mercoledì, novembre 07, 2007

Un Ottobre per noi, per la Russia e per il mondo intero

Un Ottobre per noi, per la Russia e per il mondo intero
Appello di 17 intellettuali e artisti russi

Non sorprende che il novantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre in Russia sia diventato oggetto di vasta attenzione. Gli eventi dell'ottobre del 1917 furono, di fatto, un terremoto che scosse il mondo, alterandone le fondamenta economiche, sociali e culturali. Molti mezzi di informazione raffigurano questo fenomeno di portata storica mondiale come un semplice colpo di stato messo in atto da un manipolo di cospiratori e avventurieri con l'aiuto dei servizi di sicurezza occidentali. È circolato di tutto: sfacciate bugie, distorsioni dei fatti e calunnie su coloro che presero parte a questo evento importantissimo e lo capeggiarono. Ancora oggi si ripetono le vecchie fiabe secondo le quali il "colpo di stato d'Ottobre" fu messo in atto dall'"agente dei tedeschi" Lenin e dalla "spia degli anglo-americani" Trockij, teorie che pure sono state respinte da autorevoli studiosi di diversi paesi. Intanto il popolo russo viene dipinto come una massa di burattini nelle mani di "estremisti rivoluzionari", anche se la rivoluzione non avrebbe potuto avere inizio né tanto meno trionfare senza che la popolazione giocasse un ruolo decisivo.

Non una cospirazione, ma una rivoluzione sociale
La Rivoluzione di Ottobre non fu innescata da cospiratori o da agenti di potenze straniere. Fu un terremoto sociale, un uragano, uno tsunami che nessuno avrebbe potuto provocare semplicemente evocandolo. La rivoluzione nacque dalla logica interna degli eventi, quando una moltitudine di fonti di malcontento popolare confluirono in un unico potentissimo flusso. Interpretare questo come il prodotto di una cospirazione è quanto meno strano. Se così fosse, perché fu instaurato un nuovo governo al posto del vecchio in un paese così grande e in tempi così brevi, e perché il popolo russo non si limitò ad appoggiare questo governo ma lo difese con le armi durante la Guerra Civile?

Per qualche ragione, i detrattori del "Colpo di stato di Ottobre" dimenticano la crisi profonda in cui la Russia era stata gettata dalla monarchia zarista e dal Governo Provvisorio successivo. Ipnotizzate dallo slogan "Guerra fino alla vittoria finale!", le autorità si rifiutarono di tener conto delle reali necessità della popolazione. I detrattori dimenticano anche la disintegrazione spontanea della monarchia alla vigilia della rivoluzione, nonostante siano davanti agli occhi di tutti gli intrighi infiniti nella corte zarista, le sconfitte militari e infine l'abdicazione di Nicola II, l'autocrate e comandante in capo dell'esercito russo. Anche il governo borghese che rimpiazzò la monarchia si dimostrò impotente, e non riuscì ad affrontare le grandi sfide di allora: la necessità di fermare la guerra e di dare la terra ai contadini.

L'Ottobre del 1917 segnò il culmine della grande rivoluzione sociale russa del ventesimo secolo. Fu guidato da socialdemocratici rivoluzionari che prima di altri avevano riconosciuto i bisogni e le speranze della gente, i problemi pressanti della società russa che esigevano una soluzione. Tra i capi, il ruolo decisivo fu svolto naturalmente da Vladimir Il' Uljanov e dai suoi più stretti collaboratori.

Nessuno dei capi della Rivoluzione d'Ottobre era privo di colpe, ma è sbagliato sia demonizzarli che idolatrarli. Le calunnie che oggi vengono accumulate su questi personaggi non hanno alcun fondamento reale. Non erano al servizio di nessuno, solo dei loro ideali rivoluzionari. Nessuna tentazione terrena, come il denaro o le comodità accessorie della prosperità filistea, aveva per loro alcun significato. Misuravano le loro vite basandosi su criteri supremi, spendendosi al servizio della libertà e della felicità degli oppressi e dei diseredati.

