martedì, settembre 18, 2007

Aspettando l'Unico

Aspettando l'Unico
di Vladimir Frolov

Russia Profile, 18 settembre 2007

Con il licenziamento improvviso del governo russo e la nomina a primo ministro dell'oscuro tecnocrate Viktor Zubkov, entrato così in corsa per la presidenza, Vladimir Putin ha dimostrato ancora una volta di essere il solo e unico padrone del gioco politico.
Per quasi due anni, a partire dal novembre del 2005, Putin ha coltivato pubblicamente almeno due o tre potenziali successori alla presidenza, tutti provenienti dalla sua cerchia di stretti collaboratori.

Promuovendo Dmitrij Medvedev e Sergej Ivanov alla carica di Primo Vice Primo Ministro e dando loro chiari compiti politici e ingenti capitali per trasformare settori cruciali dell'economia e dei servizi sociali russi, Putin aveva segnalato esplicitamente la sua preferenza per una corsa alla successione in cui il popolo russo potesse avere voce in capitolo limitandosi a votare uno degli eredi designati.

C'era anche la possibilità che almeno uno dei successori, il favorito, nell'autunno del 2007 fosse candidato da Russia Unita, stabilendo così il precedente di un presidente di partito. Si dice che Ivanov, che nel settembre del 2007 si è chiaramente portato in prima posizione, entrerà nelle liste di Russia Unita per le elezioni della Duma che si terranno a dicembre. L'atteso trionfo del partito alle elezioni darebbe alla candidatura di Ivanov un chiaro mandato popolare e praticamente gli assicurerebbe la vittoria nel marzo del 2008.

Questa prospettiva avrebbe il grande vantaggio di dare alla successione presidenziale la legittimità della competizione pubblica in uno scenario completamente di parte. Naturalmente non sarebbe una gara del tutto aperta (alcuni candidati anti-putiniani come Michajl Kasjanov o Dmitrij Rogozin ne verrebbero comunque estromessi), ma darebbe al paese un assaggio di politica presidenziale competitiva. Questo è il piano che Vladislav Surkov, il Karl Rove del Cremlino, ha sempre incoraggiato, e per un po' è sembrato che Putin fosse d'accordo con lui.

La scorsa settimana, però, Putin ha cambiato idea. Ha in mente un piano diverso, ora, ed è l'unico a conoscere veramente il finale di partita.

Molti opinionisti hanno visto nella nomina di Zubkov la contrarietà di Putin ad appoggiare troppo presto un unico candidato, evidenziando così la propria vulnerabilità di presidente destinato a non essere rieletto. Se ciò accadesse, la lealtà delle élite politiche e finanziarie russe comincerebbe a trasferirsi da Putin al suo probabile successore, cosa che metterebbe Putin in una posizione vulnerabile. Inoltre il successore di Putin sarebbe così in grado di sviluppare rapidamente la propria base di potere politico e non dovrebbe più dipendere personalmente da Putin per salire in vetta. La nomina di Zubkov permette a Putin di rimandare la designazione del successore e di guadagnare tempo.

Io penso che le motivazioni di Putin siano strategiche, non tattiche. Mi sembra che abbia seri dubbi su tutti i suoi "successori", sia per la loro capacità di guidare la nazione seguendo il corso che egli stesso ha inaugurato, sia per la loro intenzione di mantenersi leali nei suoi confronti per la durata di almeno un termine presidenziale.

Putin è assolutamente consapevole dell'infuocata lotta politica all'interno della sua cerchia di stretti collaboratori e teme che una corsa presidenziale apparentemente aperta spaccherebbe le élite del potere, con conseguenze pericolose per il suo regime politico.

Penso che Putin sia giunto alla conclusione di essere l'unico capace di pilotare la Russia attraverso le sfide di questi tempi. Sente di avere il dovere di completare il piano di modernizzazione del paese che egli stesso ha inaugurato. Pensa anche che per la Russia la congiuntura internazionale stia peggiorando e che stiano emergendo nuove minacce e il rischio di gravi conflitti.

