giovedì, luglio 27, 2006

Perché questa non è una guerra giusta

Non siamo dalla parte del giusto
di Ze'ev Maoz
Fonte: Haaretz

C'è praticamente un sacro consenso, attualmente, sul fatto che la guerra a nord è semplicemente una guerra e che siamo dalla parte del giusto. Bisogna dire l'amara verità: questo sacro consenso è basato su una memoria selettiva a breve raggio, su una visione del mondo chiusa e su doppi criteri di giudizio.

Questa non è una guerra giusta. Israele sta usando una forza eccessiva senza distinguere tra popolazione civile e nemico, e il cui unico scopo è l'estorsione. Questo non significa che Hezbollah sia nel giusto. Certamente non è così. Ma il fatto che abbia "cominciato per primo" quando ha rapito i soldati varcando un confine internazionale non fa pendere la bilancia della giustizia dalla nostra parte.

Cominciamo con alcuni fatti. Invademmo uno stato sovrano e occupammo la sua capitale nel 1982. Nel processo di questa occupazione lanciammo diverse tonnellate di bombe dal cielo, dalla terra e dal mare ferendo e uccidendo migliaia di civili. Tra giugno e settembre del 1982 furono assassinati 14.000 civili, secondo un'approssimazione per difetto. La maggioranza di questi civili non aveva niente a che fare con l'OLP, che fornì il pretesto ufficiale per la guerra.

Nelle Operazioni Accountability e Grapes of Wrath, ogni volta causammo la fuga in massa di circa 500.000 sfollati dal Libano meridionale. Non ci sono dati precisi sul numero delle vittime di queste operazioni, ma ricorderete che nell'Operazione Grapes of Wrath bombardammo un rifugio nel villaggio di Kafr Kana uccidendo 103 civili. Il fatto che il bombardamento fosse stato accidentale non rese l'operazione moralmente più accettabile.

Il 28 luglio del 1989 rapimmo il Sceicco Obeid e il 12 maggio 1994 Mustafa Dirani, che aveva catturato Ron Arad. Israele incarcerò senza processo queste due persone e un'altra ventina di prigionieri libanesi, trattandoli come "merce di scambio". Quello che è consentito a noi, naturalmente, è vietato a Hezbollah.

Hezbollah ha oltrepassato un confine riconosciuto dalla comunità internazionale. Questo è vero. Quello che dimentichiamo di dire è che fin dal nostro ritiro dal Libano l'aeronautica militare israeliana ha continuato a compiere missioni quotidiane di sorveglianza fotografica nello spazio aereo libanese. Se da un lato questi voli non hanno causato vittime, le violazioni dei confini sono violazioni dei confini. Neanche qui siamo dalla parte del giusto.

Questo per quanto riguarda il lato morale. Ora consideriamo gli affari correnti. Qual è esattamente la differenza tra il lanciare Katyusha su centri abitati in Israele e l'aeronautica militare israeliana che bombarda centri abitati di Beirut sud, Tiro, Sidone e Tripoli? L'IDF ha lanciato migliaia di granate sui villaggi del Libano meridionale, asserendo che gli uomini di Hezbollah si nascondono tra la popolazione civile. Finora i missili Katyusha hanno ucciso circa 25 civili israeliani. Il numero di morti in Libano, costituito per la maggior parte da civili che non hanno niente a che fare con Hezbollah, ammonta a più di 300.

Quel che è peggio è che il bombardamento di infrastrutture come centrali elettriche, ponti e altre impianti civili trasforma tutta la popolazione civile libanese in vittima e ostaggio, anche se non facciamo del male fisico ai civili. L'uso di bombe per ottenere vantaggi diplomatici - e cioè costringere il governo libanese ad adempiere alla Risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ["Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiede che tutte le rimanenti forze militari straniere presenti in Libano abbandonino il Paese, chiede il disarmo e lo scioglimento delle milizie libanesi e straniere presenti in Libano, supporta l’estensione del controllo del Governo di Beirut a tutto il territorio nazionale e annuncia il suo supporto affinché le prossime elezioni presidenziali in Libano siano libere e giuste, in accordo con il dettato della Carta Costituzionale libanese, senza interferenze o influenze di Paesi stranieri", n.d.t.] - è un tentativo di ricatto politico, e non meno grave del rapimento di soldati israeliani da parte di Hezbollah per arrivare a uno scambio di prigionieri.

In questa guerra c'è un aspetto propagandistico in cui si fa a gara a chi sta peggio. Ciascuna delle due parti coinvolte vuole dimostrare di essere nelle condizioni peggiori. Come in ogni campagna propagandistica, l'uso dell'informazione è selettivo, distorto e ipocrita. Se vogliamo basare la nostra politica di informazione (o dovremmo chiamarla propaganda?) sul presupposto che il contesto internazionale comprerà la mercanzia che stiamo cercando di vendergli, per ignoranza e ipocrisia, bene. Ma se vogliamo fare un esame di coscienza nazionale dobbiamo affrontare l'amara verità - forse vinceremo questo conflitto sul piano militare, forse riporteremo alcuni successi diplomatici, ma sul piano morale non abbiamo vantaggi, non abbiamo uno status speciale.

L'autore è professore di scienze politiche all'Università di Tel Aviv.

2 commenti:

tabosco ha detto...

Gentile Mirumir,
forse l'hai già notato ma ieri sul quotidiano il manifesto è stato pubblicato lo stesso articolo con il titolo "Una guerra a doppia morale" (http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Luglio-2006/art13.html)

Per chi traduce può essere interessante vedere le soluzioni proposte da altri, per chi legge, come me, è la conferma che certi blog bisogna tenerseli cari.
Un caro saluto, quindi
Ta

mirumir ha detto...

:)

grazie ancora, Ta.