giovedì, dicembre 07, 2006

Il prossimo atto, di Seymour Hersh

Il prossimo atto
Un'amministrazione danneggiata ha meno o più interesse ad attaccare l'Iran?
di Seymour Hersh

traduzione di Andrej Andreevič

19/11/2006 New Yorker

Un mese prima delle elezioni di novembre, il vicepresidente Dick Cheney stava prendendo parte ad una discussione sulla Sicurezza Nazionale al Palazzo dell'Esecutivo. Il dibattito prese una piega politica: e se i democratici avessero vinto sia il Senato che la Camera? Che ripercussioni avrebbe avuto sui rapporti con l'Iran, che si ritiene essere prossimo a diventare una potenza nucleare? A questo punto, secondo fonti al corrente della discussione, Cheney ha cominciato a ricordare il suo lavoro come guardafili, nei primi anni sessanta, per una compagnia elettrica del Wyoming. Il filo di rame era costoso, e i guardafili avevano l'istruzione di restituire tutti i pezzi non utilizzati lunghi più di 90 centimetri. Nessuno voleva avere a che fare con le scartoffie burocratiche, disse Cheney, così lui e i suoi colleghi trovarono la "scorciatoia": tagliare il filo in piccoli pezzi e gettare gli avanzi alla fine della giornata di lavoro. Se il 7 novembre i democratici avessero vinto, disse il vicepresidente, quella vittoria non avrebbe fermato l'amministrazione dal perseguire un'opzione militare contro l'Iran. La Casa Bianca avrebbe trovato delle "scorciatoie" per ogni restrizione legislativa, disse Cheney, impedendo così al congresso di seguire il proprio corso.

La preoccupazione della Casa Bianca non era che i democratici avrebbero potuto tagliare i fondi per la guerra in Iraq, ma che la futura legislazione avrebbe proibito di finanziare operazioni con l'obiettivo di rovesciare o destabilizzare il governo iraniano per impedirgli di ottenere la bomba."Hanno paura che il congresso stia per votare una risoluzione limitante per bloccare un eventuale attacco contro l'Iran, come col Nicaragua durante la guerra dei Contras", mi ha detto un ex alto funzionario dei servizi segreti.

Verso la fine del 1982, Edward P. Boland, un rappresentante democratico, introdusse il primo di una serie di "Emendamenti Boland" che limitavano la capacità dell'amministrazione Reagan di sostenere i Contras, che stavano lavorando per rovesciare il governo nicaraguense sandinista. Le restrizioni di Boland portarono gli ufficiali della Casa Bianca ad orchestrare attività illegali per finanziare le attività dei Contras, compresa la vendita di armi americane, attraverso Israele, all'Iran. Alla metà degli anni ottanta ne risultò lo scandalo Iran-Contras. La storia di Cheney, secondo la fonte, era il suo modo di dire che, qualsiasi cosa il Congresso democratico avesse potuto fare per limitare l'autorità del presidente, l'amministrazione avrebbe trovato una maniera per aggirare la limitazione. (In risposta a una richiesta di commento, l'ufficio del Vicepresidente mi ha detto di non avere registrazioni della discussione).

Nelle interviste, gli attuali e i precedenti funzionari dell'amministrazione tornavano ad una domanda: Cheney sarebbe stato influente negli ultimi due anni di presidenza Bush come lo era stato nei primi sei? Cheney è enfatico riguardo all'Iraq. Verso la fine di ottobre ha dichiarato alla rivista Time "So quello che il presidente pensa" riguardo l'Iraq. "So quello che penso io. E non stiamo cercando una strategia d'uscita. Stiamo cercando la vittoria". È stato altrettanto chiaro sul fatto che l'amministrazione avrebbe, se necessario, usato la forza contro l'Iran. "Gli Stati Uniti tengono sul tavolo tutte le opzioni per reagire alla condotta irresponsabile del regime", ha detto a un gruppo di lobbing israeliano all'inizio di quest'anno. "E ci uniamo ad altre nazioni nel mandare a quel regime un messaggio chiaro: non permetteremo all'Iran di avere un'arma nucleare".

L'8 novembre, il giorno dopo che i repubblicani persero sia la Camera che il Senato, Bush annunciò le dimissioni del segretario della difesa Donald Rumsfeld, e la nomina del successore, Robert Gates, ex direttore della CIA. La mossa era stata vista da molti come un'ammissione del fatto che l'amministrazione stava pagando un prezzo politico per la débacle in Iraq. Gates era membro dell'Iraq Study Group – presieduto dall'ex segretario di stato James Baker e da Lee Hamilton, ex congressista democratico – che era stato incaricato di esaminare nuovi approcci per l'Iraq, e ha pubblicamente insistito per più di un anno perché gli Stati Uniti avviassero dialoghi diretti con l'Iran. La decisione del presidente Bush di puntare su Gates era un segno della "disperazione" della Casa Bianca, mi ha detto un ex ufficiale di alto livello della CIA che ha lavorato con la presidenza dopo l'undici settembre.

Il rapporto tra Cheney e Rumsfeld era stato tra i più stretti dell'amministrazione e la nomina di Gates fu vista da alcuni repubblicani come un chiaro segnale del fatto che l'influenza del vicepresidente all'interno della Casa Bianca poteva essere messa in discussione. L'unica ragione per cui Gates ha ricevuto l'incarico, ha detto l'ex ufficiale CIA di alto livello, è stata che "il padre del presidente, Brent Scowcroft e James Baker" – ex aiutanti del presidente Bush Senior – "hanno fatto pressione, e alla fine il presidente ha accettato la 'supervisione degli adulti'".