Le rivoluzioni non possono essere ridotte alla violenza
La Rivoluzione d'Ottobre è spesso definita un "rovesciamento violento" dell'ordine. Eppure il "rovesciamento" vero e proprio, a Pietrogrado, avvenne quasi senza vittime. Non siamo certo fautori della violenza, ma riconosciamo che essa è inevitabile in particolari fasi dell'evoluzione storica, quando è legata alla presenza di antagonismi nazionali e di classe. La rivoluzione è di fatto associata per molti aspetti con la violenza, come fu chiaro per esempio nelle rivoluzioni borghesi nei Paesi Bassi, in Inghilterra, in Francia e via dicendo. L'abolizione dello schiavismo negli Stati Uniti fu accompagnata dal conflitto più sanguinoso dell'Ottocento, la Guerra Civile americana. In Russia, la fine del feudalesimo fu anch'essa accompagnata da guerre e da rivoluzioni.

Questi sviluppi non erano il prodotto di macchinazioni o intrighi politici, ma della crisi del vecchio sistema e dell'impossibilità di risolvere problemi secolari in modo graduale. La gente ricorre alla violenza rivoluzionaria in casi particolari, quando la classe dirigente, accecata dall'avidità di arricchirsi e di conservare i propri privilegi, trascura il benessere della popolazione. Le classi diseredate allora non possono far altro che prendere in mano il proprio destino. Questa è la principale lezione della Rivoluzione russa del ventesimo secolo.

Allo stesso tempo, la rivoluzione sociale non può essere ridotta unicamente alla violenza, soprattutto alla violenza armata. Il suo obiettivo ultimo è gettare le basi di un mondo nuovo, creare migliori condizioni di vita per tutti e non solo per le élite sociali. In questo senso, tali rivoluzioni sono davvero le locomotive della storia e accelerano il suo progresso.

L'eredità della Rivoluzione d'Ottobre
La storia di diversi paesi è stata contrassegnata dalle lotte dei lavoratori contro il capitalismo. Solo in Russia, però, queste azioni hanno assunto una tale portata. La Russia divenne per questo l'epicentro mondiale, dove tutte le questioni fondamentali del mondo contemporaneo si intersecarono e dove si risolse la fondamentale malattia del capitalismo, il conflitto tra lavoro e capitale. Furono solo i lavoratori russi che ebbero la volontà e la determinazione di trovare una via d'uscita da questo conflitto, non solo rovesciando il capitalismo, ma avviando anche la transizione verso un sistema sociale più progressista, il socialismo.

Come in precedenza la Comune di Parigi, la Rivoluzione d'Ottobre mise il potere nelle mani delle classi sociali più basse, gli operai e i contadini, e degli elementi dell'intelligencija che riflettevano i loro interessi. La rivoluzione affermò i soviet come la forma più democratica, garantendo a una popolazione stanca della guerra la pace lungamente attesa e il diritto all'auto-determinazione. Elevando milioni di lavoratori alla possibilità di esercitare la propria creatività sociale, la rivoluzione mostrò chiaramente che non sono solo le "élite" a poter essere il soggetto e il demiurgo della storia.

Grazie alla Rivoluzione d'Ottobre nel mondo apparvero due sistemi sociali contrapposti, una circostanza che contribuì molto a determinare il successivo sviluppo dell'umanità. Grazie all'influenza dell'Ottobre sorsero movimenti di liberazione nazionale e nello stesso sistema capitalistico presero il via le riforme. Sotto l'impatto della Rivoluzione russa si disintegrarono gli imperi coloniali e crollarono regimi monarchici ormai da molto tempo superati.

La Rivoluzione d'Ottobre mise in moto un'idea unificante sovranazionale e sovraconfessionale, l'idea della giustizia e della liberazione sociale. Sulla base di questa idea sorse per la prima volta nella storia un'unione volontaria di popoli con eguali diritti, l'Unione Sovietica. Le idee e le iniziative dell'Ottobre erano in accordo con gli obiettivi e gli scopi vitali di molti grandi delle scienze e delle arti: Timirjazev e Vernadskij, Platonov e Majakovskij, Šolochov e Eizenštejn. Il progresso verso il futuro socialista innescato dalla Rivoluzione d'Ottobre fu attivamente appoggiato da importanti figure del ventesimo secolo come George Bernard Shaw, Picasso, Einstein e Ciolkovskij.

