mercoledì, aprile 30, 2008

Il Piano Caucaso

I servizi segreti occidentali complottavano per separare la Cecenia dalla Federazione Russa

RIA Novosti

Negli anni Novanta i servizi segreti occidentali studiarono un piano per separare la Cecenia dalla Russia. In particolare, la Francia si incaricò di stampare passaporti “ičkeri”. La Georgia fornì un passaggio sicuro per il traffico di armi dall'Occidente. Questi e altri fatti sono stati citati nel documentario Plan Kavkaz, Piano Caucaso, trasmesso dal Primo Canale russo il 22 aprile.

Uno dei protagonisti dell'inchiesta è un uomo di nazionalità turca e origini cecene, Abubakar, che ha vissuto per quarant'anni con il finto nome di Berkan Yashar. Il nome, ha detto, gli è stato dato dopo la firma di un contratto con il Dipartimento di Stato USA. Yashar ha descritto dettagliatamente come nei primi anni Novanta avesse costruito una piattaforma politica per la secessione della Cecenia. Ha spiegato che il progetto aveva vari finanziatori. I passaporti per la popolazione della repubblica non riconosciuta di Ičkeria furono stampati in Francia e la “valuta legale” dell'aspirante stato in Germania.

Yashar ha mostrato all'autore del documentario, Anton Vernitskij, una manciata di quelle banconote, al tempo stesso una rarità numismatica e la prova materiale dei tentativi di separare la Cecenia dalla Russia nei primi anni Novanta. Le banconote, chiamate "nokhar", raffiguravano un lupo, simbolo dell'Ičkeria, e si propose che il tasso di cambio della valuta fosse alla pari con il dollaro.

La Germania stampò 100.000 tonnellate di queste banconote, che secondo Yashar sono ancora conservate in una fabbrica di Monaco. Yashar ha anche mostrato i passaporti “ičkeri”, dicendo che erano stati stampati in Francia.

Jokhar Dudaev, il presidente della separatista Ičkeria, nominò Yashar vice ministro degli esteri del suo governo. Nello stesso tempo l'uomo ricopriva anche diverse cariche nel governo turco.

“Negli anni Novanta Abubakar, alias Berkan Yashar, divenne una specie di eminenza grigia che controllava tutte le transazioni finanziarie più o meno importanti dei guerriglieri del Caucaso Settentrionale”, dicono gli autori del documentario.

Berkan ha raccontato di aver anche partecipato a un piano per contrabbandare diamanti grezzi attraverso l'aeroporto di Groznij. Le pietre preziose furono portate fuori dal paese su voli charter. Il piano era stato concordato da rappresentanti della Turchia e dall'allora governo dell'Azerbaijan, ha detto Yashar.

I diamanti arrivavano in Cecenia dal Nord della Russia.

I ceceni dovevano assicurare che il passaggio delle pietre attraverso l'aeroporto Severnij (Nord) di Groznij filasse liscio e senza alcun controllo doganale. Per questo Jokhar Dudaev ricevette il 25% dei profitti ricavati dalla vendita dei diamanti tagliati sul mercato di Antwerp, dice Berkan.

"Il denaro così guadagnato servì a comprare armi, che furono poi portate in Cecenia attraverso la Georgia. Le somme non erano poi così grosse. Niente a che vedere con cifre come 200 o 100 milioni di dollari; piuttosto 10, 15 o 20 milioni”, ha spiegato Abubakar alla troupe russa. Quel denaro fu speso in mine che servivano a far saltare in aria attrezzature militari.

In teoria gli aerei da Groznij non erano autorizzati a effettuare voli all'estero, ma l'aeroporto in qualche modo si procurò un permesso. Gli aerei volavano via Baku in Azerbaijan, e a quel punto diventavano aerei di quel paese e come tali potevano tranquillamente proseguire verso la Turchia, spiegano gli autori dell'inchiesta.

Uno dei partecipanti all'operazione di contrabbando di diamanti e oro, Akhmed, che aveva lavorato per il servizio di sicurezza di Dudaev, ha detto che la quantità di diamanti trasportata sui singoli voli era modesta, “solo due o tre chili”, mentre la quantità di oro era molto “più grande”. Chiunque mostrasse curiosità sulla sorte dell'oro e dei diamanti veniva fatto sparire.

Il “corridoio aereo” fu bloccato solo anni dopo, dicono gli autori.

Berkan Yashar ha detto di aver dovuto organizzare una nuova rotta di trasporto in Georgia, attraverso la Gola di Pankisi.

Secondo Yashar, il contrabbando di diamanti passò completamente sotto il controllo di Boris Berezovskij”. All'epoca non sapevo quasi niente dell'uomo che si sarebbe presto appropriato di tutto l'affare, e sono sicuro al 100% che abbia ancora il completo controllo" dice Yashar.

