lunedì, aprile 07, 2008

Niente Monaco a Bucarest

Niente Monaco a Bucarest
di Dmitrij Kosyrev, commentatore politico di RIA Novosti

Chi ha seguito il vertice NATO a Bucarest aveva tutte le ragioni per aspettarsi una “seconda Monaco”, cioè un altro discorso in cui il presidente Putin dicesse al pubblico mondiale cosa pensa la Russia dell'atteggiamento dell'Occidente nei suoi confronti.
Ma non c'è stata nessuna Monaco a Bucarest, e non era nei piani. Nel suo ultimo discorso presidenziale davanti a un pubblico globale, Putin ha voluto fin dall'inizio controbilanciare lo scontento russo nei confronti delle azioni della NATO con alcune proposte sulle future relazioni tra le due parti.
La conferenza di Monaco era, a differenza di Bucarest, un incontro relativamente aperto. Questa volta Putin non ha tenuto un discorso pubblico. Si è rivolto all'incontro del Consiglio NATO-Russia, che la sua presenza ha trasformato in un summit. I media cercavano di scoprire cosa avrebbe detto. Una delle fonti era il Segretario Generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer; altre venivano dalla delegazione russa.
Ma insomma, cosa ha detto il presidente russo? Ecco la prima parte del discorso, quella che riguarda il malcontento di Mosca. Putin ha definito l'allargamento dell'alleanza una “diretta minaccia” alla Russia, un monito molto serio. La Russia non ha il diritto di veto e non lo vuole. Gli stati dovrebbero essere in grado di comprendere le reciproche preoccupazioni senza la necessità di alcun veto. La NATO non dovrebbe garantirsi la sicurezza a spese di quella di altri paesi, Russia compresa. La NATO è un'alleanza militare, e come tale dovrebbe mostrare prudenza nella sfera militare. Se continuerà ad avvicinarsi ai confini russi, Mosca ricorrerà alle “misure necessarie”. La Russia ha assistito a ripetute violazioni della legge internazionale: basti citare il bombardamento della Jugoslavia, o il riconoscimento unilaterale del Kosovo.
Come possiamo notare, niente sorprese, tutto ovvio. Adesso vediamo la seconda parte del discorso, nella quale Putin ha esposto le proposte russe di cooperazione con la NATO. Dopo aver sospeso il Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa (CFE) lo scorso dicembre, la Russia è pronta ad adottarlo nuovamente, sulla base della reciprocità. Il problema iraniano andrebbe risolto con trasparenza: nessuno può pensare che l'Iran possa attaccare gli Stati Uniti. Invece di mettere gli iraniani con le spalle al muro, la comunità mondiale dovrebbe individuare un altro approccio. La NATO e la Russia potrebbero cooperare in Afghanistan. Putin ha anche valutato molto positivamente la partecipazione della Flotta russa del Mar Nero all'Operazione Active Endeavor nel Mediterraneo, e ha osservato che per Mosca la cooperazione con la NATO è una scelta consapevole e informata.
È praticamente tutto qui, o almeno questi sono i punti principali. Non un solo imprevisto: la Russia dice queste cose alla NATO da molti anni, ma la NATO ha sempre fatto orecchie da mercante continuando ad avvicinarsi inesorabilmente ai confini russi.
Mosca non dovrebbe provare alcun senso di trionfo per le decisioni prese dal summit di Bucarest. La sospensione del Membership Action Plan per Ucraina e Georgia è una sciocchezza, perché a dicembre questo processo riprenderà. Inoltre le parole di Scheffer sull'inevitabile espansione della NATO sono pesanti, e la decisione della NATO di considerare il sistema di difesa anti-missile come una propria creatura più che come un'iniziativa americana imposta all'Europa è un grave sintomo.
Il vertice di Bucarest ha dimostrato che la NATO e l'Europa o l'Occidente in generale hanno addirittura più problemi di quanto sembrasse a prima vista. L'ingresso nella NATO della musulmana Albania rientra nel conflitto tra l'Occidente e il mondo islamico, la cui soluzione è ancora molto lontana. Le ben celate contraddizioni sul coinvolgimento della NATO in Afghanistan sono sintomatiche dell'inconsistenza militare dell'Alleanza, e del suo ambiguo ruolo accessorio rispetto alla macchina da guerra americana.
Ha ragione chi ha chiamato quello di Bucarest il vertice della crisi. La NATO è afflitta da molti problemi: Parigi e Berlino diffidano di Washington a causa dell'Iraq (nonostante i cambiamenti al vertice in Francia e in Germania), le relazioni polacco-tedesche e greco-macedoni restano complicate, la NATO è riluttante a peggiorare i rapporti con il presidente eletto Dmitrij Medvedev e l'Ucraina e la Georgia non rispondono ai criteri della NATO in tutta una serie di parametri.
Oggi è dura essere americani o europei. Per secoli la civiltà occidentale ha nutrito l'illusione di poter prevalere in eterno su tutte le altre civiltà e gli altri continenti, relegati a un ruolo subordinato. Questa epoca sta giungendo al termine, ed è ora che l'Occidente si adatti alla nuova realtà.
Per il momento, tuttavia, la reazione sembra caratterizzata dal panico di fronte all'attacco imminente contro una fortezza scarsamente fortificata: bisogna tirar dentro tutti coloro che sono in grado di combattere, e alzare il ponte levatoio, non ha senso rispondere ai segnali dell'altro, di chi sta fuori, indipendentemente dalla sue proposte. È così che la NATO si è comportata con la Russia sotto El'cin e fa lo stesso sotto Putin. I problemi interni della NATO non contano quando si tratta di relazioni con la Russia. Non le si prestava ascolto allora e non lo si fa adesso. Questo era il ragionamento di chi si opponeva alla visita di Putin a Bucarest, ma l'altro punto di vista ha vinto nonostante il grande scetticismo.
Ecco perché a Bucarest non c'è stato un nuovo discorso di Monaco: uno è bastato.

Originale da: RIA Novosti

Articolo originale pubblicato il 4 aprile 2008

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