giovedì, agosto 14, 2008

I link di oggi

Information dissemination: "con il via libera alla US Navy stiamo per assistere alla prima consistente operazione della marina americana dallo tsunami del 2005. Può non impressionare chi non è particolarmente addentro a queste cose, ma è così. Questi fatti cambieranno il nostro punto di vista strategico sulla potenza militare.
Per la seconda volta nel XXI secolo gli Stati Uniti stanno per esercitare consistentemente il proprio potere militare non in una guerra; ma invece di un disastro naturale questa volta affronteranno una potenza militare che esercita un controllo politico. È una missione militare, questa? Nel XXI secolo, ".

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Il conflitto russo-georgiano come test per l'Unione Europea, di Lili di Puppo, su Eurasianet:
Negli ultimi anni l'Unione Europea ha adottato un approccio morbido nel Caucaso, ma la mediazione della Francia tra Russia e Georgia suggerisce che quel ruolo è destinato a cambiare.
I segni di un cambiamento nella politica dell'UE nel Caucaso hanno già cominciato a delinearsi. Tra i segnali di un 'evoluzione, l'impegno del ministero degli Esteri tedesco per una proposta di pace per il conflitto abchazo-georigiano e la visita nel giugno 2008 dell'Alto Rappresentante dell'UE Javier Solana in Abchazia.
Secondo un analista le implicazioni più importanti della guerra si avranno nelle relazioni dell'Unione Europea con l'Ucraina e nell'intervento in altri conflitti regionali, compresi il Nagorno-Karabach e Transnistria.
Tuttavia ci sono divergenze tra gli stati membri: per esempio la Germania vede il ruolo dell'UE nella regione come un onesto mediatore tra Georgia e Russia o Russia e Stati Uniti, mentre i nuovi stati membri come la Polonia e gli stati baltici vorrebbero un ruolo più attivo e diretto dell'Unione Europea, e una linea più dura verso la Russia.
Quest'ultima ipotesi è però incerta, e la politica europea di difesa e sicurezza non è ritenuta sufficientemente sviluppata per consentire ampi impegni di peacekeeping.
Sabine Fischer dell'Istituto Europeo per gli Studi sulla Sicurezza di Parigi invita alla cautela: "Nella risoluzione del conflitto in Georgia non c'è un'Unione Europea, ci sono solo stati membri".

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Aleksandr Dugin, politologo e leader del Movimento Internazionale Eurasiatista:
"È stato tutto un bluff. [Gli americani] avrebbero potuto cercare di minacciarci ma non hanno fatto niente. Non l'hanno fatto perché dipendono da noi in Afghanistan; se dovessimo bloccare le forniture militari che passano attraverso il corridoio che solo noi controlliamo la situazione esploderebbe. Dunque, anche se gli americani fossero pazzi, e non lo sono, non scatenerebbero mai la terza guerra mondiale. Ecco perché sotto questo punto di vista siamo in guerra solo con Saakashvili e i mezzi tecnici presenti sul posto. E le altre questioni le considereremo man mano che si presentano".
"L'America è un paese razionale, e non può dare a vedere che sta abbandonando Saakashvili, anche se l'ha appoggiato ed è stata al suo fianco in questo crimine, contando che la Russia non reagisse. .. Ma la cosa che va ricordata è che una terza guerra mondiale e la partecipazione dell'America a questo conflitto era esclusa fin dall'inizio, e i nostri strateghi lo sapevano benissimo".
Link (Agenzia di informazione Regnum, in russo).

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Secondo Mike Whitney (che cita le recentissime esternazioni di Brzezinski) a Putin è stata tesa una trappola che servirebbe a trascinare la Russia in un conflitto infinito per prosciugare le sue risorse, diminuire il suo prestigio sulla scena globale, indebolire la sua influenza nella regione, rafforzare le alleanze tra Europa e America e distogliere l'attenzione dalla campagna nel Golfo. Gli artefici di questa trappola sarebbero lo stesso Brzezinski, Holbrooke e la Albright, gente che sa manipolare i mezzi di informazione e i canali diplomatici ai propri fini.
Perché questa squadra di "imperialisti machiavellici" (che, incidentalmente, si è schierata con Obama) è così interessata a demonizzare Putin e a minacciare la Russia di "ostracismo, isolamento e sanzioni economiche?" Qual è il crimine di Putin.
Il crimine di Putin, secondo Whitney, è tutto espresso nel discorso di Monaco, una sfida al "sistema internazionale" di Brzezinski e al mondo delle corporazioni e delle banche dell'oligarchia occidentale.
Dunque, conclude Whitney: "L'Ossezia del Sud era una trappola e Putin ha abboccato. Sfortunatamente per Bush lo scaltro primo ministro russo è molto più intelligente di chiunque faccia parte dell'attuale amministrazione".
[L'ora del disclaimer: a chi si occupa di Russia abbastanza da vicino non sfuggirà la tendenza alla drammatizzazione e alla personalizzazione di valutazioni come questa; Putin-lo-scaltro è la controparte (altrettanto semplificata) di Putin-demonio-che-tutti-amano-odiare. La realtà del potere russo è più complessa, intricata e, perché no, ambigua. Comunque tutto questo serve da buon ripasso sulla cricca Brzezinski].

