lunedì, aprile 16, 2007

Le autorità russe e le manifestazioni di protesta

La differenza tra Mosca, Kiev e Biškek
di Arkadij Murašev

Se si paragonano le recenti manifestazioni di piazza a Mosca, Kiev e Biškek e le reazioni della autorità a esse, è necessario ricordare la principale differenza tra la Russia da una parte, e l'Ucraina e il Kyrgyzstan dall'altra. Molto si spiega con i tragici eventi del 1993 a Mosca, che per le autorità russe costituiscono un amaro precedente: aspettandosi reazioniinappropriate da parte dei manifestanti usano la mano pesante. D'altronde è ovvio che sarebbe stato più semplice permettere la protesta, perché proibirla ha consentito ai manifestanti di attirare l'attenzione su di sé.

Detto questo, se si considera la situazione a Mosca a partire dal 1989, è chiaro che le manifestazioni di piazza e le reazioni delle autorità sono significativamente cambiate e sono sempre state influenzate dal periodo in cui si sono svolte. Quando i comunisti erano al potere, naturalmente, le manifestazioni erano proibite. Nel 1990, tuttavia, quando cominciò ad acquisire forza un vasto movimento sociopolitico impossibile da contenere e quando i democratici assunsero il potere a Mosca, l'atteggiamento delle autorità nei confronti dei manifestanti ebbe un brusco cambiamento: erano i rappresentanti del governo a guidare le proteste di piazza. Ma nel 1996, durante la campagna elettorale di Boris El'cin, le manifestazioni furono nuovamente proibite.

Inoltre, mentre 15 anni fa le proteste per le strade di Mosca servivano anche a raccogliere fondi per finanziare i movimenti democratici, oggi gli organizzatori delle manifestazioni devono pagare i partecipanti, non ricevere denaro da essi. Per gli studenti non è un cattivo affare. Anche se, naturalmente, lo zoccolo duro del movimento non va alle proteste per soldi.

L'atteggiamento delle autorità nei confronti delle manifestazioni di protesta nelle tre capitali si differenzia soprattutto in base ai diversi momenti storici e politici in cui si trovano i tre paesi. A Kiev e a Biškek c'è una tolleranza dovuta al fatto che c'è un certo equilibrio tra le due forze, cosa inesistente in Russia. I due paesi però non devono compiacersi troppo: quando la situazione in Ucraina e in Kyrgyzstan si stabilizzerà, non saranno rose e fiori per chi finirà all'opposizione. E quella regola sarà applicata indipendentemente dall'esito delle elezioni. Se i manifestanti pensano che i rappresentanti del Fronte Civile Unito metteranno le mani sul potere in Russia, devonosapere che il loro atteggiamento nei confronti dell'opposizione non sarà diverso.

E infine, riguardo a Mosca bisogna ricordare che le autorità della capitale si oppongono alle autorità federali, e in quel senso è loro utile destabilizzare la situazione. Quello che abbiamo visto a Mosca è il risultato di una decisione presa dal sindaco Lužkov, non di un decreto dall'alto. Prestate attenzione a un altro curioso dettaglio: la reazione ai manifestanti è stata la stessa a Nižnyj Novgorod, dove il posto di sindaco è occupato dall'ex-vicesindaco di mosca, Valerj Šancev. Non credo che si tratti di un caso.

Arkadij Murašev è stato capo della Direzione Territoriale di Mosca nel 1991-92.

Originale: kommersant.ru

Tradotto dal russo all'italiano da Mirumir, un membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.

1 commento:

niko ha detto...

Mi riesce un po' oscuro capire l'antifona lanciata nell'ultimo capoverso. Intende che gli arresti scattati quando la manifestazione ha deviato dal percorso prestabilito sarebbero opera di Luzkhov o chi per lui?