La varietà della storia sovietica
La Rivoluzione d'Ottobre fu il punto d'inizio della storia sovietica, che non prese la forma diritta e spianata della Prospettiva Nevskij. La storia sovietica incluse grandi conquiste e spaventose tragedie. Sappiamo benissimo che, dopo il trasferimento pacifico del potere ai lavoratori nella maggior parte delle province della Russia, ebbe inizio una sanguinosa guerra civile accompagnata dall'intervento straniero e dal terrore Bianco e Rosso.

Essendo prive di importanti esperienze storiche, le autorità sovietiche fecero naturalmente molti errori. Uno di questi fu la politica del "comunismo di guerra", un prodotto della generale crisi nazionale. Bisogna riconoscere che i bolscevichi lo respinsero e scelsero la Nuova Politica Economica (NEP), il primo modello storico che combinò i principi del socialismo e del capitalismo. Molte caratteristiche della NEP furono in seguito riprodotte nel contesto dello sviluppo di vari paesi europei e della Cina. La NEP consentì anche di curare rapidamente le ferite della guerra, e di risollevare l'economia russa ai livelli prebellici.

Basandosi sull'esperienza della Nuova Politica Economica Lenin elaborò un piano di sviluppo futuro dello stato sovietico, un piano che prevedeva cambiamenti politici ed economici radicali. Tali trasformazioni erano mirate soprattutto a conseguire rapidi progressi nello sviluppo dell'energia, della cultura e dell'istruzione, aree che erano decisive nel ventesimo secolo e lo sono anche nel ventunesimo. Questi cambiamenti avevano come presupposto la democratizzazione del sistema politico coinvolgendo i lavoratori nella gestione dello stato e il rinnovamento del partito. Una delle mosse progettate da Lenin era l'allontanamento di Josif Stalin dalla carica di segretario generale. Già allora Stalin dimostrava una tendenza alla slealtà, alla rozzezza e all'abuso di potere.

Questi piani, tuttavia, erano destinati a restare irrealizzati. Pur dichiarando come proprio obiettivo il socialismo, il regime autoritario che si consolidò dopo la morte di Lenin fu spesso in conflitto con in principi del socialismo. Le libertà politiche dei cittadini che erano state proclamate dalla rivoluzione furono ampiamente violate. Il prezzo pagato per l'industrializzazione e la collettivizzazione forzata fu esorbitante. In breve, il potere popolare dei primi anni della rivoluzione degenerò nel governo della burocrazia e del suo leader Stalin. Consideriamo un crimine le imponenti repressioni staliniste e la violazione dei diritti dell'individuo e di intere nazionalità nell'Unione Sovietica. Tutto questo screditò gli ideali della rivoluzione e del socialismo.

Pur riconoscendo questi fatti non accettiamo le bugie pseudostoriche e una propaganda sorprendentemente di parte nella valutazione dell'intera storia sovietica. Questa storia fu molto varia; al suo interno le tendenze democratiche e burocratiche entrarono in conflitto e si rimpiazzarono a vicenda. Così le libertà della NEP furono rimpiazzate dal totalitarismo staliniano, al quale subentrò il "disgelo" chruščeviano. In seguito l'autoritarismo di Brežnev fu sostituito dalla perestrojka, che proclamò come proprio obiettivo la creazione di un socialismo umano e democratico.

