mercoledì, luglio 11, 2007

Pakistan: il colpo di mano dei Taliban

Pakistan: il colpo di mano dei Taliban

di Ziauddin Sardar
30 aprile 2007

Originale: http://www.newstatesman.com/200704300025

"Dovete capire" dice Maulana Sami Ul-Haq, "che Pakistan ed islam sono sinonimi". Il principale di Darul Uloom Haqqania, un seminario nella provincia di frontiera nord-occidentale (PFNO) è un uomo alto e gioviale. Mi prende per mano e mi porta in giro per il seminario. Maulana Ul-Haq ride quando gli chiedo il suo punto di vista sul jihad. "E' dovere di tutti i musulmani supportare questi gruppi che combattono contro l'oppressione" dice.

Haqqania è una della più grandi madrasse del Pakistan. Produce circa 3000 diplomati, la maggioranza dei quali di origini incredibilmente povere, ogni anno. Le mura dei dormitori degli studenti sono decorate con carri armati e kalashnikov. Un gruppo di studenti, tutti con barbe nere, turbanti bianchi e vestiti neri, mi circondano. Sono curiosi e estremamente educati. Discutiamo sotto l'occhio vigile di due ufficiali dei servizi di intelligence pakistani. Cosa farete dopo il diploma, chiedo. "Serviremo l'islam", ripetono all'unisono. "Dedicheremo le nostre vite al jihad".

Il Pakistan sta rispondendo al richiamo del jihad. Per più di due mesi, la capitale, Islamabad, è stata presa ostaggio da un gruppo di donne avvolte nel burqa, armate di bastoni e che gridavano: "al-jihad, al-jihad". Queste studentesse appartengono a due madrasse legate a Lal Masjid, una grande moschea vicina ad uno dei principali supermercati della città. Ho trovato l'atmosfera attorno a Masjid tesa, con poliziotti armati attorno al palazzo. Benché agli studenti fosse permesso entrare e uscire liberamente, nessun altro poteva entrare nella moschea. Le donne chiedevano l'imposizione della sharia e l'abolizione istantanea dei "covi del vizio". Allontanandosi dal Masjid, Islamabad sembrava una città sotto assedio.

Una nuova generazione di militanti sta emergendo in Pakistan. Benché ci si riferisca loro chiamandoli "Taliban", sono un fenomeno recente. I Taliban originali, che hanno governato brevemente l'Afghanistan durante gli anni '90, erano combattenti afghani, un prodotto dell'invasione sovietica del loro paese. Erano stati creati e plasmati dall'esercito pakistano, col supporto attivo e il denaro di Stati Uniti e Arabia Saudita e l'uso deliberato delle madrasse per sostenere i leader religiosi. Molti leader Taliban sono stati educati alla Haqqania da Maulana Sami Ul-Haq. Le nuove generazioni di militanti invece sono tutte pakistane; sono emerse dopo l'invasione statunitense dell'Afghanistan e rappresentano una rivolta contro il supporto agli Stati Uniti del governo. In maggioranza sono disoccupati, ma non tutti hanno ricevuto un'educazione nelle madrasse. Sono guidati da giovani mullah che, a differenza dei Taliban afghani, sono esperti di tecnologia e media, e sono anche influenzati da vari nazionalismi tribali indigeni, onorando il codice tribale che governa la vita sociale delle aree rurali pakistane. "Sono taliban nel senso che condividono la stessa ideologia dei Taliban afghani", dice Rahimullah Yusufzai, colonnista del giornale di Peshawar "News". "Ma sono completamente pakistani, ed hanno una migliore comprensione di come funziona il mondo". La loro jihad è diretta non solo contro "gli infedeli che occupano l'Afghanistan", ma anche gli "infedeli" che comandano e guidano il Pakistan e mantengono i valori secolari della società pakistana. "Il loro scopo è di ripulire il Pakistan e trasformarlo in uno stato islamico puro", dice Rashed Rahman, direttore esecutivo del giornale di Lahore "Post".