Nei prossimi sei mesi saranno prese decisioni critiche, mi ha detto l'ex ufficiale. "Bush ha seguito i consigli di Cheney per sei anni, e ora la domanda è: 'continuerà a preferire Cheney a suo padre?' Lo sapremo presto". (La Casa Bianca e il Pentagono hanno declinato di commentare questo articolo, limitandosi a dire che contiene non meglio specificate inaccuratezze).

Un generale a quattro stelle ora in pensione che ha lavorato a stretto contatto con la prima amministrazione Bush mi ha detto che la nomina di Gates significa che Scowcroft, Baker, Bush padre e suo figlio "stanno dicendo che vincere le elezioni del 2008 è più importante. Mirano a salvaguardare i propri obiettivi. La vecchia guardia vuole isolare Cheney e dare alla propria ragazza, Condoleeza Rice" - il segretario di stato - "un'opportunità di mettersi in mostra". La combinazione di Scowcroft, Baker e Bush Senior che lavorano assieme è, ha aggiunto il generale, "abbastanza tosta da scavalcare Cheney. Uno da solo non può farcela".

Richard Armitage, il vice segretario di stato durante il primo mandato di Bush figlio, mi ha detto che secondo lui la vittoria democratica alle elezioni, seguita dalle dimissioni di Rumsfeld, significava che l'amministrazione "si è tirata indietro", rallentando la marcia verso una campagna militare contro l'Iran. Gates e altri decision-maker avranno ora più tempo per spingere verso una soluzione diplomatica in Iran e prendere accordi su altre, probabilmente più immediate, questioni. "L'Iraq è brutto come sembra, e l'Afghanistan peggio di quello che sembra", ha detto Armitage. "Un anno fa, i talebani ci combattevano in unità di otto-dodici uomini, che ora hanno assunto le dimensioni di compagnie e anche più ". Bombardare l'Iran e aspettarsi che la popolazione iraniana "si ribelli" e rovesci il governo, come crede la Casa Bianca, ha aggiunto Armitage, "è una sciocchezza".

"L'Iraq è il disastro di cui dobbiamo sbarazzarci, e l'Iran il disastro che dobbiamo evitare", ha detto Joseph Cirincione, vicepresidente per la sicurezza nazionale del liberale Center for American Progress. "Gates sarà favorevole a dialogare con l'Iran e sentire i consigli dei Capi di Stato Maggiore, ma i neoconservatori sono ancora lì" – nella Casa Bianca – "e continuano a credere che il caos sia un piccolo prezzo da pagare per sbarazzarsi della minaccia. Il pericolo è che Gates possa essere il nuovo Colin Powell – quello che si oppone alla politica ma finisce per informare il congresso e a dare pubblicamente il proprio appoggio".

Altre fonti vicine alla famiglia Bush dicono che le manovre dietro le dimissioni di Rumsfeld e la nomina di Gates sono complesse, e quello che è sembrato il trionfo della vecchia guardia potrebbe essere illusorio. L'ex ufficiale dei servizi, che un tempo lavorava vicino a Gates e al padre del presidente, ha detto che Bush e i suoi più vicini consiglieri della Casa Bianca avevano capito a metà ottobre che Rumsfeld si sarebbe dimesso se il risultato delle elezioni di medio termine fosse stato una sonora sconfitta. Prima delle elezioni Cheney, Gates e il presidente avevano parlato a Rumsfeld riguardo il momento della sua uscita di scena, ha detto l'ex ufficiale dei servizi. Alcuni critici che hanno chiesto perché Rumsfeld non fosse stato licenziato prima, una mossa che avrebbe potuto garantire una spinta ai repubblicani, non avevano afferrato il concetto. "Una settimana prima delle elezioni i repubblicani andavano dicendo che una vittoria democratica avrebbe significato l'inizio di una ritirata, e ora Bush e Cheney stanno per cambiare le politiche di sicurezza nazionale?" ha detto l'ex alto ufficiale. "Cheney sapeva cosa sarebbe successo. Eliminare Rumsfeld dopo l'elezione sembrava una mossa conciliatoria – 'avete ragione, democratici. Abbiamo un altro tizio e stiamo considerando tutte le opzioni. Non si esclude nulla'". Ma il gesto conciliatorio non sarebbe stato accompagnato da un significativo cambio nella politica; invece, la Casa Bianca vide Gates come qualcuno che avrebbe avuto la credibilità per aiutarli a mantenere la rotta in Iran e Iraq. Gates sarebbe stato anche una risorsa per il Congresso. Se l'amministrazione avesse bisogno di convincere il Congresso che il programma nucleare iraniano costituisce una minaccia imminente, come difensore Gates sarebbe stato certo preferibile a uno ormai associato alle informazioni traballanti sull'Iraq. L'ex ufficiale ha detto: "Lui non è quello che ci ha detto che c'erano armi di distruzione di massa in Iraq, e sarà preso sul serio dal congresso".

