sabato, agosto 09, 2008

Allarme rosso nel Caucaso

[Analisi approfondita e ben contestualizzata del conflitto e delle sue possibili motivazioni: anche qui si sottolinea il probabile consenso degli Stati Uniti, la politica di accerchiamento e contenimento della Russia e la questione delle risorse energetiche. Si ricorda inoltre come l'Ossezia del Sud fosse ormai da molto tempo indipendente di fatto, e come in epoca sovietica godesse dello statuto di regione autonoma all'interno della Georgia. Infine Bleitrach ricorda il ruolo di Soros nelle cosiddette rivoluzioni colorate e l'innesto di una leadership di fabbricazione statunitense nel paese-chiave del Caucaso]

Allarme rosso nel Caucaso (cosa vogliono gli Stati Uniti?)

di Danielle Bleitrach

Ci sono stati scontri militari gravissimi tra le truppe del regime fantoccio di Washington che governa la Georgia (il Caucaso del Nord) e la repubblica autonoma dell'Ossezia del Sud appoggiata dalla Russia, compreso il bombardamento di ieri della capitale autonoma dell'Ossezia del Sud Tskhinvali. L'attacco della Georgia, che ha causato 15 morti tra le forze di interposizione russe, ha suscitato la reazione della Russia: si può dunque già parlare di guerra, con l'arrivo dall'Ossezia del Nord di carri armati, dell'aviazione e di numerosi volontari russi.

Nell'attacco georgiano contro l'Ossezia ci sarebbero stati 1400 morti, in maggioranza civili, secondo l'agenzia russa Interfax che cita il capo dei separatisti osseti, Eduard Kokoity.

Notizie contraddittorie sul numero delle vittime
La capitale dell'Ossezia del Sud, Tskhinvali, è stata attaccata dalla Georgia che ha dichiarato l'intenzione di reprimere le “tendenze separatiste”. Si contano molte vittime, ma i comunicati diffusi dalle due parti sono contraddittori. Un portavoce dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati che si trova in Ossezia del Sud ha riportato anche la distruzione di molti edifici.

La Russia non ha tardato a reagire, tanto più che sotto i colpi georgiani sono morti dieci soldati russi che si trovavano in una caserma della forza di peacekeeping, a Tskhinvali. Nell'Ossezia Meridionale sono entrati centocinquanta carri e veicoli blindati russi, mentre a Mosca si teneva un consiglio di sicurezza presieduto da Medvedev. La Georgia ha riportato il bombardamento della sua base aerea di Vaziani, a 25 km da Tbilisi, da parte dell'aviazione russa.

A Occidente si dice che l'Ossezia ha scelto la strada del separatismo, ma si dimentica che l'Ossezia del Sud in epoca sovietica godeva dello statuto di “regione autonoma” all'interno della Repubblica Socialista della Georgia, che è abitata da una popolazione che ha spesso il doppio passaporto e che è vicina all'Ossezia del Nord (rimasta in Russia).

Nel 1991 ha proclamato l'indipendenza da Tbilisi dopo l'abolizione della sua autonomia per iniziativa del primo presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia. Tbilisi ha perduto il controllo del territorio dell'Ossezia Meridionale nel 1992 in seguito a un sanguinoso conflitto. La pace nella zona di conflitto osseto-georgiana è attualmente mantenuta da un contingente composto da tre battaglioni (russo, georgiano e osseto), ciascuno costituito da 500 soldati di pace. Nel suo attacco contro l'Ossezia la Georgia ha ucciso soldati russi che avevano il compito di mantenere la pace.

La Georgia è diventata il burattino degli Stati Uniti
In questo conflitto ci troviamo di fronte alle conseguenze dello smembramento dell'ex-URSS, smembramento orchestrato dagli Stati Uniti e in particolare dal miliardario Soros, uomo della CIA, che ha finanziato una gran massa di ONG per provocare guerre civili e movimenti sociali approfittando dello sbando delle istituzioni e dei poteri. Il tutto durante la decomposizione del vecchio apparato di Stato sovietico e la corsa degli apparatčik per impadronirsi delle risorse nazionali.

