martedì, dicembre 05, 2006

Il testo del memorandum Hadley sull'Iraq

Memorandum sull'Iraq del consigliere statunitense per la sicurezza nazionale

traduzione dall'inglese di Andrej Andreeevič

Quello che segue è il testo di un memorandum datato 8 novembre e preparato da Stephen J. Hadley, consigliere per la Sicurezza Nazionale, e i suoi assisntenti. Il documento di cinque pagine, ufficialmente secretato, è stato letto e trascritto dal New York Times.


19/11/06 New York Times – Siamo tornati dall'Iraq convinti che avremmo avuto bisogno di determinare se il primo ministro Maliki fosse capace e disposto a superare i progetti settari promossi da altri. Noi e il primo ministro Maliki abbiamo la stessa idea per l'Iraq? Se è così, sarà in grado di dominare coloro che mirano all'egemonia sciita o alla riconferma del potere sunnita? Le risposte a queste domande sono la chiave per determinare se la nostra strategia in Iraq sia quella giusta.

Maliki ha ripetuto la sua idea di una collaborazione tra sciiti, sunniti e kurdi, e nel mio incontro a quattr'occhi con lui mi ha dato l'impressione di un leader che vuole essere forte ma ha delle difficoltà nel capire come fare. Maliki ha indicato alcuni episodi, come l'uso delle forze irachene nella città sciita di Kerbala, per dimostrare la sua mano ferma. Forse perché frustrato a causa delle sue limitate capacità di comandare le forze irachene contro terroristi e insorti, Maliki ha tentato di dar prova della propria forza reagendo alla coalizione. Da qui le divergenze pubbliche con noi riguardo le nostre azioni e i blocchi stradali di Sadr City.

Nonostante le parole rassicuranti di Maliki, numerosi rapporti dei nostri comandanti sul campo hanno contribuito alle nostre preoccupazioni riguardo il governo Maliki. Rapporti che parlavano della mancata consegna dei servizi nelle aree sunnite, interventi dell'ufficio del primo ministro per fermare le azioni militari contro gli obiettivi sciiti e incoraggiarli contro quelle sunnite, la rimozione per motivi settari dei comandanti migliori e gli sforzi per assicurare maggioranze sciite in tutti i ministeri – insieme all'escalation delle uccisioni del Jaish al-Mahdi [nome arabo dell'esercito del Mahdi] – tutto questo suggerisce una campagna per consolidare il potere sciita a Baghdad.

Mentre sembra esserci una spinta aggressiva a consolidare il potere e l'influenza sciita, è meno chiaro se Maliki vi partecipi consapevolmente. Le informazioni che riceve sono indubitabilmente distorte dalla sua piccola cerchia di consiglieri del Dawa, influenzando le sue azioni e la sua interpretazione della realtà. Le sue intenzioni sembrano buone quando parla con gli americani, e rapporti interni sembrano suggerire che stia provando a sovrastare la gerarchia sciita e imporre cambiamenti positivi. Ma la realtà sulle strade di Baghdad suggerisce che Maliki o non sappia quello che sta succedendo, rappresentando male le proprie intenzioni, o che non sia ancora capace di trasformare le buone intenzioni in azioni.

Mosse che Maliki potrebbe fare
C'è una serie di azioni che Maliki può intraprendere per trarre profitto dalle informazioni che riceve, dimostrare la propria intenzione di costruire un Iraq per gli iracheni e aumentare le proprie potenzialità. Le azioni elencate qui sotto sono in ordine crescente di difficoltà e, a un certo punto, possono richiedere ulteriori risorse politiche e di sicurezza per essere eseguite, come descritto a pagina 3 di questo memo. Maliki dovrebbe:

¶ Spingere i suoi ministri a fare piccoli passi – come fornire servizi sanitari e aprire filiali bancarie nelle periferie sunnite – per dimostrare che il suo governo serve tutte le comunità etniche;

¶ Cessare la sua strategia politica con Moqtada al-Sadr e portare davanti alla giustizia ogni membro del JAM che non si astenga dalla violenza;

¶ Rivoluzionare il suo gabinetto, nominando tecnocrati capaci in ministeri chiave per la sicurezza;

¶ Annunciare una riorganizzazione del suo staff personale in maniera che "rifletta il volto dell'Iraq";

