sabato, dicembre 08, 2007

Quale sarà la risposta della Russia all'indipendenza del Kosovo?

Quale sarà la risposta della Russia all'indipendenza del Kosovo?

di Elena Šesternina, commentatrice politica di RIA Novosti

La troika di mediatori internazionali (Stati Uniti, Unione Europea e Russia), dopo aver tentato per vari mesi di trovare una soluzione elegante al problema del Kosovo, ha ammesso il proprio fallimento.

Il rapporto finale che ha deciso di sottoporre in anticipo al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon (la scadenza era stata fissata per il 10 dicembre), non contiene una sola raccomandazione concreta a Belgrado o a Pristina, o perfino alle Nazioni Unite. Cosa accadrà? Come risponderà Mosca se le autorità del Kosovo metteranno in atto le loro minacce e proclameranno unilateralmente l'indipendenza?

La missione della troika ha fallito, e non poteva essere altrimenti. Le posizioni dei suoi membri erano troppo distanti tra loro.

Washington premeva per l'indipendenza della provincia e Mosca faceva di tutto per ribadire che non c'era alcuna fretta. L'Unione Europea, dovendo rappresentare gli interessi di tutti e 27 i suoi stati membri, si destreggiava tra i due fuochi. Non tutti in Europa vedrebbero di buon occhio l'apparizione di un nuovo stato sulla mappa mondiale. I più accesi oppositori sono la Spagna, la Grecia, Cipro, la Romania e la Slovacchia. Sanno che non appena il Kosovo dichiarerà la propria indipendenza i loro separatisti avanzeranno subito richieste simili.

Ma non è stata la posizione dei mediatori il principale ostacolo. Se i serbi erano disposti a offrire tutto a Pristina, compresa un'autonomia così ampia da non avere paragoni nel resto del mondo, purché non si usasse la parola "indipendenza", ikosovari avevano deciso fin dall'inizio che la secessione dalla Serbia era solo questione di tempo. Si, erano pronti a sottoporsi alle procedure diplomatiche, perfino a sedersi al tavolo dei negoziati con i serbi, ma niente di più. E perché avrebbero dovuto, se gli Stati Uniti e vari paesi europei avevano già promesso loro l'indipendenza? Neanche ikosovari sanno bene cosa se ne faranno. Sembrano sperare che l'Occidente affronterà i loro molti problemi economici con entusiasmo ancor maggiore.

Mosca si comporta ancora come se la questione dell'indipendenza della provincia non fosse chiusa. Ma sembra proprio che lo sia. Ikosovari hanno ragione quando dicono che è solo "questione di tempo". La domanda che rimane aperta è quando l'indipendenza diventerà ufficiale e come verrà "messa in atto".

Lo scenario fino alla fine dell'anno è più o meno chiaro. Quando Ban Ki-Moon avrà letto il rapporto, esso sarà sottoposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La discussione si preannuncia tormentata, ma il risultato appare scontato: Mosca obietterà categoricamente a qualsiasi documento contenga la parola "indipendenza". Se riuscirà a persuadere l'Occidente che è necessario un altro giro di colloqui, si tratterà del maggiore trionfo della sua politica estera per quest'anno.

La maggioranza degli esperti ritiene che i kosovari non oseranno proclamare l'indipendenza immediatamente dopo la fine del dibattito all'ONU. In primo luogo, dovranno aspettare le elezioni presidenziali in Serbia, dove il primo turno elettorale si svolgerà il 20 gennaio. Secondariamente sarebbe bene guadagnarsi l'appoggio dell'"Europa Unita" oltre a quello degli Stati Uniti. I capi dell'Unione Europea cercheranno di sintonizzare le loro posizioni sulla "questione Kosovo" al vertice che si terrà a Bruxelles la settimana prossima. La posizione dichiarata finora è incoraggiante: l'UE dice che è necessario "impedire mosse unilaterali da parte del Kosovo".

Gli europei, almeno quelli che non pensano che il Kosovo costituirebbe un pericoloso precedente, stanno elaborando almeno due piani segreti. Secondo il rapporto dell'International Crisis Group, la Gran Bretagna, la Germania, l'Italia e la Francia appoggeranno l'indipendenza prima del maggio del 2008. Per cominciare, cercheranno di ottenere che il vertice di Bruxelles approvi una dichiarazione congiunta sul fatto che l'UE considera conclusi i negoziati sul Kosovo e che il modo migliore per uscire dall'impasse è tornare al Piano Ahtisaari (Martti Ahtisaari è il rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite che ha elaborato un progetto per l'indipendenza del Kosovo). Se la Spagna, la Grecia e altri paesi che si oppongono al Piano Ahtisaari punteranno i piedi, la Commissione Europea darà a ciascun paese carta bianca per decidere se riconoscere o no l'indipendenza del Kosovo.

Il secondo piano è stato pensato a Parigi. Secondo una fuga di notizie sui giornali, Pristina dichiarerà l'"avvertimento finale" in gennaio e proclamerà ufficialmente l'indipendenza in febbraio. L'Albania sarebbe la prima a riconoscere il nuovo paese, seguita dagli Stati Uniti, dai paesi musulmani e da alcuni membri dell'Unione Europea.

Quali sono le opzioni di Mosca in questa situazione? Non sono molte. È improbabile che venga applicata la variante della "reazione adeguata" (riconoscere l'indipendenza dell'Ossezia meridionale, dell'Abkhazia e della Transnistria). Sergej Lavrov ha detto più di una volta che il Ministero degli Esteri rispetterà scrupolosamente la legalità e non violerà l'integrità territoriale di altri stati. E non servirebbe a niente aggravare la disputa con la Georgia, soprattutto perché l'Occidente prenderebbe sicuramente le parti di Tbilisi (non per nulla ha dichiarato prudentemente di considerare "unico" il caso del Kosovo). Una tale reazione non "ribalterebbe" l'indipendenza del Kosovo e la Russia finirebbe con l'avere più problemi ai confini di quanti sia in grado di gestirne. Tbilisi non accetterebbe supinamente la secessione delle repubbliche ribelli, indipendentemente dal risultato delle elezioni presidenziali.

Dunque è probabile che vedremo nuovamente una Russia impegnata in manovre diplomatiche. Per esempio, per bloccare l'ammissione del Kosovo all'OCSE e, cosa ben più importante per Pristina, alle Nazioni Unite. Dopo tutto il Kosovo non può entrare nelle Nazioni Unite senza il consenso del Consiglio di Sicurezza.

Originale: http://rian.ru/analytics/20071207/91380242.html

Articolo originale pubblicato il 7 dicembre 2007

1 commento:

Anonimo ha detto...

MA QUALE RICONOSCIMENTO DAI PAESI ISLAMICI?? MA QUANTE BUGIE CHE SCRIVETE!!!
2-3 PAESI ISLAMICI IN TUTTO IL MONDO LO HANNO RICONOSCIUTO.... 2-3 PAESI IN TUTTO IL MONDO VI PARTE TANTO??
QUESTO ARTICOLO E' PURA PROPAGANDA!!