venerdì, maggio 18, 2007

"Altra Russia" contro Russia

"Altra Russia" contro Russia

di Sergej Roj, 20 aprile 2007

All'indomani delle manifestazioni dei "dissenzienti" (letteralmente "nesoglasnje", coloro che non sono d'accordo) e del brusco trattamento che hanno ricevuto dalla polizia, un bel po' di media occidentali hanno fatto del loro meglio per ritrarli come intrepidi combattenti contro il regime autoritario di Putin e per la democrazia e la libertà.

In Russia, al contrario, la visione che la gente comune ha di questi "dissenzienti" è stata sinteticamente espressa da un mio vicino: "Urody!" (liberamente traducibile come "mostri"; ometto gli epiteti che accompagnavano l'espressione). Parlando dal punto di vista delle masse, quella definizione esemplifica bene l'atteggiamento istintivo dei russi nei confronti di questi pagliacci.

Tale netta divergenza di opinioni, per usare un eufemismo, è dovuta a un fatto molto semplice: noi russi conosciamo questi mostruosi "dissenzienti"; li conosciamo da più tempo di quanto ci vada di ricordare; li abbiamo visti in azione, e non ci piace quello che abbiamo visto e patito. Non hanno fatto niente di buono alla Russia, le hanno fatto anzi molto male, e siamo sicuri che proprio per questo godano del sostegno entusiastico dei russofobi occidentali. Il nostro disamore per l'Occidente - soprattutto per gli Stati Uniti - aumenta in proporzione.

La politica in Russia è caratterizzata da una marcata personalizzazione. Lo è sempre stata, dal tempo degli zar ai giorni nostri. Chi sono dunque queste persone caritatevolmente definite "mostri"? Chi sono i personaggi che dovrebbero inscenare una rivoluzione arancione in Russia? Chi vuole soppiantare Putin andando contro la volontà di più del 70% della popolazione russa, per far piacere a quello che qui è noto come l'obkom (comitato regionale del Partito) di Washington? Chi sono questi eroi dei media occidentali?

Forse il più alto in grado è l'ex-primo ministro Michail Kas'janov, il candidato alla presidenza dei dissenzienti. Ora, dimentichiamo per un momento il suo soprannome, Miša Due Per Cento, un omaggio alla sua avidità di ministro. Dimentichiamo anche lo scandalo legato all'acquisto di proprietà immobiliari alla periferia di Mosca, un paio di dacie di proprietà statale che "privatizzò" per pochi soldi prima di essere mandato via a calci (anche se è difficile dimenticare queste cose: sono le prime che vengono in mente a tutti non appena il suo muso tirato a lucido appare alla televisione, e chi le avesse dimenticate non deve far altro che aprire il file su Kas'janov su kompromat.ru).

La semplicissima domanda è: cosa farà quando/se - un "se" impossibile - andrà al potere? Non è ragionevole supporre che farebbe le stesse cose che ha fatto fino a tre anni fa?

Noi sappiamo quello che ha fatto e voleva fare. A parte i suoi vecchi intrallazzi con la Mabetex Co. e simili intrighi, ha firmato accordi per la condivisione della produzione con compagnie straniere, come quelli per i progetti Sachalin-1 e Sachalin-2 che hanno portato alla Russia nient'altro che danni irreparabili all'ambiente e zero profitti.

E la cosa principale è che Kas'janov avallava e sosteneva i progetti di Chodorkovskij per il coinvolgimento di capitali stranieri (prevalentemente americani) nell'industria petrolifera russa, al punto che lo stato russo avrebbe perso il controllo sull'industria, e Chodorkovskij e le multinazionali dominate dagli Stati Uniti sarebbero entrati in possesso del paese, armi e bagagli, compresi una Duma e un governo corrotti.

Non sorprende dunque sapere che i funzionari dell'Unione Democratico-Popolare di Kas'janov sono addestrati da uomini dell'Istituto Democratico Nazionale per gli Affari Internazionali, mandati qui dagli Stati Uniti dal signor K. Scott Hubli, Direttore dei Programmi di Governance. Questa gente ha avuto un certo successo in Georgia e in Ucraina, e spera di conseguire lo stesso risultato in Russia. La sua fortuna è che poche persone conoscono questi retroscena della carriera di Kas'janov, semplicemente perché la maggioranza lo considera un personaggio superato e non è molto interessata a lui.

Analogamente, non molti sanno che c'è un forte elemento ceceno nel piccolo entourage di Kas'janov, benché ci siano già state lamentele da parte di studenti dell'Università Russa per l'Amicizia tra i Popoli, che hanno segnalato le prepotenze della sua security cecena e della gentaglia che lo accompagna, sempre pronte ad attaccare chiunque non sia di loro gradimento.