¶ Chiedere che tutti nel governo (nei ministeri, nel consiglio dei rappresentanti e nel suo stesso staff), rinuncino pubblicamente ad ogni genere di violenza per il perseguimento di obiettivi politici come condizione per mantenere le loro posizioni;

¶ Dichiarare che l'Iraq supporterà il rinnovo del mandato delle Nazioni Unite per le forze multinazionali e cercherà, come appropriato, di affrontare le questioni bilaterali con gli Stati Uniti attraverso il SOFA (Status of Forces Agreement) da negoziare l'anno prossimo;

¶ Fare uno o più passi immediati per dare nuovo impeto al processo di riconciliazione, come una sospensione delle misure di de-baathificazione e la sottomissione al Parlamento, o "concilio dei rappresentanti", di un bozza di legislazione per un approccio più equo;

¶ Annunciare piani per espandere l'Esercito Iracheno nei prossimi nove mesi; e

¶ Dichiarare l'immediata sospensione delle unità sospette della polizia irachena e un valido programma per incorporare le forze della coalizione nelle unità del Ministero dell'Interno mentre questo sarà rinforzato e riaddestrato.

Cosa possiamo fare per aiutare Maliki
Se Maliki intende muoversi con decisione a favore le azioni sopra elencate, possiamo aiutarlo in vari modi. Dovremmo essere disposti a:

¶ Continuare a puntare al-Qaeda e le roccaforti degli insorti a Baghdad e dimostrare che gli sciiti non hanno bisogno del JAM per proteggere le proprie famiglie – e che noi siamo un partner di cui fidarsi;

¶ Incoraggiare Zal [Zalman Khalilzad, l'ambasciatore americano] a muoversi sullo sfondo e lasciare che Maliki si prenda il merito per gli sviluppi positivi (vogliamo che Maliki eserciti la propria autorità – e dimostri agli iracheni che è un leader forte – agendo contro gli estremisti, non respingendo gli Stati Uniti e la coalizione);

¶ Continuare i nostri sforzi diplomatici per mantenere i sunniti all'interno del processo politico, premendo per la negoziazione di un accordo nazionale e promuovendo le elezioni per il concilio provinciale nella prossima primavera/estate, come meccanismo per rafforzare il potere sunnita;

¶ Supportare il suo annuncio di espandere l'esercito iracheno e riformare il Ministero dell'Interno in maniera più aggressiva;

¶ Cercare modi per rendere subito Maliki più forte, dandogli ulteriore controllo sulle forze irachene, anche se dobbiamo riconoscere che al momento dovremmo essere in grado di dargli più autorità riguardo le forze esistenti, piuttosto che più forze;

¶ Continuare a premere su Iran e Siria perché cessino di interferire in Iraq, in parte colpendo coloro che agiscono per conto dell'Iran in Iraq, e facendo sì che il segretario Rice tenga un incontro all'inizio di dicembre con l'Iraq più i paesi confinanti;

¶ Aumentare gli sforzi per spingere l'Arabia Saudita ad assumere un ruolo di comando in supporto all'Iraq, a usare la sua influenza per allontanare le popolazioni sunnite irachene dalla violenza e avvicinarle alla politica, tagliare ogni finanziamento pubblico o privato fornito agli insorti e agli squadroni della morte nella regione e appoggiarsi alla Siria perché smetta di fornire appoggio ai baathisti e ai leader degli insorti.

