giovedì, aprile 03, 2008

Il caso Litvinenko e lo spettro del polonio-210

Lo spettro che aleggia sul caso Litvinenko
di Edward Jay Epstein

Il 1° dicembre 2006 al Royal London Hospital fu eseguita una delle più strane autopsie degli annali del crimine. Tre patologi britannici, coperti dalla testa ai piedi da tute bianche protettive, stavano attorno a un cadavere radioattivo che era rimasto sigillato nella plastica per quasi una settimana. La vittima era Aleksandr Litvinenko, un ex ufficiale del KGB di 44 anni che era fuggito in Inghilterra dalla Russia nel novembre del 2000 e aveva usato i propri trascorsi per denunciare il governo dell'allora neo-presidente Putin.

Quello che i patologi hanno scoperto è ancora segreto di stato.

Le misteriose circostanze della morte di Litvinenko, apparentemente causata da avvelenamento radioattivo, provocarono una crisi internazionale. La Gran Bretagna domandò alla Russia di estradare un cittadino russo sospettato di collegamenti con il caso. Quando la Russia rifiutò, la Gran Bretagna espulse da Londra quattro diplomatici russi, con una reazione che ricordava la Guerra Fredda.

Le autorità britanniche avevano dichiarato alla stampa “Sappiamo con una sicurezza del 100% chi ha somministrato il veleno, dove, e come”, ma si rifiutarono di rivelare le prove in loro possesso. Tuttavia, si era così convinti che dietro l'avvelenamento ci fossero i servizi segreti russi che un editoriale del Washington Post poté affermare che “la dose fu sicuramente trasportata da almeno uno dei due ex uomini della sicurezza – uno dei quali era stato anche un agente del KGB – che il signor Litvinenko incontrò il 1° novembre in un albergo di Londra.”.

Per scoprire che genere di prove la Gran Bretagna avesse realmente fornito ai russi per motivare la richiesta di estradizione, sono andato a Mosca a incontrare gli inquirenti russi incaricati del caso. La mia indagine ha dimostrato che di trattava di qualcosa di ben più grande dell'omicidio di un dissidente innocente.

La Berezovskij Connection
Prima che Vladimir Putin diventasse presidente, nel 2000, l'oligarca russo più potente era probabilmente Boris Berezovskij. Controllava il maggiore canale televisivo del paese e gran parte dell'economia privata ed era vice segretario del Consiglio russo per la Sicurezza Nazionale. Aveva un protettore nella persona di Litvinenko, vice capo del dipartimento per le indagini sul crimine organizzato del successore del KGB, il Servizio di Sicurezza Federale, o FSB. Ma neanche Litvinenko poté aiutare Berezovskij quando Putin lo mise sotto indagine per frode. Alla fine del 1999 Berezovskij scappò in Gran Bretagna, seguito un anno dopo da Litvinenko.

A Londra Berezovskij maturò piani per quello che egli stesso descrisse come il rovesciamento del regime del suo nemico numero uno, Putin. Litvinenko, del cui sostentamento adesso si occupava Berezovskij attraverso la sua fondazione, ebbe un ruolo cruciale in questa impresa ambiziosa. Scrisse libri in cui accusava l'FSB di Putin di tutto: dalla collaborazione con i vertici di al-Qaeda ad aver fatto accusare i ribelli ceceni di sanguinari atti di terrorismo commessi dagli stessi agenti dell'FSB, come gli attentati nei sei condomini che causarono la morte di più di 300 persone. Litvinenko aveva anche un impiego meno visibile come consulente per due compagnie di sicurezza con sede nell'edificio di Berezovskij, al 25 di Grosvenor Square.

Una morte lenta
La resa dei conti per Litvinenko cominciò il 1° novembre 2006. Prima pranzò da Itsu, un ristorante di sushi a Piccadilly, con l'italiano Mario Scaramella. Scaramella, che era arrivato da Napoli la sera prima, era stato coinvolto insieme a Litvinenko, tra le altre cose, in un bizantino complotto mirato a infiltrare le operazioni di un sospetto trafficante di prostitute, armi e uranio arricchito. Durante quel pranzo Scaramella diede a Litvinenko alcuni documenti.