La storia di tutti i paesi è oggetto di discussione e di dibattito. Le crudeltà delle guerre coloniali britanniche e francesi e della schiavitù negli Stati Uniti non furono migliori del gulag sovietico. E comunque questo non ostacolò le conquiste sociali e culturali di quei paesi. Perché allora tali conquiste dovrebbero essere negate al popolo sovietico, che riportò una grande vittoria sul fascismo, creò una letteratura e una cultura inimitabili, costituì un sistema ampiamente accessibile di welfare sociale per la popolazione e fu un pioniere dello spazio? Non va dimenticato che l'Ottobre liberò un'energia creativa senza precedenti. Fece sì che masse di persone creassero una nuova società; portò alla realizzazione di molte delle idee dell'internazionalismo; e permise agli strati più oppressi della società russa di entrare in contatto con le vette della cultura nazionale e mondiale. Né bisognerebbe cancellare dalla storia sovietica l'entusiasmo delle masse che si concretizzò nelle conquiste della scienza e della tecnologia. Il romanticismo rivoluzionario e l'eroismo di milioni di cittadini sovietici si manifestarono qui chiaramente.

Perché è crollato il modello sovietico
Va notato che abbiamo diversi punti di vista sulla natura del sistema sociale che esisteva nell'Unione Sovietica. Tuttavia concordiamo sul fatto che il rifiuto dei principi del potere del popolo, dell'internazionalismo, della giustizia e dell'umanesimo nati dalla Rivoluzione d'Ottobre è destinato a portare prima o poi alla catastrofe una società che stia costruendo il socialismo. Questo è ciò che è accaduto nell'Unione Sovietica.

I limiti posti all'iniziativa creativa della popolazione sotto il regime totalitario restrinsero drammaticamente le opportunità di crescita dell'economia sovietica. La carenza dei beni di consumo fu una delle sue caratteristiche. Di conseguenza, non riuscimmo a portare il benessere dei lavoratori ai livelli noti in altri paesi sviluppati, e questa fu una delle cause del crollo del sistema sovietico. Un'altra causa fondamentale fu la mancanza di una vera democrazia economica e politica, che divenne particolarmente intollerabile quando nel mondo si diffuse la rivoluzione della tecnologia e dell'informazione. Una delle conseguenze di ciò fu la completa alienazione delle autorità burocratiche e del partito dai lavoratori. Il tentativo di superare questa alienazione durante la perestrojka non diede i risultati sperati. In breve, il collasso dell'Unione Sovietica e del governo sovietico divennero realtà. Ne approfittarono le forze politiche che sciolsero l'Unione Sovietica e portarono la Russia verso l'instaurazione di un selvaggio capitalismo oligarchico, caratterizzato da una massiccia disoccupazione, un crollo degli standard di vita per la popolazione, una profonda stratificazione sociale, un nazionalismo rampante e una crescente criminalità.

Il fallimento del modello sociale sovietico non significa che gli ideali dell'Ottobre fossero falsi. Come i principi del cristianesimo non avevano alcuna colpa per le pratiche dell'Inquisizione, il totalitarismo staliniano non è riuscito a distruggere gli ideali della Rivoluzione. Il socialismo come causa storica non può essere realizzato all'improvviso. Appare ora una nuova generazione di giovani, giovani che non accettano il capitalismo come sistema. Ci sono tutte le ragioni per sperare che questa generazione sia capace di dare nuova vita agli ideali della Rivoluzione d'Ottobre.

Da cosa dipende la grandezza della Russia moderna
Le idee della Rivoluzione d'Ottobre univano non solo gli internazionalisti proletari, ma anche i sostenitori del rafforzamento e dello sviluppo dello stato russo. Queste idee aprirono la strada a chi voleva portare la cultura nazionale russa fino ai confini e anche altri paesi: si trattava di persone che condividevano sentimenti patriottici e che erano pronte a difendere la patria sovietica contro i potenziali aggressori. La forza di questo sentire fu evidente durante la Grande Guerra Patriottica, quando si difese la sovranità dell'URSS e le conquiste dell'Ottobre.

La Rivoluzione d'Ottobre mostrò la grandezza di spirito del popolo russo, che propose una via alternativa, non capitalista verso il progresso nazionale. Vedere la rivoluzione come una cospirazione di forze estremiste è pericoloso anche perché fornisce argomenti all'interpretazione anti-russa della storia, che vede la Russia come imprevedibile e dunque come una costante minaccia per il mondo. Dalla Russia, dicono i sostenitori di questa teoria, ci si può aspettare solo sviluppi negativi; dunque il paese va tenuto a bada, e la sua ricchezza naturale, il suo potenziale energetico e le sue risorse intellettuali devono essere sottoposte a controllo e sfruttamento.

