sabato, marzo 01, 2008

In Russia si avvicina il momento di Medvedev

In Russia si avvicina il momento di Medvedev
di
Nicolai N. Petro

Coloro che cercano di categorizzare Dmitrij Medvedev, il probabile prossimo presidente della Russia (le elezioni si svolgeranno il 2 marzo), si sono rapidamente suddivisi in due campi: i pessimisti, che lo liquidano come un fantoccio di Vladimir Putin, e gli ottimisti che si aggrappano all'esile speranza che possa un giorno elaborare una condotta autonoma.

Un'attenta lettura delle 2000 e passa dichiarazioni pubbliche fatte da Medvedev negli ultimi sette anni, però, suggerisce che nessuna delle due descrizioni è esatta. I suoi trascorsi indicano che Medvedev intende effettivamente imprimere alla politica russa una svolta liberale, non come alternativa al Piano di Putin, ma come la logica fase successiva della sua evoluzione.

Professore di legge per formazione, Medvedev (43 anni) è stato inizialmente incaricato di occuparsi della riforma giudiziaria. In soli quattro anni è riuscito a eliminare la maggior parte delle leggi locali che contraddicevano la Costituzione russa e ha promosso l'introduzione di un nuovo codice penale, di un sistema giudiziario per i minori, di una corte dei giurati, dell'habeas corpus e di un sistema nazionale di ufficiali giudiziari.

In seguito, pur supervisionando quattro nuovi Progetti Nazionali Prioritari nei settori della sanità, dell'istruzione, dell'edilizia abitativa e dell'agricoltura, ha continuato a occuparsi attivamente delle riforme legali, promuovendo una nuova rete nazionale di centri di assistenza legale gratuita e rendendo più liberale la politica governativa sull'immigrazione.

Secondo alcuni, è stato questo tentativo di riforma dell'ingombrante sistema legale sovietico a portarlo a formulare un semplice credo economico: “Se la partecipazione del governo non è essenziale, il governo non dovrebbe essere coinvolto”.

Secondo Medvedev lo stato ha solo due obblighi economici concreti. Primo, aiutare le compagnie russe a diventare globalmente più competitive. Secondo, combattere la povertà. Oltre a questo, secondo Medvedev, che a volte pare esprimersi come un sostenitore dell'economia dell'offerta, le sole tasse che il governo può legittimamente riscuotere sono quelle necessarie al funzionamento della stato e quelle in grado di far sì che gli affari in Russia diventino i più vantaggiosi del mondo.

Le soluzioni che Medvedev ha proposto per i problemi sociali della Russia riflettono costantemente una chiara preferenza per le risposte basate sul mercato. Ha costretto le regioni a competere per ricevere i finanziamenti federali. Nell'istruzione, nella sanità e nella riforma pensionistica ha sostenuto l'idea che il finanziamento dello stato deve seguire gli individui più che le istituzioni. Ha fatto forti pressioni per permettere alle università di operare come imprese e di costituire lasciti per garantirsi finanziamenti indipendenti dallo stato.

Anche quando lo stato mantiene il controllo su una corporazione, Medvedev ha insistito che essa venga ricostituita come public company e costretta a competere sul piano globale per ottenere investimenti privati. Il suo modello è Gazprom, dove negli ultimi sette anni è stato presidente del consiglio d'amministrazione e la cui capitalizzazione in quel periodo è aumentata di 50 volte. Ora propone cambiamenti in altre corporazioni statali per attirare nell'infrastruttura russa ormai in rovina investimenti per un trilione di dollari.

La terminologia legale ed economica ispira anche l'approccio di Medvedev nei confronti della società civile. Ha descritto il rapporto tra il governo e la società civile come un contratto che il governo “offre” alla società civile sotto forma di specifiche priorità nazionali. Se l'offerta viene accettata i risultati saranno positivi e se non viene accettata va cambiata. La società civile, dice, serve splendidamente “a evitare gli stupidi eccessi” del governo.

Le organizzazioni non governative devono svolgere un ruolo chiave in ogni sana società civile, e per questo motivo Medvedev insiste affinché lo stato a tutti i livelli “faccia assolutamente tesoro dell'esperienza delle ONG e delle organizzazioni pubbliche, che, tra le altre cose, hanno imparato meglio del governo a tenere sotto controllo le spese”. I funzionari del governo devono stabilire un saldo sistema di “contatti diretti e permanenti le ONG”. Senza questo feedback, dice, “Il governo è cieco e finisce per lavorare solo per sé”.

Per incoraggiare la crescita delle ONG ha promosso una legislazione che sostiene la filantropia e ha concesso l'esenzione fiscale alle imprese che finanziano le ONG. Gli enti di volontariato, dice, non solo fanno un buon lavoro, ma “sono un antidoto alla dipendenza e al paternalismo, ai quali siamo storicamente soggetti”.

Altre iniziative degne di nota comprendono: una televisione pubblica indipendente e un controllo giudiziario e parlamentare indipendente sul potere esecutivo. Diversamente da Putin, Medvedev ha detto che i futuri presidenti russi dovrebbero essere membri di un partito politico, e che dei partiti politici forti sono “l'unico sistema per rendere i politici responsabili delle proprie idee”.

