giovedì, maggio 29, 2008

Medvedev si volge alla Cina

Medvedev si volge alla Cina
M. K. Bhadrakumar

La Cremlinologia è nuovamente di moda. Esperti e analisti sono tornati a osservare con la lente d'ingrandimento le mosse del Cremlino alla ricerca di indizi sulla direzione della politica russa sotto il nuovo presidente Dmitrij Medvedev.

Ai tempi dell'Unione Sovietica accadeva spesso che nelle analisi esasperate e febbrili degli esperti stranieri l'ovvio venisse accantonato a favore di allettanti interpretazioni su uomini e topi. La storia potrebbe ripetersi?

Si è detto molto sulla scelta di Kazakistan e Cina come prime destinazioni dopo l'insediamento avvenuto il 7 maggio scorso. Si è trattato di un segnale alle capitali occidentali? Mosca ha liquidato questa interpretazione. Un importante commentatore politico moscovita [Dmitrij Kosyrev, N.d.T.] ha osservato: “La cosa migliore sarebbe andare a Oriente e a Occidente contemporaneamente, ma questo è impossibile”.

Tuttavia questa spiegazione disarmante tralascia il fatto che Medvedev ha effettivamente fatto una scelta, andando a Pechino passando per Astana. Otto anni fa, nel 2000, quando Putin si recò all'estero per la prima volta come presidente della Russia, andò a Londra passando per la Bielorussia. All'epoca Mosca fece capire che c'era un potente simbolismo nella scelta di Putin, a comunicare che la Russia voleva legami più stretti con l'Occidente.

Così, nel maggio del 2003, il primo viaggio all'estero del presidente cinese Hu Jintao lo portò a Mosca. Il quotidiano governativo China Daily ha commentato, all'arrivo di Medvedev a Pechino: “Il primo viaggio all'estero di un capo di stato dovrebbe costituire sempre una mossa calcolata attentamente. Si suppone che il paese visitato sia importante per le relazioni esterne del suo paese. Non c'è da meravigliarsi che la visita di due giorni di Medvedev in Cina abbia suscitato tanto interesse... Chiaramente i nuovi governanti dei due paesi hanno messo le loro relazioni bilaterali in cima ai loro programmi politici in materia di affari esteri”.

Cooperazione pragmatica
Il commento cinese affermava l'ovvio enfatizzando il contenuto bilaterale della visita di Medvedev. Anzi, l'assistente del ministro degli esteri cinese Li Hui ha detto in una conferenza stampa che la visita di Medvedev avrebbe avuto quattro “obiettivi”: uno, instaurare un'“amicizia professionale e personale” a livello di leadership; due, sovrintendere alla cooperazione bilaterale in termini pratici; tre, aumentare la fiducia politica ed estendere il reciproco supporto su “questioni che riguardano la sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale”; quattro, approfondire la “cooperazione pragmatica”.
Il quarto “obiettivo”, la cooperazione pragmatica, coglie l'essenza del cosiddetto partenariato strategico tra i due paesi. La Cina non avrebbe problemi nel sapere che la Russia è stata e resterà essenzialmente occidentocentrica (che è diverso dall'essere “filo-occidentale”). Più di due terzi della popolazione russa vivono nella parte europea e il centro del suo potere economico e politico si trova lì.

Ma questo non toglie al costante interesse della Russia per la Cina, che è naturale e storico per questioni di vicinanza e confini e oggi si fonde pragmaticamente con gli imperativi della fenomenale ascesa della Cina. Al contempo, la Russia si rende conto di essere solo una tra le grandi potenze seriamente impegnate in un dialogo con la Cina, e non può ambire a un ruolo privilegiato.

Appena si è concluso il viaggio di due giorni di Medvedev in Cina, il neo-eletto presidente sudcoreano, il “filoamericano” Lee Myung-bak è arrivato a Pechino per una visita di quattro giorni. Nel suo itinerario la Cina veniva dopo gli Stati Uniti e il Giappone. Il volume degli scambi tra la Corea del Sud e la Cina è quattro volte quello tra Cina e Russia.

I due paesi stanno negoziando un accordo sul libero scambio. La Cina spera di collaborare con la Corea del Sud nel mettere a punto un meccanismo di sicurezza regionale per la regione Asia-Pacifico. Da parte sua, il lunedì successivo Mosca aveva già cominciato a rivolgere la propria attenzione a Occidente, verso Bruxelles, dove i ministri degli esteri dell'Unione Europea hanno finalmente annunciato l'inizio dei negoziati con la Russia su un nuovo partenariato strategico e un accordo di cooperazione.

