venerdì, gennaio 18, 2008

L'uomo degli USA a Tbilisi

Il nostro uomo a Tbilisi

The Ivanov Report

È ormai ufficiale: Mikheil Saakashvili è il presidente della Georgia per i prossimi cinque anni. La Commissione Elettorale Centrale della Georgia ha dichiarato Saakashvili il vincitore delle elezioni lampo del 5 gennaio. Seconda la CEC, Saakashvili ha ricevuto il 53,5% dei voti; il candidato più votato dell'opposizione, Levan Gachechiladze, è arrivato secondo con il 25,7%.

L'opposizione afferma - e l'affermazione suona molto credibile - che questi risultati elettorali sono stati truccati per risparmiare a Saakashvili la fatica di andare al ballottaggio con Gachechiladze. Ma nenche i detrattori di Saakashvili possono negare che sia lui il politico georgiano più popolare. Pur avendo perso voti a vantaggio dell'opposizione a Tbilisi, Saakashvili continua a godere del fondamentale appoggio delle aree rurali. Questo appoggio gli avrebbe comunque assicurato la vittoria al secondo turno.

Il Presidente Bush si è già congratulato con Saakashvili, umiliando l'opposizione e rendendo inutili le manifestazioni di protesta organizzate a Tbilisi. È verosimile, comunque, che i leader dell'opposizione in cerca di visibilità continuino a protestare almeno fino al 20 di gennaio, giorno della proclamazione, quando a Tbilisi confluirà una folla di personalità straniere.

E allora, perché tutte queste storie su Misha?

Le elezioni presidenziali georgiane hanno seguito fedelmente lo schema tipico dei paesi dello spazio ex-sovietico: un leader nazionale molto popolare - economicamente liberale con inconfondibili accenti autoritari - vince le elezioni presidenziali sfruttando ampiamente le famigerate "risorse amministrative", il dominio della TV di stato e l'assenza di un'opposizione unitaria. Concettualmente, Saakashvili non è molto diverso da altri fortunati leader post-sovietici come Vladimir Putin in Russia o Nursultan Nazarbayev in Kazakistan.

Il clamore attorno a Saakashvili deriva dal fatto che in Occidente è stato pubblicizzato molto diversamente. Nel 2005 il Presidente Bush, impressionato dalla retorica filo-occidentale di Saakashvili, chiamò la Georgia "un faro di libertà". Due senatori degli Stati Uniti, Hillary Clinton (D-NY) e John McCain (R-AZ) si sono messi in ridicolo proponendo la candidatura di Saakashvili al Premio Nobel. E sull'"esperienza" in politica estera che entrambi sostengono di possedere nella corsa per le presidenziali del 2008 abbiamo detto tutto.

Il primo colpo all'immagine di perfetto democratico di Saakashvili è giunto in novembre, quando corpi di polizia in assetto anti-rivolta, armati di manganelli e di gas lacrimogeno sono stati spediti a disperdere una cosiddetta manifestazione pacifica contro il governo. Lo shock è stato così grande che i media occidentali - come sempre poco interessati all'essenza dei fatti - hanno trascurato il fatto che la "manifestazione pacifica" era una consapevole provocazione orchestrata dall'opposizione preoccupata che le proteste di piazza si stessero sgonfiando.

Poi sono arrivate le elezioni lampo e le accuse di brogli.

E allora? Perché l'amministrazione Bush dovrebbe interrompere la sua storia d'amore con Saakashvili?

Niente di quello che Saakashvili ha fatto nel passato vicino o lontano scalfisce le sue attrattive agli occhi di Washington: è filo-americano, filo-NATO (in un referendum svoltosi contemporaneamente alle elezioni presidenziali più del 70% dei votanti ha approvato il piano di adesione alla NATO della Georgia), anti-russo e anti-Putin. E poi ha studiato negli Stati Uniti e parla un ottimo inglese.

Quando valutano le credenziali dei leader stranieri, le élite americane prestano enorme attenzione (a volte mal riposta) al fatto che qualcuno si sia laureato negli Stati Uniti. Questo spiega perché Benazir Bhutto, laureata ad Harvard, sia sempre stata considerata più "democratica" di Nawaz Sharif, laureatosi in legge all'Universita del Punjab. Spiega anche l'entusiasmo di molti a Washington per il Generale Kayani, che ha sostituito Pervez Musharraf alla guida dell'esercito pakistano: la carriera professionale di Kayani comprende un addestramento militare compiuto negli Stati Uniti.

Dunque, finché Saakashvili resterà il nostro uomo a Tbilisi, la Georgia continuerà a splendere come un "faro di libertà".

E lasciate agli osservatori OSCE - con la loro impareggiabile capacità di chiamare il bianco nero, il nero bianco e il grigio... be', dipende - il lavoro sporco di spiegare perché le elezioni del 5 gennaio "sono state... conformi alla maggior parte dei parametri delle elezioni democratiche" malgrado "una carenza di fiducia e diffuse accuse di violazioni".

Originale: The Ivanov Report

Articolo originale pubblicato il 17 gennaio 2008.

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