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Galleria fotografica di RIA Novosti: Tskhinvali dopo la guerra.
[Lapsus: avevo scritto RAI Novosti, quella esiste solo nei miei sogni. Fortuna che mi tenete d'occhio, grazie B.!]

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Carlo Benedetti su Altrenotizie.org:
"Casa Bianca Pentagono e Cia utilizzano in queste ore i loro canali per attaccare la Russia e stravolgere la realtà dei fatti. L’obiettivo è di mettere sotto accusa il Cremlino di Putin e Medvedev sostenendo che è stata Mosca ad attaccare in Ossezia e che, quindi, resta “la Russia di sempre”, erede dei metodi sovietici. La posizione americana trova subito utili laudatores anche nella stampa di casa nostra che si affrettano a scrivere che 'Mosca ha una voglia matta di “rivedere la pesante eredità della sconfitta patita nella Guerra fredda'. Non c’è nessun tentativo reale di comprendere il conflitto nelle diverse rappresentazioni geopolitiche e geoeconomiche. Siamo di nuovo al clima maccartista, ai diktat di Foster Dulles. Si spinge volutamente indietro la ruota della storia presentando il leader georgiano come un politico sì dalle chiare inclinazioni autoritarie, che tuttavia gode di una certa popolarità e ha ottenuto buoni risultati nel ristabilire l'ordine e la stabilità nel Paese dopo il periodo di Scevardnadze. La Georgia viene quindi presentata da vari media occidentali come una democrazia che sotto diversi aspetti si può considerare incompleta, ma pur sempre accettabile.

Comunque sia la propaganda non può nascondere la verità. Nell’Ossezia del Sud ci sono oltre 2000 ossetini e russi uccisi e trucidati da un esercito comandato da Michail Saakasvili, il presidente-Quisling filoamericano e filo-Nato. Ci sono migliaia di abitazioni distrutte, ospedali rasi al suolo, scuole sventrate dai missili georgiani tutti regolarmente 'made in Usa' o in Israele. Bush, quindi, può essere contento per gli investimenti fatti nel Caucaso e il miliardario Soros (che a partire dal 1979 ha distribuito 3 milioni di dollari l'anno a movimenti di dissidenti dell’Est utilizzando come copertura il suo Open Society Institute) può promuovere a pieni voti il suo allievo Saakasvili e il nuovo arrivato Giga Bokeria, il 36enne leader del movimento studentesco della Georgia denominato 'Kmara!' (Basta!) che è, praticamente, una filiale della Cia americana nell’intero Caucaso".

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Chris Floyd critica la decisione americana di mandare le forze armate in "missione umanitaria" in una delle zone più instabili del mondo e si rifà all'articolo di Robert Scheer su Stratfor (che abbiamo citato ieri) per sottolineare il possibile ruolo del lobbista Randy Scheunemann, consigliere di McCain e fautore dell'invasione dell'Iraq.
Insomma, secondo Floyd qui ci sarebbe di mezzo una profezia autoavverantesi dei neoconservatori, per cui la Russia si trasforma in un nemico in espansione e Putin è il nuovo Stalin.
E Obama?
Il candidato democratico si è allineato con McCain, Butt-Thumper, Dick Cheney, Bill Kristol e tutta la cricca di guerrafondai dichiarando il proprio appoggio all'ingresso della Georgia nella NATO (ma immaginiamo solo cosa sarebbe successo se la Georgia ne avesse già fatto parte).
Con "progressisti" come questi, conclude Floyd, chi ha bisogno del Project for a New American Century?

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Questo non è il 1968? Condoleezza Rice, la commediante
"Questa è probabilmente la cosa più divertente che ho sentito negli ultimi tempi. Condoleezza Rice alla BBC a proposito dell'invasione russa della Georgia:

Non è il 1968, quando la Russia poteva invadere un paese, occupare una capitale, rovesciare un governo e farla franca.

Cavoli, Rice, non è ESATTAMENTE quello che hanno fatto gli Stati Uniti in Iraq? E a Panama?

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Da questo articolo di Brendan Cooney per Counterpunch sulla delusione e le speranze infrante dei georgiani:

"Pyotr Bezhov, in fuga dalle violenze, ha detto a un giornalista del New York Times: 'Il problemi più grosso qui siete voi, il vostro paese. Avete detto che i sovietici erano un impero malvagio, ma siete voi l'impero'.
Le truppe in ritirata non parlavano tanto della brutalità dei russi come ci si poteva aspettare ma del tradimento degli americani.
'Negli ultimi anni ho vissuto in una società democratica", ha detto al New York Times il maggiore Georgi, un soldato georgiano in ritirata. 'Ero felice. E adesso l'America e l'Europa ci sputano addosso'. 'Dove sono i nostri amici?' ha chiesto un altro soldato esausto.
La Georgia amava gli Stati Uniti. La strada dall'aeroporto si chiama George W. Bush Street.
[...]
Alla ricerca disperata di alleati per la loro tremenda guerra, gli Stati Uniti hanno addestrato le forze georgiane e sono diventati i loro migliori amici. Dopo la Gran Bretagna, la Georgia è il paese che ha mandato il contingente più numeroso in Iraq. Forse i georgiani sono stati pazzi a pensare che gli Stati Uniti avrebbero messo i muscoli dove c'erano solo parole, ma ci hanno creduto.
[...]
Questa settimana Bush ha detto che l'offensiva russa era 'inaccettabile nel XXI secolo'. Bush ha un calendario diverso dal nostro? In quale secolo è avvenuta, la sua invasione? In che senso inaccettabile? Perché non è stata abbastanza cruenta, o l'occupazione non è stata completata? Perché Putin non ha ancora impiccato il presidente georgiano per i suoi presunti crimini?"

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Saakashvili sta perdendo la guerra dei media? È quello che si chiede Janet McBride sul blog di Reuters. Fin dall'inizio della controffensiva russa, il presidente georgiano Mikheil Saakashvili è stato onnipresente nei mezzi di informazione occidentali. È apparso su CBS, CNN, BBC e praticamente tutte gli altri canali televisivi in lingua inglese per accusare la Russia di aver invaso la Georgia, di voler attaccare la capitale e di progettare il suo rovesciamento. L'11 agosto, in un corsivo apparso sul Wall Street Journal, ha ammonito che la caduta della Georgia sarebbe stata la caduta dell'Occidente.
All'inizio del conflitto il verdetto è stato univoco: Saakashvili stava vincendo a man bassa la guerra dei media.
Ma la tendenza si sta invertendo, e le cose a quanto pare si stanno mettendo male per Saakashvili, mentre i russi stanno cominciando a destreggiarsi meglio nei rapporti con i media. Perfino gli Stati Uniti hanno messo un freno al presidente georgiano, smentendo la sua affermazione a proposito del controllo americano di porti e aeroporti della Georgia.
Dunque la ben oliata macchina propagandistica di Saakashvili gli si sta rivoltando contro? Sta perdendo la simpatia internazionale?"

Da un commento di Saker, che ha ripreso il post:
"Saakashvili non è perfetto per screditare completamente la sola idea di essere alleati con gli USA? Non è la prova vivente che Zio Sam non è in grado di salvarti la pelle quando le cose si mettono male? Saakashvili non è un testimonial perfetto per il concetto che la gente se ne deve stare LONTANA da qualsiasi alleanza con l'Impero?
Se la risposta è 'sì', forse i russi potrebbero voler lasciare Saakashvili al potere ancora per un po'".

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Saakashvili nega che Israele abbia interrotto le forniture militari, scrive Haaretz. E poi specifica che ben due ministri georgiani (quello della Difesa e quello della Reintegrazione) sono israeliani e si occupano entrambi della guerra, e ciò significa "che la guerra o la pace in Georgia sono nelle mani di ebrei israeliani".
"Yakobashvili di fatto non è cittadino israeliano. Le dichiarazioni di Saakashvili fanno parte del tentativo del suo governo di trascinare altri paesi nella sua guerra contro la Russia", commenta il quotidiano israeliano.
Sempre per quanto riguarda le forniture israeliane, secondo Peter Hirshberg la pubblicità data alle transazioni dalla guerra potrebbe essere un danno per Israele, dal momento che la Russia potrebbe, per ritorsione, aumentare le vendite di armi a Siria e Iran (l'articolo cita la vendita di un sistema missilistico s300 all'Iran, di cui si discuteva da tempo, e che potrebbe andare a buon fine visti i recenti avvenimenti). Inoltre gli israeliani temono anche un possibile maggiore riavvicinamento tra Iran e Russia (articolo del Jerusalem Post).

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Secondo Jonathan Steele non di guerra per gli oleodotti si tratta, ma di attacco contro l'influenza russa.

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Arkadij Babčenko, corrispondente di guerra, si è aggregato alle truppe russe e le ha seguite a Džava, a Tskhinvali, ha assistito all'assalto di Zemo-Nikozi [villaggio a sud della capitale Tskhinvali], ha seguito il battaglione ceceno "Vostok" verso Gori ed è ritornato in elicottero con i feriti. Ha scattato 89 fotografie nella zona del conflitto.
[Attenzione, alcune immagini possono ovviamente turbare].
Link, qui. Il caricamento è abbastanza rapido.

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Da Lenin's Tomb:

"Ecco John 'Reich centenario' McCain:
Voglio dialogare con i russi. Voglio che lascino il più rapidamente possibile il territorio georgiano. E ho a cuore le buone relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia. Ma nel ventunesimo secolo le nazioni non invadono altre nazioni.
Stai zitto, McCain. Stai solo zitto".

1 commento:

Anonimo ha detto...

miru mir è uno slogan sovietico e il contenuto di questo blog è in sintonia con questo slogan. La pace russa...