lunedì, ottobre 08, 2007

L'accordo nucleare USA-India

USA-India: l'accordo nucleare e le sue conseguenze

di Andrej Volodin

1-10-2007

Agli inizi di agosto 2007 l'India e gli Stati Uniti hanno firmato un accordo sullo sviluppo della cooperazione nel settore dell'energia atomica. Secondo la stampa, il governo di Manmohan Singh, impegnandosi a ottenere la ratifica dell'accordo nucleare da entrambe parti, mette seriamente in pericolo il proprio prestigio all'interno del paese. Il veloce rafforzamento dell'"amicizia indo-americana" e anzitutto il patto nucleare tra i due paesi, osserva il patriarca degli analisti politici indiani Inder Malhotra, sta diventando il pomo della discordia della politica indiana. L'opposizione all'accordo nucleare è espressa, in primo luogo, dal Fronte di sinistra guidato dal Partito Comunista Indiano (marxista), che offre "sostegno critico" al governo dell'Alleanza Progressista Unita, guidata dal Congresso Nazionale Indiano (INC). Il Partito Comunista non mette in dubbio la necessità di sviluppare l'energia atomica nel paese: il partito ritiene però che l'accordo nucleare con l'America limiti la sovranità politica ed economica dell'India.

La frattura tra il Congresso Nazionale Indiano e il Partito Comunista è sempre più evidente agli occhi dell'opinione pubblica, tanto che alcuni influenti membri del Congresso, nonché simpatizzanti dell'intesa indo-americana, si riferiscono già al Partito Comunista come "socio in seconda della Cina" ("subalterno alla Cina"). Allo stesso tempo, "Il Fronte di sinistra", osserva Inder Malhotra, "è perfettamente in grado di lanciare una crociata non solo contro l'accordo nucleare indo-americano, ma contro tutta l'architettura della 'cooperazione strategica' bilaterale, per lo meno perché gli indiani hanno un deficit colossale di fiducia nei confronti degli Stati Uniti. Il caos creato dall'amministrazione Bush in Iraq e le continue minacce di impiego della forza militare contro l'Iran irritano molto gli indiani. Non bisogna dimenticare che in India ci sono più musulmani che in Pakistan. Infatti il 45% della popolazione musulmana mondiale, presso la quale l'America è estremamente impopolare, vive proprio nella regione sud-asiatica".
L'accordo nucleare tra gli Stati Uniti e l'India ha suscitato le critiche indirette della Cina, il cui governo considera la "cooperazione strategica" indo-americana nel contesto della "strategia asiatica" di Washington, il cui cardine è il contenimento strategico della Repubblica Popolare Cinese. A Pechino si ritiene che nella regione Asia-Pacifico si stia formando un nuovo blocco politico-militare, una "NATO orientale" in funzione anti-cinese. Il "quartetto nemico" include gli Stati Uniti, il Giappone, l'Australia e l'India, le cui marine militari agli inizi di settembre hanno condotto esercitazioni congiunte nel Golfo del Bengala (alle manovre ha preso parte anche la flotta di Singapore). A Pechino le esercitazioni sono viste anche sullo sfondo dell'aggravarsi della situazione politica interna di Myanmar/Birmania. Parallelamente la Cina, secondo la stampa indiana, sta tentando di far sì che l'accordo tra Washington e Delhi venga bloccato dal Gruppo dei fornitori nucleari. Inoltre Pechino sta incentivando la collaborazione nel settore dell'energia atomica con Islamabad, dove gli Stati Uniti sono già considerati un "alleato inaffidabile". Il complesso quadro delle relazioni sino-indiane è completato dalla prevista visita a Pechino della leader del Congresso Nazionale Indiano Sonia Gandhi (che potrebbe svolgersi il 15 ottobre, proprio alla vigilia del 17° congresso del Partito Comunista cinese) e la decisione della Cina di rinunciare alle proprie obiezioni e garantire l'appoggio alla candidatura dell'India come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
