domenica, agosto 05, 2007

La SCO è carica e pronta a fare fuoco

La SCO è carica e pronta a fare fuoco
di M. K. Bhadrakumar

Originale: http://www.atimes.com/atimes/Central_Asia/IH04Ag01.html

Può sembrare strano che un'organizzazione di cooperazione regionale cominci il proprio summit annuale sullo sfondo di esercitazioni militari. L'Unione Europea, l'Associazione degli Stati dell'Asia del Sud Est, l'Unione Africana, l'Organizzazione degli Stati dell'America Latina – nessuna di queste l'ha mai fatto.

Di conseguenza, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) sta attirando enorme interesse, tenendo le sue esercitazioni militari su ampia scala tra il 9 e il 17 agosto. La SCO sta dicendo forte e chiaro alla comunità internazionale che non c'è nessun "vuoto" nello spazio strategico dell'Asia Centrale che debba essere riempito da organizzazioni di sicurezza provenienti dall'esterno della regione.

Le esercitazioni, col nome in codice "Missione di Pace 2007", saranno tenute a Čeljabinsk, nel distretto militare russo del Volga-Urali ed a Urumqi, capitale della regione autonoma cinese del Xinjiang-Uyghur. L'incontro della SCO è previsto a Bishkek, capitale del Kirgyzstan, il 16 agosto. Dopo l'incontro, in un gesto altamente simbolico, i capi di stato e i ministri della difesa di tutti i paesi membri della SCO - Cina, Russia, Kazakhstan, Kirgyzstan, Uzbekistan e Tajikistan - assisteranno alla conclusione dell'esercitazione militare congiunta a Urumqi.

La SCO non ha mai tenuto un'esercitazione militare completa che coinvolgesse tutti gli stati membri. Vi parteciperanno circa 6500 militari, compresi 2000 russi e 1600 cinesi. È la prima volta che la Cina invia le proprie truppe aviotrasportate in un'esercitazione militare all'estero. Russia e Cina schiereranno rispettivamente 36 e 46 velivoli ciascuna e forniranno sei aerei militari da trasporto Il-76 per realizzare simulazioni di assalti condotti da unità aviotrasportate.

Un esperto militare cinese, Peng Guangqian dell'Accademia Cinese delle Scienze Militari, citato dal People's Daily, ha dichiarato che "L'esercitazione ha principalmente la scopo di dimostrare che la cooperazione in materia di sicurezza tra gli stati membri della SCO è aumentata, le loro capacità anti-terroristiche si sono rafforzate, le relazioni sino-russe sono migliorate e le forze armate dei paesi membri si sono modernizzate".

Il China Daily, pubblicazione di proprietà dello stato, ha sottolineato che le esercitazioni mostrano che "la cooperazione della SCO sulla sicurezza è andata oltre le questioni del disarmo regionale e dei confini, estendendosi alla gestione di minacce non tradizionali come il terrorismo, le forze secessioniste ed i gruppi religiosi estremisti".

Il Ministero della Difesa cinese ha sottolineato che le esercitazioni "non sono dirette contro altri paesi e non coinvolgono gli interessi di paesi esterni alla SCO". Il vice comandante delle Forze di Terra russe, il Generale Vladimir Moltenskoj, ha inoltre informato i media che le esercitazioni "non sono mirate contro paesi terzi".

L'OTSC abbraccia la Cina
Malgrado queste precisazioni, è fin troppo evidente che la cooperazione strategica sino-russa sta raggiungendo un livello qualitativamente nuovo. L'indicatore più importante in questo senso è che l'incontro a Bishkek potrebbe vedere la firma di un protocollo formale di cooperazione fra la SCO e l'Organizzazione per il Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC). Il documento dovrebbe definire chiaramente le tendenze di cooperazione fra le due organizzazioni di sicurezza regionale nel futuro prossimo.

Si tratta indubbiamente di uno sviluppo importante nello spazio strategico eurasiatico. La collaborazione formale proposta fra la OTSC e la SCO coinvolge in sostanza la OTSC più la Cina, poiché gli Stati membri della SCO sono già membri dell'OTSC, tranne la Cina (gli Stati membri della OTSC sono quindi la Russia, la Bielorussia, l'Armenia, il Kazakhstan, il Kyrgyzstan, l'Uzbekistan ed il Tajikistan).

Non può essere sfuggito a nessuno che la collaborazione di OTSC e SCO è stata formalizzata il 14 luglio, appena un mese dopo la decisione di Mosca di sospendere la propria partecipazione al Trattato sulle Forze armate Convenzionali in Europa (FCE). L'FCE è il primo trattato per la riduzione delle armi convenzionali stipulato fra Est e Ovest dopo la Seconda Guerra Mondiale.

L'influente analista strategico russo Gleb Pavlovskij ha avvertito il 14 luglio che "la decisione di oggi non è propaganda, è una transizione ad una nuova seria fase nella costruzione di nuova struttura di sicurezza della Russia contro lo scenario del riarmo dei paesi alle nostre frontiere".

Riferendosi all'implacabile accerchiamento della Russia da parte degli Stati Uniti ha aggiunto che "praticamente tutti i paesi lungo i confini meridionali e occidentali della Russia sono pieni di missili… Nel Caucaso, nelle regioni del Mar Nero e in quelle del Caspio è in corso una folle corsa agli armamenti, supportata da paesi europei e non europei, nessuno dei quali si sente limitato dal FCE".

In questo contesto, dice Pavlovskij, Mosca preferirà optare per "nuovi equilibri contrattuali" in Europa ed in Asia. "Se i paesi di Europa e Asia sono pronti a questo, la Russia sarà la prima ad acconsentire a questi negoziati".

Nella presa di contatti istituzionali tra OTSC e SCO possiamo vedere la prima prova dei "nuovi equilibri contrattuali" cui Pavlovskij ha accennato. L'idea russa di rafforzare la OTSC per controbilanciare la NATO è ormai evidente da mesi.

La scorso dicembre, parlando al Forum sui Media della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) e degli stati baltici, il vice primo ministro (contemporaneamente ministro della Difesa della Russia) Sergej Ivanov ha detto, "la prossima cosa logica da fare seguendo la strada del rafforzamento della sicurezza internazionale può essere lo sviluppo di un meccanismo di cooperazione fra la NATO e la OTSC, seguito da una chiara divisione delle sfere di responsabilità. Questo metodo ci darebbe un potere contrattuale sufficientemente affidabile ed efficace per prendere provvedimenti collettivi nelle situazioni di crisi nelle varie regioni del mondo". [corsivo aggiunto dall'autore dell'articolo]

Ivanov era di certo consapevole che la NATO non è minimamente interessata a dialogare con la OTSC (i paesi della OTSC coprono approssimativamente il 70% del territorio della ex Unione Sovietica). Da tre anni a questa parte la Russia propone una cooperazione limitata fra OTSC e NATO nel controllo del traffico di droga provenente dall'Afghanistan. Ma la NATO, su ordine di Washington, sta temporeggiando. Una coerente politica della NATO (e di Washington) è sempre stata quella di non riconoscere lo status della OTSC come organizzazione di sicurezza regionale e di dialogare piuttosto con gli Stati membri di questa su base bilaterale.

Di conseguenza, ciò che Ivanov sottolineava è che Mosca sarà assolutamente determinata a resistere all'invasione della NATO nei territori delle ex repubbliche sovietiche. Mosca valuta infatti che la NATO non esiterà a espandersi ulteriormente, proponendo ad alcuni stati della CSI di entrare a far parte dell'organizzazione. La Russia si oppone a tale espansione, ma i suoi sforzi diplomatici non funzionano. L'opzione militare è diventata necessaria. Nel suo discorso, Ivanov non solo ha messo in chiaro il ruolo della OTSC in Europa, ma ha anche suggerito che Mosca vede i paesi dell'Asia Centrale della SCO, in particolare la Cina, come suoi potenziali alleati nel blocco.

Alcuni mesi dopo, in maggio, parlando ad un congresso a Bishkek sulle minacce e sulle sfide per la sicurezza nel ventunesimo secolo, il segretario generale della OTSC Nikolaij Bordjuzha ha attaccato frontalmente la NATO dicendo che questa persegue "una politica di espansione e consolidamento della propria presenza militare-politica nel Caucaso ed in Asia Centrale". Ha aggiunto che queste attività comportano "sfide e rischi" ed insidiano la stabilità dello spazio post-sovietico.

Bordjuzha ha sviluppato il discorso dicendo che la strategia statunitense per l'Asia centrale punta a causare "fratture" fra i paesi della regione da un lato e la Russia e la OTSC dall'altro. Ha detto che Washington sta tentando di riorientare gli stati centro-asiatici verso gli Stati Uniti "in una nuova formazione che comprende, oltre agli stati dell'Asia Centrale, l'Afghanistan, il Pakistan e, in futuro, l'India".

Effettivamente di recente la Russia non è riuscita a disturbare più di tanto la strategia della NATO per l'Asia Centrale. D'altra parte la NATO ha sottostimato la propria capacità di intrufolarsi in una regione dove l'influenza tradizionale della Russia era predominante e dove Mosca è determinata a mantenere quella situazione a tutti i costi.

In questi ultimi due anni, Mosca ha dato rapido impulso alla OTSC considerandola il proprio bastione contro la NATO nell'Asia Centrale. Alcuni commentatori russi prevedono che la OTSC sia destinata a trasformarsi in un nuovo Patto di Varsavia. Sia come sia, in misura quasi direttamente proporzionale all'enfasi posta da Mosca sull'OTSC, i paesi dell'Asia centrale si sono affrettati a riunirsi sotto il suo ombrello; tra essi spicca il Kazakhstan , che era tra gli "obiettivi" principali identificati dalla NATO. L'entrata dell'Uzbekistan nell'OTSC ha consolidato significativamente la portata dell'organizzazione nella regione centro-asiatica.


Convergenza Sino-Russa
Chiaramente la Cina apprezza che le contraddizioni e la lotta fra la Russia e le potenze occidentali negli anni successivi alla guerra fredda attraversino un momento di definizione. Scrivendo recentemente sul People's Daily, Wang Baofu, vice direttore dell'Istituto degli Studi Strategici affiliati all'Università Cinese della Difesa Nazionale, ha detto che "Questa mossa della Russia [la sospensione del FCE] indica in primo luogo la sua riluttanza a scendere a ulteriori compromessi unilaterali sull'importante questione della sicurezza nazionale… e, secondariamente, il suo rifiuto di rimanere indifferente mentre gli Stati Uniti tentano di schierare un sistema antimissile in Europa orientale allo scopo di spostare seriamente l'equilibrio strategico Russia-USA".

Wang ha notato che i problemi di sicurezza della Russia sono destinati a moltiplicarsi nel prevalente scenario "di squilibrio", dove gli Stati Uniti "sono impegnati a prendere o usare l'Europa per rafforzare la propria superiorità strategica nei confronti della Russia". Il 19 luglio un portavoce del ministro degli affari esteri cinese "ha preso nota della dichiarazione della Russia [sul FCE] e del suo problema di sicurezza". Il portavoce ha aggiunto che lo schieramento del sistema anti-missilistico degli Stati Uniti "insidierà la stabilità e l'equilibrio strategici internazionali. Questo non condurrà certo alla sicurezza regionale ed alla fiducia reciproca fra i paesi".

Nel frattempo, i commentatori cinesi hanno osservato che "la Russia ultimamente sembra inasprire la propria posizione diplomatica" e "il proprio atteggiamento" verso l'occidente. Quello che le valutazioni cinesi sottintendono è che la posizione "netta" di Mosca punta a mettere la Russia su una base di parità con le potenze occidentali.

A proposito dell'Asia Centrale (e dell'Afghanistan) la Cina condivide le stesse preoccupazioni della Russia, in particolare su due aspetti. In primo luogo, anche la Cina nutre gli stessi dubbi circa i disegni della NATO nell'Asia centrale. La Cina continua ad apprezzare gli sforzi russi per mantenere la NATO fuori dall'Asia centrale. Per citare un commento recente del People's Daily, "conoscendo bene l'importanza strategica dell'Asia Centrale, negli ultimi anni la NATO non ha risparmiato i propri sforzi per promuovere le relazioni con i paesi della regione. Ma per la NATO non è facile fare progressi, data la tradizionale influenza predominante della Russia in questa regione, un'influenza che Stati Uniti e l'Europa non potranno mai sperare di eguagliare.

"Concentrandosi sul potenziamento della OTSC la Russia ha mostrato una forte opposizione alla NATO. Ora ai rapporti poco amichevoli tra la Russia e la NATO si deve aggiungere la difficoltà di quest'ultima a mettere in atto la propria strategia in Asia Centrale".

Gli interessi della Cina coincidono con l'approccio russo, che mira ad aumentare l'influenza della OTSC in Asia Centrale. Il legame OTSC- SCO permette ai russi di "limitare" la NATO ai bordi sud-occidentali dell'Eurasia. E questo va nella stessa direzione degli interessi cinesi.

In secondo luogo, sta diventando sempre più evidente che sia la Russia che la Cina stanno pensando molto al concetto di Asia Centrale. Il fatto è che non sarebbe realistico per la Russia e la Cina (e per la SCO) occuparsi dei processi in atto nella regione senza prendere in considerazione gli sviluppi in Afghanistan, Iran e Pakistan. Un commentatore russo ha recentemente scritto sulla Nezavisimaja Gazeta che i vicini meridionali dell'Asia Centrale (Afghanistan, Iran e Pakistan) hanno "per il Tajikistan un'importanza molto maggiore dei battibecchi con l'élite kazaka".

Probabilmente la SCO è già portata a ritenere che l'Asia Centrale come comunità distinta ha più a che fare con la storia - la sua storia antica, medioevale e sovietica - che con le attuali realtà politiche. La SCO ha fatto i conti con il fatto che anche se l'Asia Centrale e del Sud hanno fatto parte per molto tempo di realtà geopolitiche diversissime, ora non è più così, specialmente dopo che l'11 settembre 2001 ha fornito agli Stati Uniti l'occasione per stabilire una presenza a lungo termine in Afghanistan e fare un significativo salto in avanti nei propri rapporti con gli stati centroasiatici.

Dopo aver consolidato la propria presenza in Afghanistan, la politica degli Stati Uniti nei confronti dell'Asia Centrale ha cambiato forma. Gli Stati Uniti sperano di modificare la regione impiegando metodi diversi, più flessibili, fondati sulla cooperazione nei campi della sicurezza, dei trasporti e dell'energia, così come attraverso continui sforzi volti a determinare "cambi di regime".

Nel frattempo, si è rivelata utile anche la continua espansione dell'influenza degli Stati Uniti nell'Asia Meridionale, poiché l'Afghanistan è un collegamento vitale che può legare l'Asia Centrale con quella del Sud. Di recente Washington ha cercato un coinvolgimento maggiore nella cooperazione regionale dell'Asia Meridionale, mirando a ottenere lo status di stato osservatore nella SAARC, l'Associazione dell'Asia del Sud per la Cooperazione Regionale che include l'India, il Pakistan, il Bangladesh, lo Sri Lanka, il Nepal, le Maldive, il Bhutan e l'Afghanistan. Sembra anche che Washington abbia incontrato un certo grado di successo nel persuadere l'India a raffreddare la propria passione iniziale verso la SCO.


L'Iran cerca la SCO
La SCO tende a sentire sempre di più l'esigenza di evolvere la propria strategia della "Grande Asia Centrale", che include anche l'Iran e l'Afghanistan e in certa misura anche il Pakistan.

Questo sta forse già accadendo, e potrebbe riflettersi in vari modi al vertice della SCO a Bishkek. In primo luogo, l'Iran sta facendo una decisa offerta per assicurarsi l'appartenenza a tutti gli effetti alla SCO. Teheran ha presentato la domanda formale al paese ospitante, il Kirgyzstan, in aprile. Solitamente, una simile azione sarebbe dovuta avvenire dopo consultazioni preliminari con gli stati membri di SCO. Probabilmente si sta lentamente sviluppando un consenso all'interno della SCO, se non esiste già, sull'ingresso dell'Iran.

Significativamente, il delegato del ministro degli Esteri iraniano Mahdi Safari la settimana scorsa ha rivelato che il presidente Mahmud Ahmadinejad avrebbe assistito all'incontro della SCO. Safari da allora ha visitato Pechino, dove si è incontrato, tra l'altro, con Li Hui, il delegato del ministro degli Affari esteri cinesi sulle questioni dell'Europa dell'Est, dell'Asia Centrale e della SCO.

Da Pechino, Safari si è poi diretto a Mosca. I rapporti russo-iraniani stanno dichiaratamente passando un momento difficile a causa del ritardo della Russia nel completare la centrale nucleare di Bushehr in Iran. Effettivamente, la Russia ha "politicizzato" la questione ed è improbabile che fornisca combustibile nucleare a Bushehr finché il dossier atomico dell'Iran rimarrà aperto. Nonostante il raffreddamento nei rapporti Russia-USA, Washington e Mosca si sono sempre trovate d'accordo sulle questioni che riguardano l'appartenenza al "club nucleare".

Inoltre, la Russia ha molto da guadagnare sfruttando l'accordo sulla cooperazione per il nucleare civile con gli Stati Uniti, firmato in margine all'incontro informale fra i presidenti George W. Bush e Vladimir Putin il 2 luglio; è una concessione importante da parte di Washington, perché permette alla Russia di installare le attrezzature per il ritrattamento del combustibile nucleare esausto di origine statunitense per scopi commerciali, e questo è un affare davvero vantaggioso. Nei termini immediati, la concessione di Washington ha spianato la strada affinché la Russia possa ritrattare il combustibile di origine statunitense usato della Corea del Sud e di Taiwan.

Ma allo stesso tempo, il clamore a proposito di Bushehr dà curiosamente alla Russia la chiave per bloccare ogni possibile nuovo tentativo degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per spingere verso una nuova risoluzione o a sanzioni contro l'Iran perché non ha sospeso il suo programma di arricchimento dell'uranio. Commentatori moscoviti hanno evidenziato che la recente visita degli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica all'impianto ad acqua pesante di Arak è stata "un vero passo avanti" e la prova che "gli iraniani sono pronti a dare all'AIEA risposte esaurienti".

Evidentemente, Bushehr non è l'unico elemento dei rapporti Russia-Iran. Entrambi i paesi sono abbastanza pragmatici da realizzarlo. Effettivamente, entrambi i paesi devono essere certi che non ci sia il minimo ostacolo alla loro cooperazione bilaterale. La Russia condivide con l'Iran gli interessi nell'Asia Caspica e Centrale. L'Iran è l'unica potenza del Caspio, probabilmente, con cui la Russia ha identità totale di vedute per quanto riguarda l'inammissibilità della partecipazione di poteri extra-regionali (leggi gli Stati Uniti e la NATO) sulle questioni che riguardano la sicurezza della regione caspica. La Russia dovrà collaborare strettamente con l'Iran all'incontro dei paesi del litorale caspico che si terrà a Teheran quest'anno.

Bordyuzha dell'OTSC potrebbe aver sfoggiato una spavalderia eccessiva quando recentemente ha invitato l'Iran ad aderire all'associazione come stato membro. Ma la proposta non mancava di una sua serietà. Durante la visita del ministro degli affari esteri kirghiso Kadyrbek Sarbayev a Teheran il 15 luglio, l'influente presidente del Comitato per la Sicurezza e del Comitato per le Politiche Estere del Majlis (parlamento) Iraniano, Ala'eddin Broujerdi, ha criticato pesantemente le intrusive politiche regionali degli Stati Uniti in Asia Centrale.

Ha apertamente accusato gli Stati Uniti di aver complottato per destabilizzare la regione dell'Asia Centrale. Cosa interessante, Broujerdi ha richiesto l'esclusione delle organizzazioni di sicurezza extra-regionali dall'Asia centrale. La posizione di Broujerdi sulla sicurezza dell'Asia Centrale è quasi la stessa di Russia e Cina.

Un punto chiave da tenere d'occhio all'incontro di Bishkek sarà il ruolo dell'Iran nella cooperazione energetica, oggetto di interesse comune da parte di Russia e Cina. Da parte sua, la Russia sarebbe avvantaggiata se l'Iran dirottasse i propri flussi di energia verso i mercati asiatici piuttosto che verso quello europeo (martedì Safari avrebbe detto a Pechino, "l'Iran è disposto ad elaborare un piano energetico per coprire l'intero fabbisogno dell'Asia").

La Russia guarda con disagio ai rinnovati sforzi di Turchia e Unione Europea (malgrado le apparenti riserve degli Stati Uniti) per schierare l'Iran sia come fornitore del gas, sia come paese nel quale far passare il gas turkmeno nell'ambito del proposto oleodotto "Nabucco", che rivaleggia con i progetti energetici russi nei Balcani e nell'Europa meridionale. Il mese scorso, Turchia e Iran hanno firmato un memorandum d'intesa a tale proposito. La settimana scorsa, la Turchia ha stretto un accordo con Italia e Grecia, che saranno i fruitori del gas iraniano.

La Russia sta guardando attentamente e spera che l'Iran non entri nel progetto Nabucco. La Russia ha un ulteriore interesse nell'incoraggiare l'Iran a diventare un fornitore di energia per la Cina, se questo può rendere meno probabile un qualsiasi conflitto di interessi tra Russia e Cina riguardo le riserve energetiche dell'Asia Centrale (particolarmente in Turkmenistan). Infatti, il proposto gasdotto cinese verso il Turkmenistan può essere facilmente esteso all'Iran. Per concludere, l'Iran ha un ruolo importante nella grande strategia russa che implica una variante dell'idea di un cartello mondiale del gas.

La sfida afghana della SCO
Da questo punto di vista, sembra giunto il tempo affinché la SCO rifletta seriamente sui propri futuri rapporti con l'Iran. Senza dubbio, due grandi domande attendono il vertice della SCO: l'ammissione dell'Iran come membro titolare e la direzione della collaborazione della SCO con il Turkmenistan.

Parallelamente alla strategia SCO della "Grande Asia Centrale" che coinvolge l'Iran, ci si può aspettare che il vertice proponga nuove iniziative nei confronti dell'Afghanistan. Di nuovo, sia la Cina che la Russia vedono con crescente preoccupazione la sempre più profonda crisi in quel paese.

Per citare un commento del People's Daily di giugno, "il 'fenomeno dei Taliban ' ha prodotto grave preoccupazione… il loro ritorno ha sfidato pesantemente l'autorità del governo afgano… i Taliban si sono sviluppati e sono più forti... traggono massimo vantaggio dal malcontento degli abitanti per le condizioni di vita e dai sentimenti anti-americani… i Taliban hanno stimolato i loro contatti con i superstiti di al-Qaeda… l'Afghanistan rischia di trasformarsi in un secondo Iraq".

Il pensiero russo a riguardo va nella stessa direzione
. Anzi, Mosca è andata oltre ed ha apertamente messo in discussione la logica del monopolio degli Stati Uniti sulla soluzione del conflitto in Afghanistan. Mosca, come Pechino, è incline all'adozione di un approccio "a doppio binario". In primo luogo, tenterà di collaborare strettamente e su basi bilaterali con il governo presieduto dal presidente Hamid Karzai. La visita dal ministro degli affari esteri Sergej Lavrov a Kabul ha indicato un intensificato lavoro della diplomazia russa sul problema afgano. Allo stesso tempo, Mosca sta anche cercando un metodo multilaterale che coinvolga la OTSC.

Significativamente, Bordyuzha ha suggerito questa settimana che "noi [OTSC e SCO] dovremmo collaborare per impedire ai Taliban di tornare al potere, altrimenti avremo per molti anni gravi problemi in Afghanistan".

Bordjuzha ha fatto cenno alla possibilità di un vasto conivolgimento della SCO in Afghanistan. Ha detto che "il lavoro dovrebbe essere condotto in tutte le sfere, in quella politica e in quella economica, e nel fornire assistenza al governo nella formazione di forze armate e di forze di polizia, così come nella lotta contro il traffico di droga".

L'incontro della SCO fornirà di certo proposte mirate ad intensificare le azioni dello SCO-Afghanistan Contact Group.


Emicranie americane
Il vertice della SCO quindi sfida gli Stati Uniti sotto vari aspetti. L'unione di OTSC e SCO è una doppia battuta d'arresto inflitta alle politiche regionali degli Stati Uniti. Entrambe le entità sono bestie nere per gli interessi geopolitici degli Stati Uniti. Questi si sono impegnati a soffocare queste due organizzazioni nella culla, e invece ora le vedono riunirsi dotate di nuova forza.

Il piano tattico degli Stati Uniti che proietta la NATO nella regione asiatica centrale si trova di fronte un ostacolo arduo. Il dilemma degli Stati Uniti è intenso. A meno che la NATO non inglobi altri paesi dell'Asia Centrale, non ci può essere un "accerchiamento" completo della Russia o della Cina. Ed è privo di senso che la NATO rimanga bloccata nel Caucaso Meridionale.

Effettivamente è in gioco anche la credibilità della NATO. Mentre le cose seguono il proprio corso, la "trasformazione" dell'organizzazione non sta progredendo senza problemi. L'Afghanistan si è trasformato in un boccone amaro per la NATO, che non può sputarlo né inghiottirlo, e ne sta sfigurando il volto. Nessuna campagna propagandistica può nascondere il fatto che la popolazione afghana vede la NATO sempre più come una forza di occupazione. Oltre alle truppe insufficienti, i comandanti lamentano un disperato bisogno di intelligence.

