mercoledì, agosto 27, 2008

Alcune opinioni russe sulle conseguenze del riconoscimento

Expert Online fa una rassegna di opinioni di politici, esperti e diplomatici russi sul riconoscimento dell'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, sulle conseguenze sui rapporti con paesi lontani e vicini e sul futuro delle repubbliche appena riconosciute dalla Russia. Le riassumo:

Aleksej Ostrovskij, capo della commissione per i rapporti con la CSI della Duma: con la decisione presa da Medvedev non cambierà praticamente nulla, tutte le tensioni con i paesi europei e con l'America resteranno tali e quali almeno fino al 5 novembre, data delle elezoni negli Stati Uniti. Va ricordato che i partner occidentali sono interessati alla Russia più di quanto lo sia la Russia a loro. Dunque se ci dovrà essere una totale rottura della cooperazione con la NATO e con il WTO a perderci saranno soprattutto Unione Europea e Stati Uniti. Secondo Ostrovskij è giunto il momento in cui la Russia può difendere i suoi interessi nazionali senza guardare ai "cosiddetti partner". Ritiene inoltre che per i due nuovi stati il riconoscimento arriverà non solo dai paesi che sono in buoni rapporti con la Russia (Bielorussia, Moldavia, Venezuela, Cuba) ma anche da molti altri stati. Questo, però, dopo il 5 novembre.

Alekrandr Rahr, direttore del programma Russia/Eurasia del consiglio tedesco per la politica estera: a Occidente non ci si aspettava il riconoscimento dell'indipendenza. A Occidente si vede ancora la Russia con gli occhi degli anni Novanta, e si pensava che non avrebbe oltrepassato la "linea rossa". Dunque l'Occidente interpreterà questa decisione della Federazione Russa come un tentativo di ristabilire un impero. Per questo la reazione della NATO sarà particolarmente dura. Secondo Rahr la NATO adotterà la posizione degli Stati baltici e della Polonia, che ha sempre gridato istericamente al neoimperialismo russo. Il pericolo è che l'America e le altre potenze occidentali facciano di tutto per isolare la Russia. Per esempio minacceranno di sanzioni tutti i paesi che intendono appoggiare l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia. L'Occidente userà tutti questi ricatti.
Se la NATO dovesse fare troppe pressioni la Russia potrebbe rispondere: oggi le sue potenzialità sono ben diverse da quelle di dieci anni fa. Mosca potebber ricordare all'Occidente che su alcuni problemi mondiali - come la Corea del Nord e l'Iran - c'è bisogno anche della sua collaborazione. Rahr ritiene che non ci sarà un conflitto, anche se la situazione è tesa.
La Russia ricorrerà ora all'appoggio dei paesi islamici, giocando la carta anti-israeliana (Saakashvili ha detto che il suo ministro della difesa è cittadino israeliano, Israele ha fornito armi alla Georgia). Per quanto riguarda le reazioni dei paesi Occidentali, senza ulteriori provocazioni la situazione potrebbe calmarsi. A questo proposito Rahr cita l'esempio della Repubblica di Cipro del Nord: la Turchia ha riconosciuto la sua indipendenza e non per questo è stata cacciata dalla NATO. Anzi, entrerà nell'Unione Europea.
Per quanto concerne le prospettive di sviluppo tra Federazione Russa e Georgia, Rahr dubita che Saakashvili tenterà di riprendersi con la forza l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud. Però i rapporti continueranno a essere pessimi.

Aleksej Makarin, vice direttore del Centro di tecnologie politiche: quello che bisogna aspettarsi ora è l'ammissione di Ucraina e Georgia nel Membership Action Plan, il piano di pre-adesione alla NATO, al summit di dicembre. Poi possiamo prevedere tempi più brevi per l'ingresso vero e proprio: non 5-10 anni come si pensava prima ma molti di meno, soprattutto perché adesso i paesi che si erano dimostrati più moderati si stanno compattando con gli altri in uno sforzo dissuasivo nei confronti della Russia. In Georgia l'ingresso nel MAP sarà accolto con entusiasmo perché il filo-americanismo è sempre stato forte. In Ucraina potrebbe svolgersi un referendum ma anche lì ci si può attendere un consenso.
Gli altri paesi della CSI saranno cauti, sia nel riconoscimento dell'indipendenza sia nei confronti della Russia. Perfino la Bielorussia, prima di firmare il riconoscimento, potrebbe imporre delle condizioni come il congelamento dei prezzi del gas.
Un atteggiamento massimamente pragmatico caratterizzerà anche i paesi dell'America Latina.
Con gli Stati Uniti ci sarà un forte raffreddamento delle relazioni: una vera guerra no, ma una guerra fredda sarà inevitabile. Se la Russia non verrà espulsa dal G8 sarà progressivamente emarginata. A peggiorare le cose interverrà il summit della NATO di dicembre.