I Taliban pakistani ora dominano le province meridionali del Waziristan, adiacente all'Afghanistan. "Sono de facto i governatori della regione" dice Yusufzai. Il Waziristan è una regione tribale che storicamente è sempre stata governata dalle tribù. Il Pakistan ha seguito la politica applicata dal Raj britannico alla regione. I britannici concessero ai leader tribali, conosciuti come Malik, poteri semi-autonomi in cambio della lealtà alla corona. Il Pakistan da' loro gli stessi poteri ma chiede lealtà al governo federale, e ha sostenuto anche i Taliban. I Malik progovernativi che avevano resistito all'offensiva dei Taliban sono stati brutalmente uccisi e i loro corpi appesi come lezione per gli altri. I Taliban hanno dichiarato il Waziristan "Emirato Islamico" e stanno cercando di stabilire un'amministrazione parallela, completa di tribunali basati sulla sharia e sistema fiscale.

Milizie in stile Taliban hanno preso controllo anche di parti adiacenti alla PFNO. A Peshawar, una delle più aperte e accessibili aree della provincia, si può sentire la tensione nelle strade. Difficilmente ci sono donne in pubblico. La città, che ha sofferto numerosi attacchi suicidi, è affollata da ufficiali dei servizi segreti. A meno di un'ora dal mio arrivo a Peshawar, sono stato avvicinato da un ufficiale dei servizi segreti che mi ha avvertito che ero sotto controllo. E' praticamente impossibile per chi venga da fuori o da altre città della PFNO come Tank, Darra Adam Khel e Dera Ismail Khan. A Dera Ismail Khan, i forestieri (cioè pakistani che provengono da altre zone del paese) hanno bisogno di scorte della polizia per andare in giro. E' permesso solo se si riesce a provare di avere affari o parenti nella zona. Le scuole femminili sono state chiuse, i negozi di video e musica distrutti da bombe, ai barbieri proibito di radere barbe. I partiti religiosi hanno passato una legge sulla moralità pubblica che da' loro poteri per perseguire chiunque non segua il loro ristretto codice morale. E' stata pianificata una legislazione per bandire danza e musica. Anche la campagna dell'amministrazione per la vaccinazione antipoliomelitica è stata bloccata con la pretesa che si tratterebbe di un complotto statunitense per sterilizzare le future generazioni.

Perché l'ostentatamente secolare governo del presidente Pervez Musharraf non prende provvedimenti contro i militanti Taliban e i partiti che li sostengono? Parte della risposta poggia sul fatto che i militanti e i partiti religiosi sono serviti moltissimo al regime militare. Dopo la sua salita al potere nel 1999, Musharraf li ha usati per neutralizzare i principali partiti politici, il Partito Popolare di Benazir Bhutto e la Lega Musulmana, guidata da Nawaz Sharif. "I militari e i mullah sono tradizionalmente alleati", dice l'analista di sicurezza Ayesha Siddiqa, di Islamabad. "L'alleanza di partiti religiosi che comanda la PFNO è entrata nella politica grazie a questo supporto". Musharraf ha usato i militanti religiosi per destabilizzare per proprio tornaconto il Kashmir indiano. Ha incoraggiato gli estremisti a predicare il jihad e infiltrare l'India per atti di sabotaggio.

Lo stesso vale per i Taliban. I Taliban afghani sono stati un utile alleato contro il governo non amico di Kabul. Anche se Musharraf è stato costretto ad agire contro di loro sotto pressione degli americani, la sua strategia è stata tentare di contenerli piuttosto che sconfiggerli. Ha cercato di regolare le madrasse nella PFNO e altrove nel Pakistan che forniscono reclute ai Taliban, sequestrando i loro fondi e vietando loro di ammettere studenti stranieri. Ma fin qui siamo dove il governo è voluto arrivare. Costanti pressioni statunitensi lo hanno forzato a mandare l'esercito, con gravi conseguenze. Ogni volta che l'esercito pakistano entra nel Waziristan paga un altissimo prezzo. Dal 2003, quando le truppe pakistane sono entrate per la prima volta nella regione tribale, più di settecento soldati sono stati uccisi. Non è sorprendente che Musharraf abbia firmato un frettoloso accordo di pace il 5 settembre 2006 permettendo ai Taliban afghani di continuare le proprie azioni. "I militari guardano ai taliban come ad una risorsa", dice Siddiqa. "Quindi perché distruggere una risorsa? Specialmente se potrebbe essere utile in futuro".