Litvinenko poi andò al Millennium Hotel, dove aveva appuntamento con Andrej Lugovoj, anch'egli nell'FSB fino al 1999 e ora proprietario di una società di sicurezza privata a Mosca. Litvinenko aveva incontrato a Londra Lugovoj per diversi mesi, e due settimane prima lo aveva portato alla Erinys International, una delle compagnie di sicurezza con sede nell'edificio di Berezovskij, per discutere di una proposta d'affari. Secondo Lugovoj, Litvinenko ora voleva parlare dei progressi di quell'iniziativa, e così si incontrò per un tè con lui e con il suo socio in affari Dmitrij Kovtun nell'affolato Pine Bar dell'albergo. Dopo aver lasciato il Pine Bar, Litvinenko andò nell'ufficio di Berezovskij. Tornato a casa, secondo la moglie Marina, cominciò a sentirsi male. Due giorni dopo fu ricoverato al Barnet General Hospital.

Durante il ricovero le condizioni di Litvinenko precipitarono. La diagnosi iniziale fu che fosse stato avvelenato con il tallio, una tossina non radioattiva usata in Russia nel veleno per topi. Dato il presunto uso del tallio come veleno da parte del KGB durante la Guerra Fredda, presso la stampa guadagnò favore la teoria che Litvinenko potesse essere stato vittima dell'FSB. Visto che Litvinenko negli ultimi sei anni aveva denunciato l'FSB, parve plausibile che i servizi russi avessero tentato di vendicarsi.

La principale, se non l'unica, fonte di questa teoria di vendetta-omicidio veniva da persone finanziate da Berezovskij. Un sito web in Francia, che aveva ricevuto finanziamenti dalla fondazione di Berezovskij, diffuse la notizia che in Russia ci fosse una lista di persone destinate a essere colpite, e che su quella lista si trovasse il nome di Litvinenko. Anche se la lista non si materializzò mai, contribuì a collegare nell'opinione pubblica la morte di Litvinenko con quella di Anna Politkovskaja, la giornalista assassinata un mese prima, nell'ottobre del 2006, e il cui nome sarebbe stato anch'esso sulla famosa lista. Nel frattempo un sito ceceno, anch'esso finanziato dalla fondazione di Berezovskij, diffuse notizie come "L'FSB ha tentato di uccidere un transfuga russo a Londra".

All'ospedale, il consulente per le relazioni pubbliche di Berezovskij, Lord Tim Bell, cominciò a informare i giornalisti organizzando interviste e fornendo le fotografie di un Litvinenko calvo ed emaciato. Intanto Litvinenko fu trasferito all'University College Hospital e ricevette dosi massicce di un antidoto del tallio, che non funzionò. Quando le condizioni di Litvinenko divennero critiche, Alex Goldfarb, direttore esecutivo della fondazione di Berezovskij, fece i preparativi per la morte di Litvinenko scrivendo la dichiarazione fatta sul letto di morte, tratta, secondo Goldfarb, da dichiarazioni dettate dallo stesso Litvinenko.

Poche ore dopo la morte di Litvinenko, il 23 novembre 2006, Goldfarb organizzò una conferenza stampa e divulgò la sensazionale dichiarazione fatta sul letto di morte che accusava Putin dell'avvelenamento. Dando ulteriore peso a questa teoria, le autorità britanniche spostarono la presunta scena del crimine dal ristorante Itsu, dove Litvinenko aveva incontrato l'italiano Scaramella, al Pine Bar, dove si era visto con il russo Lugovoj.

Solo due ore prima che Litvinenko morisse, la storia ebbe una svolta sorprendente: l'ospedale scoprì che non era stato avvelenato con il tallio. Le analisi cliniche dimostrarono che aveva in corpo uno degli isotopi radioattivi più rari e rigidamente controllati del mondo, il polonio-210.

