lunedì, marzo 31, 2008

L'intervista del Financial Times a Medvedev

Trascrizione dell'intervista a Dmitrij Medvedev

Lionel Barber, direttore del Financial Times, Neil Buckley, capo dell'ufficio di Mosca e Catherine Belton, corrispondente da Mosca, hanno intervistato Dmitrij Medvedev, eletto presidente della Federazione Russia, al Cremlino, a Mosca, il 21 marzo 2008. Quella che segue è la trascrizione.

FINANCIAL TIMES: Signor presidente, quali saranno le sue tre priorità quando entrerà in carica?

DMITRIJ MEDVEDEV: Credo che queste priorità siano assolutamente ovvie. La principale è continuare il corso sociale ed economico emerso e sviluppatosi nel nostro paese negli ultimi anni. L'obiettivo di questo corso è il miglioramento della qualità della vita per tutti i cittadini russi.
Siamo riusciti a migliorare la situazione economica: sotto questo aspetto siamo diventati uno stato molto più forte. La Russia ha raggiunto le sette maggiori economie in termini di potere d'acquisto, ma non è tutto. La sfida principale adesso consiste nel tradurre questi successi economici in programmi sociali per dimostrare che lo sviluppo dell'economia migliora la vita di ogni cittadino russo. Recentemente abbiamo cominciato a mettere in atto programmi sociali nei settori dell'istruzione e della sanità, e credo che sia molto importante mantenere e sviluppare questi programmi, continuando sulla strada della modernizzazione su vasta scala nella sanità e nell'istruzione e permettendo alla maggioranza dei cittadini russi di migliorare le loro condizioni abitative, altro aspetto molto importante. E infine la Russia ha perseguito e continuerà a perseguire un'equilibrata politica estera mirata a difendere i suoi interessi in modo non conflittuale, così che le posizioni della Russia possano contribuire al rafforzamento della sicurezza mondiale. Ci sono dunque diverse priorità: mantenere la stabilità sociale, sviluppare la libertà economica, promuovere programmi sociali e far sì che la Russia mantenga la propria posizione nel mondo.

FT: L'economia mondiale sta rallentando. Abbiamo una crisi finanziaria in America. C'è il rischio che crolli il prezzo del petrolio. L'economia russa è destinata a subire una doccia fredda, quest'anno?

DM: Sono convinto che ci siamo preparati adeguatamente ai vari problemi emersi sui mercati finanziari mondiali. Ciò che ci rende fiduciosi è il fatto che negli ultimi otto anni siamo riusciti a creare un sistema macroeconomico stabile. Le nostre riserve finanziarie, le nostre riserve d'oro e di valuta, sono più alte che mai, riflettendo lo stato generale delle cose nell'economia russa. Dunque a questo proposito siamo assicurati contro le fluttuazioni del mercato azionario e di quello delle materie prime, anche se non siamo immuni alle difficoltà sperimentate dall'economia mondiale.
La Russia oggi ha un'economia aperta e dobbiamo pensare a questo. Cosa possiamo contrapporre alla crisi finanziaria mondiale? Solo una sensata e ben ponderata politica finanziaria, in grado di mitigare i problemi sui mercati finanziari mondiali. Dobbiamo sorvegliare la stabilità di tutti gli indici finanziari, dei nostri indici finanziari russi. Dobbiamo far sì che il nostro bilancio sia ben equilibrato. Non dobbiamo permettere alcuna spesa sconsiderata. E dobbiamo pensare a come rafforzare i nostri mercati azionario e finanziario. Oggi sono entrambi isole di stabilità nell'oceano dell'instabilità finanziaria. L'interesse degli investitori stranieri nei confronti dei mercati azionario e finanziario della Russia è più alto che mai, e noi diamo il benvenuto a questo genere di investimenti. Anche se naturalmente dobbiamo vigilare perché la nostra spesa interna non esca dai parametri attuali, per assicurarci il mantenimento della nostra situazione di stabilità macroeconomica. Questo progetto è anch'esso una grande sfida. Stiamo facendo di tutto per esserne all'altezza.
L'inflazione, tuttavia, resta una questione piuttosto seria per l'economia russa, benché oggi sia un problema anche per molti altri paesi. Dobbiamo arrestare la crescita dell'inflazione manifestatasi nella nostra economia verso la fine dello scorso anno. Questa crescita era in realtà una conseguenza dell'integrazione dell'economia russa in quella mondiale. È un prezzo che paghiamo essenzialmente per far parte del circolo delle potenze economiche mondiali. Naturalmente ci sono altri fattori che contribuiscono alla nostra inflazione, in particolare non abbiamo ancora un mercato interno su vasta scala di prodotti alimentari. Siamo costretti a comprare molti prodotti alimentari oltreoceano, e dato l'aumento dei prezzi sui mercati mondiali, anche questo ha il suo impatto.

FT: È dunque favorevole a un congelamento dei prezzi dei prodotti alimentari di base?

