sabato, maggio 17, 2008

Genghis Khan e il cinema eurasiatico

Genghis Khan e il cinema eurasiatico

di Dmitry Shlapentokh

Nei paesi eurasiatici sono recentemente apparsi vari film su Genghis Khan e su argomenti correlati. Ciascuno di questi film, e soprattutto la risposta del grande pubblico, segnala dei cambiamenti geopolitici in Eurasia e il desiderio dell'élite di etnia russa di svolgere un ruolo dominante nella Federazione e forse in tutto lo spazio post-sovietico. Allo stesso tempo, l'interesse per Genghis Khan di alcuni intellettuali appartenenti alle minoranze etniche russe indica una persistente tensione etnica in Russia.

Si potrebbe ipotizzare che il crescente interesse per Genghis Khan possa essere attribuito semplicemente all'800° anniversario dell'ascesa del suo enorme impero. Questa spiegazione varrebbe per la Mongolia, dove l'anniversario nel 2006 è stato celebrato in pompa magna per affermare il nazionalismo post-comunista mongolo e dove è stato girato uno dei film su Genghis Khan. Ma l'uscita di vari film su Genghis Khan nei paesi eurasiatici non può essere spiegata solo con l'anniversario. Ha radici molto più profonde. Di fatto, l'aumento di interesse per questa o quella figura storica è legato a tendenze geopolitiche, a dichiarazioni di forza e alla centralità di una certa civiltà a scapito delle altre. I film su Alessandro Magno riflettono il desiderio degli Stati Uniti di imporre il proprio dominio sul Medio Oriente e in generale la propria centralità geopolitica, che un certo numero di americani identificano con il dominio sull'Occidente in generale. Il film 300, invece, si concentrava non sul trionfo degli eserciti greco-macedoni, ma sull'impresa disperata di 300 spartani contro la forza schiacciante dei persiani, indicando la percezione di un indebolimento degli Stati Uniti o, si potrebbe dire, dell'intero Occidente di fronte alla crescente pressione dell'Asia. Ecco perché i film su Genghis Khan sono diventati così popolari. Mentre Alessandro Magno incarna l'affermazione del potere dell'Occidente, Genghis Khan simboleggia l'ascesa e il dominio dell'Oriente. L'importanza di Genghis Khan come simbolo dell'Oriente vittorioso potrebbe spiegare perché Genghis Khan sia diventato una figura molto amata anche in quei paesi che furono devastati dalle orde dei guerrieri mongoli del Khan e dei suoi successori. Questo vale per il Giappone, che era una delle maggiori potenze economiche orientali e resistette faticosamente alle invasioni degli eserciti mongoli. Lo stesso potrebbe dirsi, in una certa misura, della Russia e di altri paesi asiatici dell'ex-Unione Sovietica.

L'interesse per Genghis Khan e la reazione del grande pubblico ai film su di lui indica un altro aspetto importante della vita post-sovietica nel territorio dell'ex-URSS. Indica che l'élite di etnia russa si considera ancora la forza dominante all'interno della Federazione e forse in tutto lo spazio post-sovietico, nell'ambito del tradizionale modello eurasiatico. Allo stesso tempo, la visione alternativa del passato e del presente tra le minoranze russe dimostra la loro intenzione di sfidare questo modello.

L'autore di Mongol, Sergej Bodrov, ha dichiarato apertamente di essere stato ispirato da Lev Gumilëv. Gumilëv, figlio del grande poeta e critico russo Nikolaj Gumilëv e dell'ancor più celebre poetessa Anna Andreevna Gorenko (pseudonimo Anna Achmatova), ebbe una vita tragica e turbolenta. Non solo suo padre fu giustiziato (nel 1921) perché accusato di complotto antisovietico, ma anche la madre, con cui ebbe un rapporto molto teso, era stata perseguitata dalle autorità. Lo stesso Gumilëv trascorse del tempo in un campo di concentramento di Stalin.

