venerdì, maggio 04, 2007

I fabbricanti di miti dell'Estonia, di Alevtina Rea

I fabbricanti di miti dell'Estonia
Necromutazione del Soldato di Bronzo di Tallinn

di Alevtina Rea
2 maggio 2007

Previsioni del tempo a parte, la fine di aprile del 2007 sarà decisamente ricordata come una primavera calda per le alte cariche politiche e per la gente di Tallinn. Nella notte del 27 aprile del 2007 una moltitudine di manifestanti che protestavano contro la rimozione di un monumento d'epoca sovietica ha assistito allo smantellamento della statua del soldato liberatore costruita dopo la seconda guerra mondiale e comunemente nota come Soldato di Bronzo. Doveva seguire a breve l'esumazione dei resti di 13 soldati sovietici sepolti sotto il memoriale. Si è detto che il monumento è stato smontato e portato in un luogo che non è stato reso noto. Lo smantellamento è avvenuto di notte, e nelle risse che sono seguite ci sono stati 500 arresti, 60 feriti e un morto. Secondo i telegiornali russi, i partecipanti alla veglia e alle proteste notturne pensano che le autorità siano responsabili dei disordini e dei saccheggi. Dopo tutto, sono loro che hanno ordinato alla polizia di disperdere la folla. Come ha sottolineato uno dei partecipanti, la polizia ha usato cannoni ad acqua, granate sonore e gas lacrimogeni. Quando la gente ha abbandonato la piazza, cacciata dalla polizia e dall'esercito, ha cominciato a distruggere e a saccheggiare gli edifici. Si può immaginare che questa protesta non sarà l'ultima. Il governo estone è pronto all'azione: ai soldati sono state consegnate munizioni vive per assicurare la protezione dell'ordine pubblico a Tallinn.
Il Soldato di Bronzo è un memoriale della Seconda Guerra Mondiale che fu dedicato a coloro che liberarono Tallinn dalle forze fasciste. Fu costruito nel 1947. Tuttavia, dopo la caduta dell'Unione Sovietica e la successiva isteria anti-russa, per molti nazionalisti estoni il Soldato di Bronzo in uniforme sovietica divenne un simbolo dell'occupazione sovietica. I retroscena della questione sono così presentati sul sito di Wikipedia: "La storia del secondo dopoguerra è cruciale per la comprensione delle questioni etniche dell'Estonia. Gli estoni di etnia non russa considerano il periodo dell'Estonia sovietica come un'occupazione illegale degli Stati Baltici, un punto di vista che coincide con la posizione ufficiale del governo estone e di potenze occidentali come gli Stati Uniti. Di conseguenza, gli estoni di etnia russa e altre minoranze immigrate durante l'occupazione sono state etichettate da alcuni come occupanti illegali. Per loro la statua ha un significato importante: è un simbolo del loro diritto di vivere in Estonia come discendenti dei liberatori, non come occupanti illegali".

I fatti dell'aggressione sovietica contro gli Stati Baltici sono innegabili. Questa occupazione ha avuto luogo come diretto risultato del Patto Molotov-Ribbentrop e della suddivisione in sfere di influenza sovietica e nazista. Devo dire che quando ho visitato l'Estonia, un paio di volte negli anni Ottanta, sono sempre rimasta sorpresa dal suo livello di benessere rispetto a quello di qualsiasi città russa, perfino Mosca e San Pietroburgo. Non che questo benessere possa giustificare l'aggressione, ma getta luce su un fatto importante: quanto spesso la realtà sia regolata e organizzata in funzione di un vantaggio politico e come la sua interpretazione si sintonizzi con il costrutto simbolico al quale deve adattarsi. Nonostante questo, ciò che balza agli occhi non è tanto l'aggressione sovietica all'epoca o la vita relativamente prospera degli estoni sotto il giogo del regime sovietico nel periodo successivo, quanto l'evidente sforzo del governo estone di ricreare il mito politico dello stato estone a spese dei non-estoni e di cancellare i fatti storici come se non fossero mai esistiti.