Il miliardario americano George Soros ha sostenuto finanziariamente i movimenti studenteschi georgiani e il partito di Saakashvili, finanziando la carriera politica di Saakashvili fin dall'inizio. La sua influenza sul nuovo governo georgiano è ancora molto forte. Alcuni ministri del governo attuale hanno collaborato con il finanziere americano nell'ambito della sua fondazione. Inoltre vari giovani consiglieri di Saakashvili hanno studiato negli Stati Uniti grazie a un programma di scambi universitari creato e gestito dalla fondazione privata di Soros. Il governo americano, da parte sua, ha raddoppiato gli aiuti economici bilaterali alla Georgia dopo la rivoluzione. Questi finanziamenti annuali raggiungono oggi la cifra di 185 milioni di dollari. Inoltre la Casa Bianca è coinvolta in un programma di formazione delle forze speciali dell'esercito georgiano nel quadro della lotta contro il terrorismo islamico nella regione e con la collaborazione di Israele. Gli Stati Uniti hanno anche stanziato delle somme per pagare le fatture energetiche della Georgia all'indomani della rivoluzione del novembre 2003. È evidente il ruolo di Soros, che ha qui i propri interessi finanziari e che ha lavorato a stretto contatto della CIA per favorire l'acquisizione del controllo su questa regione da parte degli Stati Uniti, soprattutto nel settore dell'energia ma non solo. (1)

Abbiamo visto questo scenario all'opera in ben altri contesti. Questa “balcanizzazione”, o asservimento, presente ovunque (in America Latina, in Asia, in Europa) è il mezzo per affermare il predominio della potenza statunitense e far fronte ai paesi ribelli. Oggi è rappresentata dall'avanzata della NATO, dall'installazione dei missili puntati contro l'Iran ma di fatto contro la Russia. Ma perché invadere l'Ossezia, indipendente di fatto da molti anni? Si vuole creare una situazione irreversibile prima che termini il mandato dell'attuale presidente degli Stati Uniti? Se l'influenza di Soros resta determinante, si tratta al contrario di giocare la carta – proposta da Obama – del rafforzamento dell'intervento in l'Afghanistan e nella zona irano-orientale?

Recentemente Condolezza Rice è stata a Tbilisi, e si stenta a immaginare che l'operazione si sia svolta senza il suo avallo. Sotto l'influenza di Washington, che auspica l'integrazione della Georgia nella NATO.

Inoltre la Georgia è totalmente asservita agli Stati Uniti e dal punto di vista militare molto legata a Israele. È dunque poco probabile che abbia lanciato l'attacco contro l'Ossezia, uccidendo nella loro caserma dei soldati russi del contingente di pace, senza il consenso degli Stati Uniti.

In un primo tempo la Georgia, potentemente armata e addestrata da Israele, ha contestato l'organismo incaricato di risolvere il conflitto – la Commissione mista di controllo composta dalla Russia, dalla Georgia e dalle due Ossezie. Poi c'è stato il 7 agosto, l'attacco contro l'Ossezia, il bombardamento della capitale, la popolazione civile in fuga, il disastro umanitario e infine lo scontro diretto con le forze russe.

Un attacco contro l'Ossezia ma anche contro la Russia
Oggi i dirigenti politici georgiani fingono di condurre un'operazione di pacificazione. Tbilisi si dice pronta ad arrestare il bagno di sangue se Tskhinvali [la capitale dell'Ossezia Meridionale] accetterà il negoziato diretto [senza la mediazione russa], il che equivarrebbe a una capitolazione degli osseti. Tbilisi promette d'altronde di concedere alla repubblica “un'ampia autonomia all'interno della Georgia e un finanziamento umanitario di 35 milioni di dollari per la ricostruzione”. Il primo ministro georgiano Vladimir Gurgenidze ha offerto a sua volta “un'amnistia giuridico-politica per tutti gli alti funzionari dell'autoproclamata repubblica”, reiterando comunque la volontà di Tbilisi di “perseguire [l'azione militare] fino al ristabilimento dell'ordine.

Nel suo discorso alla nazione, citato dall'agenzia di informazione georgiana Akhali Ambebi Sakartvelo, il presidente georgiano Saakashvili ha annunciato che la mattina dell'8 agosto “la maggior parte dell'Ossezia del Sud è stata liberata e si trova sotto il controllo delle forze governative georgiane”. Ha poi accusato Mosca di avere inviato dei bombardieri SU-24 a colpire i dintorni della città georgiana di Gori [a una cinquantina di chilometri da Tskhinvali] e le regioni di Kareli e di Variani. Informazione categoricamente smentita dalla Russia: “È un delirio, un'ennesima provocazione nauseabonda di Tbilisi”, ha replicato un alto funzionario del ministero degli Esteri russo, citato da Izvestija.

In giornata questo “delirio” sul bombardamento di Gori è stato ripreso da tutte le agenzie di stampa occidentali, che unanimemente hanno trasformato la Russia nell'aggressore.