Una volta installato al Pentagono, Gates dovrà vedersela con l'Iran, l'Iraq, l'Afghanistan: l'eredità di Rumsfeld – e Dick Cheney. Un ex alto ufficiale dell'amministrazione Bush, che ha lavorato anche con Gates, mi ha detto che questi era a conoscenza delle difficoltà del suo nuovo lavoro. Ha aggiunto che Gates non avrebbe soltanto appoggiato le politiche dell'amministrazione e o detto "sventolando la bandiera: 'Andate, andate!'" – soprattutto a costo della sua reputazione. "Non vuole vedere trentacinque anni di servizio per il governo buttati al vento", ha detto l'ex ufficiale. Comunque, alla domanda se Gates potrebbe opporsi attivamente a Cheney, l'ex ufficiale ha risposto, dopo una pausa, "Non lo so".

Un'altra questione critica per Gates sarà l'aumento degli sforzi del Pentagono per condurre missioni segrete e clandestine in paesi esteri. Una simile attività è stata tradizionalmente responsabilità della CIA, ma, come risultato di un sistematica pressione da parte di Rumsfeld, le operazioni militari segrete sono sostanzialmente aumentate. Negli scorsi sei mesi, Israele e gli Stati Uniti hanno lavorato insieme per dare sostegno a un gruppo della resistenza curda conosciuto come il Partito per una Vita Libera in Kurdistan. Il gruppo ha condotto incursioni clandestine al confine con l'Iran, mi è stato detto da un consulente del governo con stretti legami con le leadership civile del Pentagono, come "parte di un piano per esplorare mezzi alternativi per fare pressioni sull'Iran". (Il Pentagono ha stabilito relazioni nascoste con membri di tribù kurde, azere e beluci, e ha incoraggiato le loro attività per indebolire l'autorità del regime nel Iran del nord e del sud-est.) I consulenti del governo dicono che Israele starebbe fornendo al gruppo kurdo "equipaggiamenti e addestramento". Al gruppo è stata data "una lista di obiettivi all'interno dell'Iran di interesse per gli Stati Uniti". (Un portavoce del governo israeliano ha negato che Israele fosse coinvolto).

Simili attività, se sono considerate operazioni militari piuttosto che di spionaggio, non richiedono che ne sia informato il congresso. Se si trattasse di un'operazione della CIA il presidente dovrebbe, per legge, fornire un rapporto formale che giudicasse necessaria la missione, e l'amministrazione dovrebbe convocare i vertici della Camera e del Senato. La mancanza di simili consultazioni ha disturbato alcuni democratici del Congresso. Quest'autunno, mi è stato detto, il delegato del Wisconsin David Obey, il membro democratico dell'House Appropriations subcommittee che finanzia le attività militari segrete, ha acutamente chiesto, durante un incontro a porte chiuse dei membri di Camera e Senato, se "nessuno abbia avuto informazioni sui piani dell'amministrazione per attività militari in Iran". La risposta è stata no. (Un portavoce di Obey ha confermato la notizia).

Le vittorie dei democratici di questo mese hanno portato ad un'ondata di richieste all'amministrazione affinché avvii colloqui diretti con l'Iran, in parte per ottenere il suo aiuto nel risolvere il conflitto con l'Iraq. Il Primo Ministro britannico Tony Blair ha piantato in asso Bush dopo le elezioni, dichiarando che all'Iran andrebbe offerta "una chiara scelta strategica" che possa includere un " nuovo rapporto di collaborazione" con l'Occidente. Ma molti nella Casa Bianca e nel Pentagono insistono che essere duri con l'Iran è l'unica maniera per salvare l'Iraq. "È un classico caso di 'failure forward'" [ripetere un errore nel tentativo di riparare un errore precedente, n.d.T.], ha detto un consulente del Pentagono. "Credono che rovesciando l'Iran recupereranno le loro perdite in Iraq – come raddoppiare la posta in palio. Sarebbe un tentativo di far rivivere il concetto esportartazione della democrazia nel Medio Oriente creando un nuovo modello di stato."

L'idea che ci sia una connessione tra Iran e Iraq è stato appoggiata da Condoleeza Rice, che lo scorso mese ha detto che l'Iran "deve capire che non migliorerà la propria situazione aumentando l'instabilità in Iraq", e dal presidente, che in agosto ha dichiarato che "l'Iran sostiene gruppi armati nella speranza di fermare la democrazia che si sta diffondendo" in Iraq. Il consulente del governo mi ha detto che "un numero sempre maggiore di persone vede l'indebolimento dell'Iran come l'unico mezzo per salvare l'iraq."

Il consulente ha aggiunto che, per alcuni di coloro che appoggiano l'intervento militare, "l'obiettivo in Iran non è il cambio di regime, ma un colpo che mandi il segnale che l'America può ancora farcela. Anche se non distruggiamo la rete nucleare iraniana, ci sono molti che pensano che trentasei ore di bombardamenti siano l'unica maniera per ricordare agli iraniani che prezzo devono pagare per la decisione di andare avanti con la bomba – e di supportare Moqtada al-Sadr e i suoi elementi proiraniani in Iraq" (Sadr, che comanda una milizia sciita, ha legami religiosi con l'Iran.)

Nell'ultimo numero di Foreing Policy, Joshua Muravchik, un neoconservatore di primo piano , sostiene che l'amministrazione abbia po scelta. "Non c'è dubbio: il presidente Bush deve bombardare gli stabilimenti iraniani prima di lasciare l' incarico", ha scritto. Il presidente sarà pesantemente criticato per un attacco preventivo all'Iran, dice Muravchik, e quindi i neoconservatori "devono preparare intellettualmente la strada per difendere l'intervento quando avverrà".