DM: In senso stretto non c'è stato, e non c'è, alcun congelamento dei prezzi. Certo, alla fine dello scorso anno sono stati firmati accordi per i livelli di markup nella vendita al dettaglio, così da non superare i ragionevoli limiti del mercato, ma niente di più. Innanzitutto queste decisioni non sono state prese con decreti legge, ma erano accordi tra i venditori e i produttori agricoli. In secondo luogo, coprivano non più del 10-15% dei prodotti agricoli. Il problema sta anche nel fatto che i prodotti alimentari occupano un posto molto significativo nel paniere del cittadino russo, e questo è un dato che non possiamo ignorare. La conclusione è semplice: dobbiamo sviluppare la nostra economia e la nostra agricoltura.

FT: Lavorerà in stretta collaborazione con Vladimir Putin. Chi avrà l'ultima parola?

DM: Credo che il punto non sia chi avrà l'ultima parola, ma come si presenterà il sistema politico e e legale della Federazione Russa. Questo sistema stabilisce molto chiaramente le rispettive aree di competenza dei due principali livelli di potere, la presidenza e l'esecutivo, mi riferisco all'ambito effettivo del presidente e del governo. È la costituzione stessa che predetermina la risposta alla domanda su chi prenderà le decisioni e su quali questioni. Il presidente indica le principali direzioni della politica interna ed estera. È il comandante in capo, prende le decisioni cruciali sulla formazione dell'esecutivo. È il garante dei diritti e delle libertà dei cittadini russi. Anche il governo ha una sua estesa area di competenza. Il governo implementa le attività economiche adottando le più importanti decisioni economiche. La competenza del governo è molto vasta e la sua struttura comprende un numero considerevole di organi esecutivi. Il compito del governo è complesso, grande e impegnativo. Ed è del tutto ovvio che ha abbastanza a cui pensare. In altre parole, è tutto molto semplice. La Russia è una repubblica presidenziale con un forte potere esecutivo.

FT: Ci troviamo a un punto unico della storia russa. Un leader molto popolare ha volontariamente rinunciato al potere, lo sta puntualmente facendo e lo sta trasferendo a un nuovo successore. Questo non è mai accaduto prima. Ma la Russia non ha trascorsi molto fortunati quando si tratta di affidare il governo del paese a due persone. Perché è così fiducioso che possa funzionare?

DM: Sono d'accordo con la sua prima affermazione ma non posso accettare l'altra. Ha ragione ha dire che questa situazione è unica. La storia russa praticamente non conosce esempi di un leader di successo che all'apice della sua popolarità passa a un altro ruolo. Ma il presidente Putin aveva detto dall'inizio che avrebbe rispettato scrupolosamente la costituzione russa e che si sarebbe fermato a due mandati. Questo significa che in Russia si sta finalmente formando una tradizione di rispetto delle procedure che derivano dalla costituzione e dalle leggi. Il presidente uscente è un ottimo leader, ed è pronto e in grado di continuare a lavorare per lo sviluppo del nostro paese, per far sì che tale sviluppo continui secondo le linee tracciate otto anni fa. Ecco perché è stato formato questo tandem, o questa squadra composta da due persone, tra il candidato presidenziale e il presidente russo come possibile futuro primo ministro. Sono convinto che il nostro tandem si dimostrerà assolutamente efficace. Ma non posso essere d'accordo con lei quando dice che in questo caso emergerà una doppia struttura di potere, del tipo che storicamente ha avuto varie conseguenze negative per la Russia.
Ciascun ramo del potere deve occuparsi dei propri affari. Il presidente è il garante della costituzioni. Ha i poteri che abbiamo appena descritto. Il governo gestisce i propri compiti. È assolutamente normale. In vari paesi europei non ci sorprende vedere ex capi di stato che in seguito assumono la carica di vice premier o di ministro degli esteri nonostante la loro considerevole popolarità personale. Dunque ritengo che il sistema per garantire una situazione politica normale e continuare lungo la strada intrapresa anni fa sia il rispetto della legge, basata sulla teoria della separazione dei poteri.

FT: Nel suo importante discorso di Krasnojarsk ha parlato dell'importanza della libertà, in tutti i suoi aspetti. Possiamo dunque aspettarci un disgelo, un ammorbidimento delle restrizioni imposte ai mezzi di informazione e alle adunanze politiche?