Il semplice buon senso insegna che per chi ha ambizioni politiche in Russia è un suicidio associarsi a gente di questo tipo. Allora perché Kas'janov, noto imbroglione ma non un completo imbecille, rischia di farsi infangare da simili frequentazioni? Qui non c'è niente di misterioso: finché Kas'janov sarà sotto i riflettori, finché resterà una figura pubblica, a qualsiasi azione contro di lui saranno attribuite motivazioni politiche, e potrà contare sul supporto a gran voce dei suoi eroi-adoratori al Washington Post e degli altri mostri russi. Togliete il putiferio che potrebbe scatenarsi se venisse arrestato e cosa vi resta? Solo un altro "eroe" degli anni Novanta, con una lista di misfatti lunga come un elenco telefonico, dentro fino al collo in operazioni fraudolente, tangenti, ecc. Dunque la situazione di Kas'janov è quella di chi si attacca a una paglia per non affogare, e non è priva di spiacevolezze come il pugno alla mandibola che molti ricorderanno grazie a un famoso video [l'autore si riferisce a una rissa scoppiata nel luglio del 2006, durante una conferenza di "Altra Russia", quando Kas'janov ricevette appunto un pugno in faccia, episodio immortalato da un video che circola in rete, n.d.T.].

Un altro "dissenziente" con un breve passato nel governo è Irina Chakamada, nel 1997 capo del comitato statale per il sostegno alle piccole imprese. Il suo mandato viene per lo più ricordato dai giornalisti più maliziosi per essere stato di grande aiuto all'impresa niente affatto piccola di suo marito e per il consiglio dato ai minatori in sciopero della fame di cercarsi un'altra occupazione, come la raccolta di bacche e funghi.

Il principale talento di Chakamada, come quello di Kas'janov, consiste nel convertire qualsiasi capitale politico in vantaggi ben più tangibili. Come candidata alla presidenza per il 2004, si dice che avesse ricevuto 10 milioni di dollari (per alcuni la cifra sarebbe più vicina ai 30 milioni) da Leonid Nevzlin, amministratore delegato di Jukos, braccio destro di Chodorkovskij e ora riparato in Israele per sfuggire alla giustizia russa.

Non hanno avuto successo le indagini per scoprire quale parte di quella somma fosse finita nella campagna elettorale e quale fosse invece servita ad acquistare - per una strana coincidenza, proprio durante il periodo della campagna - un paio di appartamenti di lusso nei pressi della Tverskaja, la principale arteria di Mosca, per la sfortunata candidata.

Un'altra caratteristica che Chakamada ha in comune con Kas'janov è la toccante e palese considerazione in cui tiene i desideri del summenzionato obkom di Washington. Ricordo di aver letto su Moscow News, nel 2004, che prima di cominciare la propria campagna elettorale fece una visita d'obbligo a Washington e a quanto pare fu insignita dell'approvazione del Dipartimento di Stato. Fu abbastanza perché la dirigenza dell'Unione delle Forze di Destra, che Chakamada copresiedeva, le desse il benservito. Pare che quel partito dia ancora importanza ad alcuni requisiti: un politico russo dovrebbe almeno fingere di tenere più all'elettorato che ai finanziatori esterni.
Ma il protagonista della marcia dei "dissenzienti" di sabato scorso non è stato Kas'janov, e neanche Chakamada, ma Garry Kasparov: colui che, se dobbiamo credere al Washington Post, è "la forza morale dietro una coalizione di gruppi d'opposizione noti come Altra Russia, che ha organizzato la manifestazione". Con questo accenno alla "forza morale" entriamo direttamente nel teatro dell'assurdo, e siamo solo dispiaciuti per il giornalista del Washington Post che, chiaramente inconsapevole dei precedenti e della reputazione di Garry, si rende ridicolo.
Sentite, io appartengo all'eterogenea cerchia di persone note come "democratici della prima ora". Niente di cui andar fieri, se si considera ciò a cui hanno condotto tutti i nostri sogni, le nostre speranze e i nostri progetti: il capitalismo ladro degli anni Novanta. Comunque abbiamo la memoria lunga, e non esitiamo troppo acondividerla.
Oltre a essere un genio degli scacchi, Kasparov è sempre stato un personaggio un po' comico: negli ambienti intellettuali moscoviti circolavano buffe storie sul fatto che era molto attaccato alle sottane della madre; su Gejdar Aliev, ex-capo del KGB dell'Azerbaijan e poi membro del Politburo, che dispensava a madre e figlio ogni lusso sovietico per la gloria dell'Azerbaijan; e sul fatto che Garry avesse cambiato il proprio cognome da Vajnštejn (l'onesto cognome ebraico del padre) a quello della madre armena, Kasparyan, russificato in Kasparov.
Poi c'era stato un tocco di simpatia per il povero profugo in fuga dai pogrom armeni a Baku: penso fosse il 1989, quando Kasparov raccontò alla rivista Ogonëk, o forse era Moscow News, la commovente storia della corsa sulla pista per prendere l'aereo che li avrebbe portati a Mosca. Oggi, ogni volta che Kasparov apre bocca per parlare del "fascismo" in Russia, continuo a chiedermi perché non torni a combattere per la libertà e la democrazia in Azerbaijan. Probabilmente sa che non se la caverebbe con una multa di quaranta dollari se osasse sfidare la legge in quella insensata monarchia. E una replica della fuga notturna verso un aereo e la salvezza sarebbe improponibile.
All'epoca, tutta la nostra simpatia per il profugo evaporò quando Kasparov, che si definiva un "figlio della perestrojka", nel 1991 entrò nel Partito Comunista dell'Unione Sovietica. Al tempo in cui tutte le persone oneste avevano già bruciato le proprie tessere di partito, in alcuni casi pubblicamente, fu decisamente un passo falso.

