mercoledì, agosto 27, 2008

Dall'intervista di Medvedev a TF1

[Lungo estratto dall'intervista a Medvedev di TF1 (ne ha rilasciate altre a BBC, CNN, Russia Today e Al Jazeera, traduco questa perché è la più sintetica e la Francia ha avuto un ruolo di "mediazione", per quanto poco chiaro; inoltre qui Medvedev lancia i soliti segnali agli europei)].

DOMANDA: Sei mesi fa l'America, la Francia e altri paesi europei hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. Allora Vladimir Putin, vostro attuale primo ministro, disse che era un boomerang che "avrebbe potuto tornare indietro e colpirli in piena fronte". Che ne pensa, l'Abkhazia è quel boomerang?

D. MEDVEDEV: Se anche lo è, sarebbe meglio non fosse tornato indietro, ma ormai è successo, dobbiamo tutti convivere con questa realtà.

DOMANDA: Adesso sulla scena internazionale ci sono la guerra con la Georgia, le tensioni con la NATO e relazioni instabili con alcuni paesi europei. Come vede il futuro? È una frattura nel partenariato strategico con i paesi europei, con tutto il mondo e, forse, una nuova "guerra fredda"?

D. MEDVEDEV: Non vorrei nessuna "guerra fredda". Ha portato solo problemi all'umanità. Per questo faremo tutto ciò che dipende da noi. In questa situazione la palla passa agli europei: se vogliono un raffreddamento dei rapporti ovviamente lo otterrano. Ma se vogliono conservare le relazioni strategiche - e questo a mio parere è assolutamente negli interessi della Russia e dell'Europa – andrà tutto bene.

DOMANDA: Ma gli europei la vedono così: in Ossezia del Sud parlano russo, spendono rubli russi e molti cittadini hanno il passaporto russo. Questo non è riconoscere l'indipendenza di un altro paese, questo significa disintegrazione e discordia con la Georgia e forse in futuro assorbimento nella Federazione Russa. È un ritorno della Russia ai modi imperiali, un ritorno all'impero?

D. MEDVEDEV: Gli imperi normalmente non ritornano, e rimpiangere il passato imperiale è un gravissimo errore. Nello stesso tempo è naturale che non possiamo non pensare a quei cittadini che possiedono il passaporto russo e che vivono nelle regioni limitrofe. E tutte le decisioni che abbiamo preso erano volte a ottenere un solo risultato: che potessero vivere umanamente, che potessero realizzare quel diritto che spetta loro secondo la Carta delle Nazioni Unite. Non sono riusciti a convivere con la Georgia. Un tempo anche lo stato russo era composto separatamente da osseti, abkhazi e georgiani. Ma non sono riusciti ad andare d'accordo, e la colpa di ciò è tutta della Georgia.

DOMANDA: Signor presidente, due settimane fa ha concordato con il signor Sarkozy che avreste ritirato le truppe dalla Georgia. Tuttavia a oggi sono ancora presenti soldati russi e si trova sotto il vostro controllo il porto che rappresenta il cuore economico del paese. Questo non corrisponde all'accordo che avete sottoscritto. Perché non rispettate le sue condizioni?

D. MEDVEDEV: Le rispettiamo al 100% e infatti i soldati russi non ci sono più, come avevamo detto nell'ultimo colloquio con il presidente Sarkozy. I soldati russi si trovano solo nella zona di sicurezza che è stata concordata nei sei punti dell'accordo. Per quanto riguarda il porto georgiano di Poti, non lo controlliamo né lo blocchiamo: sono sciocchezze.

DOMANDA: Ma il porto non figura nell'accordo?

D. MEDVEDEV: Ma noi non controlliamo il porto di Poti. Nel porto di Poti si scaricano merci, arrivano i cacciatopediniere americani, portano armi ai georgiani, è tutto a posto: fanno ciò che vogliono. Se ho capito bene, poche ore fa nel porto di Poti è arrivato il cacciatorpediniere McFaul. Il porto è vivo e vegeto.

DOMANDA: Pensa che dopo questa guerra la Georgia avrà diritto solo a una sovranità limitata?

D. MEDVEDEV: Penso che la Georgia debba essere uno stato normale, a pieno diritto. Per quanto riguarda la sua sovranità, ovviamente è una questione complessa determinata dalle sue relazioni con i paesi vicini. Ma naturalmente dopo quanto è accaduto la situazione è mutata, e per la Georgia in questo senso i tempi stanno cambiato. La Georgia, io credo, dovrebbe trarre delle conclusioni precise da quello che è successo: è una buona lezione su come costruire le relazioni con i paesi vicini e con i popoli che facevano parte della Georgia.

DOMANDA: Cosa intende dire, esattamente?

D. MEDVEDEV: Solo ciò che ho detto.

DOMANDA: Signor presidente, avete vinto la guerra con la Georgia e ci siete riusciti con relativa facilità, ma ogni medaglia ha due facce. Con questa mossa avete spaventato tutti i paesi vicini: per esempio la Polonia ha firmato l'accordo con gli Stati Uniti sullo scudo antimissile, l'Ucraina vuole entrare nella NATO, la Germania appoggia le operazioni militari in Georgia. Vi è costato caro, non pensa? E non dimentichi il crollo della borsa di Mosca.

D. MEDVEDEV: Comincio dall'ultima cosa. Certo, l'economia è una componente molto importante, ma il problema del mercato azionario non deriva solo dalle azioni militari ma anche dalle crisi del mercato globale, anche e soprattutto per le condizioni dell'economia americana. Per questo è meglio che lì si impegnino nel miglioramento del clima economico. Per quanto riguarda i nostri amici che si preoccupano, alcuni si sono preoccupati già molto tempo fa, e questo non ha niente a che fare con il conflitto, io credo che si tratti semplicemente di fantasmi storici.

Per quanto riguarda la situazione penso che si calmerà e spero che i nostri partner europei sappiano distinguere, come si suol dire, la pula dal grano, e che riusciamo a costruire rapporti normali e produttivi. E in questa medaglia non esistono due facce.

Fonte: Kremlin.ru (RUS)

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