Konstantin Sivkov, primo vice presidente dell'Accademia dei problemi geopolitici: probabilmente presto avverrà una spaccatura in seno alla NATO. La vecchia Europa è legata più strettamente degli Stati Uniti alla Russia.
Se la Federazione Russa rompe i rapporti con la NATO il contingente NATO in Afghanistan avrà gravi problemi di rifornimento, tenuto conto che si sta prospettando una situazione difficile anche nel Pakistan post-Musharraf. La NATO può continuare a premere ai confini della Russia e la Russia di conseguenza dovrà rispondere. Ma con le forze armate attuali non può farlo: è necessaria una trasformazione economica interna, una nazionalizzazione nel campo delle materie prime e delle infrastrutture, e bisogna impedire che i proventi della vendita delle materie prime finiscano all'estero sui conti degli oligarchi.
Per quanto riguarda la Georgia, Sivkov prevede un'ondata di isteria e di dichiarazioni politico-diplomatiche da parte di Tbilisi, forse una rottura dei rapporti diplomatici. Ci sarà una seduta d'emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
I georgiani, secondo Sivkov, sanno benissimo chi ha perso la guerra; molti a Tbilisi cominceranno a pensare che sia stato lo stesso Saakashvili a spingere la Russia al riconoscimento.

Nikita Belych, capo del partito "Unione delle forze di destra": il riconoscimento non porterà niente di buono alla Russia. I due nuovi stati verranno probabilmente riconosciuti subito da Cuba e Venezuela e anche dalla Bielorussia. Però la Russia può mettersi il cuore in pace non solo sull'ingresso nella WTO ma anche sulla permanenza nel G8. Il rischio è quello di sanzioni anche socio-economiche. Bisogna poi aspettarsi che la Georgia (con l'Ucraina) entri nella NATO in tempi molto brevi.

Vladimir Stupišin, diplomatico, ex ambasciatore in Armenia (1992-94): nel rapporto Russia-NATO pesa il corridoio di rifornimento per il contingente in Afghanistan. La NATO ha avvicinato le proprie infrastrutture ai confini russi, ma è improbabile che riesca a posizionale elementi del sistema anti-missile in Turchia.
Non si prevede il rischio di sanzioni economiche: i paesi europei non possono fare a meno del gas e del petrolio russi. Altri commerci importanti non ce ne sono, e gli europei continueranno a comprare e vendere quello che già comprano e vendono. E adesso alla Russia non conviene nemmeno entrare nella WTO.
Per quanto riguarda la Georgia, Saakashvili è imprevedibile, può rompere le relazioni diplomatiche. Ma non gli conviene riprendere le armi, anche se da lui ci si può aspettare di tutto.

1 commento:

amaryllide ha detto...

Riguardo al fatto che secondo Ostrovskij ci sarebbero molti stati che aspettano il 5 novembre per riconoscere le due nuove repubbliche sono perplesso. Quale differenza ci sarebbe tra McCain che dice "siamo tutti georgiani" e proseguirebbe la politica neocon e Obama che ha come consigliere principale di politica estera Brzezinski che da buon fascista polacco è ossessionato dalla Russia e non si farebbe problemi a ordinare al pupazzo Obama di buttare l'atomica su Mosca? E anche se ci fosse qualche differenza tra i due, quali sarebbero questi altri stati? Nella UE nessuno, perchè tutta la UE (persino la Germania che è quella che più ha da perdere con la rottura con la RUssia) è troppo succube degli americani per smarcarsi. Fuori dall'Europa, l'unico stato importante la cui voce potrebbe contare qualcosa, ovvero la Cina, non lo farà per due motivi evidenti.
Il primo è che una Russia isolata e in rotta con l'Europa diventerebbe un fornitore di petrolio e gas molto più malleabile di adesso visto che non avrebbe mercati alternativi.
Il secondo è che per ovvie questioni di politica interna (Xiniang, Tibet, Taiwan) la Cina è ostile per principio a ogni secessione, per cui per lei Kosovo e Ossezia pari sono.