldato le mostrò un'asta di metallo dicendole che le avrebbe infilzato gli occhi. O gli occhi, o la dignità. Rifiutò. Il soldato le infilzò gli occhi. La donna è sopravvissuta, ma è cieca. Non ha perso la dignità. Un'amica del Profeta Maometto fu immobilizzata a terra da un uomo che le fece scegliere tra la dignità o la vita. L’unica cosa che era in grado di fare era sputargli in faccia, e lo fece. La uccise, ma non distrusse la sua dignità.

Gli arabi trovano una grande fonte di dignità nella ricca e profonda storia della nostra cultura. Ma ora tutte le terre arabe sono in cattività, e solo in Iraq e in Palestina noi siamo liberi dentro, perché non accettiamo l’asservimento che ci viene imposto; la nostra resistenza ci dà una grande dignità.

La dignità ci viene dalla nostra terra. È la nostra vita. Finché siamo nella nostra terra, nonostante le sofferenze, abbiamo la nostra dignità. Se riusciranno ad espellerci in Giordania la nostra dignità sarà perduta per sempre. Io ho gli ulivi della mia famiglia. Ogni anno mi fornivano dell'olio prezioso che potevo dare generosamente ai miei amici ed ai miei vicini. Ora Israele ha ucciso metà dei miei alberi e ha imprigionato gli altri. Questi alberi sono come miei figli. Ogni giorno è per me una pena terribile, e una terribile vergogna, sapere che non sono in grado di aiutarli. Adesso quando abbiamo bisogno di olio d'oliva andiamo a comprarlo in negozio. Ma prima potevo donare generosamente olio d'oliva ai miei amici e ai miei parenti.

La nostra dignità ci viene dall’Islam, come donne e come esseri umani. Nella nostra cultura prima dell'Islam le donne erano semplicemente viste come una proprietà, e le bambine potevano essere sepolte vive. In molte parti del mondo vediamo donne che non hanno dignità. L'Islam ci ha dato i pieni diritti come donne in ogni senso, e piena parità con tutti gli esseri umani - indipendentemente dall'essere maschio o femmina, o dall'essere musulmano o di qualsiasi altra fede, ciascuno di noi ha lo stesso valore.

Cosa vi aspettate e sperate per il futuro?

Le cose andranno molto peggio. È scritto che soffriremo così fino alla fine.

La nostra speranza deriva dal sapere che Gesù ritornerà e spazzerà via tutte le ingiustizie dalla terra, e alla fine l'umanità sarà libera di vivere nella pace e nell’uguaglianza.

Quale dovrebbe essere secondo voi la soluzione politica per la Palestina?

Se solo potessero tornare tutti da dove sono venuti noi potremmo nuovamente vivere in pace nelle nostre case e nella nostra terra.

Non potremo mai vivere con loro; se qualcuno ha ucciso i tuoi figli puoi forse accettarlo come vicino?

Viviamo già con loro, e naturalmente potremo farlo in futuro.

Non possiamo conviverci, noi dobbiamo avere uno Stato e loro devono avere uno Stato. Per quanto riguarda tutti i profughi che hanno case e terre in Israele, non saprei…

Possiamo convivere in un unico Stato, i profughi devono riavere le loro case e la loro terra.

Se avremo uno Stato islamico in tutta la Palestina, questo sarà l'unico modo per convivere, noi e loro, perché l'Islam è l’unico sistema che protegga l’uguaglianza tra persone di diverse religioni.

Pensate che in questo momento la strategia migliore sia costituita dai negoziati o dalla lotta armata?

Naturalmente se potessimo riavere i nostri diritti senza ricorrere alla violenza questo sarebbe il metodo migliore. Se i negoziati avessero funzionato in passato potremmo usare quelli invece della lotta armata, però non hanno mai prodotto niente. Dobbiamo continuare a combattere per proteggere la nostra terra e la nostra comunità. Come potrebbe essere giusto non fare niente quando ogni giorno attaccano le nostre vite e la nostra terra?

Come donne partecipereste alla lotta armata?

Ammiro le donne che lo fanno, ma da parte mia non credo di esserne capace. Il mio contributo consiste nello studiare e nell'essere una brava madre per i miei figli.

No, non credo che le donne dovrebbero usare le armi.

Sì! Sarebbe un grande onore combattere per il mio paese!

Sì! Come vorrei che ci fosse l'opportunità di ricevere l’addestramento militare come fanno le donne israeliane. Non sono ancora sposata, ma spero che un giorno avrò un figlio che darà la vita perché il nostro paese possa essere libero. Gli americani, gli europei e gli israeliani danno più valore al sangue dei loro cani e dei loro gatti che a quello dei palestinesi. Nessuno di noi potrà mai dimenticare la piccola Huda che urlava sulla spiaggia di Gaza, gettandosi più volte sulla sabbia accanto al cadavere di suo padre. Nessuno al mondo ci ha espresso indignazione o almeno compassione per le atrocità commesse contro di noi. A loro importa dei mondiali di calcio, e l’angoscia di Huda è un'interruzione, una distrazione, dai risultati delle partite. Il nostro sangue vale così poco per il mondo, ed il sangue israeliano vale così tanto. Non vedono affatto la nostra umanità.