Per chiarire il significato del termine "mito politico", faccio riferimento all'approccio usato da Mona Harrington nel suo libro, The Dream of Deliverance in American Politics, e considero il "mito politico in senso ampio come un sistema di valori e atteggiamenti che definiscono le norme politiche generali di una nazione, i suoi obiettivi fondamentali, la concezione nazionale di ciò che è giusto e anche le aspettative su ciò che è ottenibile". Il sistema di valori e di atteggiamenti dell'Estonia di oggi è completamente diverso da quello che esisteva in un'altra epoca, quando l'Estonia faceva parte dell'URSS. Il cambiamento ha prodotto molte trasformazioni nell'idea del popolo estone di ciò che era giusto allora e ciò che è giusto adesso. L'identità nazionale del popolo estone durante il periodo sovietico era notevolmente diversa da quella attuale. La trasformazione è un risultato non solo dei cambiamenti temporali ma anche di una manipolazione politicamente consapevole del mito politico che oggi definisce l'Estonia.

La parola "manipolazione" può risultare fastidiosa per la nostra autostima, perché ci piacerebbe considerarci indipendenti e obiettivi, non facilmente influenzabili. Ma guardiamo in faccia la realtà. Oltre alle manipolazioni studiate per assecondare strategie politiche, dovremmo anche renderci conto che ci sono molti altri fattori in gioco. Per esempio, il sociologo politico francese Jean Baudrillard (1929-2007) ci fa notare il semplice fatto che "siamo fin troppo propensi a dimenticare che l'insieme della nostra realtà è filtrato dai media, compresi i tragici eventi del passato". La prospettiva di Baudrillard sulla storia e la realtà, esplorate nel saggio "Necrospettiva", aggiunge una dimensione nuova alla condotta delle autorità estoni nello smantellamento del memoriale della Seconda Guerra Mondiale e nell'esumazione dei resti dei 13 soldati sovietici sepolti sotto di esso.

Tanto per cominciare, afferma Baudrillard, "Bisognava comprendere la storia quando ancora la storia esisteva". In altre parole, quale dramma psicopolitico si stava svolgendo quando l'esercito sovietico scacciò i fascisti dall'Estonia e quale mito politico era allora prevalente? Oggi, a più di 50 anni da quegli eventi, "non sapremo mai" se i nazisti in Estonia erano preferibili ai sovietici o se la liberazione di Tallinn dai fascisti fu considerata come semplice sottomissione. Cioè non lo sapremo mai con sicurezza assoluta "perché non facciamo più parte di quell'universo mentale. Anche supponendo di avere davanti agli occhi i fatti in tutta la loro chiarezza, non avrebbero comunque la forza di dimostrare qualcosa o di convincerci".

Tre giorni di proteste a Tallinn e l'allargarsi dei tumulti ad altre città estoni e alla Russia sono la conseguenza del tentativo del governo estone di "sostituire un evento, un'idea, una storia, con un altro" più consono al mito politico prevalente, che - in questo caso particolare - è stato capovolto, convertendo il mito della liberazione da parte dell'esercito sovietico nel mito dell'occupazione e della repressione.

La caratteristica insidiosa dei miti politici è che vengono usati deliberatamente per plasmare un presunta realtà storica in funzione di specifici obiettivi politici; in altre parole, i tentacoli invisibili dei miti politici si estendono nell'identità nazionale in generale e nel subconscio individuale in particolare per far sì che si adattino alle necessità politiche prestandosi a fini concretamente politici.

Ciò che accade ora in Estonia, per usare le parole di Baudrillard, "è una transizione dallo stato storico a una fase mitica: la ricostruzione mitica e mediatica di tutti gli eventi" che si sono svolti in Estonia prima e dopo la seconda guerra mondiale. "Ma perché questo avvenga, e perché perfino un crimine possa diventare un mito, bisogna prima sradicare la realtà storica". Smantellando - o sradicando - il Soldato di Bronzo, il governo estone sta traducendo la liberazione dal fascismo da parte dell'esercito sovietico nell'occupazione sovietica dell'Estonia.