Il primo leader russo a reagire all'intensificazione delle violenze è stato il capo del governo Vladimir Putin. Da Pechino si è rammaricato per il mancato rispetto georgiano della tregua olimpica e ha promesso “una risposta all'aggressione georgiana, come riferisce il quotidiano russo online Vzgljad. Secondo l'agenzia di stampa russa RIA Novosti, davanti a Bush Vladimir Putin ha affermato che il popolo russo e in particolare quelli del Caucaso non accetteranno una simile aggressione contro i loro compatrioti. Pare che Bush abbia manifestato un po' di imbarazzo. Da parte sua, il presidente russo Dmitrij Medvedev ha promesso di proteggere la popolazione civile osseta, la cui maggioranza possiede un passaporto russo, informa Vzgljad. “Non accetteremo la morte impunita di nostri connazionali, ovunque essi si trovino, ha ribadito. Secondo Vzgljad, quello stesso giorno truppe e veicoli blindati russi hanno attraversato la frontiera russo-georgiana e si sono diretti verso Tskhinvali.

Gli Stati Uniti per bocca di Condoleezza Rice hanno chiesto la fine delle ostilità, mentre la vera questione è il loro coinvolgimento nell'attacco. Per quanto riguarda la comunità internazionale, la NATO, l'ONU e il Consiglio Europeo hanno di fatto chiesto a entrambe le parti di cessare il fuoco e di sedersi al tavolo dei negoziati. Al momento la pacificazione sembra però essere un pio desiderio.

Il Caucaso in fiamme?
Sul versante russo la tensione stale, in particolare nel Caucaso. L'agenzia di stampa RIA Novosti ci informa che “i cosacchi hanno formato battaglioni di volontari per fare fronte a un eventuale aggravarsi della situazione in Ossezia del Sud, ha annunciato martedì ai giornalisti il capo (ataman) dell'armata dei cosacchi del Don, Viktor Vodolackij. 'I battaglioni sono pronti a interventire in Ossezia del Sud', ha dichiarato l’ataman. Secondo Vodolackij i battaglioni sono formati da cosacchi che hanno fatto parte dell'esercito. 'Vogliamo che ne facciano parte i migliori cosacchi che difenderanno l'Ossezia del Sud e la Russia', ha sottolineato l'ataman.
Secondo i responsabili dell'Ossezia del Sud, se la Georgia scatenerà una guerra contro l'autoprocalamata repubblica si ricorrerà a questi battaglioni. 'In tal caso i cosacchi avranno lo statuto di militari sud-osseti', ha precisato Anatolij Barankevič, segretario del Consiglio di sicurezza della repubblica. In questi ultimi giorni, ha proseguito, la Georgia ha moltiplicato le provocazioni, 'uccidendo negli attacchi sei persone e ferendone altre 13'.
'Dei sei uccisi, tre sono dei civili', ha ricordato, aggiungendo che l'evacuazione delle donne e dei bambini dalle zone sotto tiro era stata ordinata il 2 agosto
”.

Al di là del fatto
Come sempre non è possibile comprendere il vero significato di un fatto – e a maggior ragione chi ne uscirà vittorioso – se non rifacendosi alla totalità storica che gli dà senso.

La sostanza è quella che abbiamo descritto: l'indebolimento dell'ex-URSS e il tentativo di proseguire questo assalto in particolare per mezzo della NATO che tenta di integrare la Georgia e l'Ucraina. Un po' ovunque sono state organizzate pseudo-rivoluzioni popolari ed elezioni vendute e manipolate che hanno portato al potere degli uomini di paglia la cui politica consiste nell'appropriarsi delle risorse del paese per mezzo delle privatizzazioni, aggravando la situazione della popolazione. Bisogna anche ricordare che questo processo è cominciato con Gorbačëv, che con il pretesto di creare il multipartitismo ha incoraggiato la nascita di partiti “nazionalisti” o meglio regionalisti con una propaganda a favore dell'autonomismo e dell'indipendenza.

La Georgia era una delle repubbliche dove il livello di vita era più alto, insieme ai paesi baltici e ad alcune regioni della Russia occidentale. Pochi anni dopo il crollo dell'Unione Sovietica la Georgia si trovava agli ultimi posti tra le repubbliche post-sovietiche. Se si considera il reddito pro capite, la Georgia è oggi tra gli ultimi tre o quattro paesi dell'ex-Unione Sovietica. Il PIL è sceso in maniera spettacolare: il PIL del 1993 costituiva il 17% di quello del 1989. All'indomani del crollo dell'URSS c'è stato dunque un disfacimento totale del tessuto economico. A partire dal 1995-1996 la crescita è ridiventata positiva. A partire dal 1998 la Georgia è stata segnata dalla crisi finanziaria russa. Alla fine degli anni Novanta sono entrate in gioco anche la corruzione e la criminalizzazione dell'economia, mettendo in grave pericolo lo sviluppo economico. Nel settore economico la Georgia è così diventata preda di gruppi politico-mafiosi che ostacolavano gli investimenti stranieri. Le sole imprese straniere che sono riuscite ad avviarsi nel paese, soprattutto nei settori della distribuzione dell'elettricità o della produzione di vini o di acque minerali, hanno dovuto andarsene nel giro di due o tre anni per la pressione dei gruppi criminali. Si sono anche verificati dei rapimenti di uomini d'affari.