Come riuscite a trovare il senso della vostra umanità mentre il mondo vi fa capire che la vostra vita, la vostra morte e il vostro sangue non hanno valore?

Quando si tratta di questo noi sappiamo che Dio ci vede, anche se soffriamo in una camera di tortura israeliana e nessuno della nostra famiglia sa dove siamo e se siamo vivi o morti. Noi sappiamo che Dio ci vede e conosce il nostro valore, la nostra umanità. Apparteniamo a lui, e in questo sono il nostro valore e la nostra speranza; i nostri destini sono nelle sue mani e le nostre esistenze sono per lui molto preziose, anche se non valgono niente agli occhi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle della razza umana, e alla fine è questo quello che conta. Sappiamo chi siamo. La nostra vita, la nostra morte, le speranze, la delusione non sono insignificanti.

Ieri ho incontrato un nuovo incaricato del governo tedesco a Gerusalemme, un giovane dall’accento americano. Era felice che Hamas e Fatah fossero state d'accordo sul Documento dei Prigionieri. Grande, abbiamo convinto Hamas a riconoscere Israele, ha detto. Adesso dobbiamo solo convincerli a rinunciare alla lotta armata ed all'idea di uno Stato islamico. Il problema è che quando portiamo la democrazia nel medio oriente dobbiamo sempre fare in modo da assicurarci che ci sia uno stato Secolare, mentre tanta gente vuole uno Stato islamico. (invece lo Stato ebraico, a quanto pare, va benissimo). Quello che i palestinesi non capiscono, ha detto, è che la lotta armata non li porterà da nessuna parte. Non hanno imparato niente dopo tutti questi anni? Danneggia molto la loro immagine nella comunità internazionale. Beh, ho detto sarcasticamente, visto che tu questo lo capisci molto bene e nessun palestinese è stato in grado di comprenderlo, forse dovresti spiegarglielo. Ma lo faccio, con ogni palestinese che incontro, ha detto con grande sincerità.

E qual è la strabiliante offerta che farà l’Europa, se i palestinesi promettono di tenere ferme le mani e aprire la bocca? Cosa, in cambio della vostra dignità? Un vita lunga, razioni di cibo assicurate? Forse l'opportunità di pulire bagni in Israele, ed il sogno che i vostri nipoti possano fare lo stesso?

Non sono stata qui a lungo, ma abbastanza per essere certa di una cosa: sono gli europei, gli israeliani e gli americani che non riescono a comprendere la verità fondamentale, dopo tutti questi decenni passati a mettere a punto la catastrofe che hanno architettato in Palestina. Questi uomini, queste donne e questi bambini che sanno tenere la testa alta sanno benissimo chi sono. Sono preparati a sacrificare la vita, ma non la dignità. Mentre il mondo discute degli aspetti morali o strategici della resistenza armata, qui non c'è alcuna confusione sulla questione. Se non le si difendesse, la dignità e la terra verrebbero perdute, e sarebbe preferibile morire. Con o senza il vostro permesso, essi continuano a combattere.

Originale: http://bridgenews.org/news/062006/palestinletter

Tradotto dall'inglese in italiano da Mirumir e revisionato da Mary Rizzo, membri di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica (www.tlaxcala.es). Questa traduzione è in Copyleft: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.

5 commenti:

la Parda Flora ha detto...

credo proprio che la posterò, citando fonte etc.. Sono ingenua, ma spesso mi chiedo come chi ha subito la shoa la possa imporre agli altri... e l'unica arma che abbiamo è la parola. finché è libera. finché ce la lasciamo...

Tamas ha detto...

Io non penso proprio che si possa fare un paragone tra i crimini israeliani verso i palestinesi e l'Olocausto. Ma proprio neanche lontanamente.

mirumir ha detto...

uah, mi sono accorta solo ora dei commenti :)

infatti, tamas: qua olocausto sta tra virgolette, oppure è citato a proposito dell'"allerta genocidio" del Museo di Washington. Non confondo, tranquillo: anche perché non mi va di innescare su questi temi polemiche fuori contesto, né di far scattare allarmi che non giovano a nessuno.

Tamas ha detto...

Io non credo al delitto di "leso olocausto" e non voglio fare mai retorica o difendere interessi altri utilizzando quel fatto storico. Era solo perché per affrontare le situazioni, e magari un domani per risolverle, è bene giudicarle per come sono davvero. Anche perché quello che fa Israele spesso fa così schifo che non ha bisogno di essere aggravato o travisato.

mirumir ha detto...

giusto, perché le parole per definire quello che fa Israele ci sono e sono precise: pulizia etnica, negazione del diritto al ritorno, appropriazione di terra, segregazione, cantonizzazione, assassinio di civili, omicidi extragiudiziali, detenzione di minorenni, distruzione o danneggiamento delle infrastrutture, limitazione dei movimenti e della libertà personale, intimidazione, offesa alla dignità.

Insomma, per dire:
1. siamo d'accordo;
2. pippone libero, di qua :)