Lev Gumilëv divenne celebre presso il grande pubblico solo durante l'era di Gorbačëv, alla fine della sua vita, quando acquisì notorietà praticamente da un giorno all'altro. Con alcune riserve, Gumilëv aveva seguito gli eurasiatisti storici, che erano emersi negli anni Venti del Novecento tra gli emigrati russi e che credevano che la civiltà russa fosse una fusione unica di popoli slavi e turchi/mongoli. Secondo Gumilëv la Conquista Mongola non fu esattamente un'invasione di massa ma piuttosto una penetrazione che portò rapidamente a una sana simbiosi. Infine, e questo era l'aspetto più importante per Gumilëv e per gli altri eurasiatisti, i mongoli erano stati un popolo caratterizzato da una completa tolleranza religiosa e per questo motivo i russi giunsero a preferire l'ortodossia come identità nazionale. Infatti, se non avessero avuto la meglio i mongoli ma i cavalieri teutonici, la Russia sarebbe stata completamente latinizzata: convertita al cattolicesimo romano, sarebbe completamente scomparsa. Naturalmente i mongoli qui sono visti come una forza prevalentemente benigna. E secondo questa lettura non si può parlare di giogo mongolo/tataro.

Nel corso del tempo, secondo questa concezione, l'Impero Mongolo sperimentò una sorta di decadenza, e i mongoli alla fine passarono il testimone dell'impero ai russi. Nel contesto di questa teoria, l'impero russo non era altro che un impero mongolo-ortodosso. Infine il testimone fu passato all'Unione Sovietica. Rifacendosi a questa visione dell'impero mongolo, il regista non solo si è riferito direttamente a Gumilëv come forza ispiratrice, ma in un'intervista ha espresso altre osservazioni per spiegare al pubblico perché è stato scelto Genghis Khan e perché l'impero mongolo dovrebbe essere caro a tutti i russi. Ha detto che le persone di etnia russa dovrebbero capire che nelle loro vene scorre sangue mongolo/tataro e, implicitamente, che non esiste il sangue russo puro. In secondo luogo, il regista ha fatto riferimento ad Aleksandr Nevskij, il principe russo che sconfisse i cavalieri teutonici, che costituivano la vera minaccia mortale per la Russia, nella Battaglia del Ghiaccio (1242). Aleksandr Nevskij divenne una specie di fratello per il capo mongolo/tataro Batu, che conquistò la Russia. Ha anche riaffermato l'altro presupposto fondamentale della filosofia di Gumilëv, secondo il quale senza i mongoli i russi sarebbero stati assimilati dall'Occidente religiosamente, culturalmente ed etnicamente. La conquista mongola è vista non tanto come una conquista ma come una sorta di simbiosi tra popoli fraterni; e questo è assolutamente coerente con la visione di Gumilëv.

Dunque l'interesse per Genghis Khan, ha insistito il regista, non è dovuto solo all'aspetto drammatico degli eventi e al ruolo futuro dell'Asia (e qui ha fatto riferimento all'ascesa della Cina) ma anche al fatto che i mongoli gettarono le basi dello stato russo come nazione multiculturale e multiconfessionale. Infine c'è un altro motivo per cui Genghis Khan può essere apprezzato dai russi di oggi. Il film comincia mostrando l'infanzia di Genghis Khan, contrassegnata dalla tragedia e dall'umiliazione. Il giovane Genghis Khan viene catturato e ridotto in schiavitù, la sua bellissima moglie violentata. Sembra destinato all'assoluta oscurità, eppure risorge letteralmente dalle proprie ceneri: alla sua morte e durante i regni dei suoi successori i mongoli gungono a controllare il più grande impero continentale della storia umana. Bodrov allude al fatto che lo stesso si può dire del futuro della Russia: dopo il crollo dell'Unione Sovietica, la Russia oggi risorge dalle proprie ceneri come forza di prima grandezza in Eurasia.

Un ultimo aspetto, ma non meno importante: nella fredda, calcolatrice figura di Genghis Khan, che costruisce meticolosamente un grande futuro per se stesso e per il suo popolo, si può intravedere il futuro di Vladimir Putin, che, cominciata la propria carriera come oscuro funzionario del KGB prima del crollo del regime sovietico, è giunto a detenere un potere quasi autocratico e vede se stesso come il creatore di una Russia potente e autonoma.