La rivoluzione di velluto, gestita di fatto direttamente dagli Stati Uniti per mezzo di “esperti” e politici importati da lì, è stata condotta contro la corruzione e le bande mafiose. Ha richiamato una grande attenzione sull'arresto di qualche responsabile politico coinvolto nella corruzione dell'ex-regime. I ministri dell'Energia e dei Trasporti, il direttore delle ferrovie, il presidente della Federazione calcistica georgiana sono finiti tutti sulla lista nera della squadra di Saakashvili. Ma in realtà c'era stata un accordo tra i vecchi e nuovi, e chi aveva accolto con sollievo il cambiamento di squadra è rimasto presto deluso.

Come si spiega allora questa offensiva contro una regione autonoma ormai da molto tempo, e soprattutto contro l'esercito russo?
Bisogna tenere presente che il Caucaso meridionale è una regione strategica etnicamente molto eterogenea che fa da collegamento tra la Russia e l'Asia Minore, e che dopo il crollo dell'URSS si è trasformata in una zona di tensione e di conflitti armati. Il presidente georgiano Saakashvili è un agente nord-americano, un avvocato newyorkese di origine georgiana; questa situazione creata da zero è uno dei principali fattori di instabilità, a causa di una politica interna di privatizzazione e di ostilità verso i russofoni. Sul versante russo la difesa della dignità nazionale da parte di Putin è consistita essenzialmente nel contenere lo smembramento, e questa politica è stata condotta anche facendo leva sulla resistenza delle popolazioni russofone alla sottomissione agli Stati Uniti. In Ucraina possiamo osservare un caso simile. Si sa anche come la Russia sia stata portata a creare attorno a sé uno scudo di alleanze, la più celebre delle quali è la Shangai Cooperation Organization, (ma va anche ricordata l'organizzazione dei paesi caspici). Ovunque la Russia ha sollecitato alleanze difensive contro gli attacchi combinati di pseudo-terroristi e separatisti comandati da uomini di paglia che ambiscono a entrare nella NATO.

L'altro fattore di destabilizzazione è il ruolo che gli Stati Uniti e il loro alleato, Israele, attribuiscono alla Georgia. La Georgia, in effetti, è un pezzo dell'ingranaggio messo in campo contro l'Iran e anche uno dei fattori di smantellamento dell'ex-Unione Sovietica o della stessa Russia. È una catena di polveriere che comprende la Cecenia, il Daghestan con le sue riserve e l'enclave armena del Nagorno-Karabach in territorio azero. Per meglio comprendere l'insieme bisogna infine tenere presente che si stanno anche moltiplicando le aggressioni della Turchia contro i curdi, e il tutto nel contesto esplosivo dell'Iran.

Dietro questi conflitti etnici c'è in effetti il grande gioco per il controllo dei gasdotti e degli oleodotti. È il gas del Turkmenistan e sono le riserve petrolifere dell'Azerbaigian. Gli americani si danno da fare da molto tempo in questa regione per le risorse energetiche del Mar Caspio. Stanno anche per spostare le loro basi militari dall'Europa Occidentale a quella Orientale e all'Asia Centrale, ufficialmente nel contesto della lotta contro il terrorismo. In particolare, Washington prevede di installare delle nuove basi in Georgia o in Azerbaigian. La Georgia è il vero fulcro strategico del Caucaso, perché è il solo paese ad avere un accesso al mare aperto e che confina per un lungo tratto con il Caucaso russo. La Georgia è un paese chiave per la stabilità regionale nel Caucaso.

Sembra dunque che sia stato deciso un conflitto armato che sembrava improbabile, il che suscita inquietudine per il destino di tutta la regione. Si sta appiccando il fuoco a una polveriera (che sarebbe rappresentata dall'Iran)? Dagli Stati Uniti ci si può aspettare di tutto.


(1) Detto questo, Soros (il cui ruolo nella destabilizzazione non può essere negato) è attualmente in crisi aperta con il governo Bush e uno dei maggiori finanziatori di Obama. Il complesso militare-industriale statunitense non si fida di questo avventuriero, si limita a usarlo.

Originale da: Changement de société

Articolo originale pubblicato l'8 agosto 2008

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