Ciò che accade ora in Estonia è lo sradicamento della realtà storica. E quello che è pericoloso in questo sradicamento "non è la nostalgia per il fascismo. Quello che è pericoloso - per quanto meschino - è la rimessa in scena patologica del passato in cui ciascuno recita una parte, in cui ciascuno collabora efficacemente", coloro che sfidano l'occupazione quasi 60 anni dopo - un'occupazione che è incarnata dal monumento al Soldato in uniforme sovietica - come coloro che all'epoca diedero il benvenuto al fascismo in Estonia. "Quello che è pericoloso è l'inganno di massa per cui tutta la ricchezza dell'immaginazione che manca nella nostra epoca, tutto il capitale di violenza e di realtà ora divenuto illusorio, vengono trapiantati nel passato in una sorta di coazione a riviverlo, una sorta di profondo senso di colpa per non esserci stati", secondo Baudrillard. O forse questi pasticci con la memoria storica sono solo una conseguenza della vergogna per aver subito l'occupazione sovietica senza fare molto per contrastarla?

Nel frattempo ci sono stati degli sviluppi: le imprese russe hanno dichiarato un boicottaggio dei prodotti estoni nei negozi russi. Per esempio, alcuni negozi di verdure nell'Estremo Oriente russo espongono un'insegna con su scritto: "Non vendiamo prodotti estoni - non tradiamo la memoria dei soldati sovietici". Inoltre, tre notti di rivolte per la rimozione del Soldato di Bronzo hanno portato a 156 feriti, compresi 30 poliziotti, un morto e 800 arresti. Dopo questi tumulti, il Soldato di Bronzo è stato riassemblato nel cimitero militare di Tallinn. Il 1° maggio 2007, secondo le notizie d'agenzia, una delegazione della Duma russa ha visitato la nuova sede del monumento e ha deposto dei fiori e una corona davanti al Soldato. I membri della delegazione hanno anche esaminato la statua, notando che era ovviamente stata fatta a pezzi e poi riassemblata. Il Ministero della difesa nega l'accusa.

Possiamo trarre un sospiro di sollievo e dire che i salomonici politici estoni sono giunti a una saggia soluzione della crisi. Tuttavia è biasimevole il modo in cui il governo estone ha gestito la controversia. Innanzitutto, le autorità non hanno tenuto conto del fatto che circa il 50% degli abitanti di etnia estone e l'86% della popolazione russofona erano contrari allo smantellamento del Soldato di Bronzo. In secondo luogo, la rimozione è stata condotta di notte, alla maniera dei ladri. Terzo, questi "perpetratori notturni" hanno disperso brutalmente i manifestanti usando proiettili di gomma, cannoni ad acqua e gas lacrimogeni e hanno trattato brutalmente gli arrestati, secondo i siti d'informazione russi e il filorusso Comitato antifascista estone. Le autorità negano le accuse sulla brutalità della polizia, e questo non sorprende. Quarto, la rimozione è avvenuta a pochi giorni dalla Giornata della Vittoria, il 9 maggio, che celebra l'anniversario della capitolazione dei nazisti agli alleati. Infine, bisognerebbe sottolineare che "abusare dei monumenti per alimentare l'esagerato nazionalismo o 'patriottismo' non fa molto onore all'Estonia ".

In ogni caso, questo genere di ricostruzione della realtà storica e politica non è una novità. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica migliaia di monumenti d'epoca sovietica, in primo luogo statue di Lenin, furono zelantemente distrutte, fatte a pezzi o portate verso destinazioni sconosciute. Non ci furono proteste per il destino di quei resti sovietici. Fatti simili accaddero in epoca sovietica dopo la morte di Stalin, quando furono divelte le statue che lo raffiguravano. Dunque il governo estone segue le orme del suo ex-"Grande Fratello". Come ha scritto Baudrillard, "L'ironia del fato è che noi [i paesi occidentali] un giorno forse saremo costretti a salvare la memoria storica dello stalinismo, quando i paesi orientali se ne saranno completamente dimenticati".

