mercoledì, agosto 02, 2006

Il nuovo volto di Hezbollah/2

Nel giugno del 1982, l'allora ministro della difesa Ariel Sharon decise di invadere il Libano fino a Beirut inclusa, e di mantenervi le truppe israeliane abbastanza a lungo da ottenere grandi concessioni politiche dal debole governo centrale del paese. Lo scopo immediato delle Forze di difesa israeliane quell'anno era assicurarsi l'espulsione dal Libano dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che era saldamente presente lì con i propri guerriglieri dal 1969. Alla metà di agosto del 1982 Yasser Arafat fu costretto a guidare i suoi combattenti in un'ignominiosa uscita da Beirut via mare.

Oltre a disperdere i combattenti dell'OLP, Sharon cercò anche di instaurare a Beirut un governo compiacente che facesse la pace con Israele alle condizioni di quest'ultimo. Le milizie falangiste (maroniti estremisti) erano i principali alleati di Israele in Libano. Ma erano una base debole per costruirvi un governo nazionale; e comunque il capo della milizia falangista Bashir Gemayyel, che Sharon aveva preparato a diventare presidente, fu assassinato prima di poter entrare in servizio. Le truppe di Israele si trovarono rapidamente impantanate come forze d'occupazione in un intrico politico e militare complesso e sempre più ostile.

Quando invasero per la prima volta nel 1982, le truppe dell'Esercito di difesa israeliano furono ricevute favorevolmente da molti sciiti di Jebel Amel, che erano arrivati a pentirsi della buona accoglienza che avevano riservato ai guerriglieri dell'OLP dieci o più anni prima. L'invasione israeliana mise in crisi il comando centrale di Amal ("Speranza"), che a quel tempo
era la maggiore forza politica della comunità sciita. La maggior parte delle unità di Amal a sud non fece resistenza all'avanzata di Israele, e alcune di esse collaborarono attivamente. Però quando l'esercito israeliano si avvicinò a Dahiyeh, a Beirut sud, cominciò a incontrare una forte resistenza da parte degli sciiti... Ma poi, quando gli israeliani ebbero "vinto" lo scontro militare e costretto i combattenti dell'OLP a lasciare il Libano, il capo di Amal Nabih Berri entrò nella coalizione di governo guidata da Amin Gemayyel, fratello del defunto Bashir, che era la seconda scelta degli israeliani (e di Washington) come presidente fantoccio.

Un piccolo numero di sciiti del sud o originari del sud resistettero, tuttavia, all'avanzata israeliana fin dall'inizio. Sfidando la dirigenza di Amal, organizzarono attacchi fulminei contro le truppe israeliane dispiegate nei loro villaggi. Nel novembre del 1982 fecero saltare in aria il comando dell'Esercito di difesa israeliano a Tiro, causando la morte di 75 tra soldati israeliani e membri della milizia locale, l'"Esercito del Libano meridionale". Altre compatte reti sciite presero ad attaccare a Beirut obiettivi associati con gli Stati Uniti, considerati il principale alleato di Israele. A Beirut piccole reti di combattenti organizzarono attacchi estremamente distruttivi contro basi militari di Stati Uniti e Francia e contro l'ambasciata americana (due volte). Rapirono molti cittadini americani e altri occidentali, assassinarono il presidente americano dell'Università americana di Beirut e dirottarono alcuni voli di linea.

Quelle reti godevano dell'appoggio della comunità sciita locale con base a Baalbek, una regione chiave nella quale gli israeliani non riuscirono mai a entrare e che rimase efficacemente sotto il controllo della vicina Siria. (Baalbek era anche il quartier generale delle 1500 "guardie rivoluzionarie" che l'Iran di Khomeini in seguito all'invasione israeliana aveva mandato a
contribuire alla formazione della resistenza libanese).

Lo sceicco Ragheb Harb, un imam fortemente anti-israeliano del grande villaggio meridionale di Jibsheet, divenne il leader della resistenza sciita del sud. Nel febbraio del 1984, quando il movimento di resistenza stava ancora operando clandestinamente, gli israeliani lo assassinarono.
Un anno dopo, nel febbraio del 1985, i suoi seguaci si riunirono e diffusero una "lettera aperta" in cui annunciavano la formazione di Hezbollah, il "Partito di Dio". Lo sceicco Subhi Tufaili fu il suo primo capo.

Uno dei membri fondatori di Hezbollah era Sayyed Hassan Nasrallah. Allora ventiquattrenne, e di origini modeste, Nasrallah aveva già dimostrato attitudine al comando. A 15 anni era stato nominato organizzatore capo di Amal nel suo villaggio natale, al-Bazouriyah, nei pressi della biblica Tiro. L'anno seguente un mullah sciita del luogo lo mandò a Najaf, in Iraq, a studiare nel prestigioso seminario "Hawza". L'Hawza era allora guidato da Muhammad Baqr al-Sadr, un rinomato giurista sciita che verso la fine degli anni Cinquanta aveva contribuito alla fondazione del partito islamico Da’awa, che disponeva di una rete di seguaci in tutto il mondo sciita. Nel 1978, quando in Iraq si acuirono le tensioni anti-sciite, Nasrallah fece ritorno in Libano.
(Due anni dopo, i servizi segreti di Saddam Hussein assassinarono Sadr e la sorella, a Baghdad. Seguirono molte ondate di persecuzione nei confronti del partito Da'awa. Ma Da’awa sopravvisse e, facendo parte della lista elettorale Alleanza Irachena Unita, è oggi più influente che mai in Iraq. Nasrallah e le molte altre figure dell'Hezbollah che hanno studiato in Iraq o in Iran conservano buoni rapporti con i loro ex-insegnanti e compagni di studi in quei paesi).

