venerdì, novembre 30, 2007

Russia, elezioni parlamentari o plebiscito?

Russia: non elezioni parlamentari ma plebiscito

di Aleksandr Konovalov

Mesi fa la maggioranza degli analisti avrebbe descritto le elezioni della Duma del 2 dicembre come molto prevedibili e prive di intrighi politici.
Ma più le elezioni si avvicinano, più la situazione si fa drammatica e imprevedibile.

La decisione del presidente Vladimir Putin di candidarsi come capolista del partito Russia Unita ha gettato scompiglio nell'intero sistema partitico. La sua mossa ha anche sferrato un duro colpo all'artificiale sistema multipartitico che il Cremlino ha costruito con grande zelo. Entrambe le campagne elettorali, quella parlamentare e quella presidenziale, erano state preparate molto accuratamente, e gli strateghi politici erano entusiasmati dai risultati. La popolarità del presidente era alle stelle e il predominio del partito di governo, Russia Unita, era indiscutibile. I collegi elettorali a singolo mandato e l'affluenza non avevano alcuna importanza, mentre la soglia di sbarramento del 7% garantiva l'assenza di rivali alla Duma.

Le elezioni parlamentari avevano un unico obiettivo: assicurare il controllo della Duma e la sua lealtà nei confronti del Cremlino. In base a tutti le indicazioni, questo compito era stato affidato a tre partiti creati e appoggiati dal Cremlino: Russia Unita, Russia Giusta e Forza Civile. Ma con l'avvicinarsi della data delle elezioni l'allineamento delle forze politiche in Russia è mutato oltre le previsioni.

Le liste elettorali comprendono i nomi di undici partiti, ma non ci sarà una concorrenza leale. I seggi della Duma saranno divisi tra quattro o piuttosto tre partiti politici. Tra i quattro ci saranno Russia Unita, i Comunisti, i Liberal-Democratici e Russia Giusta. I sondaggi mostrano che al momento solo Russia Unita e i Comunisti sono certi di superare la soglia del 7%.

La decisione di Putin di candidarsi come capolista di Russia Unita ha messo in una posizione difficilissima il partito capeggiato da Sergej Mironov, Russia Giusta. Anche nel contesto dell'attuale flessibilità politica, non è facile mettere insieme la lealtà nei confronti di Putin con un atteggiamento fortemente critico nei confronti del suo partito. Russia Giusta intendeva attaccare Russia Unita; però questo è diventato non solo inappropriato ma anche politicamente pericoloso. Per conseguire anche solo un modesto successo e superare la soglia del 7%, Russia Giusta dovrà usare le proprie risorse amministrative ed estromettere dalla corsa elettorale uno dei due partiti, i Comunisti o i Liberal-Democratici, che fino a poco tempo fa avevano buone probabilità di ottenere dei seggi.

I Liberal-Democratici sembrano essere il candidato più probabile all'esclusione, tanto più che il partito e il suo leader Vladimir Žirinovskij stanno stanno attraversando seri problemi. Il problema principale è che nessuno ha più bisogno di questo partito. La maggioranza costituzionale della forza di governo sarà garantita e Žirinovskij potrebbe allontanarsi dalla scena politica come una figura che ha portato a compimento la propria missione storica. È improbabile che il suo partito venga eletto ora che Putin ha deciso di candidarsi per Russia Unita, tanto più che Putin ha dichiarato a un congresso del partito di aver bisogno non di una semplice vittoria, ma di una vittoria schiacciante.

All'inizio sembrava che i seggi della Duma sarebbero andati a Russia Unita, Russia Giusta e i Comunisti, con i primi due partiti a formare una maggioranza costituzionale controllata. I Comunisti sono ben abituati al sistema e non avrebbero creato problemi. Ma Putin ha detto che Russia Unita deve ottenere la maggioranza costituzionale alla Duma da sola. In ogni caso, la nuova Duma sarà più un distaccamento del Cremlino che un'istituzione indipendente del potere legislativo.

Il tentativo di imporre dall'alto elezioni multipartitiche basate su una rappresentanza proporzionale ha prodotto un bizzarro risultato. La Russia sta tornando a un sistema essenzialmente monopartitico, mentre le elezioni parlamentari sono diventate inutili perché trasformate in un plebiscito che darà a Putin un legittimo mandato di indiscutibile leader della nazione. Non c'è praticamente alcun dubbio che lo riceverà. Ma non è chiaro cosa abbia intenzione di farci.

Tra l'altro, il comportamento del presidente negli ultimi mesi non era per niente quello di un presidente uscente. Al contrario: Putin non è mai stato così attivo nel affidare incarichi, che hanno seguito una logica precisa. Ha messo persone di fiducia in posizioni-chiave. La loro abilità nel controllare grossi flussi finanziari è più importante dell'esperienza o della conoscenza della materia. Di fatto, Putin ha creato un sistema di corporazioni gestite dallo stato con bilanci giganteschi e dubbi rientri economici, parallelamente al governo. Non sembra affatto un preludio alle dimissioni e a un cambio di potere. Anzi, queste azioni sono mirate al consolidamento dei vertici economico e politico che lo aiuteranno a restare al potere.

Ci sono tutte le ragioni per credere che il piano del Cremlino sia il seguente. Sostituirà le elezioni con un plebiscito che garantirà a Putin il mandato di leader politico della nazione. Di questa sostituzione si discute già apertamente. Il presidente è coinvolto in vigorose attività propagandistiche, anche se un candidato in carica non sarebbe autorizzato a farlo. Nel corso di incontri pubblici Putin ha sottolineato più di una volta che i suoi successi presidenziali sono dovuti esclusivamente al fatto di aver potuto contare sull'appoggio di Russia Unita. Il grande movimento "Per Putin", ovviamente voluto dall'alto, sta già prendendo slancio.

L'idea di usare le elezioni parlamentari per introdurre la posizione del leader politico nazionale con poteri vaghi è pericolosa per due motivi. In primo luogo, priva la Russia di una procedura costituzionale legale che regoli la successione dei capi di stato. In secondo luogo, questa strada porta alla creazione di due centri di potere paralleli.

Come verrà istituzionalizzato tutto questo? Al Cremlino ci saranno due presidenze, una per il Presidente della Federazione Russa e l'altra per il Leader Nazionale della Federazione Russa? Non sarebbe assurdo? I funzionari statali possono lavorare solo in un sistema che sono in grado di capire. Chi merita più onori? Chi risolverà i problemi correnti? Queste e molte altre domande richiedono risposte nette e inequivocabili. Altrimenti i funzionari si rivolgeranno simultaneamente a entrambi i capi oppure instaureranno la solita gerarchia. In Russia i doppi poteri da sempre destabilizzano e aggravano la lotta politica interna, quando non fanno di peggio.

Aleksandr Konovalov dirige l'Istituto per le Valutazioni Strategiche.

Originale da: Ria Novosti
Articolo originale pubblicato il 29 novembre 2007

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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