giovedì, novembre 22, 2007

L'altro dibattito di politica militare, quello sull'Iran

L'altro dibattito di politica militare, quello sull'Iran

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traduzione di Andrej Andreevič

C'è un'altro dibattito sulle politiche militari in Iraq, e non riguarda il ritiro delle forze convenzionali ma l'installazione di forze non-convenzionali per affrontare l'Iran: un dibattito nel quale è molto importante il fattore tempo, visto che non c'è niente di meglio, per portare avanti questo tipo di preparazione, delle "distrazioni" e della copertura fornita dalle forze convenzionali, e di conseguenza l'idea è che questo piano sia a buon punto quando le truppe se ne andranno.

David L. Grange è un Generale dell'Esercito USA in pensione, presidente e direttore generale della McCormick Tribune Foundation, e fondatore e presidente di un ufficio per operazioni speciali con sede a Washington chiamato ViaGlobal Group. Quando parla di politica militare e del minimizzare la copertura mediatica di questioni importanti dovremmo ascoltarlo.

Assieme a un coautore, e su spunto di vari membri della "comunità delle forze speciali", Grange ha scritto un saggio intitolato "Affrontare l'Iran: Rendere sicure le frontiere irachene: un concetto di operazioni di guerra irregolari". Nella sezione intitolata "Andare avanti", Grange dice che gli Ordini Esecutivi [atti legislativi firmati direttamente dal Presidente degli Stati Uniti N.d.T.] firmati da Bush, come la designazione delle Guardie Rivoluzionarie come organizzazione terrorista, "permettono un approccio più aggressivo nei confronti dell'Iran". E in particolare:

Attraverso questi Ordini, alcune opzioni efficaci per sconfiggere l'influenza iraniana includono: Operazioni Informative, Operazioni di Guerra Non Convenzionali, Zone di Separazione (ZdS) e Zone Demilitarizzate (ZDM), [e fattori rilevanti per compiere questo genere di cose comprendono] il ritiro delle forze Armate statunitensi, i media e la diplomazia.

Parlando di "ritiro delle Forze Armate statunitensi" non intende però dire che questi piani proposti per le forze speciali dipendono da una politica statunitense favorevole alla continuazione delle operazioni regolari in Iraq. Intende piuttosto dire che per poter cominciare queste operazioni di frontiera avrà un ruolo cruciale la copertura fornita dalle operazioni regolari dell'esercito in atto nello stesso momento. Dice infatti:

Il dibattito su un'applicazione efficace delle Operazioni delle Forze Speciali in Iraq dipende anche da quando gli Stati Uniti ritireranno le proprie forze convenzionali di terra. Mentre le forze convenzionali minacciano alcune iniziative non convenzionali e disturbano alcune operazioni di controinsorgenza, il personale e le attività delle OFS possono trarre benefici dal nascondersi e mescolarsi tra le attività delle forze armate per schermare movimenti sensibili delle OFS. La distrazione delle forze convenzionali nei confronti di media e insorti può fornire altro tempo per costruire campi e reti di comunicazione per le OFS, mentre un gran numero di elementi delle forze armate rimarrebbero sul campo. Le OFS possono gradualmente mettere in atto un piano per isolare le proprie attività. I piani delle OFS dovrebbero cominciare immediatamente, a patto che [vuole dire "mentre"] gli elementi militari convenzionali restino in Iraq, così che la copertura dei media posta continuare a concentrarsi sul "surge", i contractor del Dipartimento di Stato, le bombe artigianali ai lati delle strade, la violenza settaria e le autobombe.

In altre parole, è una proposta strettamente legata al fattore tempo. È ora di iniziare a installare i campi e le reti nelle regioni di confine, dice Grange, prima che le forze convenzionali si ritirino, così che le operazioni delle Forze Speciali possano avvantaggiarsi della copertura fornita dalle operazioni su larga scala delle forze armate convenzionali, e la "distrazione" dei media legata alla loro presenza e alle loro operazioni. Per Grange, in altre parole, il dibattito sul ritiro delle truppe statunitensi ha un significato molto diverso da quello che l'opinione pubblica conosce.