Quel futuro potrebbe non essere troppo lontano. La politica estera pakistana verso l'Afghanistan è basata sul presupposto che le forze Nato all'interno del paese presto o tardi si ritireranno, lasciando il regime di Ahmed Karzai a doversi difendere da solo. Il governo Karzai è fortemente antipakistano. Ma l'esercito pakistano ha bisogno di un governo afghano amichevole che faccia funzionare oleodotti e gasdotti, che riforniranno il porto appena inaugurato di Gwadar, attraverso le province afghane. Così il Pakistan ha bisogno che i Taliban afghani esistano come gruppo forte abbastanza da stabilire il prossimo governo afghano. Inoltre, un governo filo Islamabad sullo stile dei Taliban in Afghanistan aiuterebbe a stabilire la pace nelle regioni tribali meridionali del Pakistan. Anche se Karzai stesso è un pashtun, la maggioranza delle persone al potere a Kabul è tagika, una tribù minoritaria. Una considerevole maggioranza di afghani appartengono al gruppo etnico pashtun, che ha guidato l'Afghanistan per secoli. La posizione di squilibrio dell'esercito pakistano, che va "contro la storia politica e la cultura tribale dell'Afghanistan", come mi ha detto un ufficiale dell'esercito, è destinata a non terminare. La maggioranza dei Taliban pakistani, cioè la larga maggioranza delle persone del Waziristan, sono anche loro pashtun. E non avranno pace finché i loro fratelli al di là della frontiera non avranno le redini del potere. In questo scenario, la pace in questa parte del Pakistan dipende da chi governa l'Afghanistan.

La strategia di Musharraf è di contenere i Taliban afghani e gruppi pakistani simili, e contemporaneamente eliminare i jihaddisti di al-Qaeda, o gli "elementi stranieri", come sono conosciuti nei circoli militari pakistani. Gli stranieri sono un'eredità della guerra sovietico-afghana. Quando la guerra è finita, molti degli asiatici che erano andati a combattere i sovietici al ritorno nei propri paesi non erano benvenuti. Senza altre alternative, dovettero stabilirsi in Pakistan. La maggioranza di questi jihaddisti stranieri sono uzbeki. Musharraf ha semplicemente corrotto le tribù locali spingendole ad attaccare e sradicare i jihaddisti uzbeki. La battaglia tra uomini delle tribù pashtun e al-Qaeda a Wana, nel Waziristan del sud, nella quale più di 200 combattenti di al-Qaeda e circa 50 combattenti delle tribù sono stati uccisi una quindicina di giorni fa è stato un prodotto di questa politica.

Il problema di Musharraf che i Taliban non possono essere contenuti. I Taliban pakistani hanno ora acquistato abbastanza sicurezza per uscire dal Waziristan e la PFNO verso altre parti del paese. "Quello che sta accadendo al Lal Masjid a Islamabad è una prova per il resto del paese", dice Rahman, "se i Taliban ce la dovessero fare a Islamabad, trasformeranno il Pakistan nel Talibanistan".