Il principale esperto di Medio Oriente nello staff del vicepresidente è David Wurmser, un neoconservatore che era stato un forte sostenitore dell'invasione dell'Iraq e dell rovesciamento di Saddam Hussein. Come molti a Washigton, Wurmser "crede che finora non siano stati fatti scontare all'Iran l'attività nucleare e le continue interferenze in Iraq", ha detto il consulente. Ma, a differenza dei membri dell'amministrazione che richiedono un intervento limitato, Wurmser e altri nell'ufficio di Cheney "vogliono porre fine al regime", dice il consulente. "Credono che non ci possa essere una soluzione in Iraq senza un cambio di regime in Iran".

Il piano dell'amministrazione per un attacco militare all'Iran è diventato molto più complicato verso l'inizio di questo autunno, quando un rapporto altamente riservato della CIA ha sfidato le ipotesi della Casa Bianca riguardo il fatto che l'Iran sia vicino ad ottenere la bomba nucleare. La CIA non ha trovato prove definitive di un programma segreto iraniano riguardante armi atomiche gestito parallelamente alle operazioni civili che l'Iran ha dichiarato all'AIEA. (La CIA ha rifiutato di commentare questa storia).

L'analisi della CIA, che è stata passata ad altre agenzie per riceverne i commenti, era basata su informazioni tecniche raccolte da satelliti e su altre prove oggettive come la misurazione della radioattività di campioni d'acqua e i pennacchi di fumo visibili in prossimità di fabbriche e di impianti di produzione di energia. Altri dati sono stati raccolti, mi hanno riferito fonti dei servizi, attraverso apparecchi di rilevazione di radioattività ad alta tecnologia (e altamente segreti) che agenti clandestini americani e israeliani hanno piazzato a fianco di sospetti impianti di produzione di armi atomiche in Iran negli anni passati. Non sono state trovate significative quantità di radiazioni.

Un alto ufficiale dei servizi tuttora in carica ha confermato l'esistenza dell'analisi della CIA, e mi ha detto che la Casa Bianca aveva un atteggiamento ostile al proposito. Nella comunità dell'intelligence è ampiamente noto che la Casa Bianca ha liquidato le scoperte della CIA sull'Iran. Cheney e i suoi assistenti ne hanno screditato le valutazioni, ha detto l'ex ufficiale dei servizi. "Non stanno cercando la pistola fumante", ha aggiunto, riferendosi a specifici rapporti dei servizi sui piani nucleari iraniani. "Stanno cercando il grado di sicurezza di cui pensano di avere bisogno per completare la missione." Anche la Defense Intelligence Agency del Pentagono ha criticato il rapporto della CIA. "La DIA sta contrastando le conclusioni dell'agenzia, e mette in dubbio il suo approccio", ha detto l'ex ufficiale dei servizi. Bush e Cheney, ha aggiunto, possono tentare di evitare che le informazioni del rapporto CIA siano incorporate in un prossimo documento dei Servizi Nazionali sulla stima della capacità nucleari iraniane, "ma non possono impedire all'agenzia di farlo circolare e commentare all'interno della comunità di intelligence". Il rapporto della CIA avvertiva la Casa Bianca che sarebbe stato un errore concludere che la mancata scoperta di un programma segreto di produzione delle armi nucleari in Iran significasse semplicemente che gli iraniani erano riusciti a nasconderlo bene. L'ex ufficiale ha notato che all'apice della Guerra Fredda i sovietici erano stati istruiti a ingannare e dare falsi indizi, mentre i servizi americani erano pronti a svelare i dettagli dei loro programmi nucleari e di missili a lunga gittata. Ma alcuni all'interno della Casa Bianca, incluso l'ufficio di Cheney, hanno fatto proprio quest'osservazione, e cioè che "la mancanza di prove indica che ce l'hanno", come ha detto l'ex ufficiale.

L'Iran è firmatario del trattato di non proliferazione, in virtù del quale è autorizzato a condurre ricerche nucleari per propositi pacifici. Nonostante l'offerta di accordi commerciali e la prospettiva di un'azione militare, ha declinato una richiesta dell'AIEA e del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, all'inizio di quest'anno, per fermare l'arricchimento dell'uranio – un processo che può produrre materiale utilizzabile sia per centrali elettriche nucleari che per armi – e non ha potuto, o non ha voluto, fornire spiegazioni sulle tracce di plutonio e uranio altamente arricchito che sono state trovate durante le ispezioni. L'AIEA si è lamentata della mancanza di "trasparenza" anche se, come la CIA, non ha trovato prove evidenti di un programma segreto per lo sviluppo di armi nucleari.

La scorsa settimana, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, ha annunciato che l'Iran aveva fatto ulteriori progressi nel programma di ricerche sull'arricchimento, e ha detto "Sappiamo che certi paesi non saranno contenti". Ha insistito che l'Iran si stava attenendo gli accordi internazionali, ha detto che "il tempo è ora a fianco del popolo iraniano". Un diplomatico di Vienna, dove l'AIEA ha il proprio quartier generale, mi ha detto che a questo riguardo l'agenzia era scettica, per ragioni tecniche. Ma il tono provocatorio di Ahmadinejad non ha diminuito i sospetti sulle ambizioni nucleari dell'Iran.