DM: Di fatto ho praticamente ripetuto quello avevo detto a Davos un anno fa, e cioè che la libertà è migliore della non-libertà, e credo che sia il principio fondamentale della vita di qualsiasi società e di qualsiasi sistema politico.
Parlando dei mezzi di informazione di massa, credo che negli ultimi otto anni i nostri mezzi d'informazione abbiano fatto molta strada. Da media deboli e avvizziti che servivano gli interessi di singoli gruppi di potere economico o di alcuni individui, si sono trasformati in una potente forza sociale.
Otto anni fa la capitalizzazione totale dei media non arrivava neanche a 1 miliardo di dollari. Penso che ora si parli di decine di miliardi di dollari, almeno 50, così stimerei il valore del mercato dell'informazione nella Federazione Russa. E cos'è, questo, se non un rafforzamento della posizione dei media?
Ed è molto importante, perché il moderno mercato dell'informazione – voi lo sapete meglio di me – si sta sviluppando molto rapidamente. E se non si investe in nuove tecnologie si resta indietro, perdendo lettori e spettatori. Per esempio il Financial Times, mi sembra, non ha solo una versione cartacea, ma naturalmente anche una versione elettronica, che diffonde in rete tutto quello che viene pubblicato sul giornale. Aggiungendo file audio e video, postando informazioni su YouTube e via dicendo. Per questo servono soldi ed energie. Sono molto lieto che i nostri principali mezzi d'informazione, sia elettronici che cartacei, abbiano avuto l'occasione di operare in questo spazio globale.
Posso dirle come comincia la mia giornata-tipo. Accendo il mio PC per controllare le notizie. Guardo i siti dei nostri quattro maggiori canali televisivi, che hanno già in rete una sezione dedicata alle ultime notizie. Guardo i siti dei maggiori media russi e stranieri. Guardo i siti dei media russi: alcuni di essi hanno un atteggiamento positivo nei confronti del potere, altri si oppongono ferocemente a esso. È il normale flusso dell'informazione globale, che dà ai cittadini della Russia e a quelli degli altri paesi il diritto al libero accesso all'informazione. In Russia ci sono già 40 milioni di utenti di internet. Ma il punto non è semplicemente la rete, il punto è che tecnologicamente parlando i media sono cambiati. E non sto cercando di presentare una situazione idilliaca. Ci sono molti problemi. Ci sono problemi e conflitti all'interno delle redazioni, problemi tra le redazioni e i proprietari. Di fatto, succede anche in altri paesi. E a volte quello che viene pubblicato o detto dai media non piace né alle autorità, né alle compagnie. Su questo dobbiamo stare tranquilli. Operando nell'ambito legale a nostra disposizione, cioè elaborando norme legali, corporative per la condotta dei media, la loro reciproca interazione e i loro rapporti con il potere. Ecco perché sono convinto che i nostri mezzi d'informazione abbiano un ottimo futuro davanti.

FT: Lei è un avvocato, un avvocato molto esperto. Dunque vorrei chiederle quali passi concreti farà per rafforzare la legge in Russia.

DM: Eh, sì, sono proprio un avvocato, forse più di quanto sia necessario. Si potrebbe dire che lo sono fino al midollo. Ma la cosa ha anche i suoi vantaggi.
Penso che dovremmo muoverci in tre direzioni. Una direzione è l'affermazione della supremazia della legge nella nostra società. Il sistema legale russo è molto giovane, ha circa 15 anni. Ma è anche vero che si basa sulle tradizioni del diritto continentale romano-germanico, e in questo senso per noi è forse stato più facile costruire la nostra legislazione. Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo affermare la priorità delle leggi sui documenti legali e sulle decisioni prese dal potere esecutivo e singoli decreti. Dovremmo infine trasformare la costituzione in un atto d'azione diretta. Il secondo compito deriva dal primo. Sfortunatamente – l'ho detto molte volte – la Russia è un paese in cui le persone non amano rispettare la legge. È, come si dice, un paese caratterizzato dal nichilismo legale.
Purtroppo questa tradizione non risale a oggi, ma a molti anni fa. Già prima della Rivoluzione d'Ottobre sotto questo punto di vista le cose non andavano come avremmo voluto. E oggi dobbiamo assicurare che ogni cittadino comprenda non solo la necessità e desiderabilità di osservare la legge ma capisca anche che senza un tale rapporto con la legge non può esserci un'evoluzione normale del nostro stato o della nostra società. E ciò è molto difficile, perché l'abitudine di violare la legge, di violare le regole di comportamento, è molto sviluppata ed esiste perfino a livello quotidiano.
Lei ha nominato Krasnojarsk, ma in un'altra importante occasione – un forum sociale svoltosi a Mosca – ho fatto ricorso a un esempio abbastanza ovvio: alcuni dei nostri cittadini non pensano neanche che quando comprano dei cd pirata violano i diritti di proprietà intellettuale di qualcuno. Dobbiamo cambiare il sistema di pensiero, il modo di pensare. In questo senso dovremmo tentare di creare un nuovo atteggiamento nei confronti della legge.
Infine, una terza cosa molto importante collegata al sistema legale e all'applicazione delle leggi nel nostro paese è un attivo ed efficace sistema giudiziario. Anche questa situazione risente di tradizioni negative formatesi nel XVIII e XIX secolo, e oggi dobbiamo tentare in tutti i modi di far sì che i tribunali russi siano indipendenti e obiettivi e agiscano sulla base della legislazione procedurale esistente. In grandissima misura questo dipende da un lato dalla posizione dello stato, e dall'altro dalla corporazione dei giudici. I giudici in tutto il mondo sono persone molto rispettate. Per la maggior parte dei laureati in giurisprudenza, la carica di giudice è l'apice della carriera legale, il suo coronamento. E noi dovremmo fare tutto il possibile per far sì che coloro che assumono la carica di giudici comprendano la propria responsabilità in merito alle decisioni che prendono, al destino delle persone che giudicano basandosi sulla legge.
Per questo ci servono due cose: un legislazione moderna che contenga tutte le migliori tradizioni del diritto sullo status dei giudici e sulla procedura.
E la seconda cosa sono i salari, i redditi dei giudici. Credo che in un tempo piuttosto breve dovremo creare un sistema legale estremamente efficiente, perché in tutte le decisioni più importanti sulle contese tra le compagnie e sui casi civili e penali vendono prese dai giudici. I nostri cittadini non devono temere il tribunale e devono essere in grado di farvi ricorso se necessario.