Rivolgendosi alla comunità imprenditoriale russa, che vorrebbe più coinvolta nella politica, Medvedev ha creato un Consiglio di Esperti che contribuisca a generare nuove idee per i Progetti Nazionali. La sua politica di “mutua compenetrazione” di impresa e governo è in evidente contrapposizione con l'atteggiamento di Putin, tendente ad “allontanare in modo equidistante” i grandi interessi finanziari dal governo.

Sguardo sul mondo
È nella politica estera, però, che l'enfasi di Medvedev sul pragmatismo è più evidente: qui non fa che mettere in luce le aree in cui l'Occidente e la Russia dovrebbero collaborare.


La Russia si conquisterà il rispetto del mondo “non con la forza, ma con un comportamento responsabile e con il successo”, dice Medvedev; fino ad allora, propone che gli europei imparino dalla storia della formazione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (precursore dell'Unione Europea) e prendano in considerazione un "asset swap" con la Russia che garantirà la sicurezza energetica all'intero continente e promuoverà la “forma migliore di collaborazione”.

Permettere uno scambio tra gli investimenti russi nella raffinazione e nella distribuzione in Europa e gli investimenti europei nell'estrazione del gas e del greggio in Russia, dice Medvedev, creerebbe un “circolo virtuoso” in grado di rafforzare l'efficienza economica e la sicurezza energetica in tutto il continente. “Gli europei dicono che li mettiamo all'angolo perché finiscono per dipendere troppo dalle forniture di gas russo. Allora facciamo uno scambio di asset, e anche noi dipenderemo da loro”.
È già evidente un probabile tema ricorrente della politica estera sotto Medvedev: quando i paesi si spartiscono i rischi la sicurezza ci guadagna. Questo modello può anche estendersi dal settore economico a quello politico e militare.

Allora l'Occidente cosa dovrebbe aspettarsi da un'amministrazione Medvedev?

I suoi più recenti discorsi, fatti durante la campagna elettorale, sono stati sempre coerenti con il suo passato. Ha proposto un nuovo canale televisivo nazionale dedicato all'educazione in materia legale, un sostegno “aggressivo” alle imprese, il trasferimento di una parte “significativa” delle funzioni del governo locale alle ONG, un piano nazionale per combattere la burocrazia ed esenzioni fiscali per le cure sanitarie, l'istruzione e gli schemi pensionistici.
Tuttavia, anche se si è tentati di considerare questa retorica liberale come una drastica rottura con il passato, Medvedev non la vede così. Secondo Medvedev, durante il caos degli anni Novanta il governo doveva concentrarsi sul ripristino dell'autorità centrale, sulla creazione di uno “spazio legale unico”, sul sostegno all'economia, e impegnarsi a liberare la politica e i media dal controllo degli oligarchi e gettare le basi di una politica estera indipendente. In tutti questi campi Medvedev non si è limitato a condividere i piani di Putin, ma ha svolto un ruolo centrale nel formularli.

Adesso che la situazione nel paese si è stabilizzata è ora di passare dal consolidamento alla svolta liberale. Se negli anni Novanta "le viti erano, forse, troppo strette", adesso si possono allentare. Le parole chiave dell'approccio di Medvedev alla politica, allora come oggi, sono “flessibilità” e “pragmatismo”.

La visione di Medvedev come un lacchè che esegue ciecamente gli ordini di Putin è dunque chiaramente infondata, come lo è l'idea che Medvedev possa elaborare una condotta in contrasto con quella che ha seguito negli ultimi sette anni.

Sembra, piuttosto, che la maggioranza degli osservatori abbia sottovalutato la capacità del governo russo di concepire e attuare la propria strategia di modernizzazione democratica, ora comunemente nota come Piano di Putin, e che sia stata completamente incapace di comprendere il suo scopo, che Medvedev riassume come “una società civile efficiente... composta da individui maturi pronti alla democrazia”. Così, secondo colui che ormai è da molto tempo il consulente politico di Medvedev, Gleb Pavlovskij, in pratica l'Occidente “durante la rinascita della Russia ha dormito”.

L'ascesa di Medvedev è dunque un presagio della sfida storica che la prima vera generazione russa post-sovietica sta per affrontare: la creazione della prima società russa autenticamente liberale.

Per l'Occidente questo presidente giovane, dinamico, liberale e patriottico rappresenta una singolare opportunità per impegnarsi nuovamente con la Russia, un'opportunità che si realizzerà però solo se ci sveglieremo dal nostro lunghissimo sonno post-sovietico.

Nicolai N. Petro è stato assistente speciale del Dipartimento di Stato americano per i rapporti con l'Unione Sovietica sotto George H.W. Bush e ora insegna politica internazionale all'Università di Rhode Island.

(Copyright 2008 Nicolai N. Petro.)

Fonte: http://www.atimes.com/atimes/Central_Asia/JC01Ag01.html

Articolo pubblicato il 1° marzo 2008

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