Il polonio
Il polonio-210 è di grande interesse per chi si occupa di vigilare sulla proliferazione nucleare, perché è un componente critico delle bombe nucleari nelle fasi iniziali della loro costruzione. Sia l'America che la Russia lo usavano come parte dell'innesco delle loro prime bombe. Lo stesso facevano molti, se non tutti, paesi con programmi nucleari clandestini, compresi Israele, India, Pakistan, Sud Africa e Corea del Nord. Certo, alcune di queste potenze nucleari passarono a inneschi più sofisticati dopo aver testato le loro bombe. Anche così, come risulta da un documento di Los Alamos reso pubblico, il rilevamento di polonio-210 resta "un indicatore chiave di un programma nucleare nella fase iniziale”. Dunque quando si trovò polonio-210 in Iraq nel 1991, in Iran nel 2004 e in Corea del Nord nell'ottobre del 2006, ci si preoccupò che questi paesi tentassero di costruire una bomba nucleare.

Quando il polonio-210 fu scoperto a Londra alla fine di novembre 2006 nel corpo di Litvinenko, tuttavia, non scattarono questi campanelli d'allarme. La polizia ipotizzò invece che questo componente delle bombe nucleari di primo stadio fosse stato portato a Londra con il solo scopo di commettere un omicidio. È come se a Londra fosse stata trovata una valigetta nucleare accanto a un cadavere colpito da radiazioni e tutti dicessero che la bomba serviva a uccidere quella persona. Michael Specter del New Yorker, per esempio, lo definì “il primo caso noto di terrorismo nucleare perpetrato contro un singolo”. Ma perché qualcuno dovrebbe voler usare un'arma nucleare per uccidere una persona quando un coltello, una pallottola o un veleno convenzionale potrebbero assolvere questo compito con maggiore velocità, efficienza e sicurezza?

Di certo il polonio-210 è letale quando entra nella circolazione sanguigna. Prima della morte di Litvinenko, per l'esposizione a polonio-210 erano morte sei persone: due in un laboratorio francese, tre in uno stabilimento nucleare israeliano e una in un laboratorio di ricerca nucleare in Russia. In tutti i casi si trattò di fuoriuscita accidentale di polonio-210. Essendo instabile e trasformandosi in gas a 55° C, è estremamente difficile da maneggiare. È anche molto costoso.

La mitica pistola fumante
Scienziato per formazione, Goldfarb ha affermato autorevolmente nel suo libro Morte di un dissidente, scritto con Marina Litvinenko, che “il 97% della produzione nota di Polonio... ha luogo in Russia”. Dato che era stato scritto molto poco su questo raro isotopo, molti diedero per scontato che si trattasse di dati di fatto. Un articolo apparso sul New Yorker osservò che “[il polonio-210] viene prodotto quasi tutto in Russia”. Per fare affermazioni come questa, bisogna sapere quanto polonio-210 viene prodotto in Russia e quanto negli altri paesi. Tuttavia, visto che la produzione di polonio-210 è un segreto ben custodito, nessuna delle due quantità è nota. Nel 2006, anzi, né la Russia né nessun altro paese del mondo ammettevano di produrre polonio-210. L'ente nucleare russo dichiara che l'unico reattore in grado di produrre polonio-210 è stato chiuso nel 2004, e la piccola quantità esportata in America nel 2005 e 2006 – circa 3 once, 84 grammi, l'anno – veniva da quelle riserve.