Aumentare le capacità politiche e di sicurezza di Maliki
Questo approccio potrebbe rivelarsi di difficile esecuzione anche se Maliki avesse le giuste intenzioni. Maliki potrebbe semplicemente non avere le capacità politiche o di sicurezza per fare simili passi, che rischiano di alienare la sua esigua base politica Sadrista e richiedere un maggiore numero di forze più affidabili. Spingere Maliki a fare queste mosse senza aumentare le sue capacità potrebbe portarlo al fallimento – se il parlamento gli togliesse l'incarico con un voto di maggioranza o un'azione contro la milizia del mahdi (JAM) spingesse elementi delle Forze di Sicurezza irachene alla frattura e conducesse a gravi tumulti sciiti nell'Iraq del sud. Dobbiamo anche ricordarci della sua storia personale come figura del partito Dawa – movimento clandestino cospirativo – durante il dominio di Saddam. Maliki e quelli che lo circondano sono naturalmente inclini a non fidarsi dei nuovi personaggi, potrebbero volerci rassicurazioni molto forti da parte degli Stati Uniti per convincerli a espandere la propria cerchia di consiglieri o ad agire contro gli interessi della loro coalizione sciita e per il beneficio dell'Iraq.
Se fosse Maliki ad ammettere di non avere le capacità – politiche o militari – per attuare i punti elencati sopra, avremo bisogno di lavorare con lui per aumentare le sue capacità. Potremmo farlo in due modi. Primo, potremmo aiutarlo a formare una nuova base politica tra i politici moderati sunniti, sciiti, kurdi e di altre comunità. Idealmente, questa base costituirebbe un nuovo blocco parlamentare che liberebbe Maliki dal suo attuale esiguo appoggio da parte degli attori sciiti. (Il blocco non richiederebbe una nuova elezione, ma piuttosto implicherebbe un riallineamento degli attori politici all'interno del parlamento). Nella creazione di questo blocco Maliki rischierebbe di alienarsi parte della sua base politica sciita e potrebbe aver bisogno di ottenere l'approvazione dell'Ayatollah Sistani per azioni che potrebbero dividere politicamente gli sciiti. Secondo, potremmo aver bisogno di fornire a Maliki ulteriori forze di qualche tipo.
Questo approccio potrebbe richiedere che si facciano altre mosse in aggiunta a quelle indicate sopra, incluse:

¶ Supportare attivamente Maliki, aiutandolo a sviluppare una base politica alternativa. Dovremmo probabilmente usare il nostro capitale politico per spingere i moderati ad allinearsi col nuovo blocco politico di Maliki;

¶ Considerare l'opzione dell'appoggio monetario ai gruppi moderati che hanno cercato di rompere con i partiti più grandi e maggiormente settari, cosi come supportare Maliki stesso, dal momento che si dichiara capo di questo blocco e rischia la sua posizione all'interno di Dawa e dei sadristi; e

¶ Fornire a Maliki più risorse per aiutarlo a costrure un movimento nazionale non settario.
- Se ci aspettiamo che adotti un piano di sicurezza non settario, dobbiamo assicurarci che abbia ragionevoli istituzioni di sicurezza non settarie che lo eseguano – ad esempio attraverso un più efficace piano di incorporazione.
- Potremmo anche aver bisogno di compensare la mancanza di quattro brigate a Baghdad con forze della coalizione, se non dovessero essere trovate forze irachene affidabili.

Andare avanti
Non dovremmo perdere tempo nel tentativo di definire le intenzioni di Maliki e, se necessario, aumentare le sue capacità. Dobbiamo seguire i seguenti passi immediatamente:

¶ Convincere Maliki a esprimersi su azioni chiave che possano rassicurare i sunniti (aprire banche e garantire l'elettricità in aree sunnite, depoliticizzare gli ospedali);

¶ Dire a Maliki che capiamo che sta elaborando una strategia di dialogo coi sadristi e che:
- Abbiamo chiesto al Generale Casey di supportare Maliki in questo sforzo
- È importante vedere presto dei risultati tangibili di questa strategia

¶ Mandare il nostro rappresentante a Baghdad per discutere questa strategia con Maliki e spingere altri leader a lavorare con lui, specialmente se questi stabilisse di costruire una base politica alternativa;

¶ Chiedere a Casey di sviluppare un piano per aumentare il potere di Maliki, inclusi:
- Formazione di National Strike Forces
- Forte aumento dell'incorporazione della Polizia Nazionale
- Più forze sotto il comando e il controllo di Maliki

¶ Chiedere al Segretario della Difesa e al generale Casey di fare una segnalazione se ci fosse bisogno di più forze a Baghdad.

¶ Chiedere al Segretario della Difesa e al generale Casey di fornire un piano di incorporazione più efficace e un piano per finanziarlo;

¶ Avviare un'intensa pressione sull'Arabia Saudita perché giochi un ruolo di comando sull'Iraq, collegando questo ruolo con altre aree nelle quali l'Arabia Saudita vuole vedere l'azione statunitense;

¶ Se Maliki cerca di costruire una base politica alternativa:
- Spingere i sunniti e altri leader iracheni (specialmente Hakim) [Abdul Aziz al-Hakim, capo del Concilio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq, un rivale di Maliki] a supportare Maliki
- Convocare Sistani per riassicurarlo e cercare il suo supporto per un nuovo movimento politico non settario.

Copyright 2006 The New York Times Company

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