Questa immagine di Genghis Khan e del suo Impero Mongolo, se piace ad alcuni rappresentanti dell'élite russa, non si conforma ai progetti politici di altri. Un esempio è rappresentato dalle minoranze non-slave della Federazione Russia. L'eurasiatismo nella sua interpretazione tradizionale ha un atteggiamento di doveroso rispetto verso le minoranze etniche, e riconosce perfino che i russi di oggi non sono puri slavi, almeno dal punto di vista razziale o etnico. Tuttavia questi progetti politici suggeriscono che sono ai russi spetta il ruolo di “fratelli maggiori” in Russia e in Eurasia; ed è a loro che Genghis Khan e i suoi successori hanno passato il testimone. Questa interpretazione però non incontra i favori delle numerosi minoranze etniche della Federazione Russa, ciascuna con la propria visione ideologica e conseguentemente politica e socio-economica. Alcuni membri dell'élite di queste minoranze ritengono che i russi non solo debbano rinunciare a essere i “fratelli maggiori”, ma vadano perfino relegati al ruolo di “fratelli minori”. Alcuni pensano addirittura che i russi siano irrilevanti per lo spazio eurasiatico; di conseguenza, forniscono la propria lettura del passato storico.

Un regista di etnia jacuta ha proposto nel suo film una nuova visione di Genghis Khan. Il film riconosce che la Russia è il legittimo successore dell'impero di Genghis Khan. Tuttavia la Russia ha un ruolo subalterno. L'impero di Genghis Kahn, secondo questa interpretazione, era fondamentalmente uno stato turanico, e il popolo turanico non passò il testimone ai russi. Dominò lo spazio eurasiatico nel passato e lo fa nel presente; e gli jacuti, presentati qui come un popolo turanico, dovrebbero essere tra i dominatori dell'Eurasia/Russia.

Un corrispondente di Izvestija, che ha visitato la Jacuzia e intervistato il regista del film, ha scritto che questa visione degli jacuti come forza dominante della Russia/Eurasia non è un'astrazione: si ricollega all'ascesa del nazionalismo jacuto e alle condizioni umilianti degli abitanti di etnia russa della Jacuzia. È un fatto che oggi in Jacuzia tutti i buoni lavori sono nelle mani degli jacuti, e che i russi vengono discriminati sia nella professione sia nelle opportunità formative. L'articolo “Genghis Khan, mostra la tua vera faccia” ha destato reazioni molto forti: l'autore e Izvestija sono stati accusati di fomentare le tensioni etniche.

In queste due immagini contrastanti di Genghis Khan come costruttore di un impero russo o di uno stato turanico/asiatico è importante la reazione dell'uomo medio della Federazione Russa. E questa reazione indica profonde tensioni etniche o, più precisamente, socio-etniche all'interno dello stato. In questo la risposta del pubblico al film jacuto è particolarmente importante, e può essere seguita attraverso le polemiche in rete a proposito del film.

Dunque questo interesse per l'impero mongolo segnala uno spostamento globale verso l'Asia, che incombe sempre più come centro economico e potenzialmente geopolitico del mondo. Nell'ex-Unione Sovietica questa immagine dell'impero mongolo aveva una dimensione aggiuntiva: indicava il conflitto tra le vari parti dell'ex-URSS per conquistare la posizione dominante nello spazio post-sovietico. Nella Federazione Russia l'immagine dei mongoli ha a che fare con i conflitti tra etnia russa e minoranze. E i conflitti sono legati alle diverse interpretazioni dell'Impero Mongolo. Secondo la prima, il testimone dell'impero fu passato ai russi. Secondo l'altra, fu passato alle minoranze etniche oppure a nessuno. Le recenti violenze etniche in Russia, come a Kondopoga e a Stavropol, illustrano che queste diverse visioni dei rapporti tra russi e minoranze non sono solo legate a diverse visioni del passato ma hanno implicazioni potenzialmente molto serie per il destino della Federazione Russa.

Originale da: Caci Analyst


Articolo originale pubblicato il 28 novembre 2007

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