Secondo lui Aslan Maskhadov, che è diventato "presidente dell'Ičkeria" dopo la morte di Dudaev, litigò con Berezovskij quando chiese che la sua percentuale salisse al 50%, in considerazione del fatto che la rotta georgiana era più pericolosa e comportava costi più alti.

Secondo l'uomo del servizio di sicurezza di Dudaev, Akhmed, alcuni dei dividendi andavano ad Akhmed Zakaev, attualmente residente a Londra, e a un potente signore della guerra, Uvais Akhmadov.

Il documentario ha mostrato foto che ritraggono Akhmadov in compagnia di Berezovskij, e ha mandato in onda la registrazione di una conversazione tra Uvais Akhmadov e una persona non identificata che suggerisce l'assassinio dell'imprenditore e uomo politico Badri Patarkatsishvili, dicono gli autori.

Al finanziamento dei guerriglieri ceceni contribuirono anche figure politiche note.

"[Il primo ministro turco] Tansu Ciller diede un milione di dollari. I soldi non erano del governo [turco]. Venivano dai suoi fondi", dice Yashar.

Shamseddin Yusef, ministro degli esteri del governo Dudaev, ha confermato di aver ricevuto un milione di dollari dalla Ciller "per il cibo".

I guerriglieri ceceni ricevevano denaro anche da importanti compagnie straniere.

Sultan Kekhursaev, che si definisce generale di brigata dell'esercito di Dudaev e attualmente risiede a Istanbul, dice che l'attacco contro Groznij dell'estate del 1996 fu finanziato da compagnie turche che operavano in Russia.

Kekhursaev nomina una delle maggiori società edilizie, tuttora attiva nella Federazione Russa.

"Hanno fatto molto. Hanno coniato per Jokhar le prime medaglie all'Onore della Nazione. Ci fornivano medicinali. Allora avevamo un gran bisogno di armi antiaeree. Ci hanno aiutato a ottenerle. Senza di loro per noi sarebbe stata molto dura, sinceramente", dice Kekhursaev.

Grazie alle iniezioni di finanze dalla Turchia, la banda di Raduev fu in grado di attaccare la città daghestana di Kizlyar. Raduev, che perse un occhio in un combattimento nel villaggio di Pervomajskoe, secondo Yashar non fu curato in Germania come si crede, ma in Turchia, in una clinica del ministero degli esteri.

La Turchia stampò anche i dollari falsi che inondarono la Cecenia, ha detto agli autori l'uomo del servizio di sicurezza di Dudaev, Akhmed. Le macchine per la stampa erano così professionali che perfino Dudaev chiese al proprietario dell'attrezzatura: “Da dove viene?"

“L'uomo gli disse che aveva una licenza privata degli Stati Uniti, che non era da tutti averne una, e che aveva installato personalmente le macchine nel Caucaso Settentrionale, in Azerbaigian e nel Kazakistan, e che aveva potuto farlo solo con il permesso della CIA”, ha detto Akhmed aggiungendo che i ceceni volevano comprare quel genere di attrezzatura per sé.

I capi religiosi ceceni erano stati assiduamente indottrinati fin dalla fine degli anni Ottanta. Emissari sauditi avevano tentato di reclutare i mullah locali, come spiegano gli autori dell'inchiesta.

Berkan Yashar ha raccontato loro dei piani per costituire una confederazione Caucaso-Turchia. Secondo lui, i partecipanti a una conferenza internazionale in Turchia, inizialmente organizzata come una riunione di studiosi islamici, ricevettero inaspettatamente le mappe di questa confederazione che avrebbe dovuto comprendere tutte le repubbliche caucasiche, inclusa la Georgia, “meno l'Armenia”.

Il progetto di questa confederazione fu caldamente appoggiato dal presidente turco Turgut Ozal e in seguito dal primo ministro e presidente Suleiman Demirel, dice Yashar.

Gli ex membri del governo Dudaev non fanno mistero dei loro legami con i servizi segreti occidentali.

"Siamo anche stati portati a Londra da uomini della CIA”, ha detto Shamseddin Yusef, ministro degli esteri del governo Dudaev.

Anche Richard Perle, il principale stratega della guerra in Iraq e all'epoca consigliere del ministro della difesa degli Stati Uniti, è oggi esplicito su questo punto: "Per quanto ne so, cercammo di offrire [ai separatisti ceceni] supporto morale, e suppongo anche materiale”.

“Non so perché i risultati non sono stati migliori. La mia impressione è che allora si sarebbe potuto capovolgere la situazione, ma purtroppo non si fece nulla”, dice Perle, che allora guidava il Comitato americano per la pace in Cecenia, oggi ribattezzato Comitato per la pace nel Caucaso.

Originale: http://www.rian.ru/society/20080423/105662058.html

Articolo originale pubblicato il 23 aprile 2008

1 commento:

Anonimo ha detto...

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