lunedì, luglio 07, 2008

Uniti da un bulldozer, di Gilad Atzmon

Uniti da un bulldozer... e io penso tra me e me

di Gilad Atzmon

Secondo Haaretz, il servizio di sicurezza Shin Bet, il Procuratore Generale Militare dell'Esercito di Difesa Israeliano, il Ministro della Difesa Barak e lo stesso Primo Ministro Olmert appoggiano tutti la demolizione delle case dei terroristi.

Non c'è molto da dire; almeno gli ebrei cominciano a essere d'accordo tra loro su qualcosa, e non solo sono d'accordo, ma gareggiano in franchezza. Vogliono tutti vincere il campionato ebraico di belligeranza. Ciascuno di loro cerca di plasmare e riplasmare un'autentica immagine di vendetta. Ammettiamolo: la compassione non è una dote molto apprezzata nello Stato ebraico.

Di fatto, è quasi divertente leggere le dichiarazioni di Olmert:

“Questo è un attacco che è venuto dall'interno di Israele contro Israele”, afferma l'osservante Primo Ministro israeliano. “Crea una serie di scenari che in passato non avremmo mai pensato di dover affrontare”. E così va avanti, e non so se mettermi a ridere o a piangere. Israele investe tante energie nella discriminazione razziale dei suoi cittadini palestinesi (che si definiscono essi stessi 'arabi israeliani' più che semplici israeliani) eppure è incapace di prevedere che un giorno tutto questo può esplodere. Comunque a un certo punto Olmert mi ha quasi sorpreso. “Noi,” dice, “abbiamo investito moltissimo nella costruzione di…” Fermi un attimo. A questo punto ho bisogno di una pausa da queste fesserie. Ho bisogno di un sorso d'acqua. Ovviamente mi aspetto che Olmert rispetti il cieco mantra della destra israeliana e dica:

“Abbiamo investito moltissimo nella costruzione di infrastrutture, nell'istruzione e negli alloggi per gli anziani in tutti quei villaggi palestinesi e loro invece di ringraziarci vengono ad ammazzarci, quegli ingrati”.

Indovinate un po': invece mi sbaglio. Olmert non lo dice: al contrario, dice la verità. Ecco le sue parole.

“Abbiamo investito moltissimo nella costruzione di una recinzione di sicurezza. Anche se è stata molto efficace, risulta che una recinzione non può darci la risposta al problema del terrorismo che viene dall'interno”.

Eh sì, è un'amara scoperta per gli israeliani. Quel muro di cemento da megalomani, alto 12 metri, che per qualche motivo loro chiamano “recinzione”, non li ha salvati. Non ha dato loro la sicurezza. Trasformare Gaza in un campo di concentramento non ha neanche salvato Sderot e Ashkelon dai razzi Qassam. Non ci vuole un genio per intuire che quando la “recinzione” sarà completata Herzeliya, Ramat Asharon e Tel Aviv subiranno lo stesso destino. Israele farebbe meglio a prepararsi a costruire un bel tetto di cemento sulle sue aree abitate. Essendo sensibile al poetico uso delle parole degli israeliani, immagino già che il nome di quel muro sarà tipo “nuvola di difesa”, “soffitto di sicurezza” o addirittura “arcobaleno di cemento”.

Bisogna però riconoscere che alcuni non sono totalmente d'accordo con Olmert. Per esempio il Vice Premier con precedenti per stupro Haim Ramon (Kadima), il quale giovedì mattina ha detto alla Radio dell'Esercito che Israele dovrebbe trattare i quartieri di Gerusalemme Est di Jabel Mukaber e Zur Baher come villaggi palestinesi e privare dello status di residenti coloro che ci vivono.

Per chi non lo sapesse, lo Stupratore Vice Premier Ramon è il grande artefice della cosiddetta “recinzione di sicurezza”. Pare che ora voglia modificare la sua sinistra idea originale. Ora suggerisce di trasformare quel noioso muro di sicurezza di cemento in una struttura elastica dietro alla quale rinchiudere gli “arabi cattivi”. Se un “arabo” fa il cattivello o si limita a vivere accanto a un arabo cattivello, mettiamo un intero villaggio dietro al muro o priviamo tutti i suoi abitanti della residenza.

Lo Stato ebraico sta davvero diventando sempre più dinamico e innovativo con i suoi nuovi ghetti recintati da muri e le sue imbattibili misure di discriminazione razziale.

Ecco le parole di Ramon:

“Uno dei principali motivi per cui l'attacco di ieri è stato messo in atto con tanta facilità è che ci sono dei villaggi palestinesi che per qualche ragione sono chiamati Gerusalemme... Vanno trattati come trattiamo Ramallah, Betlemme, Jenin e Nablus… Questi sono villaggi palestinesi che non hanno mai fatto parte di Gerusalemnne, sono stati annessi alla città nel 1967. Nessun israeliano c'è mai stato, né ci si avvicina”.

Questo dice tutto: “Nessun israeliano c'è mai stato, né ci si avvicina”.

Nessuno sa definire il sentimento giudeocentrico meglio di Ramon. La cittadinanza di un palestinese che apparentemente possiede una carta di identità israeliana dovrebbe essere definita dalla sua importanza agli occhi di un ebreo israeliano. Secondo Ramon, se un “israeliano” non visita un villaggio arabo il villaggio va messo dietro un muro. Ci si potrebbe chiedere: e i villaggi palestinesi dentro Israele che non si trovano nelle vicinanze del muro ma non vengono comunque visitati da israeliani? Se aspettiamo un po', gli israeliani vorranno epurarli o circondarli di recinzioni.

Il messaggio è chiaro. Gli israeliani sono davvero uniti, ed è bene che lo siano così tanto perché questo ci permette di capire cos'è veramente lo Stato ebraico. Purtroppo nella società israeliana non c'è un vero interlocutore che sia favorevole alla pace. La soluzione dei due stati è un sogno bagnato, e l'unico stato non è una soluzione. È destinato a realizzarsi per motivi concreti, per quella che è nota come l'arma definitiva palestinese: la cosiddetta bomba demografica.

Lo Stato ebraico è nella sua estrema fase di declino. A quanto pare i suoi capi non tentano più di nascondere i loro peccati. Sarà il livello di malvagità che praticano quotidianamente a consumarli prima di qualsiasi altra cosa. Una cultura che si alimenta di odio e di vendetta è destinata a sbriciolarsi. Non resta che mantenere alta la pressione e smascherare loro e quelli tra di noi che li appoggiano.

Purtroppo, e questa sì che è una tragedia, i palestinesi sono in prima linea nella battaglia decisiva per un mondo migliore. I palestinesi sono rimasti intrappolati nello scontro con un'identità nazionale ebraica psicotica, allucinatoria, assetata di sangue ed egocentrica che non conosce la pietà.

Oggi che Israele e i suoi gruppi di pressione fanno chiaramente di tutto per trascinarci in una terza guerra mondiale, schierarci con la Palestina è il minimo che possiamo fare. Per come stanno le cose, una piccola e coraggiosa nazione sta affrontando completamente da sola quello che sembra essere il più grande nemico della pace: Israele. Dolorosa e struggente, la battaglia palestinese è la nostra battaglia. Liberare la Palestina significa salvare l'umanità.

Seconda parte: e io penso tra me e me...
Ecco un piccolo aneddoto a cui ho pensato in questi ultimi due giorni.

Tenendo conto del fatto che non una sola organizzazione militante palestinese ha rivendicato il fatto del bulldozer di due giorni fa [quando un palestinese si è lanciato con un bulldozer contro un autobus, N.d.T.], mi chiedo come gli israeliani possano essere così sicuri che si sia trattato di un attentato terroristico.

Potrebbe anche essere che il tizio fosse un po' matto, forse aveva appena litigato con la moglie o aveva avuto un diverbio con il suo datore di lavoro israeliano che l'aveva fatto schizzare.

Direi che per poter dichiarare che un incidente è un attentato terroristico si debba prima individuare un movente o uno scenario terroristico. Senza individuare questo movente siamo destinati ad ammettere che abbiamo a che fare con un crimine che va investigato. Dovremmo dunque impedirci di saltare alle conclusioni.

Gli israeliani invece sembrano parecchio convinti. Per loro non c'è un solo dubbio che l'uomo del bulldozer fosse nientemeno che un terrorista assassino.

Per gli israeliani un evento diventa un atto terroristico non appena un ebreo viene terrorizzato (idealmente da un gentile, ma non necessariamente).

Qui però c'è la parte più spaventosa.

Visto che ogni ebreo di questo pianeta può essere potenzialmente terrorizzato praticamente da tutto e da tutti, siamo condannati ad ammettere che per quanto riguarda gli ebrei l'universo e tutti i suoi abitanti possono essere considerati dei potenziali terroristi. Nella misura in cui il surriscaldamento globale e il cancro possono terrorizzare alcuni ebrei, tutti noi siamo potenziali terroristi solo per il fatto di esistere e di gridare la verità.

Tenendo conto delle parole di Olmert e delle sue squadre di demolizione, suggerisco di prepararci tutti alla demolizione delle nostre case. Se saremo fortunati, finiremo semplicemente per essere circondati da una “recinzione di sicurezza” modello Haim Ramon.

Bisogna dire la verità. Prima dell'emancipazione degli ebrei erano loro che si chiudevano volontariamente dietro dei muri; grazie all'ascesa dell'onnipotente superpotenza israeliana, adesso sono gli ebrei (israeliani) che rinchiudono i gentili (palestinesi) dietro dei muri contro la loro volontà. Dal punto di vista del nazionalismo ebraico, questo cambiamento è un importante successo.

Faremmo bene a ricordare che l'arsenale atomico israeliano, costituito da centinaia di bombe nucleari, non ha fini decorativi né umanitari. Se nel primo atto compare un'arma nucleare, prima dell'ultimo atto quell'arma è destinata ad esplodere. Se non l'avete ancora capito, ne hanno preparate abbastanza per tutti noi. E ovviamente una ragione c'è.

Originale da: http://palestinethinktank.com/2008/07/04/united-by-a-bulldozer-and-i-think-to-myself-by-gilad-atzmon/

Articolo originale pubblicato il 4 luglio 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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