FT: Come ha detto, è un compito colossale...

DM: È così.

FT: Ritiene dunque che per far prevalere lo stato di diritto in Russia sia necessario che l'establishment rispetti l'indipendenza dell'organo giudiziario?

DM: È davvero un compito colossale. Sono d'accordo con lei: la Russia può garantire la supremazia dello stato di diritto solo a condizione che l'establishment rispetti l'indipendenza dei tribunali e dei giudici. Le autorità dovrebbero capire che nel dirimere diversi tipi di contese l'ultima parola spetta al tribunale. Se si tratta di una contesa locale, spetta al tribunale a livello locale o comunale. In fase di appello spetta alle corti più alte. E infine abbiamo un sistema di giustizia costituzionale che si applica quando si tratta di decidere se una legge o un atto legale è in linea con la costituzione. In questo senso le autorità dovrebbero basarsi sull'assoluta indipendenza del sistema giudiziario.
Secondo la ben nota teoria della separazione dei poteri, i tribunali sono anch'essi un potere. Forse lei intendeva se il potere esecutivo debba osservare le decisioni prese dalla corte? Senza dubbio sì. Esattamente come deve osservare le leggi.

FT: Ma intende dire ai funzionari del Cremlino di non ostacolare le corti e di non interferire con il potere e il processo giudiziario?

DM: Nessuno può interferire con le decisioni di una corte: né i funzionari di una piccola città siberiana né chi lavora al Cremlino. La cosa non è così banale, perché come in ogni paese il sistema giudiziario non esiste in un vuoto. Coesiste nella stessa società con il sistema politico. Il problema è quale sia l'autorità dei giudici, che si tratti di un giudice del livello più basso o del presidente di una delle corti più alte. Questa autorità deve esistere senza alcun dubbio.

FT: Vorrei parlare della definizione russa di democrazia e della sua definizione di democrazia in quanto avvocato. La definizione russa tiene conto dei diritti individuali e di un potere limitato dello stato?

DM: La democrazia è un sistema di gestione della società e dello stato in cui i cittadini consegnano parte del loro potere a persone da loro elette. Questa è la cosiddetta democrazia rappresentativa.
C'è poi la democrazia diretta, nella quale i cittadini prendono direttamente le decisioni su come debbano vivere, sulle questioni principali dello sviluppo del paese, tramite i referendum. Questa è la democrazia diretta.
Come vede, la mia definizione di democrazia come potere del popolo non si distacca in alcun modo dalle definizioni classiche che esistono in tutti i paesi. Al contempo io ho sempre ritenuto e ritengo che la democrazia come valore e come forma di regime politico abbia carattere universale e che non abbia bisogno di essere ulteriormente codificata.
Tuttavia, vorrei osservare che ci sono due pericolosi estremi nell'interpretazione della democrazia. Il primo è la comprensione di come la democrazia possa essere sviluppata in questo o in quello stato, in questo o in quel paese, al di fuori del suo contesto storico o territoriale. Ciascuna democrazia ha una storia e una nazionalità. E la democrazia della Gran Bretagna, nata in un'era di costituzioni non scritte, è in alcuni aspetti diversa da una democrazia degli inizi del XXI secolo. La nostra democrazia è molto giovane. Ha meno di vent'anni. Il fatto è che prima in Russia la democrazia non c'era, né in epoca zarista né in epoca sovietica. Nella nostra pratica democratica quotidiana dobbiamo tenerne conto. L'altro estremo si ha quando gli analisti (stranieri, e alcuni russi) affermano che la Russia non è capace di democrazia: che non è questo il suo percorso evolutivo, e che i valori umani universali non possono funzionare in Russia. La Russia è un paese europeo ed è perfettamente capace di evolvere insieme ad altri stati che hanno scelto il percorso democratico.
Dunque, allontanandomi da questi due estremi, penso che la Russia abbia tutte le opportunità di costruire una società democratica evoluta e uno stato democratico a tutti gli effetti.

FT: Dunque lei si descriverebbe come un democratico?

DM: Sono un sostenitore dei valori della democrazia nella forma in cui li ha sviluppati l'umanità negli ultimi secoli. Lasciamo che siano gli altri a giudicare il grado di democraticità, o di liberalismo o di conservativismo di un funzionario o di questo o quel politico.

FT: È un Occidentalista o uno Slavofilo? Il mondo vuole saperlo.

DM: Se vivessi alla fine del XIX secolo probabilmente potrei rispondere con facilità a questa domanda. Suppongo che avendo letto i migliori classici russi sarebbe possibile dare una risposta diretta. Ma il mondo è cambiato e oggi dobbiamo essere moderni. Ecco perché baso la mia posizione sugli interessi della Russia.

