mercoledì, maggio 09, 2007

Porre fine alla Guerra Fredda

Porre fine alla Guerra Fredda
Perché è giusta la decisione di Putin sul Trattato sulle armi convenzionali in Europa
di Vladimir Frolov
7 maggio 2007

Nel suo discorso all'Assemblea Federale sullo stato della nazione il presidente Vladimir Putin ha annunciato una moratoria del Trattato sulle armi convenzionali in Europa (CFE).
Questa decisione ha provocato un'altra ondata di critiche da parte dei politici e dei commentatori occidentali, nonché un'ufficiale espressione di "preoccupazione" da parte del Segretario Generale della NATO e dei governi alleati.

Tali critiche sono fuori luogo. Putin ha detto finalmente quello che tutti pensavano del Trattato sulle armi convenzionali in Europa ma erano troppo politicamente corretti per farlo. Il Trattato ha ormai superato i limiti della propria utilità. Non è che un reliquia della Guerra Fredda. Non è più necessario a garantire la sicurezza all'Europa. Oggi una guerra in Europa tra Russia e NATO è inimmaginabile. Se il trattato cessasse semplicemente di esistere, il mondo se ne accorgerebbe a malapena. Ma in quanto reliquia della Guerra Fredda continua a nuocere alle relazioni della Russia con l'Occidente.

Il trattato perpetua artificialmente le divisioni della Guerra Fredda in Europa e contrappone la Russia all'intera alleanza atlantica in un momento in cui la Russia e la NATO non sono più nemiche. Impone requisiti molto rigidi che limitano la capacità della Russia di reagire rapidamente ai suoi reali problemi di sicurezza; soprattutto, dalla firma della sua versione modificata, nel 1999, non è stato messo in pratica dalle nazioni occidentali, mentre la Russia ha unilateralmente tenuto fede ai propri obblighi.

Il Trattato sulle armi convenzionali in Europa fu firmato da 16 paesi membri della NATO e sei paesi del Patto di Varsavia. Il Trattato imponeva strette limitazioni quantitative all'equipaggiamento militare pesante consentito alle parti firmatarie, secondo una divisione in quattro zone. A ciascuna zona venivano concessi non più di 20.000 carri armati, 30.000 veicoli da combattimento, 20.000 pezzi d'artiglieria, 6800 aerei da combattimento e 2000 elicotteri da combattimento. Il Trattato non riguardava le forze statunitensi nel Nord America né quelle Russe nel lontano Oriente.

Inoltre, limitazioni ancora più severe venivano imposte al dispiegamento di truppe russe nei due nuovi fianchi: il Distretto Militare di Leningrado e il Distretto Militare del Caucaso Meridionale. In pratica, significava che laRussia non poteva spostare le sue forze armate sul proprio territorio senza darne notifica e ricevere il consenso della NATO. Durante la guerra in Cecenia, la Russia non poteva spostare rinforzi nella zona di guerra a causa di queste limitazioni del Trattato.
La fine della Guerra Fredda e la dissoluzione del Patto di Varsavia privò immediatamente di significato le limitazioni del Trattato sugli armamenti. Il Trattato è entrato in vigore nel 1992 e la NATO nel frattempo si è allargata a 26 stati, con l'ingresso di molti paesi dell'ex-Patto di Varsavia. Sia la Russia che la NATO hanno rapidamente diminuito i loro armamenti scendendo ben al di sotto dei limiti del Trattato. Chi ha bisogno di 20.000 carri armati in Europa, oggi?

Per adattare il Trattato alla nuova realtà, nel 1999 le parti hanno firmato una nuova versione, il Trattato CFE adattato, che imponeva nuovi limiti per l'armamento pesante ai singoli stati, non ai blocchi militari e aumentava sensibilmente i livelli di impiego concessi alla Russia nelle zone dei fianchi.
Ma dei 30 stati che hanno firmato la nuova versione del Trattato solo la Russia, la Bielorussia, l'Ucraina e il Kazakistan l'hanno ratificato. I membri della NATO si sono rifiutati di ratificarlo prima che la Russia mettesse in pratica i cosiddetti accordi di Istanbul, in base ai quali la Russia avrebbe dovuto ritirare le proprie forze dalla Georgia e dalla Moldova. La Russia ha ritirato tutte le sue forze dalla Georgia, mentre in Moldavia mantiene una piccola forza di peacekeeping e una guarnigione di guardia a un grosso deposito di munizioni rimasto in Moldova dopo il ritiro delle forze sovietiche dall'Europa.

In breve, la NATO ha usato gli Accordi di Istanbul, che non hanno niente a che vedere con il Trattato CFE, come pretesto per evitare di ratificare e mettere in pratica il Trattato Adattato. Inoltre, quattro nuovi membri della NATO - Slovenia, Lettonia, Estonia e Lituania - si sono rifiutati di unirsi al nuovo Trattato nonostante la NATO si fosse pubblicamente impegnata in questo senso.
Il Trattato non è mai stato operativo ed è servito solo come uno strumento per limitare la libertà della Russia di occuparsi della propria sicurezza senza imporre simili restrizioni alla NATO.

Questa è una situazione che nessuno stato sovrano potrebbe tollerare, ed è esattamente quello che Putin ha affermato. La decisione di imporre una moratoria del Trattato non ha tanto a che fare con la sicurezza europea quanto con l'esigenza della Russia di ottenere un trattamento equo e con la difesa della sua sovranità. La Russia non intende subire un trattamento ingiusto e sottostare a condizioni che le altre nazioni non vogliono ratificare.

Gli Stati Uniti nel 2001 si sono ritirati unilateralmente dal Trattato anti missili balistici (ABM). L'amministrazione ha definito il Trattato ABM una reliquia della Guerra Fredda a ha dichiarato che non era più necessario perché la Russia e gli Stati Uniti non erano più nemici. Ora Washington progetta il posizionamento di intercettori ABM in Polonia e di un radar ABM nella Repubblica Ceca e dice che la Russia non ha niente da temere da questa iniziativa.

Bene. Ma se non siamo più nemici, allora perché lo scandalo a proposito del Trattato sulle armi convenzionali in Europa? La Russia non si è ritirata, ha solo detto che non lo avrebbe messo in pratica finché le altre nazioni firmatarie non lo avessero ratificato. Azione corretta: in affari, le compagnie private non sono tenute a tener fede agli obblighi del contratto se gli altri contraenti fanno mostra di ignorarli.

Con questa decisione sul Trattato CFE, Vladimir Putin ha mandato un semplice messaggio all'Occidente: la Russia non considera l'Occidente un nemico militare, la Russia è un paese normale che chiede un trattamento equo, la Russia esige il dovuto rispetto per il ruolo che ha svolto nel porre fine alla Guerra Fredda.

La Russia non ha perso la Guerra Fredda, come alcuni in Occidente vorrebbero credere. Ha contribuito a porvi fine, e il Trattato CFE faceva parte di quel processo. Ma la Guerra Fredda è finita da molto ed è ora di andare avanti. Se questo significa liberarsi di reliquie del passato come il Trattato CFE, sia pure.

Vladimir Frolov è direttore del Laboratorio Nazionale per la Politica Estera, un think tank con sede a Mosca.

Link: http://guardian.psj.ru/text/200705071655.htm

Originariamente pubblicato su Russia Profile.

1 commento:

UniromaTV ha detto...

Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo "Politica americana dalla guerra fredda a Obama"

http://www.uniroma.tv/?id_video=15038

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