Senza dubbio la Russia potrebbe continuare a produrre in segreto il polonio-210, un processo che richiede il bombardamento del bismuto in un reattore nucleare e la successiva estrazione del polonio-210. Ma potrebbero farlo anche l'America, la Gran Bretagna, la Cina, la Francia, l'India, Israele, Pakistan, Taiwan, la Corea del Nord o qualsiasi paese i cui reattori nucleari non siano stati ispezionati dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Quando ho chiesto a uno scienziato dell'AIEA chi potesse aver prodotto del polonio-210 nel 2006, mi ha risposto “Non lo sappiamo”. Ha aggiunto che la Corea del Nord potrebbe averne prodotte grandi quantità, “chilogrammi e non grammi”, nel suo reattore di Yongbyon per i test nucleari dell'ottobre del 2006, ma la reale quantità è incerta.

Il polonio-210 trovato a Londra poteva venire dalle scorte custodite da molti paesi, America compresa. Secondo la Banca Dati sui Traffici Illeciti dell'AIEA, dal 2004 ci sono stati 14 casi di scomparsa di polonio-210 industriale. La piccola quantità trovata a Londra – forse non più di un milionesimo d'oncia – poteva venire da molte fonti, dalle scorte industriali americane e le riserve russe ai resti della rete di A.Q. Khan in Pakistan e il surplus nordcoreano. Così le notizie come quella del Washington Post, secondo il quale “Il polonio è prodotto e conservato quasi esclusivamente in Russia”, sono come minimo speculazioni.

La mossa britannica
Gli inquirenti britannici contribuirono alla fuga dalla realtà presentando nel luglio del 2007 una richiesta di estradizione. Non solo non esiste alcun trattato di estradizione tra Gran Bretagna e Russia, ma l'Articolo 61 della Costituzione Russa proibisce l'estradizione dal paese dei suoi cittadini. Infiammando ulteriormente gli animi, Sir Tony Brenton, l'ambasciatore britannico a Mosca, suggerì che il governo di Putin avrebbe fatto meglio a contravvenire alla Costituzione russa e a “collaborare creativamente con noi per trovare il modo di aggirare questo intoppo”, giacché le autorità britanniche avevano “collaborato strettamente ed esaurientemente con l'ufficio del Procuratore Generale russo”. Quando la Russia respinse la richiesta di estradizione, l'ambasciatore Brenton obiettò che questa decisione non era stata presa “in base alle prove”, facendo così capire che la Gran Bretagna aveva fornito alla Russia prove convincenti a sostegno della propria richiesta. Poi la Gran Bretagna espulse quattro membri dell'ambasciata russa a Londra, ritenendo il governo russo di fatto responsabile della morte di Litvinenko, e avviò un imbroglio internazionale.

La persona della quale si richiedeva l'estradizione era Andrej Lugovoj, il quale, secondo i britannici, avvelenò il tè di Litvinenko al Pine Bar il 1° novembre 2006. Lugovoj ammise di essersi incontrato con Litvinenko per discutere di affari con lui, ma negò di avere a che fare con la sua morte. Anche Lugovoj era stato contaminato dal polonio-210, ma lo stesso vale per quasi tutti coloro che erano entrati in contatto con Litvinenko in quei momenti. Dato che l'ambasciatore Brenton suggerì che le prove incriminanti erano state fornite alle autorità russe per motivare la richiesta di estradizione, sono andato a Mosca a scoprire qualcosa di più di quelle prove.

L'indagine di Mosca
Il Cremlino non è noto per la sua disponibilità in merito ai documenti segreti, ma in questo caso io chiedevo di vedere segreti britannici, non russi. Anche così, non è stato facile ottenere l'accesso a quei documenti. Quando giunsi a Mosca, alla fine di novembre del 2007, il Procuratore Generale russo li aveva consegnati (insieme ad altre indagini ad altro profilo) a una nuova unità chiamata Commissione Investigativa Nazionale. Era diretta da Aleksandr Bastrykin, ex professore di diritto e vice procuratore capo di San Pietroburgo, che stava proprio allora costituendo la sua squadra in un anonimo ma ben sorvegliato edificio di fronte alla MGTU, la prestigiosa Università Tecnica Statale di Mosca, nel quartiere Lefortovo.