FT: Tra un attimo parleremo di quelle priorità, ma ha appena nominato la letteratura russa, e anch'io ne ho letta moltissima. Amo la letteratura russa. Ha un personaggio preferito?

DM: È difficile parlare di un personaggio, ma posso dirle quali sono gli scrittori che amo di più. Fin dall'infanzia amo Čechov, Bunin e molte opere di Dostoevskij. Durante le lezioni di letteratura, in epoca sovietica, naturalmente discutevamo dei personaggi. Ma sono cose che si fanno a scuola, e io non sono un insegnante di letteratura.

FT: No, ma è, lo ricordo ancora una volta, un avvocato. Può darci indicazioni se nel perseguire lo stato di diritto si orienterà verso il riesame di un caso ad altissimo profilo, il caso Chodorkovskij, e se potrà prendere in considerazione la grazia o far cadere le nuove imputazioni? Perché come saprà una corte svizzera ha detto che è politicamente motivato, e lei come presidente ha il potere per farlo?

DM: Ha osservato del tutto giustamente ancora una volta che ho il modo di pensare di un avvocato. Dunque le risponderò da avvocato. Tutte le procedure connesse con questo o quel caso criminale – compreso il caso Chodorkovskij – devono e possono essere messe in atto esclusivamente sulla base della legge, e non sulla base delle opinioni di una qualche persona, per quanto autorevole, o di alte cariche, tanto più se si tratta di tribunali stranieri.
Tenendo conto del sistema attuale di separazione dei poteri, tenendo conto della dottrina dell'indipendenza delle corti, dell'indipendenza dell'attività delle corti, nessuno dovrebbe interferire: né l'anziano di un villaggio né il presidente del paese. Dobbiamo operare tutti nell'ambito delle procedure descritte nel codice civile e penale. E nell'ambito dell'autorità che hanno i singoli rami del potere.

FT: Ha detto anche che vuole combattere la criminalità, che è un problema molto grave. Ma come si fa – ho guidato per queste strade e ne ho sentite, di storie, e ieri mia moglie è stata fermata da un agente della stradale – quando la gente paga i poliziotti perché non vuole andare alla stazione di polizia e farsi controllare i documenti? Come si fa a cambiare questo?

DM: È un problema molto complesso è la cosa principale è eliminare la causa del comportamento corrotto. L'esempio che ha citato è tipico. È anche conseguenza del disprezzo della legge. Quando un cittadino paga una mazzetta a un poliziotto probabilmente non gli passa neanche per la testa che sta commettendo un crimine: non una violazione amministrativa, lo sottolineo, ma un crimine. La gente dovrebbe pensarci. E questo sta alla radice di tutto.
Cosa fare? Nel mio discorso ho detto che dobbiamo preparare un piano per combattere la corruzione nel paese. Dovrebbe articolarsi in almeno tre parti. La prima sono i cambiamenti legislativi nella sfera del codice e della procedura penale in linea con i nostri obblighi internazionali e l'attuale situazione del paese. Probabilmente questa non è la parte più difficile. È impossibile soffocare la corruzione con emendamenti alla legge. La seconda è un processo ben più complicato: la creazione di stimoli in grado di contrastare la corruzione. Dipende da vari fattori molto significativi: la qualità generale della vita nel paese, il livello dei salari, quanto rigidamente siano applicate le leggi contro i trasgressori, contro i corrotti, contro coloro che prendono le bustarelle o sono colpevoli di altre forme di corruzione. E infine forse la forma più alta di demotivazione per le persone che intendono commettere un crimine, come prendere una bustarella e così via, è quando capiscono che potrebbe distruggere loro la vita. Quando una persona non ha solo paura di prendere una bustarella, ma la cosa è inaccettabile per altri motivi. Quando è indecente e può mettere in pericolo la vita, la carriera e la pensione. È questo che trattiene i poliziotti e altri funzionari pubblici dal commettere tali azioni in altri paesi.
Terza parte, è quello di cui ho già parlato: cambiare la percezione della legge e il modo di pensare delle persone. Dunque sono le leggi, un sistema di incentivi, e il miglioramento del clima economico del paese. E formare una percezione moderna della legge.

FT: Prima di passare ad alcune domande importanti sulla politica estera, ne ho ancora un paio su questioni interne. La prima è facile: intende portare nuova linfa, o qui tutti vengono da San Pietroburgo? La Russia è un grande paese.

DM: Sa, non credo che l'attuale sistema di potere sia completamente basato su gente di San Pietroburgo, anche se ce n'è molta. È normale: tutti tendono a fare affidamento sulle persone con cui hanno lavorato e che conoscono bene. Ma secondo me in ogni squadra dovrebbe esserci un equilibrio ragionevole tra le persone che si conoscono bene perché ci si è lavorato in altri luoghi e in altre città, e i professionisti che vengono da altre esperienze. Dunque non intendo fare preferenze basandomi su principi territoriali.
Abbiamo molte persone intelligenti e creative che vengono da altre parti.