"Non ci sono prove concrete di un programma segreto di arricchimento dell'uranio su vasta scala all'interno dell'Iran", ha detto un diplomatico europeo coinvolto. "Ma gli iraniani non si sarebbero esposti a un confronto tanto pericoloso con l'occidente sulla base di un programma di armi che non potrebbero portare a termine. Il loro programma di arricchimento ha senso solo se vogliono le armi nucleari. Sarebbe inconcepibile che non stessero in qualche modo imbrogliando. Non c'è bisogno di un programma segreto per essere preoccupati delle ambizioni nucleari iraniane. Abbiamo sufficienti informazioni per essere preoccupati anche senza un programma segreto. Non è a prova d'errore ma ci siamo vicini."

Ci sono, comunque, altre possibili ragioni per l'ostinazione iraniana. Il programma nucleare – pacifico o meno – è una fonte di orgoglio nazionale, e l'appoggio del presidente Ahmadinejad lo ha aiutato a raggiungere un'enorme popolarità. (Saddam Hussein alimentò la confusione per anni, dentro e fuori il suo paese, a proposito del dubbio se l'Iraq avesse davvero armi di distruzione di massa, o se fosse solo un modo di accreditare la propria forza) Secondo l'ex ufficiale dei servizi, il rapporto della CIA suggerirebbe che l'Iran potrebbe avere alcuni benefici da un attacco militare limitato – specialmente se non riuscisse a distruggere completamente il suo programma nucleare – dato che un attacco potrebbe migliorare la sua immagine nel mondo islamico. "L'hanno imparato dagli avvenimenti iracheni e poi dal Libano meridionale", ha detto l'ex ufficiale. In entrambi i casi, una forza militare molto più potente ha avuto problemi a raggiungere i propri obiettivi militari o politici; in Libano, la guerra israeliana contro Hezbollah non ne ha distrutto l'intero arsenale di missili ma ha aumentato la popolarità del suo leader, Hassan Nasrallah.

L'ex ufficiale ha aggiunto che il rapporto della CIA ha sollevato la possibilità che un attacco americano all'Iran possa servire da punto di incontro unificante per le popolazioni sunnite e sciite. "Un attacco americano metterà da parte ogni differenza nel mondo arabo, e avremo siriani, iraniani, Hamas e Hezbollah a combattere contro di noi – e i sauditi e gli egiziani potrebbero mettere in discussione i propri legami con l'occidente. È il peggior incubo degli analisti – per la prima volta dalla fine del Califfato ci sarà una causa comune nel Medio Oriente" (Un califfato islamico ha governato il Medio Oriente per seicento anni, fino al tredicesimo secolo).

Secondo il consulente del Pentagono, "Il punto di vista della CIA è che, senza altre informazioni a riguardo, un bombardamento su larga scala non fermerebbe il programma nucleare iraniano. E una campagna di basso profilo per rovesciare il governo sarebbe una manna per gli iraniani – rafforzando il supporto verso la leadership religiosa e la montante rabbia musulmana antiamericana."

Il consulente del Pentagono ha detto che lui e molti dei suoi colleghi nell'Esercito credono che l'Iran sia intenzionato a sviluppare un potenziale nucleare. Ma ha aggiunto che le opzioni dell'amministrazione Bush nell'affrontare una simile minaccia sono diminuite, per la mancanza di buone informazioni e anche perché "abbiamo gridato al lupo" troppo presto.

Mentre il rapporto della CIA stava circolando nel governo, verso la fine di quest'estate, attuali ed ex ufficiali e consulenti militari mi hanno detto che è improvvisamente emerso un nuovo elemento: rapporti di spie israeliane che operano all'interno dell'Iran sostengono che l'Iran abbia sviluppato e testato un dispositivo per l'innesco di una bomba atomica. La provenienza e il significato di simili notizie degli agenti segreti (o HUMINT), sono controversi. "Il problema è che nessuno può verificarli", mi ha riferito l'ex ufficiale dei servizi. "Non sappiamo quale sia la fonte israeliana. Le informazioni dicono che gli iraniani stanno testando meccanismi di innesco" – simulando un'esplosione nucleare a bassa intensità, in assenza di plutonio o uranio -- "ma non ci sono diagrammi né fatti significativi. Dov'è il luogo del test? Ogni quanto tempo ne fanno? Quanto è grande la testata -- come un contenitore per il pane o come un frigorifero? Non lo dicono". Però, ha detto, il rapporto era stato usato dai falchi della Casa Bianca all'interno dell'amministrazione per "provare la teoria della Casa Bianca che gli iraniani sono sulla strada per farcela. E i test non lasciano tracce radioattive, ecco perché non se ne trovano". Tuttavia, ha detto, "L'agenzia sta mantenendo la propria posizione".