Prima che potessi incontrare le autorità in una sala conferenze per visionare i documenti britannici, il mio collega di Mosca aveva passato settimane a spedire i documenti necessari al signor Bastrykin e al suo staff. C'erano molti requisiti burocratici: dovevo, tra le altre cose, acconsentire a risarcire il governo russo degli eventuali costi derivanti dalla rivelazione delle prove britanniche, sottoporre le mie domande in anticipo, e accettare di non identificare per nome nessuno degli inquirenti della Commissione, chiamandoli esclusivamente “gli inquirenti russi”. Poi mi dissero “I media rimproverano spesso ai russi la loro scarsa disponibilità a collaborare con i britannici, ma in realtà è vero il contrario”. Come a dimostrarlo, gli inquirenti russi mi consentirono l'accesso ai documenti britannici.

Quello che mi colpì immediatamente fu l'assenza dei documenti che sono fondamentali in qualsiasi caso di omicidio, come il referto autoptico, utile a stabilire come e perché Litvinenko fosse morto. Al suo posto, l'ispettore Robert Lock del Metropolitan Police Service di New Scotland Yard scriveva che “conosceva i risultati dell'autopsia” e che Litvinenko era morto per “Sindrome acuta da radiazioni”.

Come l'indizio del cane che non abbaia per Sherlock Holmes, questa omissione era di per sé illuminante. Dopo tutto la Gran Bretagna e la Russia avevano intrapreso un'indagine congiunta sul caso Litvinenko, che – dal punto di vista dei russi – riguardava la contaminazione da polonio-210 dei cittadini russi che erano entrati in contatto con Litvinenko. Avevano la necessità di determinare quando, come e in quali circostanze Litvinenko era stato esposto al componente nucleare radioattivo. Il “quando” richiedeva l'accesso alle analisi tossicologiche, che normalmente fanno parte del referto autoptico. La stampa britannica dopo una fuga di notizie aveva già scritto che i tossicologi avevano trovato due “picchi” distinti di polonio-210 nel corpo di Litvinenko, il che indicava che la sua esposizione era avvenuta in due tempi. Un'esposizione multipla poteva significare che Litvinenko era entrato in contatto con il polonio-210 giorni o perfino settimane prima di ingerirlo. Per rispondere alla domanda sul “come”, i russi dovevano vedere le fotografie postmortem dei polmoni, del tratto digestivo e del cadavere di Litvinenko, che normalmente fanno anch'esse parte del referto autoptico. Queste fotografie potevano mostrare se Litvinenko avesse inalato o inghiottito l'isotopo, oppure se il polonio-210 gli fosse entrato nel sangue attraverso una ferita.

Gli inquirenti russi avevano anche bisogno di sapere perché Litvinenko non avesse ricevuto il giusto antidoto all'ospedale e perché la contaminazione non fosse stata correttamente diagnosticata per più di tre settimane. Dissero che le loro reiterate richieste di parlare con i medici e vedere le loro diagnosi furono “respinte” e che nessuno dei documenti ricevuti in questa “indagine congiunta” “toccava lontanamente la questione del cambiamento della diagnosi da avvelenamento da tallio ad avvelenamento da polonio”. Aggiunsero: “Non abbiamo alcun dato affidabile sulla causa della morte di Litvinenko, dato che le autorità britanniche si sono rifiutate di fornire i documenti necessari”.

L'unico documento fornito dai britannici che indichi che è stato commesso un crimine è un affidavit di Rosemary Fernandez, pubblico ministero, in cui si dichiara che la richiesta di estradizione è “conforme con il codice penale di Inghilterra e Galles e con la Convenzione Europea sull'Estradizione del 1957”.

La scia di radiazioni
La polizia britannica riassunse le sue accuse contro Lugovoj in un rapporto che accompagnava la richiesta di estradizione. Ma invece di citare prove convenzionali, come le deposizioni dei testimoni oculari, i video di sorveglianza del Pine Bar, impronte digitali su un contenitore del veleno (o l'esistenza stessa di un simile contenitore), oppure il possibile movente di Lugovoj, il rapporto si basava quasi interamente su una “scia” di radiazioni di polonio-210 scoperta molte settimane dopo il contatto con l'isotopo.