Per quanto riguarda il genere di attività che saranno permesse dagli Ordini Esecutivi di Bush, Grange cita innanzitutto le "Operazioni di Informazione". Potete leggere l'intero pezzo nell'articolo sotto il titolo omonimo, ma in breve Grange dice che, oltre agli Ordini Esecutivi statunitensi, la Carta delle Nazioni Unite permette di porre degli embargo in caso di aggressione militare, e dice che un "embargo elettronico", che bloccherebbe le comunicazioni elettroniche iraniane col resto del mondo, sarebbe molto più efficace di un embargo convenzionale, e aggiunge:

Se l'Iran dovesse scegliere di opporsi a un embargo emanato su mandato delle Nazioni Unite (che farebbe riferimento alle condizioni della Carta dell'ONU sugli embargo), con attacchi cibernetici contro gli Stati Uniti o l'Occidente, si esporrebbe a operazioni su larga scala da parte degli Stati Uniti, di una coalizione comandata dagli USA o (con l'approvazione delle Nazioni Unite) di una forza d'intervento delle Nazioni Unite secondo l'articolo 42.

In altre parole, guerra.

Ma anche in assenza di un embargo elettronico totale, secondo Grange dovrebbe aver luogo una campagna di operazioni di informazione attraverso mezzi convenzionali, incluse radio e così via, per diffondere la disinformazione e il sabotaggio:

I contenuti saranno finalizzati a sabotare, generare sfiducia, persuadere, falsificare, mostrare arrendevolezza [?] e accattivarsi le simpatie, e verranno moltiplicati dal passaparola, specialmente tramite diffusione televisiva [!] all'interno del territorio iraniano.

Dopo aver continuato per un po' a parlare delle operazioni di informazione, Grange passa a parlare dei Metodi di Guerra Non Convenzionali (MGNC). Parla della definizione di MGNC data dal Dipartimento della Difesa statunitense, e ricorda che gli Stati Uniti usarono i kurdi in questo genere di cose per aiutare lo Scià negli anni settanta (osservando inoltre che in questo caso il ruolo potrebbe essere svolto dai Mujaheddin-e Khalq), parla per un po' dell'esperienza del Laos e quindi dice:

Attraverso le MGNC gli Stati Uniti possono compiere un'ampia gamma di operazioni militari e paramilitari, condotte attraverso gli indigeni o loro surrogati locali, per perseguire atti di sovversione, sabotaggio, attività dei servizi, reclutamento di agenti e atti di guerra…

E con questo non intende un qualche tipo di operazione temporanea. Grange ha in mente un programma di operazioni speciali con basi nell'area di confine per i prossimi anni a venire. Ne parla così:

La durata dell'operazione delle Forze Speciali dovrebbe essere calcolata in anni… Le attività a lunga scadenza ottengono la fiducia della gente e generano una condivisione di informazioni affidabili… La fiducia verrà costruita in anni di presenza delle Forze Speciali attraverso un'intensa attività medica, di costruzione, di progettazione e assistenza educativa… Queste scuole dovrebbero concentrarsi sui bambini al fine di creare future relazioni e costruire nell'immediato ponti di comunicazione e sensori locali per raccogliere informazioni sui movimenti degli avversari.

Nella sezione "Media" Grange dice che dovrebbero essere fatti sforzi per cercare di minimizzare la copertura mediatica delle operazioni delle Forze Speciali, avendo cura di evitare notizie inventate e bugie, che ne hanno minato la credibilità durante la guerra del Vietnam. Ai giornalisti e alle organizzazioni informative bisognerebbe ricordare che i loro reportage possono colpire negativamente le truppe, e che i giornalisti feriti costituiscono un'ulteriore perdita di risorse.

Potete leggere questo e altro al sito SmallWarsJournal linkato sopra. E se siete un ufficiale del governo e la sua idea di "embargo elettronico" vi è piaciuta, sapete a chi rivolgervi: sembra che si tratti di una delle specialità del gruppo di Grange, la ViaGlobal, che sul proprio sito internet dice di sé:

Operazioni informative
Nel mondo di oggi non abbiamo più a che fare solo con minacce e sfide da parte di stati nazione che rispondono alle tradizionali sfere di influenza militare, diplomatica ed economica. Il nuovo paradigma richiede un'organizzazione in grado di:
- anticipare conflitti o fallimenti degli stati;
- dar forma agli eventi o mitigarne gli effetti;
- utilizzare un'influenza basata sull'influenza.

Le Operazioni informative sono diventate strumenti necessari ed essenziali della diplomazia statunitense, delle forze militari e degli affari internazionali. Affrontare le minacce odierne richiede:

- conoscenza del terreno umano;
- comprensione delle sfumature culturali;
- capacità di influenzare efficacemente il nemico e chi lo aiuta.


Originale:
http://arablinks.blogspot.com/2007/11/other-military-policy-debate-one-about.html

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