Dopo il ritorno in Libano Nasrallah riprese i suoi studi in un seminario di Baalbek diretto da Sayyed Abbas al-Musawi. Riprese anche a lavorare come organizzatore per Amal e nel 1979 (a 19 anni) era già diventato il suo principale rappresentante politico per l'intera regione della Beqaa e membro del politburo. Non c'è da meravigliarsi, dunque, se quando contribuì alla
fondazione di Hezbollah cinque anni dopo divenne immediatamente una figura chiave del partito.

Nel 1985 l'Esercito di difesa israeliano si ritirò da un'ampia regione che si estendeva a sud di Beirut e consolidò le proprie posizioni all'interno della cosiddetta zona di sicurezza, un'ampia striscia di terra all'interno del Libano lungo il suo confine a L con Israele. Buona parte del Libano meridionale divenne allora una zona di tiro libero per l'artiglieria, i bombardamenti aerei e periodiche operazioni di superficie di Israele, che provocarono molte vittime nei villaggi sciiti meridionali. Ma ora che le postazioni permanenti degli israeliani erano state rimosse da Beirut, l'Hezbollah fu libero di stabilire il proprio quartier generale nel Dahiyeh, e da lì un gruppo di capaci organizzatori politici cominciò a trasformare l'Hezbollah in un unico, efficiente partito nazionale che aveva profonde radici nelle comunità sciite del sud, nella Beqaa e nella zona di Beirut.

Una varietà eterogenea di persone, dai poveri contadini ai professionisti istruiti, fu aggregata nella costellazione di organizzazioni di massa che il partito fondò in ogni regione, in ogni professione e in ogni settore economico. Timur Goksel, che lo scorso anno è andato in pensione dopo essere stato per 24 anni il consulente politico della (fortemente vincolata) forza di pace delle Nazioni Unite nel Libano meridionale, mi raccontò quanto lo avesse sorpreso scoprire che i membri delle prime delegazioni dell'Hezbollah mandate a trattare con lui, alla metà degli anni Ottanta, non erano estremisti islamici ma uomini pacati e molto seri che di professione facevano i medici, gli ingegneri o gli uomini d'affari: uomini che godevano di credibilità nelle loro comunità locali. Negli anni il partito costruì una solida struttura organizzativa diretta da un consiglio (Shura) di sette membri. (Il professor Ahmad Nizar Hamzeh, dell'Università americana di Beirut, ha scritto che dal 1989 a tutto 2001 tre membri del consiglio erano laici, e quattro religiosi. Ma prima del 1989, a nuovamente dopo il 2001, i religiosi furono sei). Il partito ha anche un politburo formale, con il compito di "consigliare" il segretario generale e il consiglio, anche se i suoi pareri a volte possono essere presi molto sul serio. Il politburo ha tra gli 11 e i 14 membri, molti di essi laici.

Quando l'Hezbollah cominciò a costituire la sua struttura organizzativa su scala nazionale nel 1985, Nasrallah si trasferì a Beirut per partecipare a quell'attività. Nel 1989 lasciò di nuovo brevemente il Libano per continuare gli studi (e le consultazioni) all'estero. Questa volta andò a Qom, in Iran, per molto tempo sede di un altro religioso formatosi a Najaf: l'Ayatollah Ruhollah Khomeini.

Nel luglio del 1991, nell'ambito dello spostamento di Hezbollah verso una strategia fortemente "politica", il mentore di Nasrallah Abbas Musawi divenne segretario generale del partito. Pochi mesi dopo Musawi fu assassinato da Israele e il trentunenne Nasrallah gli succedette. Uno dei primi successi di Nasrallah consistette nel guidare il partito nelle elezioni parlamentari della primavera del 1992, dove Hezbollah conquistò 12 seggi. Continuò inoltre a perseguire il vecchio obiettivo dell'Hezbollah di costringere Israele ad abbandonare completamente il sud del Libano.

Nel dicembre del 1992, il nuovo primo ministro di Israele, Yitzhak Rabin, diede a Nasrallah un impulso particolare, e l'opportunità di esercitare la propria influenza politica nell'arena politica palestinese (prevalentemente sunnita), quando cercò con una mossa audace di espellere più di 400 presunti militanti dai territori occupati in Libano. Per molti anni Israele aveva espulso
con successo piccoli gruppi di palestinesi in Libano, nonostante questa fosse una chiara violazione della Quarta Convenzione di Ginevra. Però il tentativo di Rabin di cacciare un gruppo così numeroso incorse subito in immediate difficoltà logistiche e diplomatiche. Il Libano si rifiutò di ammettere formalmente gli espulsi; essi furono abbandonati poco a nord della zona di
sicurezza mentre la diplomazia di tutto il mondo cercava di risolvere la questione. Per diversi mesi, il principale contatto degli espulsi fu con l'Hezbollah, che organizzò immediatamente gruppi di studio in quella che divenne nota come "Università dell'Hezbollah". Israele fu costretto infine a far tornare tutti gli espulsi nei territori occupati.

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