FT: Bene, dopo la domanda facile quella difficile. Recentemente un signore chiamato Viktor Čerkesov, che è un alto funzionario, ha detto che i membri delle forze di sicurezza si fanno la guerra per conquistare ricchezza e potere in Russia. Come presidente come può porre fine a questo?

DM: Innanzitutto i servizi di sicurezza non sono stati creati per combattersi ma per svolgere il loro compito costituzionale di difendere l'ordine sociale. È anche vero che in tutti i paesi i servizi di sicurezza sono in competizione gli uni con gli altri. Questo garantisce che sulla scrivania di chi governa giungano informazioni di diversa provenienza sulla situazione del paese. Se parliamo di violazioni commesse da un dipendente dei servizi di sicurezza, queste vanno investigate e la relativa punizione va inflitta come per qualsiasi attività illegale commessa da un altro funzionario pubblico. Dunque non c'è niente da aggiungere, quando parliamo di violazioni e di reati.
Ha ragione a dire che i servizi di sicurezza di tutti i paesi competono per il potere. Ma non competono per la ricchezza.
Sa, voglio dirle che non ho informazioni che i servizi di sicurezza russi competano per la ricchezza. Ma se dovessi sapere che i rappresentanti degli organi di sicurezza sono coinvolti in conflitti per la ricchezza materiale, queste persone verrebbero immediatamente licenziate e perseguite.
Nel nostro paese tutto dovrebbe essere controllato dalla legge e dalle strutture corrispondenti che esistono per vigilare sull'applicazione delle leggi.

FT: Ridurrà il ruolo e l'influenza delle compagnie statali nell'economia russa? E come pensa di aumentare il ruolo delle piccole imprese? Questo è un aspetto molto importante.

DM: È importante davvero. Per quanto riguarda le compagnie statali: abbiamo un gran numero di compagnie statali, per ragioni storiche ed economiche. Ma è anche vero che solo circa un terzo del PIL è creato da compagnie statali. Un numero significativo di compagnie statali è stato privatizzato, e questo processo è destinato a continuare.
Però ci sono compagnie statali la cui esistenza è necessaria a garantire la sicurezza economica del paese. Parlo dei monopoli come Gazprom o le ferrovie russe, di compagnie del settore della difesa che producono equipaggiamento militare.
A proposito, solo circa il 20% del petrolio è prodotto e raffinato da compagnie statali. Da questo punto di vista la nostra industria è molto più privata di quella norvegese. A parte questo, vorrei anche dire che il numero di compagnie, società per azioni e imprese di proprietà dello stato dovrebbe essere quello necessario ad assicurare gli interessi di tutto il paese, niente di più. Naturalmente continueremo il percorso già intrapreso dalla Russia verso la creazione di un'economia privata a tutti gli effetti, che naturalmente conserverebbe gli aspetti che ho appena descritto.
E non parlo neanche dei diversi generi di complicazioni che si stanno verificando nel mondo. Non vorrei, naturalmente, che simili problemi si presentassero qui. Ma so che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e in Svizzera hanno dovuto nazionalizzare delle compagnie a causa della crisi finanziaria. Ne parlo perché in determinate situazioni lo stato dovrebbe decidere quello che è necessario tenere e quello che può essere liberalizzato e restituito, così da garantire la stabilità economica.
Prendiamo come esempio le corporazioni statali, non le società per azioni ma quelle corporazioni create in tempi recenti nel settore dell'edilizia popolare, nella nanotecnologia. Sono state create solo per un certo periodo di attività, dopo di che dovevano essere privatizzate o liquidate. Per quanto riguarda le società per azioni, ne ho parlato anche a Krasnojarsk. Credo sia assolutamente ragionevole aumentare in queste compagnie il numero di direttori indipendenti che rappresentano gli interessi dello stato come azionista. Soprattutto perché di solito i direttori indipendenti hanno una maggiore esperienza imprenditoriale dei funzionari statali e possono per questo essere ben remunerati, e allo stesso tempo è loro dovere agire nell'interesse dello stato in quanto principale azionista.

FT: Parliamo di politica estera. Ha ragione il signor Putin quando dice che l'Occidente, il mondo, con lei non avranno vita più facile?

DM: Certo che ha ragione. Mi ha chiesto se ha ragione o no, e ha ragione.

FT: Ha ragione quasi su tutto?

DM: Certamente. È un leader esperto e molto bravo.

FT: Ma poi ha detto che lei non è meno nazionalista, nel senso buono della parola. Come definisce questo termine, allora: un nazionalista nel senso buono della parola?

DM: Innanzitutto voglio spiegare cosa intendo per buon leader di un paese, della Russia ma non solo. Un capo di stato moderno dovrebbe condurre una politica economica assolutamente obiettiva, equilibrata e quanto più possibile efficace basata sulle priorità dei valori di mercato e del diritto di proprietà.
Non è importante come si caratterizzi questo leader, se sia liberale, democratico o conservatore. A mio parere nel mondo moderno un capo di stato che voglia essere incisivo deve partire da questi valori che ho appena menzionato.
Per quanto riguarda la politica estera, indipendentemente da qualsiasi etichetta o classificazione, un leader efficace deve preoccuparsi di difendere gli interessi del suo paese, curarli costantemente e lungo tutto il perimetro della nazione.
In politica estera non si può essere liberali, conservatori o democratici. Bisogna basare le proprie posizioni esclusivamente sugli interessi del proprio paese. Se c'è una tale comprensione dell'equilibrio tra la politica interna e la politica estera, un tale leader può dirsi un leader di successo. Ecco perché Putin ha ragione.