L'atteggiamento dell'Europa e in particolare della Gran Bretagna nei confronti dell'accordo indo-americano si presenta complesso. Da un lato, l'"alleato britannico" ha appoggiato apertamente l'intesa bilaterale: secondo le fonti ufficiali di Londra, l'accordo riporterà l'India nello "spazio" di non-proliferazione nucleare, rafforzando così il regime del Trattato di non-proliferazione. Dall'altro lato una parte significativa dell'opinione pubblica britannica è scettica nei confronti si simili argomentazioni. Così il noto giornalista David Watts del Times cita dei frammenti di una conferenza stampa del futuro primo premier indiano, Jawaharlal Nehru, svoltasi a Bombay il 26 gennaio 1946, cioè più un anno e mezzo prima dell'indipendenza: "... spero che gli scienziati indiani useranno la forza atomica con fini costruttivi. Ma se l'India verrà minacciata ricorrerà inevitabilmente a tutti i mezzi a sua disposizione".
L'accordo indo-americano rende logicamente vulnerabili gli argomenti dell'Occidente a proposito dell'Iran, dato che questo paese, stretto tra due stati nucleari come Pakistan e Israele, trae così ulteriori motivazioni per sviluppare energia nucleare in risposta alle crescenti necessità della sua industria nazionale. Inoltre gli analisti britannici ritengono che "questa nuova e improbabile alleanza" stia cambiando sottilmente la mentalità non solo degli indiani ma anche dei loro vicini. Diretta potenzialmente contro la Cina, l'alleanza potrebbe però anche essere considerata come un sostegno all'India nel suo vecchio conflitto con il Pakistan.
Sarebbe tragico, osserva David Watts, se la voce dell'India nell'arena internazionale, dopo essere sempre stata "autenticamente alternativa", cominciasse a "essere vista semplicemente come la posizione di un altro stato-cliente americano". È perfettamente chiaro che le azioni degli Stati Uniti sono guidate dalla famosa formula Palmerston-Churchill sull'assenza di amici permanenti e l'esistenza invece di interessi permanenti. Però l'economia degli Stati Uniti attualmente dipende dalla Cina, e questa dipendenza è più profonda e multiforme di quanto siano disposti a riconoscere nei corridoi del potere di Washington. In questi tempi imprevedibili, scrive David Watts, nessuno sa quanto durerà l'attuale "antagonismo sino-americano". E se "Washington decide che la prudenza è la parte migliore del coraggio, cosa ne sarà delle sue relazioni con Delhi?"
Ancora una volta la Russia si trova esclusa dallo spazio della configurazione globale delle forze. Le ragioni sono molte. In primo luogo, la deindustralizzazione dell'economia in seguito alle "riforme" degli anni Novanta ha diminuito lo status della Federazione Russa nella "Tavola dei Ranghi" mondiale: il nostro paese viene ora visto nel migliore dei casi come una potenza regionale con un limitato potenziale geopolitico. In secondo luogo, l'"allontanamento dall'Est" in generale e dall'India in particolare fu una scelta consapevole del governo di El'cin, che decise di guardare esclusivamente a Ovest; in quella situazione gli indiani, volenti o nolenti, furono costretti a cercare altri "punti d'appoggio" nel mondo. In terzo luogo, la disintegrazione del complesso economico nazionale sovietico ebbe conseguenze dirette sullo sviluppo dell'industria nucleare, riducendone il potenziale. In quarto luogo, la posizione della Russia sulla questione della cooperazione nucleare con l'India è stata a lungo considerata (a Delhi) non indipendente, orientata verso Washington; non sorprende dunque che una parte dei politici indiani possa vedere l'accordo nucleare tra Stati Uniti e India come un "via libera" a una cooperazione russo-indiana nel campo dell'energia atomica.

Originale: http://www.fondsk.ru/article.php?id=985

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