Si prevede che i colloqui possano cominciare al summit UE-Russia che si terrà in Siberia, a Chanty-Mansijsk, il 26-27 giugno. Mosca sta ascoltando con molta attenzione i nuovi segnali di realismo che vengono da Bruxelles, con l'Europa Vecchia e quella Nuova che auspicano entrambe nuovi rapporti di collaborazione con la Russia. Come ha scritto Jonathan Steele del Guardian di Londra, “Il fatto è che l'interazione tra la Russia e l'Unione Europea è destinata a proseguire in tutti questi settori, comunque vengano etichettati”.

Attriti nella cooperazione
Mosca dovrebbe anche preoccuparsi che si siano manifestati degli attriti in due settori dei suoi rapporti con la Cina che sono fondamentali per sostenere il partenariato strategico. Innanzitutto, i rapporti energetici. L'applicazione dei contratti multimiliardari di fornitura energetica firmati nel 2006 è entrata in una fase difficile. La compagnia russa Rosneft sta minacciando di recidere il contratto se la Cina non acconsentirà a un aumento dei prezzi.

Questo potrebbe complicare anche la firma di un nuovo accordo per la fornitura alla Cina di 50 milioni di tonnellate di petrolio russo nel 2010-2015. A sua volta, questo mette in forse l'efficacia della tratta cinese dell'oleodotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico (ESPO), che la Russia sta costruendo. In un'intervista rilasciata ai giornalisti cinesi a Pechino prima di ripartire per Mosca, Medvedev ha detto che la Russia e la Cina hanno raggiunto un “accordo basilare” sull'ESPO e che i negoziati sul prezzo del petrolio sono “quasi completati”. Esprimendo disponibilità ad avviare nuove raffinerie in Cina, ha detto che la cooperazione con la Cina per il gas naturale è anch'essa “in fase di discussione”. Ma la visita non ha dato risultati concreti.

La radice del problema nella cooperazione energetica sta nella determinazione della Russia a espandere il proprio mercato europeo, perché è lì che stanno i soldi. Diversamente dagli europei, la Cina mira continuamente a ottenere prezzi scontati. E poi i giacimenti della Russia si trovano per lo più nella Siberia Occidentale, che è più vicina all'Europa che alla Cina. L'attuale sistema di trasporto dell'energia è anch'esso orientato pesantemente verso il mercato europeo. La priorità della Russia è comprare asset downstream (cioè relativi alle attività che si trovano a valle dell'esplorazione e della produzione) in Europa. Tutto sommato la Cina è ancora lontana dal diventare un mercato alternativo per le esportazioni energetiche russe, e questo a sua volta scoraggia la Russia a investire in progetti incentrati sulla Cina. Medvedev in Cina ha detto che la Shanghai Cooperation Organization (SCO) dovrebbe elaborare “nuove direzioni di cooperazione” nel campo dell'energia. La Cina e la Russia sono le due nazioni guida della SCO, che comprende anche il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan e l'Uzbekistan.

Il secondo punto debole della cooperazione Russia-Cina riguarda la cooperazione militare. Il fatto è che negli ultimi due anni la commissione bilaterale Russia-Cina sulla cooperazione militare non si è riunita neanche una volta. La visita in Cina del ministro della difesa russo Anatolij Serdjukov è stata ripetutamente rinviata. Al momento, le compagnie russe non registrano ordini dalla Cina. Insomma, la Cina ha smesso di comprare armi dalla Russia.

La Russia post-sovietica riforniva più del 90% delle importazioni di armi della Cina, e la Cina costituiva il 39% delle esportazioni russe. Nel 2007 la Cina era il maggiore importatore di armi russe. Oggi, invece, non ci sono ordini significativi. A quanto pare la Cina sta segnalando il proprio scontento. Il fatto è che per una serie di ragioni la Russia è riluttante a fornire alla Cina sistemi d'arma modernissimi come lanciafiamme a razzo, bombardieri a lungo raggio, sottomarini a propulsione nucleare, ecc. La Cina avrà anche notato che la Russia non ha simili remore a fornire sistemi d'arma sofisticati all'India.

Un commentatore russo [Nikita Petrov, N.d.T] ha scritto: “Questa cautela [russa] non è piacevole per la Cina, che ha suggerito alla Russia di pensare al futuro della cooperazione tecnica militare bilaterale. Gli accordi militari bilaterali si sarebbero azzerati rapidamente se l'Europa non avesse bandito la fornitura di armi e tecnologie militari avanzate alla Cina”.

Curiosamente la Russia non sembra essere eccessivamente turbata da questo calo delle consegne e degli ordini. Si può supporre che abbia già cominciato ad assicurarsi le ordinazioni di altri paesi per compensare la “perdita” del mercato cinese. Il capo del servizio federale russo per la cooperazione tecnica e militare, Michail Dmitriev, ha dichiarato lo scorso dicembre che la Russia si era assicurata ordini per il valore di 32 miliardi di dollari da diversi paesi, compresi nuovi mercati come l'Algeria, l'Indonesia e il Venezuela. Non ci sono chiare indicazioni che i colloqui di Medvedev a Pechino abbiano risolto le divergenze che ostacolano la cooperazione Russia-Cina.

La Russia corteggia la Cina
Finora l'esito più notevole della visita di Medvedev in Cina riguarda un accordo nucleare. La Russia si è assicurata contratti per più di 1,5 miliardi di dollari che comprendono la costruzione di due reattori VVER (Vodo-Vodjanoj energitičeskij reaktor)-1000 e di una centrifuga a gas in Cina, oltre alla fornitura da parte della Russia di servizi di arricchimento dell'uranio e alla realizzazione di un reattore nucleare veloce auto-fertilizzante ad alta capacità.

È significativo che la Russia abbia acconsentito a condividere con la Cina per la prima volta l'alta tecnologia delle centrifughe a gas prodotte in segreto nell'impianto di Kovrov nella regione di Vladimir. Il contratto prevede che la Russia fornisca alla Cina sei milioni di ULS (unità di lavoro separativo) di uranio a basso arricchimento, una quantità importante. (la capacità di arricchimento globale dell'uranio corrisponde attualmente a 36 milioni di ULS)

La visita di Medvedev in Cina sottolinea che la Russia la sta corteggiando. Mosca ha dimostrato il proprio appoggio alla Cina contro le pressioni occidentali sul Tibet. Mosca ha generosamente inviato i propri soccorsi alle vittime del terremoto in Cina. Sullo sfondo del crescente raffreddamento dei rapporti con l'Occidente, Mosca sente la necessità di rafforzare l'intesa strategica con Pechino. La dichiarazione congiunta diffusa dopo la visita di Medvedev afferma fortemente una posizione comune tra i due paesi sul sistema di difesa anti-missile degli Stati Uniti, le tattiche di pressione degli Stati Uniti sui diritti umani, il programma nucleare iraniano, la militarizzazione dello spazio, ecc. Durante un discorso tenuto all'Università di Pechino, Medvedev ha detto: “La cooperazione Russia-Cina sta ora diventando un fattore cruciale per la sicurezza internazionale, un fattore senza il quale sarebbe impossibile prendere decisioni fondamentali attraverso la cooperazione internazionale”.

Resta però il fatto che la convergenza normativa nel partenariato strategico russo-cinese mira a conseguire obiettivi specifici e interessi condivisi e non riguarda i valori. Adesso l'attenzione è tutta per il vertice annuale della SCO che si terrà in agosto a Dušanbe, Tagikistan.

Per ora tutto bene. Ma l'enorme squilibrio negli scambi bilaterali (con la Russia che fornisce sempre più materie prime e la Cina che esporta prodotti industriali), il crollo delle vendite nel settore militare russo e l'impasse nella cooperazione energetica sono sviluppi negativi che hanno indubbiamente introdotto un elemento di freddezza nei legami bilaterali. Come ha commentato sardonico il commentatore politico di RIA Novosti, “È difficile capire cosa fare adesso: investire di più nelle reciproche economie, continuare la cooperazione nel settore spaziale (abbiamo programmi per la Luna, Marte e Phobos), fare film insieme, tradurre più libri? E faremo tutte queste cose insieme, contemporaneamente?"

M. K. Bhadrakumar è stato diplomatico di carriera nell'Indian Foreign Service per più di 29 anni. Tra i suoi incarichi, quello di ambasciatore in Uzbekistan (1996-98) e in Turchia (1998-2001).

Originale da: http://www.atimes.com/atimes/Central_Asia/JE29Ag01.html

Originale pubblicato il 28 maggio 2008

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