Dall'elenco di siti fornito agli inquirenti russi, appare chiaro che molti di loro coincidono con i movimenti di Lugovoj nell'ottobre e nel novembre del 2006, ma la direzione è meno certa. Lugovoj volò da Mosca a Londra, il 15 ottobre, su un aereo della Transaero, ma sull'aereo non sono state trovate tracce di radiazioni. Fu solo dopo l'incontro con Litvinenko alla Erinys International, il 16 ottobre, che furono trovate tracce sugli aerei della British Airways sui quali volò in seguito: questo suggerì agli inquirenti russi che la scia di radiazioni era partita da Londra per poi finire a Mosca. Inoltre, a Londra quella scia era inspiegabilmente irregolare, con tracce trovate – parole loro “in un luogo dove una persona si era fermata per pochi minuti, ma erano assenti dove si era trattenuta per varie ore, anche se un evento seguiva l'altro”.

Quando gli inquirenti russi chiesero ai britannici una lista esauriente di tutti i siti controllati, i britannici si rifiutarono di fornirla dicendo che non era “nell'interesse della loro indagine”. Questo rifiuto indusse gli inquirenti russi a sospettare che i britannici potessero alterare le prove per farle corrispondere alla loro versione.

Nonostante la sua natura irregolare, la scia radioattiva coinvolgeva chiaramente il Millennium Hotel. Si trovarono tracce di polonio sia nelle stanze occupate da Lugovoj e dai suoi familiari tra il 31 ottobre e il 2 novembre, sia nel Pine Bar dell'albergo, dove Litvinenko incontrò Lugovoj e Kovtun nel tardo pomeriggio del 1° novembre. Se il tè di Litvinenko fu davvero contaminato durante quell'incontro al Pine Bar, come affermano i britannici, Lugovoj può rientrare nella scena del crimine. Ma a parte le radiazioni il rapporto non citava testimoni, video di sorveglianza o altre prove che dimostrassero che l'avvelenamento era avvenuto al Pine Bar. Avrebbe potuto accadere anche prima, in altri luoghi che risultarono contaminati.

Litvinenko, che era probabilmente il migliore testimone dei fatti di quella giornata, disse inizialmente che credeva di essere stato avvelenato durante il pranzo con Scaramella, da Itsu. Una settimana dopo il ricovero concesse un'intervista radiofonica alla BBC in cui si riferiva ancora a quell'incontro dicendo che Scaramella “mi diede dei documenti... dopo alcune ore accusai sintomi di avvelenamento”. Non fece mai parola dell'incontro più tardo al Pine Bar con Lugovoj.

Non solo da Itsu furono trovate tracce di polonio-210, ma anche Scaramella fu contaminato. Dato che Scaramella era appena giunto dall'Italia e non aveva incontrato né Lugovoj né Kovtun, Litvinenko era l'unico tra le persone notoriamente esposte al polonio-210 che potesse contaminarlo. Il che significa che Litvinenko era stato contaminato dal polonio-210 prima di incontrare Lugovoj al Pine Bar. Di certo Litvinenko potrebbe essere stato contaminato molto prima dell'incontro con Scaramella. Varie sere prima era andato al locale notturno Hey Joey di Mayfair. Secondo il manager del club, Litvinenko si era seduto in un separé vip per la lap-dance in seguito risultato positivo al polonio-210.