Forse è davvero merito dell'Occidente se almeno parte della memoria storica della guerra contro il fascismo viene conservata intatta? Lo scorso anno, pochi giorni dopo la Giornata della Vittoria, il 13 maggio 2006, ebbi l'occasione di visitare Berlino e fui sorpresa di vedere il memoriale sovietico, con la statua di un combattente in uniforme sovietica, cosparso di corone e di fiori. Alcuni nastri riportavano le parole "Grazie, soldati sovietici". L'iscrizione sul memoriale ha un testo in russo che dice: "Gloria eterna agli eroi che - combattendo contro gli occupanti tedeschi fascisti - sacrificarono le proprie vite per la libertà e l'indipendenza dell'Unione Sovietica, 1941-1945". Tutto ciò mi sorprese perché nel paese - e nella città - in cui si era consumata la vittoria delle nazioni alleate e dove i soldati sovietici avevano alzato la loro bandiera sul Reichstag, che simbolicamente rappresentava la Germania nazista al tempo della seconda guerra mondiale ed è oggi la sede del parlamento tedesco, si sarebbe indotti a pensare che i tedeschi debbano odiare chi ha fatto loro tutto questo, o almeno cercare di togliere di mezzo i segni che possano ricordare loro la sconfitta del 1945. In una città che è stata divisa dal Muro e che per decenni ha sofferto le conseguenze economiche, politiche e sociali di questa artificiale divisione, il ricordo dei liberatori sovietici non è una minaccia all'identità tedesca come succede nell'Estonia post-sovietica.

La conclusione del saggio di Baudrillard "Necrospettiva ", che fu scritto alla vigilia del 21° secolo, si presta molto bene a descrivere lo stato attuale delle cose in Estonia. "Siamo impegnati, per un processo di elaborazione del lutto stranamente entusiasta, a smussare gli eventi salienti del secolo, a metterlo a tacere, come se tutto quello che vi è accaduto (le rivoluzioni, le spartizioni, lo sterminio, il violento transnazionalismo degli stati, o il terrore nucleare) - in breve, la Storia stessa nella sua fase moderna - non fosse stato altro che un imbroglio senza uscita". Il corollario di Baudrillard non riguarda un solo paese ma tutti gli altri paesi in cui si sta realizzando uno sradicamento della storia. Malgrado il pessimismo che traspare da questa conclusione, ci sono alcune fulgide eccezioni, come la conservazione dei monumenti storici in Germania, che sfidano la tentazione di sradicare e ricostruire il passato storico, evitando così i rischi dell'afasia politica e della trasformazione dell'identità nazionale. L'identità nazionale non è qualcosa da fossilizzare e conservare in un museo delle cere. Un'identità sana è fluida e solida allo stesso tempo; riesce a riconciliare diverse realtà storiche e miti politici, e dunque a danzare sul filo teso sopra l'abisso di multiple culture, significati, percezioni, implicazioni e mondi sociali.
Oppure, "con una comprensione intesa in senso wittgensteiniano" (Zygmunt Baumann, In Search of Politics), è creata da persone che "sanno come andare avanti a dispetto di altre che possono agire - e ne hanno il diritto - diversamente".

Alevtina Rea può essere contattata all'indirizzo sailcool[at]comcast.net

Originale: http://www.counterpunch.org/rea05022007.html

Tradotto dall'inglese all'italiano da Mirumir, un membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.

1 commento:

anonimusss ha detto...

L'Estonia ha sofferto cinquant'anni di dura occupazione sovietica. Questo è storicamente dimostrabile. Gli stessi russi hanno ammesso come ingiusto il patto segreto tra Stalin e Hitler. Gli estoni non sono russi, sono ugro-finnici. Non hanno mai accettato il regime sovietico, ne l'hanno mai considerato come liberatore, visto che i sovietici hanno invaso l'Estonia nel 1940, prima dei nazisti. I tedeschi sono stati erroneamente considerati dei liberatori nel 1941, ma l'Estonia non è mai stata ideologicamente ne nazista ne sovietica. L'estonia è democratica e dal 1991 vuole vivere libera e indipendente. Se non ci fosse stata l'occupazione sovietica, ora sarebbe economicamente forte quanto le nazioni sorelle scandinave....ma Stalin sapeva della ricchezza estone e la occupo'....per cinquant'anni, deportando estoni e nn comunisti in Siberia. La sofferenza dell'Estonia in quegli anni giustifica il suo nazionalismo odierno. Il russo e la cultura russa furono imposti agli estoni!