lunedì, maggio 05, 2008

La strategia per mantenere gli stati falliti

La strategia per mantenere gli stati falliti

da Moon of Alabama

traduzione di Andrej Andreevič

Come b real continua a documentare nei commenti di questo blog, il comportamento statunitense nei confronti della Somalia è in qualche modo misterioso.

Cosa stanno cercando di ottenere gli Stati Uniti laggiù?

Gli ufficiali statunitensi risponderebbero che stanno cercando di creare un nuovo governo leale e decente e una Somalia sana. Ma l'attuale "governo" supportato dagli USA, costituito da signori della guerra e sostenuto dalle profondamente impopolari forze armate etiopi, non è evidentemente un mezzo per arrivare a questo risultato.

Quindi la risposta ufficiale è sbagliata. Quello che invece gli Stati Uniti potrebbero volere in realtà è far rimanere la Somalia uno stato fallito.

Reinventare una Somalia stabile, filooccidentale e senza influenze islamiche costerebbe un'enorme quantità di denaro, persone e tempo. Per cercare di creare uno stato del genere ci vorrebbero 100 milioni di dollari, 300.000 uomini dell'esercito e 10-15 anni.

Un qualsiasi governo stabile in Somalia, creato senza aiuti esterni, sarebbe orientato in senso filoislamico, essendo questo il carattere unificante della popolazione somala. Ma gli Stati Uniti temono che un governo islamico in Somalia potrebbe fornire un rifugio sicuro per "al-Qaeda".

Dal momento che gli Stati Uniti non vogliono investire tante risorse per ottenere il risultato che sarebbe preferibile per loro, hanno preferito che non ci fossero proprio risultati. Basta mantenere lo stato come stato fallito e il problema non sarà più tale per parecchio tempo.

Via David Axe abbiamo trovato questa strategia generale descritta in un documento del Combating Terrorism Center di West Point:

Identificando, catalizzando e accerchiando spazi non governati, gli strateghi jihaddisti credono che saranno in grado di consolidare le proprie forze e di perseguire obiettivi politici e internazionali maggiori. Notate che per questi pensatori l'importante non è l'esistenza di un security vacuum, “vuoto di sicurezza”, cioè uno stato di mancanza di sicurezza, ma quello che ne segue, cioè lo stabilire istituzioni statali funzionanti sotto controllo jihaddista. In pratica gli esistenti “vuoti” si sono dimostrati non essere una scusa utile per l'esportazione di attacchi all'estero. Nessun grande attacco internazionale, per esempio, è stato supportato, ad eccezione dell'Afghanistan, dell'Iraq o della Somalia.

Quindi, mentre la preoccupazione è garantita dalla mancanza di sicurezza, l'implicazione che ne consegue non è che dobbiamo prevenire con forza il formarsi di altri vuoti di sicurezza. Questo richiederebbe immense risorse, come hanno mostrato gli sforzi senza successo per cercare di porre fine alla situazione in Iraq. Invece prevenire che simili mancanze si presentino sarebbe uno sforzo erculeo che coinvolgerebbe il potere americano in numerosi stati falliti nel mondo. Quindi negare ai terroristi i benefici dello stato di mancanza di sicurezza è invece una strategia più fattibile.

Il documento presuppone che la creazione di uno stato da una mancanza di sicurezza sarebbe un beneficio per i "jihaddisti", e che quindi questo deve essere impedito. Fare altro sarebbe troppo "costoso".

Il massiccio spiegamento di truppe in Iraq ha finora impedito ai terroristi di usare quel paese come base per attacchi contro l'occidente. Nel frattempo ai terroristi è stato negata una simile base di un potenziale mancanza di sicurezza grazie ai 18.000 uomini dispiegati in Afghanistan, mentre [la Task Force unificata del Centcom nel Corno d'Africa] impedisce ai jihaddisti di utilizzare la Somalia e il resto della regione grazie al dispiegamento di soli 1.600 uomini; in entrambi i casi, questi dispiegamenti sono molto meno impegnativi in fatto di risorse di quanto lo sarebbero per porre fine effettiva allo stato di mancanza di sicurezza. Una strategia più efficace dal punto di vista dei costi, crediamo, potrebbe mantenere la capacità di agire in maniera decisiva nei vuoti di sicurezza, senza imbarcarsi in una missione insostenibile con lo scopo di porre termine a questi “vuoti” nel mondo.

In Somalia c'era un governo stabile che non piaceva agli Stati Uniti. Attraverso i bombardamenti e l'uso degli eserciti per conto statunitense, quel governo e quello stato sono stati efficacemente distrutti. Ora il compito è di mantenerli a pezzi colpendo e bombardando qualsiasi persona o struttura sociale che potrebbe cambiare questa situazione.

Una simile strategia per impedire lo stabilimento di una vera stabilità sembra essere in atto anche nella striscia di Gaza. E' possibile che questa sia dietro anche al caos in Iraq e Afghanistan?


Originale:

http://www.moonofalabama.org/2008/05/the-strategy-of.html

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