La prova che colpisce di più è il livello relativamente alto di polonio-210 nella stanza di Lugovoj al Millennium Hotel. Sebbene il rapporto della polizia non renda noto il livello effettivo (o qualsiasi altro livello di radiazione), l'ispettore Lock dichiara che secondo un esperto chiamato “Scienziato A” queste tracce “erano a un livello così alto da stabilire un collegamento con la fonte di polonio”. Dato che non fu mai trovato il contenitore del polonio-210, lo “Scienziato A” presumibilmente basava la sua opinione su un confronto tra il livello di radiazione nella stanza di Lugovoj e altri luoghi, come la casa di Litvinenko o i posti sugli aerei. Una tale prova sarebbe significativa solo se i diversi luoghi fossero stati ancora intatti quando furono effettuate le misurazioni. Invece tutti, comprese le stanze del Millennium Hotel, erano stati compromessi da settimane d'uso e pulizia. Dunque le differenze tra i livelli di radiazione potrebbero derivare da fattori esterni, come il passaggio di un aspirapolvere o le condizioni del riscaldamento.

Per gli inquirenti russi questi livelli avevano scarso valore probatorio perché i britannici non avevano fornito “alcuna informazione affidabile su chi altri fosse entrato nella stanza d'albergo da quando Lugovoj partì a quando furono trovate le tracce di polonio-210.” A causa di questo intervallo di tempo della durata di quasi un mese, non potevano “escludere la possibilità che le tracce potessero derivare dalla contaminazione incrociata da parte di esterni”.

Le analisi cliniche confermarono che Lugovoj, Kovtun, Scaramella e la vedova Litvinenko, Marina, erano tutti entrati in contatto con il polonio-210. Ma è meno chiaro chi avesse contaminato chi. Gli inquirenti russi conclusero che tutte le tracce di radiazioni elencate nel rapporto britannico, compreso l'“alto livello” citato dallo “Scienziato A”, potrebbero essere state originate da un unico evento, come una fuoriuscita – intenzionale o accidentale – avvenuta durante l'incontro svoltosi il 16 ottobre nella società di sicurezza con sede nell'edificio di Berezovskij. Ma non poterono trovare “una sola prova in grado di confermare le accuse contro A.K. Lugovoj”.

Forse la Gran Bretagna aveva più prove incriminanti contro Lugovoj di quante abbia deciso di fornirne alla Russia. Forse non voleva condividere informazioni che rivelassero fonti dei servizi segreti. Ma perché avrebbe dovuto rifiutarsi di condividere prove basilari come un referto autoptico, le diagnosi dei medici, i dati sui livelli di radiazione? E se la Gran Bretagna voleva l'estradizione di Lugovoj perché fornì ai russi prove tanto esili da risultare imbarazzanti? Putin puntò il dito contro l'incompetenza britannica, dicendo “Se le persone che hanno mandato questa richiesta non sapevano che la Costituzione russa proibisce l'estradizione di cittadini russi in paesi stranieri, bisogna certamente interrogarsi sul loro grado di competenza”. Ma qui Putin può avere sottovalutato gli scopi dei britannici in questa messa in scena.

Finale di partita
Prima della disputa sull'estradizione, gli inquirenti russi, in teoria, avrebbero potuto interrogare a Londra testimoni importanti. La loro lista di testimoni suggeriva che il loro interesse si estendeva alla comunità di espatriati russi in Gran Bretagna, o “Londongrad”, come viene ora chiamata. Il caso Litvinenko forniva ai russi l'opportunità di una cosiddetta “fishing expedition”, cioè di una ricerca indiscriminata di prove, dato Litvinenko aveva collaborato con molti nemici della Russia: Berezovskij; il capo della sua fondazione Goldfarb, incaricato di dispensare denaro a una rete di siti antiputiniani; il suo alleato ceceno Achmet Zakaev, a capo di una commissione che indaga sui crimini di guerra russi in Cecenia (per la quale Livinenko raccoglieva prove); e gli ex proprietari del gigante petrolifero Jukos, che si battevano nei tribunali per riacquistare il controllo dei miliardi di dollari depositati in conti offshore.