Giudici in tumulto

Mentre Musharraf continua a placare i propri Taliban, il resto del Pakistan si alza contro la talibanizzazione. Grandi dimostrazioni si sono tenute a Lahore, Karachi e altre città in tutto il Pakistan. All'inizio le proteste erano state organizzate per supportare il massimo giudice pakistano Iftikhar Mohammed Chaudhry, cacciato da Musharraf a marzo. Chaudhry, diventato un eroe nazionale, aveva cercato di evitare che l'esercito vendesse le acciaierie nazionali per quattro soldi. L'affare era l'ultimo di una lunga lista di scandali che hanno coinvolto l'esercito. L'atto apertamente incostituzionale ha causato una sollevazione, portando a proteste in tutto il paese da parte dei giudici. Ma ora hanno piani più importanti. Sono diventati un movimento di resistenza nazionale, supportato da tutte le sezioni della società, contro il governo militare e i Taliban.

La risposta di Musharraf alle dimostrazioni e alla sfida dei Taliban è di cercare di trincerarsi e radicarsi al potere ancora di più. Mentre il paese unisce le proprie forze sotto la pressione di bombardamenti suicidi, rapimenti e atti di sabotaggio, la sua principale preoccupazione è la propria sopravvivenza. Costituzionalmente, nel corso di quest'anno dovrebbero tenersi le elezioni, una cosa che aveva promesso di fare, ma l'intera questione sarà organizzata in maniera da assicurare che continui ad essere presidente per altri cinque anni.

Il suo piano per essere "rieletto" ha due varianti. L'opzione più semplice è di prendere in mano e spingere l'attuale parlamento a sostenerlo per un secondo mandato cercando di manipolare questa votazione, per assicurarsi una florida maggioranza dei due terzi, come l'attuale costituzione-patacca impone. I capi dell'intelligence, servizi segreti e polizia, sono già pronti per assicurare "risultati positivi".


Bhutto alla riscossa?

L'altra opzione è un po' più complessa. Comprenderebbe la stipula di un patto con l'ex primo ministro Benazir Bhutto, capo del Partito Popolare del Pakistan. Bhutto, che era stata allontanata dal potere dai militari due volte, sta cercando disperatamente di tornarci. Ha molto in comune col generale. Guida il Partito Popolare come fosse una sua proprietà, e le sue politiche sociali e economiche (radicate come sono nel feudalesimo e nell'opportunismo) non sono troppo distanti da quelle dell'esercito. La sua politica estera sarebbe la stessa di Musharraf; infatti è ancora più filoamericana del generale.

Quindi Bhutto e Musharraf, che hanno negoziato l'uno con l'altra per circa tre anni, sono una coppia ideale. "Il problema", dice Rahman "è che Musharraf non vuole lasciare la sua uniforme militare. E' la fonte della sua forza. E l'idea che Musharraf rimanga capo militare è un anatema per Bhutto."

Ma lo stato in cui si trova la nazione, sull'orlo del collasso politico e religioso, potrebbe forzare la mano a Musharraf. Un patto tra il generale e l'autoproclamata "Figlia dell'Est" in base al quale Musharraf manterrebbe gran parte del suo potere come presidente civile e Bhutto avrebbe il ruolo di primo ministro potrebbe essere accettabile per entrambi. A Islamabad circolano voci a per le quali un patto del genere sarebbe imminente.

Il ritorno di Bhutto farebbe poco per fermare lo scivolamento del Pakistan verso l'anarchia, comunque. I Taliban sentono di avere la vittoria in tasca e non saranno soddisfatti a meno di non avere un Pakistan governato dalla sharia, o uno spargimento di sangue di ampio raggio. Come Asma Jahangir, donna a capo della Commissione per i Diritti Umani del Pakistan, mette in chiaro, il paese non può sopravvivere alla sua "decomposizione profondamente radicata" a meno che "gli organi non rappresentativi dello stato, i militari, i mullah e i servizi segreti, non siano messi sotto controllo". E' difficile non essere d'accordo con la sua affermazione. Ma è anche più difficile immaginare come poter impedire che questi "organi non rappresentativi" spingano il Pakistan ancora più verso l'abisso, con gravissime conseguenze per il resto del mondo.

Tradotto dall'inglese da Andrej Andreevič per Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.

Nessun commento: