martedì, gennaio 29, 2008

Il candidato della stabilità

Il candidato della stabilità
da The Ivanov Report di Eugene Ivanov

Il discorso tenuto da Dmitrij Medvedev al Forum Civico Russo il 22 gennaio scorso era un classico discorso da campagna elettorale: pieno di frasi generali e poco specifico. Ma perché mai Medvedev - ormai irraggiungibile, con una percentuale di consenso dell'82% - dovrebbe aver bisogno di discutere delle "questioni"?

Medvedev può saltare i dibattiti televisivi (cosa che avrebbe deciso di fare) o starsene zitto per tutto il tempo: anche così potrà contare su una valanga di voti alla prima tornata elettorale delle presidenziali del 2 marzo, perché è esattamente quello che gli elettori russi vogliono dal loro prossimo presidente.

Otto anni fa il paese dissanguato aveva bisogno di un cambiamento, e il cambiamento arrivò con un Vladimir Putin giovane e atletico. (E, ragazzi, quei russi fortunati non ebbero neanche l'imbarazzo di dover scelgiere tra "cambiamento" ed "esperienza"!) Oggi tutto quello che il paese vuole è la continuità (forse un termine migliore di "stabilità"), ed è esattamente la continuità/stabilità ciò di cui Medvedev è portatore.

Medvedev corre sulla fortunata scia del suo predecessore, il presidente Putin. Il discorso di Medvedev ha lasciato pochi dubbi sul fatto che si prenderà pienamente i meriti delle riforme politiche ed economiche dell'era Putin.

Molti pensano che a Michail Kas'janov, leader dell'anemica Unione Democratica Popolare, sia stato impedito di correre alle elezioni perché il Cremlino teme che userebbe il podio elettorale per criticare Putin.

È più probabile un'altra spiegazione. Kas'janov è stato primo ministro sotto Putin negli anni 2000-2004, e come tale era coinvolto nell'applicazione delle riforme economiche liberali che portarono al miglioramento delle condizioni di vita di milioni di russi. La partecipazione di Kas'janov alla corsa elettorale avrebbe tolto a Medvedev il monopolio su questi meriti.

Eppure, in un certo senso profondo, la presidenza di Medvedev sarà molto diversa da quella di Putin.

Uno degli aspetti più frustranti della presidenza di Putin è stato accettare i risultati della privatizzazione degli anni Novanta, che la maggior parte dei russi considerava e considera ingiusta, iniqua e francamente criminale. La distruzione della Jukos e l'arresto e la prigionia di Michail Chodorkovskij andrebbero visti come un tentativo consapevole da parte di Putin di mitigare il danno causato dalla privatizzazione alla fiducia che la società russa nutriva nei confronti dello stato.

Non sorprende che la privatizzazione sia stata un argomento ricorrente nei discorsi pubblici di Putin e del suo principale ideologo, Vladislav Surkov. È dunque tipico che nel suo discorso Medvedev non abbia nominato la privatizzazione una sola volta.

Né deve farlo. Il lavoro "sporco" di strappare il potere economico e politico agli oligarchi è stato svolto da Putin. Medvedev ha invece il lusso di costruire un rapporto amichevole con i cittadini russi coordinando i populisti "progetti nazionali" e distribuendo porzioni dei ricavi degli idrocarburi. Non ci sarebbe da sorprendersi se il 2 marzo Medvedev ricevesse più voti di Putin nel 2004.

Alcuni analisti trovano ironico e perfino blasfemo che Medvedev si sia fatto sosteniture dell'ulteriore sviluppo di un sistema multipartitico in Russia, visto che è stato candidato da Russia Unita, il partito che di fatto domina la vita politica russa.

Medvedev ovviamente sa quello che fa. La sua presidenza assisterà a una drammatica ristrutturazione del panorama dei partiti politici del paese. Cosa succederà alle attuali forze in gioco è un altro discorso. Ma attenzione: la creazione di quattro sotto-gruppi all'interno della rappresentanza di Russia Unita alla Duma è ben più di un caso burocratico. Qualcosa bolle in pentola nel "partito di Putin".

Si è cercato di interpretare il discorso di Medvedev come un'indicazione della sua intenzione di condurre una politica estera più "liberale". Queste interpretazioni o sono pessimi casi di pio desiderio o, peggio ancora, il risultato di un equivoco sul significato di "liberale" in politica estera.

Medvedev difenderà gli interessi nazionali della Russia con la stessa forza e la stessa passione del suo predecessore, il presidente Putin. La sola cosa a cui Medvedev può avere alluso nel suo discorso è che l'Occidente può avere una seconda occasione per capire gli obiettivi, le obiezioni e le contrarietà della Russia negli affari globali.

In questo senso Medvedev sarà pronto a incontrare tutti i leader stranieri che vorranno incontrare lui. Medvedev si presenterà a questi incontri a occhi aperti e lascerà che i suoi interlocutori sbircino nella sua anima.

Originale da: The Ivanov Report

Articolo originale pubblicato il 29 gennaio 2008

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