L'indagine russa avrebbe poi potuto orientarsi verso le attività di Litvinenko nel mondo oscuro dei consulenti nel campo della sicurezza, compresi i suoi affari con le due società di sicurezza con sede nell'edificio di Berezovskij, l'Erinys International e la Titon International, e il suo coinvolgimento con Scaramella nel tentativo di fabbricare prove incriminanti contro un sospetto trafficante di componenti nucleari, un complotto che costò il carcere a Scaramella quando le sue conversazioni telefoniche con Litvinenko furono intercettate dalla polizia italiana.

I russi avevano chiesto maggiori informazioni sulla scia di radiazioni negli uffici di queste società, e Lugovoj aveva detto che in una di queste, la Erinys, gli avevano offerto ingenti somme di denaro per fornire informazioni compromettenti su funzionari russi. Kovtun, anch'egli presente all'incontro, conferma la storia di Lugovoj. Queste accuse avevano le carte in regola per imbarazzare non solo le società di sicurezza che avevano assoldato Litvinenko ed ex ufficiali di Scotland Yard e dei servizi britannici, ma anche il governo britannico che aveva fornito a Litvinenko un passaporto con il falso nome di “Edwin Redwald Carter” per viaggiare nelle repubbliche dell'ex Unione Sovietica.

La richiesta di estradizione britannica ha messo fine alle indagini russe a Londongrad. Ha anche screditato la versione di Lugovoj facendone un sospetto omicida. In termini di pubbliche relazioni, questa tattica è stata brillantemente premiata incolpando l'ostruzionismo russo della mancata soluzione del mistero. Ha messo così in ombra l'elefante nella stanza che incombe su questo caso: il fatto che nel 2006 un componente cruciale per la costruzione di una bomba nucleare sia arrivato a Londra. Era semplicemente un'arma omicida oppure faceva parte di una transazione sul mercato internazionale delle armi?

Nelle attuali condizioni di stallo le possibilità di dare una risposta a questa domanda sono scarse, se non nulle. Il Procuratore Generale russo ha dichiarato che le prove dei britannici sono infondate; Lugovoj, eletto alla Duma nel dicembre del 2007, adesso gode dell'immunità parlamentare; Scaramella, agli arresti domiciliari a Napoli, è stato messo a tacere. La stampa, da parte sua, è ancora per lo più concentrata sulla teoria dell'omicidio per vendetta, che corrisponde meglio ai cattivi dello SMERSH nei film di James Bond di un caso di traffico di polonio-210.

Dopo aver passato in rassegna tutte le prove, la mia ipotesi è che Litvinenko entrò in contatto con un'operazione di contrabbando di polonio-210 e fu, consapevolmente o inconsapevolmente, esposto all'isotopo radioattivo. Litvinenko interessava ai servizi segreti di molti paesi, compreso l'MI-6 britannico, l'FSB russo, la CIA (che respinse la sua proposta di defezione nel 2000) e l'italiano SISMI, che sorvegliava le sue conversazioni telefoniche.

Le sue torbide operazioni, qualsiasi fosse il loro scopo, comportavano che cercasse contatti in una delle aree più instabili dell'ex Unione Sovietica, la Gola di Pankisi, divenuta un centro del traffico d'armi. Aveva anche a che fare con persone accusate di tutto, dal riciclaggio di denaro sporco al contrabbando di componenti nucleari. Queste attività possono aver messo in contatto lui o i suoi soci con un campione di polonio-210, che in seguito – accidentalmente o deliberatamente – lo ha contaminato e ucciso.

Per risolvere il mistero la Gran Bretagna deve rendere disponibili le sue prove segrete, incluso il referto autoptico, la lista completa dei luoghi in cui sono state rilevate radiazioni, e i rapporti di sorveglianza di Litvinenko e compagni. Se la Gran Bretagna le considera troppo sensibili per divulgarle pubblicamente, dovrebbe consegnarle a una commissione internazionale d'inchiesta. La posta in gioco è troppo alta per lasciare irrisolto il mistero del polonio-210.

Originale da: The New York Sun

Articolo originale pubblicato il 19 marzo 2008

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