Inoltre la "forza trascinante" degli Stati Uniti all'interno della NATO è in diminuzione. Questa settimana, il ministro degli esteri italiano Massimo D'Alema ha richiesto apertamente la cessazione di tutte le operazioni militari degli Stati Uniti in Afghanistan, a meno che non siano strettamente sotto il comando della NATO. Il cambiamento di leadership in Francia, Germania e Gran Bretagna non sembra funzionare nel senso previsto da Washington.

Di conseguenza, Washington farà del suo meglio per evitare che la SCO "invada" il territorio afgano. Washington conterà su Karzai per soffocare le aperture della SCO. Il problema degli Stati Uniti sarà che l'iniziativa SCO sull'Afghanistan non potrà essere messa in questione. Karzai farebbe la figura del pazzo se dovesse respingere un'offerta di aiuto dalla SCO. Dopo tutto questa ha un legittimo interesse nella stabilizzazione della situazione afghana, poiché la stabilità della regione è collegata ad essa per molti aspetti.

D'altra parte, la morsa di Washington su Kabul si indebolirà sempre di più una volta che l'Afghanistan svilupperà la "SCO connection". Washington dovrà essere estremamente prudente, poiché gli afgani conoscono e svolgono bene il proprio ruolo nel "Grande Gioco". Più importante, gli Stati Uniti si troveranno sempre più costretti a fare lavoro di squadra, cosa che non sdi addice né alla loro strategia geopolitica né alla condizione di unica superpotenza.

In tutto questo, il Pakistan rimane un giocatore imprevedibile, data la fluidità della sua situazione interna, anche se Islamabad dovrebbe lavorare assieme a SCO e Cina. La maggior parte dei rifornimenti per le forze NATO in Afghanistan passano attraverso il Pakistan. Sarà ironico se gli Stati Uniti si ritroveranno a dover sostenere i combattimenti in Afghanistan, mentre la SCO guadagnerà l'adulazione pubblica fra la popolazione afgana e in tutta la regione come "costruttrice di nazioni".

Secondariamente, Washington sa che la partecipazione della SCO al problema afghano significa che la Russia farà il suo grande rientro nel Hindu Kush, oltre a sventare il grande disegno degli Stati Uniti per manovrare la NATO come un'organizzazione mondiale di sicurezza con membri in tutto il mondo. Stranamente, il 17 luglio, il Tajikistan ha annunciato di aver concluso un accordo per lo schieramento di velivoli da combattimento russi nella base aerea di Ayni, fuori da Dushanbe. Le indicazioni sono che anzitutto la Russia schiererà jet Su-25 ed elicotteri Mi-24 e Mi-8. Lo schieramento russo avverrà secondo le disposizioni della OTSC. Mosca ha appena deluso l'ultima speranza degli Stati Uniti di guadagnarsi l'appoggio del Tajikistan.

Ma tutto questo sembrerà insignificante a Washington se il vertice SCO dovesse decidere di ammettere l'Iran come membro titolare. C'è una sola possibilità che la SCO decida di guadare le feroci correnti contrarie nella regione del Golfo Persico. Ma Washington la osserverà con nervosismo.

Il punto è che Iran, Russia e Cina hanno tutte "perso", in maniere diverse, dopo il contratto statunitense da 63 milioni di dollari nella regione del Golfo. Washington ancora una volta ha mostrato che "il vincitore prende tutto".

Così "i perdenti" non possono essere incolpati se imparano velocemente e vedono che la logica di creare una rete interna per diminuire le proprie "perdite" potrebbe persino far riguadagnare un territorio oramai fuori dal loro controllo. Certamente, Ahmadinejad sarà una delle attrazioni principali del vertice della SCO e la sua presenza a Bishkek avrà altri significati che non semplici questioni di protocollo.

M. K. Bhadrakumar ha lavorato come diplomatico di carriera nell'Indian Foreing Service per più di 29 anni, ricoprendo posti come quelli di ambasciatore in Uzbekistan (1996-98) e in Turchia (1998-2001) .

Tradotto dall'inglese da Andrej Andreevič per Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.