FT: È ora negli interessi della Russia migliorare le relazioni con la Gran Bretagna?

DM: Senza alcun dubbio. Tutto quello a cui assistiamo oggi riflette due facce. Abbiamo ottimi legami economici. Magnifici. Nell'ultimo anno, gli investimenti della Gran Bretagna in Russia sono cresciuti 3,7 volte – quasi quattro – e ammontano a circa 26 miliardi di dollari e qualche copeca. La Barclays ha appena comprato una banca russa per circa 800 milioni di dollari. Dunque non ci sono ostacoli allo sviluppo dei legami economici. Sono oggi più potenti che mai. E ciò è bene.
Ma i contatti politici bilaterali sono peggiorati in misura significativa. C'è una serie di limitazioni – imposte, tra l'altro, non da noi ma dal governo della Gran Bretagna – ai contatti e gli scambi tra i servizi di sicurezza e via dicendo. E questo, naturalmente, non va molto bene. Non è una tragedia. Possiamo ripristinare appieno il volume della cooperazione bilaterale. Naturalmente dovrebbe avvenire senza precondizioni e riconoscendo la reciproca indipendenza. Dopo la mia elezione, Gordon Brown è stato tra i primi a farmi le congratulazioni. Dunque siamo aperti al pieno ristabilimento della cooperazione.

FT: Si aspetta che accada? Ci saranno concreti progressi quando incontrerà il signor Brown?

DM: Solo il tempo potrà dirlo.

FT: Ma crede davvero, comunque, che il British Council vi spii?

DM: Non sono il capo dei servizi di sicurezza, ma è anche vero che le informazioni che talvolta appaiono sulla stampa e i rapporti che ricevo dimostrano che qui c'è un problema. Però non c'è nulla di sorprendente, perché questi tipi di organizzazioni sono tradizionalmente usati per la raccolta di informazioni.

FT: E questa settimana ci sono state le perquisizioni alla TNK-BP. Crede a chi dice che si tratta di un tentativo di sabotare i tentativi di entrambe le parti – Mosca e il Regno Unito – di migliorare le relazioni?

DM: Dobbiamo capire cosa è successo. In ogni caso le informazioni che ho ricevuto mostrano che in questo caso parliamo della raccolta di informazioni commerciali nell'interesse di altre compagnie. E questo tipo di spionaggio commerciale è un reato secondo le legislazioni di tutti i paesi. Ma è chiaro che sono ancora in corso le indagini preliminari e da quello che so sono stati sequestrati dei documenti e le persone accusate non si trovano in custodia cautelare. Ma sulla base di quanto ho detto in questo colloquio, vorrei che la decisione finale fosse presa da una corte e non dal giudizio di analisti o politici.
Per quanto ne so non si tratta di un reato che riguarda lo stato ma la sfera economica. Purtroppo è una cosa comune, ma dobbiamo aspettare l'esito. Anche le nostre compagnie tentano di osservarsi a vicenda e di procurarsi del materiale.

FT: Vede la Russia come una grande potenza? Quali obiettivi intende perseguire nel campo della sicurezza nazionale, per esempio in materia di proliferazione nucleare?

DM: Senza alcun dubbio la Russia in quanto potenza nucleare si porta dietro tutti gli obblighi connessi con questa condizione. Viviamo in un mondo molto pericoloso e complicato in cui il numero dei paesi nucleari aumenta, in cui c'è un alto rischio di terrorismo nucleare. E tutti i paesi che fanno parte del club nucleare devono adempiere ai loro doveri molto scrupolosamente. Dunque è molto importante avere contatti nell'ambito delle procedure internazionali esistenti e preparare nuovi accordi mirati a ridurre le armi strategiche d'offesa.
Recentemente i nostri colleghi ci hanno fatto visita – mi riferisco ai colleghi americani, la signorina Rice e il signor Gates – e abbiamo parlato di diverse questioni che riguardano la sicurezza internazionale. Per noi questi contatti sono i benvenuti, anche se le divergenze sono molte. Naturalmente non siamo contenti che siano attualmente in fase di applicazione i piani relativi alla terza zona di posizionamento dello scudo di difesa antimissile. Riteniamo che decisioni di questo tipo spezzino il fragile equilibrio di forze e strutture in Europa e non solo in Europa.
Allo stesso tempo siamo pronti a prendere in considerazione le proposte dei nostri interlocutori americani. Non siamo noi ad aver cominciato tutto questo, ma dobbiamo sbloccare la situazione per far sì che non peggiori radicalmente. I colloqui si sono svolti e le proposte dei nostri interlocutori americani verranno da noi prese in considerazione. Potremmo dire lo stesso della questione della firma di un nuovo accordo Start. Anche qui ci sono ancora delle complicazioni, perché noi vorremmo che questo accordo non fosse solo un pezzo di carta ma assorbisse l'esperienza accumulata dai nostri paesi negli anni Settanta, Ottanta e Novanta. In questo senso non bisognerebbe solo discutere di un accordo Start, ma di tutta una serie di procedure e di posizioni. Comunque un certo movimento in tal senso è già cominciato.