Quando se ne rese conto, Kasparov cambiò presto idea e si unì a noi, iscrivendosi a Scelta Democratica della Russia. Ricordo il suo discorso d'esordio durante una delle nostre gigantesche manifestazioni: emise alcuni suoni balbettanti, tacque miserabilmente e dovette ricevere l'incoraggiamento paterno del presidente (l'economista Gavril Popov, se non ricordo male) per riuscire a continuare.

Non c'era futuro per uno zero politico come Kasparov tra i pesi massimi di Demvybor (Scelta Democratica), così si affrettò a passare al nazionalista Congresso delle Comunità Russe di Lebed e Rogozin, e da allora lo persi sinceramente di vista. Si disse che si fosse messo in affari e che avesse fatto presto bancarotta, evitando di un soffio guai legali.

Nel 2004, all'incirca, Kasparov trovò finalmente la sua vera vocazione come saltimbanco ai margini della politica russa, o dovrei dire anti-russa. Come la Chakamada, è uno strumento nelle mani di Leonid Nevzlin, ma la sua lealtà va soprattutto ai sostenitori americani. Diversamente alla Chakamada, è più esplicitamente un emissario dei neoconservatori statunitensi in Russia, facendo fieramente parte di una gran bella organizzazione americana chiamata Centro per una Politica della Sicurezza. Tra gli organismi del Centro c'è il Consiglio Consultivo per la Sicurezza Nazionale (NSAC), dove Kasparov figura tra Phyllis Kaminsky, ex-addetta stampa del Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, e Alan Keyes, ex-ambasciatore al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, come Garry Kasparov, Campione Mondiale di Scacchi e Presidente di Kasparov Consultancy.

Ecco cosa scrive di sé il Centro: "Il Centro è stato fondato nel 1988 e da allora lavora efficacemente per instaurare politiche di sicurezza nazionale mediante l'uso di tutti gli strumenti del potere nazionale: diplomatico, informativo, militare ed economico. La filosofia della "Pace attraverso la Forza" non è uno slogan militarista ma la convinzione che il potere nazionale dell'America debba essere preservato e adeguatamente usato in quanto riveste un ruolo globale unico nel mantenimento della pace e della stabilità". (Si veda all'indirizzo http://www.centerforsecuritypolicy.org/Home.aspx?SID=75).

Posso solo dire che è un peccato che l'elettorato russo sappia così poco dell'impegno di Kasparov per diffondere in Russia la Pace degli Stati Uniti attraverso la Forza. D'altro canto, i votanti russi conoscono troppo bene Kasparov e i suoi per garantire loro il successo elettorale.

È semplicemente incredibile che la cricca che governa gli Stati Uniti non se ne renda conto. Offrire supporto a questi lillipuziani politicamente marginali - e soprattutto a quell'organizzazione nazionalista, estremista, stalinista e illegale che è il Partito Nazional-Bolscevico di Limonov - può essere considerato solo come una palese interferenza negli affari interni della Russia. Ed è certo che farà salire alle stelle il tasso di popolarità di Putin.

Mi sto solo chiedendo una cosa: non sarà mica che la Casa Bianca, il Dipartimento di Stato e i principali mezzi di informazione pullulano di ammiratori segreti di Putin?

Originale: http://guardian.psj.ru/text/200704201604.htm

Sergej Roj, giornalista, scrittore e traduttore, è redattore capo del giornale online Guardian/Hranitel, che si propone come scopo quello di rinforzare la sicurezza individuale e collettiva in una Russia in preda a flagelli sociali e politici.

Tradotto dall'inglese da Mirumir, un membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.

2 commenti:

Редактор ha detto...

ottimo articolo!

Marco ha detto...

Nella lista dei 'council members' del NSAC:

http://tinyurl.com/22aave

Kasparov non figura affatto tra Kaminsky e Keyes, come detto nell'articolo, ne' in altro punto.

Come mai?