Il consulente del Pentagono, comunque, mi ha detto che lui e altri membri dei servizi credono che i dati dell'intelligence israeliana dovrebbero essere presi più seriamente. "Viviamo in un'epoca in cui i dati tecnici dei servizi segreti nazionali" – dati presi dai satelliti e sensori a terra – "non ci danno quello di cui abbiamo bisogno. HUMINT può non essere in grando di fornire prove sicure secondo questi standard, ma molto spesso sono le migliori informazioni che possiamo ottenere." Ha aggiunto, con ovvia esasperazione, che all'interno della comunità dei servizi segreti "l'anno prossimo potremmo combattere una battaglia sulla qualità delle informazioni." Una ragione per la disputa, ha detto, è che la Casa Bianca ha chiesto di vedere il rapporto israeliano originale, senza analisi o verifiche da parte degli esperti. Un simile passaggio di informazioni non sottoposte a controlli ha portato a conclusioni sbagliate sulle inesistenti armi di distruzione di massa prima della guerra irachena del 2003. "Molti presidenti del passato hanno fatto la stessa cosa", ha detto il consulente, "ma i professionisti dei servizi sono sempre rimasti esterrefatti quando i presidenti hanno chiesto di poter consultare il materiale grezzo. È come se un bambino delle medie chiedesse di leggere 'Ulisse'".

Un HUMINT può essere difficile da accertare. Alcuni dei più politicamente significativi – e inaccurati – rapporti dei servizi sulle presunte armi di distruzione di massa irachene provenivano da un agente operativo, conosciuto come "Curveball", che inizialmente fu segnalato alla CIA dai servizi tedeschi. Ma il consulente del Pentagono ha insistito sul fatto che, in questo caso, "i rapporti israeliani sono apparentemente solidi". Ha detto che le informazioni riguardo il dispositivo di detonazione erano state confermate da un altro genere di dati altamente riservati, conosciuti come MASINT (Measuring and Signature Intelligence), e cioè informazioni basate su misurazioni e tracciati nel campo acustico e delle radiazioni. La Defense Intelligence Agency è il punto centrale di controllo e diffusione di simili rapporti, che includono l'uso di dati radar, radio, nucleari e elettro-ottici. Il consulente ha detto che il MASINT indicava attività che "non sono compatibili coi programmi" che l'Iran ha dichiarato all'AIEA. "I rapporti suggeriscono molta più sofisticazione e uno sviluppo più avanzato", ha detto il consulente. "Le indicazioni non hanno senso, a meno che non stiano andando più in là in alcuni aspetti del programma nucleare che conosciamo".

All'inizio del 2004, John Bolton, che allora era il Sottosegretario di Stato per il controllo delle armi (e poi ambasciatore alle Nazioni Unite), ha comunicato privatamente all'AIEA il sospetto che l'Iran stesse conducendo ricerche nella detonazione di esplosivi convenzionali di cui avevano bisogno per innescare una testata nucleare a Parchin, uno stabilimento a venti miglia a sud di Teheran che serve come centro per l'organizzazione delle industrie di difesa iraniane. Questo stabilimento produce un'ampia varietà di munizioni chimiche e di carburanti, così come di missili anticarro e terra-aria, e le immagini del satellite sembrano mostrare un bunker utilizzabile per testare grandi esplosioni.

Un alto diplomatico di Vienna mi ha detto che, in seguito a questa comunicazione, gli ispettori dell'AIEA sono andati a Parchin nel novembre del 2005, dopo mesi di trattative. Una squadra di ispettori ha avuto il permesso di selezionare uno specifico sito della base e ha ottenuto l'accesso ad alcuni stabilimenti del complesso. "Non abbiamo trovato prove di materiali nucleari," ha detto il diplomatico. Gli ispettori hanno esaminato il cratere sotterraneo di un test di esplosione che, ha detto, "sembrava quello del Sudafrica quando ha sviluppato le armi nucleari", trent'anni fa. Il cratere avrebbe potuto essere usato per il genere di ricerche necessarie per testare un innesco nucleare. Ma, come molti stabilimenti militari con un potenziale doppio uso, "poteva anche essere utilizzato per altre cose", come testare carburante per razzi, come accade normalmente a Parchin. "Gli iraniani hanno dimostrato che possono arricchire l'uranio", ha aggiunto il diplomatico, "e test di innesco senza materiale nucleare sono concessi. Ma è un processo molto sofisticato – è conosciuto come test idrodinamico – e solo paesi con impianti nucleari avanzati e provvisti delle necessarie competenze scientifice possono farcela. Sono molto scettico che l'Iran possa farlo".

Questo mese i sospetti riguardo Parchin sono riemersi quando Yediot Ahronot, il più diffuso giornale israeliano, ha riportato che recenti immagini da satellite mostrano nuovi "grandi lavori di costruzione" a Parchin, suggerendo che si potesse trattare di un ampliamento di tunnel e camere sotterranei. Il giornale ha pesantemente criticato i metodi di ispezione dell'AIEA e il suo direttore, Mohamed el Baradei, per la sua insistenza nell'"usare parole molto neutrali per le sue scoperte e le sue conclusioni".

Patrick Clawson, esperto di Iran che ora è vice direttore per le ricerche al Washington Institute for Near East Policy (Istituto di Washington per la Politica Medio Orientale), un think tank neoconservatore, mi ha detto che il "maggiore momento" di tensione deve ancora arrivare: "Come fanno gli Stati Uniti a impedire che Israele giunga a un punto di decisione per noi prematuro?" Clawson ha notato che non ci sono prove che l'Iran sia stato rallentato da problemi tecnici nella costruzione e messa in opera di due piccole centrifughe a cascata, che sono essenziali per la produzione pilota di uranio arricchito. Entrambe ora sono sotto la supervisione dell'AIEA. "Perché sono così lenti nel mettere su la seconda cascata e renderla operativa?" ha chiesto Clawson. "E perché non hanno fatto partire la prima come hanno detto che avrebbero fatto? Ci lasciano più tempo?"

