martedì, dicembre 04, 2007

La nuova censura

La nuova censura

di Serge Halimi

traduzione di Andrej Andreevič

Nella prefazione alla traduzione francese dell'opera teatrale di Karl Kraus Gli ultimi giorni dell'umanità, il filosofo Jacques Bouveresse si chiede se i benefici della libertà di parola non stiano sbiadendo di fronte ai suoi misfatti (1). E' una domanda tabù, lo ammette. Ma è veramente così tabù? L'opera di Kraus stigmatizza i giornalisti e la propaganda della Grande Guerra. Questa è stata una questione d'attualità durante tutta la durata dei bombardamenti della NATO in Kosovo (2).

E ritornerà ad esserlo alla prossima operazione militare. Perché, dopo Timişoara e l'invasione americana di Panama (dicembre 1989), dopo la guerra del Golfo (agosto 1990-marzo 1991), dopo Maastricht (settembre 1992), dopo quello che abbiamo vissuto durante la guerra del Kosovo (la pulizia "democratica" dissimulata sotto le nobili spoglie di una battaglia contro la "pulizia etnica", l'isteria propagandista, le menzogne, le esagerazioni, le manipolazioni, le intimidazioni, le dissimulazioni, gli anatemi) tutto ciò ridurrebbe fortemente il desiderio più forsennato di difendere la "libertà di stampa". Per esempio la libertà per il gruppo Matra Hachette di possedere l'informazione (Télé 7 jours, Europe 1, il Journal du Dimanche, Paris Match e tanti altri), la sua diffusione (NMPP, Relais H) e... la fabbricazione dei missili necessari all'esecuzione delle missioni militari rese popolari grazie all'informazione.

Quindi, nello stesso momento in cui la stampa della catena Hachette spingeva verso la guerra totale contro il Kosovo e assimilava gli avversari della NATO a "complici di Milosevic", le fabbriche della Matra fabbricavano tranquillamente, guadagnando un milione di franchi [circa 150.000 euro, N.d.T.] a pezzo, questi missili guidati tramite laser che avrebbero commesso qualche "errore" nei Balcani.

Ma un simile incrocio (imprudente, insolente, oltraggioso) tra produzione di armi e produzione di idee, creazione di valore per l'azionariato e combattimento per i valori "umanitari", è inutile cercarlo sulla grande stampa, che si dica formalmente indipendente dai generali, dai mercanti di cannoni e dai venditori d'acqua. Le reti di alleanze, o "sinergie", garantiscono di volta in volta la legge del silenzio e la scelta da parte dell'"informazione" di informazioni ideologicamente formate in maniera da favorire la beata contemplazione della nuova economia al servizio del vecchio impero.

Certamente, si potrebbe ironizzare sull'incesto apparentemente voluttuoso tra una prevaricazione istituzionalizzata e la ostinata escogitazione di una pretesa insignificanza tanto chiassosa che potremmo pensare destinata a coprire il rumore dello sfregamento dei corpi. Quello che disarma l'ironia e carica il risentimento è il tono altero e permanente delle crociate dell'ordine mediatico-mercantile. Il loro magistero sull'opinione è ormai discusso pochissimo, la loro onnipresenza talmente assicurata che vorrebbero anche fingere di rivestire il ruolo di arbitri delle eleganze intellettuali. Il direttore di quel settimanale scandalistico-pubblicitario dispone così di due trasmissioni sulla principale emittente radiofonica pubblica, l'altro direttore di un grande quotidiano parigino del mattino anima un talk show letterario, l'altro direttore di un grande quotidiano parigino serale, passato senza problemi dalla LCR alla LCI [la LCR è la Ligue communiste révolutionnaire, la LCI è La Chaîne Info, catena televisiva privata più famosa della Francia, N.d.T.], manda in un salone audiovisivo i suoi "intellettuali" della settimana (3). Cioè, a voler essere precisi, quelli (Bernard Henri Lévy, Philippe Sollers, Philippe Sollers, Bernard Henri Lévy) che sono già editorialisti in un grande giornale di riferimento, forse perché tra le altre qualità che hanno non mancano mai di salutare con gioia le opere dei propri direttori.

Questo neototalitarismo untuoso, prestato riverentemente al "dibattito", esige il concorso di gruppuscoli di pensatori formati che sanno come affrontarsi su delle bazzecole e coprire col fracasso delle loro piccole divergenze la profondità delle loro inconfessate convergenze. Che sono la democrazia e il mercato. Se il secondo, censuario, non può che essere inconciliabile con la prima, egalitaria, il dogma di una correlazione tra questi, inizialmente sviluppato dal pensiero ultra-liberale più decrepito, ha finito per contaminare lo spazio pubblico, a volte con l'aiuto dei simulatori di contestazione. E all'interno di una stampa che non smette di urlare che la sua libertà è una garanzia per il contributo degli annunciatori, chi potrebbe ancora discutere questo genere di postulato?

Quando le manipolazioni dell'informazione sono abituali, quando i fabbricanti d'armi diffondono la morale del giorno, quando lo spazio pubblico, già distrutto dalle privatizzazioni, è invaso dal fracasso pubblicitario e borsistico, quando dei "grandi" giornalisti non sognano altro che fare squadra con i padroni del mondo (che sono anche padroni dei media), quando un pensiero di mercato amputa la nostra comprensione del mondo, e quando tutto questo viene fatto in nome della libertà, come non condividere per un istante il sentimento di Karl Kraus che questa "libertà" applicata alla stampa vale poco più della censura?

Note:

(1) Karl Kraus, Les Derniers Jours de l'humanité, prefazione di Karl Kraus, postfazione di Geral Steig, tradotto dal tedesco da Jean-Louis Besson e Henri Christophe (Agone, Marseille, 2000).

(2) Vedi Serge Halimi, Dominique Vidal e Henri Maler,« L'opinion, ça se travaille… » Les médias et les 'guerres justes' (Agone, Marsiglia, 2006).

(3) Si trattava, all'epoca, rispettivamente di Laurent Joffrin (Le Nouvel Observateur), Franz-Olivier Giesbert (Le Figaro) ed Edwy Plenel (Le Monde). I primi due si sono poi riconvertiti, il primo andando a Libération, l'altro a le Point. Edwy Plenel invece è quasi completamente scomparso.

«La nouvelle censure», Autre Futur, 25 aprile-2 maggio 2000, numero speciale pubblicato da CNT numéro in occasione della settimana «Per un altro futuro» organizzata nel maggio 2000.


Originale:

http://www.leplanb.org/arsenal/la-nouvelle-censure.html


Serge Halimi è dottore in scienze politiche all'Università di Berkeley e successivamente professore associato dell'Università Paris-VIII dal 1994 al 2000, oggi collabora con Le Monde Diplomatique. Ha scritto I nuovi cani da guardia. Giornalisti e potere, L'opinion, ça se travaille, Il grande balzo all'indietro.

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