venerdì, agosto 29, 2008

Conti, siloviki e oligarchi: la Russia teme il suggerimento di Rivkin?

Il fatto è noto: sul Washington Post tre giorni fa è uscito un articolo di David Rivkin, ex consigliere di Bush padre, che suggeriva agli Stati Uniti e all'Unione Europea di colpire la Russia attraverso i suoi portafogli. In particolare, cominciando a indagare sui conti e sugli investimenti all'estero dei russi ricchi, di tutti quegli ex siloviki del KGB e di magnati amici del Cremlino che hanno finanziato l'ascesa di Putin. I soldi di questi oligarchi si trovano nel sistema finanziario occidentale e molte delle loro imprese non sono esattamente impeccabili, dice Rivkin, il che li rende dei bersagli perfetti.

Dunque, paura per la Russia? È così?
Innanzitutto attenzione alla mitologia dell'oligarca russo: una cosa sono questi ex-siloviki di cui spesso si favoleggia anche a sproposito, altra le élite finanziarie che investono in Europa. Altra ancora, infine, le élite del potere russo che hanno conti in Svizzera difficilmente insidiabili.

I commenti russi per ora dicono abbastanza unanimemente: niente paura.
Per cominciare, citerei tra le fonti russe il commento di Konstantin Šurov su KM.ru, che innanzitutto ricorda come proprio britannici e americani abbiano collaborato attivamente ai diffusi imbrogli che caratterizzarono gli anni delle privatizzazioni selvagge sotto El'cin e alla fuga di capitali all'estero in conti offshore. Secondo Šurov le indagini sui conti russi porteranno a scarsi risultati.
Per quanto riguarda le eventuali azioni di disturbo nei confronti dell'élite finanziaria russa (che effettivamente possiede case e ville sulla Costa Azzurra, a Londra, a Miami e via dicendo), Šurov cita a memoria un discorso che Putin fece qualche anno fa a questi oligarchi: cari ragazzi, smettetela di esportare i capitali perché se lì sorgono problemi non potremo fare niente per togliervi dai guai. Insomma, fece loro capire che poteva essere un viaggio sola andata.
E per quanto riguarda i timori di un congelamento dei conti, Šurov conclude: "Ma per favore. Non c'è niente da temere. La Russia è cambiata, sono arrivati troppo tardi. Presto cercheranno di spaventarci ricordandoci che per le importazioni di prodotti alimentari e tessili dipendiamo da loro. Ma anche qui, per favore. La Russia può investire i suoi soldi nel mercato interno, e cominciare ad aumentare la produzione".

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Andrej Garmatnyj su from.ua.com commenta che nella strategia esposta da Rivkin non c'è niente di sorprendente. A Mosca non l'avevano messa in conto? Sicuramente sì. E i soldi non stanno nei fondi fiduciari americani, ma in Svizzera dove è praticamente impossibile raggiungerli. Anche avendo a disposizione informazioni dettagliate sui conti di Putin e Medvedev, l'Occidente non potrebbe farci niente. In Svizzera stanno al sicuro i soldi di molti governanti e dittatori del XX secolo, da Salazar a Ceausescu, toccarli non è possibile. All'Occidente dunque non resta altro che continuare a minacciare la Russia a vuoto.

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Il direttore scientifico dell'Istituto per i problemi della globalizzazione Michail Deljagin ritiene che in una certa qual misura l'iniziativa dell'Occidente potrebbe essere perfino utile per la Russia: la verifica dei conti all'estero e in zone offshore, se sarà diretta non contro normali imprenditori ma contro i corrotti, può essere solo positiva, ha dichiarato Deljagin a Novye Izvestija. "Se lo farà, l'Occidente lotterà al nostro posto contro la corruzione". Ma l'Occidente deve scegliere con cura cosa sottoporre a verifica: "Le conseguenze dei controlli possono colpire anche persone innocenti. Nel 1998, al tempo dei fatti della Bank of New York perché un conto venisse congelato bastava che il possessore avesse un cognome russo. Abbiamo oligarchi corrotti, ma ce ne sono anche di onesti".
Il direttore del Centro di ricerca sulla società post-industriale Vladislav Inozemcev ritiene che siano tecnicamente improponibili i controlli sui singoli conti: più realistico sarebbe congelare alcuni contratti con le compagnie di stato russe, soprattutto nel settore dell'energia: "Non si parla qui di interruzione delle forniture, ma per esempio di progetti futuri che faciliteranno alla Russia la distribuzione di petrolio e gas in Europa: il gasdotto settentrionale, South Stream, l'acquisizione di reti di distribuzione di gas in Europa; queste misure sono perlomeno tecnicamente fattibili. Riguarderanno 5-6 imprese, una decina di progetti. Ma controllare ogni singola compagnia che ha acquisito qualcosa in Canada o negli Stati Uniti solo per quello che le autorità russe stanno facendo a livello di politica estera è una cosa che esce dal senso delle proporzioni. Sarebbe una dimostrazione di impotenza, di isteria da parte dell'Occidente".
Secondo Deljagin il volume degli investimenti russi all'estero è di centinaia di miliardi di dollari, e con questi soldi l'Occidente deve fare molta attenzione: "Anche gli Stati Uniti potrebbero subire delle perdite: adesso i soldi dei nostri oligarchi sono impiegati da loro, e possono cominciare invece a essere impiegati in Russia o in un altro paese. Gli attivi possono tornare in patria, andare in Europa, in Cina, negli Emirati Arabi, dov'è più comodo. E invece dei nostri oligarchi dovrebbero leggere quell'articolo proprio gli americani, per cominciare a riflettere sul da farsi", sottolinea l'economista russo.
Questi pareri sono riassunti qui.

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La Russia dal 2003 fa parte della Financial Action Task Force, un organismo intergovernativo creato nel 1989 per combattere il riciclaggio di denaro sporco e i finanziamenti al terrorismo.
Questo il parere del deputato della Duma di Stato Viktor Pochmelkin, che si rammarica che le relazioni diplomatiche abbiano preso questa strada: questi propositi "vanno contro le regole internazionali. La verifica dei conti e il loro congelamento possono avere luogo solo se i capitali sono stati ottenuti in modo illegale, e se questi sospetti sono fondati. Se i soldi sono stati ottenuti in modo legale, qual è la condotta che deve tenere lo stato presso il quale sono depositati? In America il diritto alla proprietà privata sta al di sopra di tutto. E adesso cosa si suggerisce, forse un esproprio anarchico? Comunque penso che questo appello degli americani non verrà preso sul serio. Certo, dall'amministrazione americana ci si può aspettare di tutto...
Di fatto il nostro paese ha firmato una convenzione per combattere il riciclaggio di denaro sporco. Gli organi competenti lavorano in questa direzione. Tanto più che tutti gli investimenti dubbi nelle società occidentali vengono fatti sotto falsi nomi e non in America ma in Europa dove ci si accorda più facilmente con le autorità locali. Bisogna inoltre tenere conto del fatto che negli Stati Uniti la legislazione finanziaria è già molto severa: le somme ingenti vengono già sottoposte ad attenti controlli".

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