"Perché parlare di guerra?" ha detto. "Con la Corea del Nord o col Venezuela non parliamo di guerra. Non è detto che l'Iran abbia avviato il programma delle armi, ed è concepibile - semplicemente concepibile - che l'Iran non abbia ancora un programma di armi nucleari. Possiamo rallentarli – costringerli a perdere tempo – senza bombardamenti, specialmente se le condizioni internazionali migliorano".

Clawson ha aggiunto che il segretario di stato Rice ha "messo in gioco la propria reputazione nella diplomazia, e non rischierà la sua carriera senza l'esistenza di prove. La sua squadra sta dicendo 'Che fretta c'è?', mentre il presidente vuole risolvere la questione iraniana prima di lasciare l'incarico, ma potrebbe dover dire, 'Maledizione, vorrei averla risolta'".

Quest'anno il governo del primo ministro israeliano Ehud Olmert ha creato una commissione per coordinare tutte le informazioni d'intelligence disponibili sull'Iran. La commissione, guidata dal Generale Maggiore Eliezer Shkedi, capo dell'Israeli Air Force, risponde direttamente al primo ministro. Verso la fine di ottobre, Olmert ha nominato Ephraim Sneh, membro laburista della Knesset, vice ministro della Difesa. Sneh, che ha ricoperto quel ruolo sotto Ehud Barak, per anni ha sostenuto che bisognava intraprendere un'azione per evitare che l'Iran si dotasse della bomba. In un'intervista rilasciata questo mese al Jerusalem Post, Sneh ha espresso scetticismo riguardo l'efficacia della diplomazia o delle sanzioni internazionali nell'ottenere la vittoria sull'Iran:

Il pericolo non è tanto che Ahmadinejad decida di lanciare un attacco ma il fatto che Israele viva sotto un'oscura nuvola di paura di un capo di stato devoto alla sua distruzione… la maggioranza degli israeliani preferirebbe non vivere qui; la maggioranza degli ebrei preferirebbe non andare a vivere qui con le proprie famiglie, e quelle che possono trasferirsi lo faranno… temo che Ahmadinejad sarà in grado di uccidere il sogno sionista senza premere un bottone. Ecco perché dobbiamo evitare a qualsiasi costo che questo regime sviluppi un potenziale nucleare.

Benjamin Netanyahu, leader del Likud, ha mandato un messaggio simile in un discorso tenuto la scorsa settimana a Los Angeles. "È il 1938, e l'Iran è la Germania. E l'Iran ha iniziato la corsa alla bomba atomica", ha detto, aggiungendo che c'era "ancora tempo" per fermare gli iraniani.

Il consulente del Pentagono mi ha detto che, anche se possono esserci pressioni da parte degli israeliani, "non faranno nulla senza che noi gli diamo il via libera". Questa assicurazione, dice, "viene dall'ufficio di Cheney. È Cheney stesso ad aver detto 'non vi abbandoneremo, ma non andate senza di noi.'" Secondo un alto diplomatico europeo, "Per Israele è una questione di vita o di morte. Gli Stati Uniti non vogliono andare in Iran, ma, se Israele si sentirà sempre più messo con le spalle al muro, potrebbe non esserci altra scelta".

Un Iran dotato di armi nucleari non minaccerebbe solo Israele. Potrebbe scatenare una corsa alle armi strategiche in tutto il Medio Oriente, dal momento che Arabia Saudita, Giordania e Egitto – tutti guidati da governi sunniti – sarebbero spinti a difendersi. L'amministrazione Bush, se cominciasse azioni militari contro l'Iran, avrebbe l'appoggio sia dei democratici che dei repubblicani. La senatrice Hillary Clinton, dello stato di New York, e Evan Bayh, dell'Indiana, potenziali candidati democratici alla Casa Bianca, hanno avvertito che l'Iran non può permettersi di costruire la bomba e che – come ha detto la Clinton all'inizio dell'anno – "Non possiamo escludere nessuna opzione". Anche Howard Dean, portavoce del Comitato Nazionale Democratico, ha sostenuto questo punto di vista. Lo scorso maggio, a Olmert è stata riservata un'accoglienza entusiastica quando si è rivolto ad una sessione riunita del congresso e dichiarando che "Un Iran nucleare significa che uno stato terrorista potrebbe riuscire nello scopo principale per i quali i terroristi vivono e muoiono – la distruzione di massa di vite innocenti. L'occidente non può permettersi di perdere questo genere di sfida, che io considero la prova cruciale della nostra epoca".

Nonostante una simile retorica, Leslie Gelb, ex ufficiale del Dipartimento di Stato che è presidente emerito del Council on Foreing Relations, ha detto che crede che, "quando verrà il momento, gli israeliani avranno problemi a diffondere l'idea che il potenziale nucleare iraniano sia un problema imminente. L'esercito e il Dipartimento di Stato saranno nettamente contrari a una campagna di bombardamento preventivo". Gelb ha detto che sperava che la nomina di Gates avrebbe dato peso alle questione più pressanti per l'America – "porre qualche limitazione al controllo iraniano dell'Iraq. Nei prossimi uno o due anni, sarà meglio negoziare con l'Iran che bombardarlo".