La Russia di oggi deve pacatamente confutare queste affermazioni provocatorie, e mantenere la rotta. La grandezza della Russia non consiste nel copiare ciecamente gli esempi stranieri, e tanto meno in un senso di superiorità verso gli altri popoli, ma nell'affidarsi ai talenti e alle capacità creative della sua popolazione, come pure nell'assimilazione della conoscenza e dell'esperienza elaborate dalla cultura e dalla civiltà mondiali.

La Russia è capace di ridiventare una grande potenza, e i suoi nemici saranno costretti a tenerne conto. Ma questo succederà solo se il paese riuscirà a superare la povertà e la profonda stratificazione sociale della sua popolazione, migliorerà qualitativamente il livello di vita dei suoi cittadini, amplierà i loro diritti sociali e democratici e riuscirà a conservare il meglio del suo passato.

* * *

È difficile sopravvalutare l'importanza storica della Rivoluzione d'Ottobre. Le sue conseguenze positive sono ovvie. Un terzo dell'umanità si è già incamminato sulla strada aperta dalla rivoluzione. Oggi molti paesi proseguono su quella strada, imparando dalle sconfitte e dalle tragedie passate. L'Ottobre ha dimostrato che un altro mondo, più giusto, è possibile. Tutta una serie di forze politiche e sociali, paesi e popoli, stanno ora lottando per questo nuovo mondo. Lo dimostra la nuova ondata di trasformazioni sociali, che si manifesta con impeto particolare in vari paesi dell'America Latina e dell'Asia.

La Rivoluzione d'Ottobre era e rimane il nostro destino, e non possiamo respingere questa parte così importante della storia russa. Gli errori ci sono stati sempre e ovunque, e neanche le grandi rivoluzioni del passato sono riuscite a evitarli. Ciononostante, gli anniversari di queste rivoluzioni si festeggiano in tutti i paesi, anche a livello ufficiale. Solo in Russia non è così. In Russia continua la denigrazione del passato rivoluzionario del paese.

Alla vigilia del novantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, alziamo le nostre voci contro questa pratica denigratoria. Il popolo deve riavere la festa della rivoluzione e la verità sull'Ottobre. Non dobbiamo dimenticare che apparteniamo a un paese la cui storia comprende una grande rivoluzione. Possiamo e dobbiamo esserne fieri.


1. Arslanov V., Dottore in Storia dell'Arte, professore, Accademia Russa dell'Istruzione

2. Bagaturija G., Dottore in filosofia, professore, Università Statale di Mosca Lomonosov

3. Buzgalin A., Dottore in economia, professore, Università Statale di Mosca Lomonosov

4. Dzarasov S., Dottore in economia, Accademia Russa delle Scienze

5. Galkin A., Dottore in storia, professore, Accademia Russa delle Scienze

6. Istjagin L., Dottore in storia, Accademia Russa delle Scienze

7. Kelle V., Dottore in filosofia, Accademia Russa delle Scienze

8. Kolganov A., Dottore in economia, Università Statale di Mosca Lomonosov

9. Loginov V., Dottore in storia, professore, Accademia Russa dell'Istruzione

10. Medvedev R., Dottore in storia

11. Rudyk E., Dottore in economia, Accademia Russa del lavoro

12. Serebrykova Z., Dottore in storia

13. Shatrov M., scrittore

14. Slavin B., Dottore in filosofia, professore, Università Pedagogica di Stato di Mosca

15. Smolin O., Dottore in filosofia, professore, MP

16. Voeikov M., Dottore in economia, Accademia Russa delle Scienze

17. Vorobiev A., accademico, Accademia Russa delle Scienze

Originale da: http://www.alternativy.ru/node/424

1 commento:

Anonimo ha detto...

ma per favore!