FT: C'è la possibilità di un accordo tra i presidenti uscenti Putin e Bush, anche se il vertice NATO proporrà di preparare l'ingresso dell'Ucraina e della Georgia nell'alleanza?

DM: I presidenti Putin e Bush sono in rapporti personali molto buoni. E penso che se non fosse per questi rapporti, le relazioni tra i due stati oggi forse sarebbero molto peggiori. Ho detto questo al presidente Bush durante una conversazione telefonica, quando ha chiamato per farmi le congratulazioni. Ci stiamo lavorando. Ci stanno lavorando esperti, funzionari del ministero degli esteri e della difesa. È naturale che le nostre proposte e quelle degli americani possono essere estremamente diverse. Ma vorrei puntualizzare che non siamo soddisfatti della situazione relativamente a Georgia e Ucraina. Riteniamo che sia estremamente pericolosa per l'attuale struttura della sicurezza europea.
Vorrei dire che a nessuno stato può far piacere che i rappresentanti di un blocco militare al quale non appartiene si avvicinino ai suoi confini. Cosa che è ancora più difficile da spiegare dal momento che la stragrande maggioranza di uno degli stati, per esempio l'Ucraina, è categoricamente contraria all'ingresso nella NATO, mentre il suo governo segue una condotta politica diversa. Questa è la vera democrazia. Come minimo in queste situazioni si convoca un referendum.

FT: Lei sta per assumere la carica più alta dello stato dopo un leader enormemente forte e popolare. Sarei tentato di pensare a Margaret Thatcher e a John Major, se non fosse per il fatto Margaret Thatcher fu costretta a lasciare. La mia domanda è: lei ha lavorato con Vladimir Putin per molti anni. Cosa ha imparato da lui e dalla sua presidenza negli ultimi otto anni, e dal suo stile?

DM: Ho imparato moltissimo dal presidente Putin. E a dire il vero il nostro rapporto risale a diciassette, diciotto anni fa. Quando ci siamo conosciuti io ero molto giovane. Avevo 24 anni, e lui era più giovane di me adesso. Ma aveva già molta esperienza, essendo passato per la scuola dei servizi in Russia e all'estero, ai tempi dell'Unione Sovietica. Sa, quello che mi ha subito colpito è il suo atteggiamento meticoloso nei confronti delle informazioni, e come cerchi di esaminare minuziosamente tutti i problemi nei quali si imbatte, e nei quali si imbatteva già allora. E come sia in grado di prendere delle decisioni solo sulla base di queste complesse e complete analisi. Credo che questo sia molto importante per un leader, e ancor più per un presidente. E qui molti possono imparare dal presidente Putin.
Ogni leader e dirigente dovrebbe esaminare una questione con la maggiore completezza possibile. E poi, dopo aver preso una decisione, metterla in atto con lo stesso grado di intensità.
Queste sono precisamente le qualità del presidente Putin, e fanno di lui un leader così popolare ed incisivo. Ed è anche molto importante il fatto che siamo legati da un rapporto di amicizia e fiducia. In politica questo è molto importante. Solo così possiamo risolvere i problemi su vasta scala che lo stato e la società russi si trovano ad affrontare. Alla Russia serve il massimo consolidamento del potere, della classe dirigente e della società. Solo in questo modo possiamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi. Sono convinto che riusciremo a farlo.

FT: Mi dica una cosa che mi incuriosisce ancora: quando ha saputo che sarebbe diventato presidente? E come si è sentito?

DM: Ho capito che sarei diventato presidente la notte tra il 2 e il 3 marzo quando si sono saputi i risultati del voto. È lì che ho capito che potevo diventare il presidente della Russia. Il resto – con tutto il rispetto – sono solo discussioni di varie persone ma non i risultati delle elezioni.
Per quanto riguarda il mio sentire, avevo molti sentimenti diversi. Questo non posso nasconderlo. È assolutamente chiaro che il presidente è il maggior responsabile dello stato degli affari del paese. È il genere di funzione, o se vuole di missione, che non si può semplicemente spegnere con un interruttore per smettere di essere presidente.
È un lavoro molto difficile ma qualcuno deve farlo, e comunque è così interessante. Sono convinto che per il nostro paese tutto dovrebbe andare secondo le previsioni ottimistiche.
Vorrei dire un'ultima cosa, molto concreta. In giugno ospiteremo il Forum Economico di San Pietroburgo. È una piattaforma seria. Intendo tenervi un discorso, e speriamo di avere molti ospiti, molti politici stranieri e molti rappresentanti del mondo imprenditoriale e della finanza di numerosi paesi, compresa la Gran Bretagna. Vorrei invitarvi a partecipare a questo evento, e potremo continuare lì la nostra discussione.

Originale: Financial Times

Articolo originale pubblicato il 24 marzo 2008

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