L'amministrazione Bush rimane pubblicamente propensa a una soluzione diplomatica dell'impasse nucleare iraniana, e ha lavorato con Cina, Russia, Francia e Germania e Gran Bretagna per far partire i negoziati. Fino ad ora, gli sforzi si sono arenati; il più recente giro di colloqui è fallito all'inizio di novembre, tra crescenti disaccordi di Russia e Cina sulla necessità di imporre pesanti sanzioni delle Nazioni Unite al regime iraniano. Il presidente Bush è ostinatamente convinto che l'Iran debba fermare i suoi programmi di arricchimento dell'uranio prima che possano cominciare dialoghi diretti che coinvolgano gli Stati Uniti.

Il diplomatico europeo mi ha detto che il presidente francese, Jacques Chirac, e il presidente Bush si sono incontrati a New York il 19 settembre, quando è cominciata la nuova sessione delle Nazioni Unite, e si sono trovati d'accordo su quello che i francesi hanno chiamato l'approccio "Big bang" per rompere l'impasse con l'Iran. Ad Ali Larijani, capo negoziatore iraniano per le questioni nucleari, è stato presentato uno scenario. La delegazione occidentale si sarebbe seduta al tavolo dei negoziati con l'Iran. Il diplomatico mi ha detto "Avremmo detto 'cominciamo i negoziati senza precondizioni,' e gli iraniani avrebbero risposto 'sospenderemo'. La nostra parte avrebbe manifestato grande soddisfazione, e gli iraniani avrebbero accettato le ispezioni AIEA nei loro stabilimenti di arricchimento dell'uranio. E l'occidente avrebbe annunciato, in cambio, la sospensione delle sanzioni ONU". Gli Stati Uniti non si sarebbero seduti al tavolo delle trattative all'inizio dei colloqui ma l'avrebbero successivamente fatto. Larijani ha portato l'offerta a Teheran; la risposta, come riferita da Larijani, è stata no, ha detto il diplomatico. "Stavamo cercando un compromessi, per tutte le parti in gioco, ma Mahmoud Ahmadinejad non sembrava voler salvare la faccia", ha detto il diplomatico. "Questo 'meraviglioso' scenario non ha portato a nulla".

La scorsa settimana ci si aspettava che l'Iraq Study Group emanasse una serie si raccomandazioni che avrebbero dovuto ricevere un consenso bipartisan e guidare l'America fuori dal pantano iracheno. Fonti con conoscenza diretta delle procedure mi hanno detto che il gruppo, circa alla metà di novembre, ha escluso un immediato e completo ritiro americano ma avrebbe raccomandato di focalizzarsi su un migliore addestramento delle forze irachene e un ridispiegamento delle truppe americane. Nella raccomandazione più significativa, ci si aspettava che Baker e Hamilton facessero pressioni sul presidente Bush perché facesse quello che aveva rifiutato sino a quel momento – portare la Siria e l'Iran ad una conferenza regionale per aiutare la stabilizzazione dell'Iraq.

Non è chiaro se l'amministrazione sarà ricettiva a questo riguardo. In agosto, secondo l'ex ufficiale dei servizi, Rumsfeld ha chiesto agli Stati Maggiori di escogitare piani alternativi per l'Iraq, prendere in considerazione nuove proposte, che queste vengano dalla maggioranza democratica o dall'Iraq Study Group. "L'ultima opzione è di spostare le forze americane fuori dalle città e ricollocarle lungo i confini siriano e iraniano," ha detto l'ex ufficiale. "Per l'addestramento della polizia irachena sarebbero impegati dei civili, con lo scopo finale di separare la polizia locale dai militari iracheni. La Casa Bianca crede che se le truppe americane restano in Iraq abbastanza a lungo – un numero sufficiente di soldati – i "cattivi" finiranno per uccidersi tra di loro, e i cittadini iracheni, stanchi degli scontri interni, troveranno una soluzione. Ci vorrà molto tempo per spostare le truppe e addestrare la polizia. Potrebbe durare all'infinito".

In una successiva intervista, l'ex funzionario dell'amministrazione Bush ha dichiarato che anche a lui risultava che il Pentagono fosse al lavoro su un piano per l'Iraq che sollecitava un ritiro militare dalle principali aree urbane verso una serie di basi fortificate vicino al confine. L'ipotesi di lavoro presupponeva che, con le truppe americane lontane dai luoghi più popolati, la violenza settaria si sarebbe "estinta". "La Casa Bianca pensa che questo stabilizzerà il paese", ha detto l'ex alto funzionario, "ma potrebbe stabilizzarlo nella maniera sbagliata."

Un problema insito nella proposta di una trattativa con l'Iran sul conflitto in Iraq è che non è chiaro se l'Iran sarebbe interessato, specialmente se l'obiettivo è aiutare l'amministrazione Bush a districarsi da questa brutta situazione.

"L'Iran sta emergendo come potenza dominante del Medio Oriente", mi è stato detto da un esperto di Medio Oriente ed ex alto funzionario dell'amministrazione. "Con un programma nucleare e la capacità di interferire all'interno della regione, sta praticamente dettando legge. Perché dovrebbe collaborare con noi sull'Iraq?" Mi ha riferito di un recente incontro con Mahmoud Ahmadinejad, che ha sfidato il diritto di Bush di dire all'Iran che non può arricchire uranio. "Perché l'America non smette di arricchire uranio?" ha chiesto il presidente iraniano. Ha riso, e aggiunto, "Lo arricchiremo per voi e ve lo venderemo con lo sconto del cinquanta per cento".

Originale: New Yorker

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