Credo che Putin si sia convinto di dover tornare presto al Cremlino. Si considera il Franklin Delano Roosevelt russo, richiamandosi allo statista che violò una tradizione storica degli Stati Uniti correndo per il terzo e il quarto mandato. Recentemente il presidente russo è stato un vorace lettore di memorie e di analisi sulla presidenza Roosevelt e sul significato della sua eredità per la nazione americana.

La nomina di Zubkov segnala che Putin nei prossimi anni non intende cedere alcuno dei suoi vasti poteri. Non violerà tecnicamente il divieto costituzionale, ma il suo rientro al Cremlino sarà piuttosto rapido. Vuole un terzo termine legalmente impeccabile. Victor Zubkov è l'uomo ideale per assicurare che ciò accada secondo il piano di Putin.

Putin ha studiato la sua manovra in totale segretezza. Neanche i suoi più stretti collaboratori al Cremlino, compresi Surkov e il capo dell'amministrazione presidenziale Sergej Sobjanin (un altro che si considerava un potenziale successore), erano addentro al piano per promuovere Zubkov. Sapevano del piano per sciogliere il governo di Mikhajl Fradkov, e gli uomini di Surkov avevano fatto perfino filtrare la notizia sul quotidiano Vedomosti presentandola come una mossa per aprire la strada a Sergej Ivanov.

Questo indica che nella realizzazione del suo piano Putin non può fidarsi di nessuno. Dimostra anche che non ha nessuna intenzione di designare un successore.

Zubkov correrà alle presidenziali di marzo. Lo ha più o meno dichiarato quando è stato confermato dalla Duma (in modo non dissimile dallo stesso Putin, nel 1999). Senza dubbio la dichiarazione era stata concordata con Putin. Verrà eletto con il deciso appoggio di Putin, anche se manca completamente di carisma e non sembra aver nulla del leader ispiratore di una grande nazione.

Non serve che ispiri, infatti. Il suo compito è un altro: assicurare il rapido e agevole ritorno al potere di Putin. Non è un primo ministro tecnico, è un presidente tecnico.

Ci sono diversi scenari per il ritorno al potere di Putin. Tecnicamente Zubkov potrebbe dimettersi il giorno dopo l'insediamento. Però io credo che nominerà Putin primo ministro nel maggio del 2008. Questo porrà Putin nella posizione ideale per tornare alla presidenza quando lo vorrà. Secondo la Costituzione russa, quando il presidente in carica si dimette è il primo ministro che diventa presidente ad interim in attesa di nuove elezioni che dovranno svolgersi entro tre mesi. Se Putin diventasse primo ministro il fulcro del potere si sposterebbe su di lui mentre Zubkov si limiterebbe a un ruolo di spalla.

Zubkov è davvero l'unico su cui Putin possa fare affidamento nella realizzazione del suo piano. È anziano, si dice che abbia problemi di salute e sembra privo di ambizioni politiche. Sta al di sopra dei clan politici che circondano Putin e non deve niente a nessuno, eccetto Putin stesso.

Il suo rapporto personale con il presidente è unico: per Putin è più un fratello maggiore e un mentore che un subordinato. Da navigato uomo d'apparato del Partito Comunista, Zubkov insegnò a Putin i rudimenti della burocrazia quando era il suo vice nell'amministrazione comunale di San Pietroburgo, nei primi anni Novanta. È l'unico che Putin accetterebbe di buon grado come proprio superiore, anche se per poco.

Putin è la somma di tutta la politica russa. È, da tutti i punti di vista, l'Unico. Sente che Dio gli ha affidato la missione di salvare la nazione. Ha tutte le ragioni per pensare a se stesso come il Franklin Delano Roosevelt russo.

Se avete dei dubbi guardate un documentario su Franklin Delano Roosevelt e sulla sua decisione di correre per il terzo mandato. Prossimamente su questi schermi.

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