lunedì, agosto 18, 2008

I link di oggi (in aggiornamento)

Non diamo inizio a una nuova guerra fredda, di Mike Jackson per il britannico Telegraph, si sofferma sugli errori dell'Occidente dalla fine della Guerra Fredda:

"Credo che si sarebbe potuto fare di più per accogliere la nuova Russia nella compagine internazionale, per rassicurarla sul fatto che avrebbe conservato la sua importante posizione come membro permanente del Consiglio di Sicurezza e come protagonista sulla scena mondiale".

"Per me, la giusta via per l'Occidente - senza compromettere le sue posizioni e i suoi valori - è mostrare più comprensione per il comportamento della Russia e accettare con maggiore buona volontà le preoccupazioni della Russia per le ex-repubbliche sovietiche*.
Mentre per alcune azioni non c'è possibilità di ammenda, le percezioni russe esistono e ci vorrà del tempo perché possano cambiare.
Questa è la grande sfida che si presenta ai politici e i diplomatici: l'ostilità e lo scontro militare devono restare una cosa del passato".

*gli inglesi traducono near abroad, estero vicino, quello che i russi chiamano ближнее зарубежье, bližnee zarubeže: i paesi stranieri vicini, appunto le ex-repubbliche sovietiche.

***

Bush fa in Georgia quello che aveva fatto in Iraq: accusa i russi di prepotenza ma ha paura di affrontare il loro esercito
, di Ramesh Sinha per l'India Daily:

"La Russia è cambiata. Non è la stessa Russia che ha permesso che accadesse l''Iraq'. Bush non è cambiato. Il presidente degli Stati Uniti noto per le sue menzogne e per i suoi inganni si trova davanti una Russia diversa e inattesa".

"Cacciare i russi dal G8 o attirare la Georgia e l'Ukraina nella NATO non risolverà il problema. Gli americani di buon senso devono capire che Bush ha demolito il rispetto del mondo per l'America. La strategia delle bombe di Bush-McCain contro paesi come l'Iraq può funzionare. Ma quando la vera sfida viene da paesi come Russia o Cina è tutta un'altra storia".

***

Siamo tutti georgiani? Andiamoci piano, dice Michael Dobbs per il Washington Post. Oh, tra l'altro qui abbiamo una specie rara, un giornalista americano che parla della complessità etnica del Caucaso e che è perfino stato a Tskhinvali (nel 1991).

"La decisione di Saakashvili di scommettere tutto su un blitzkrieg per prendere Tskhinvali riporta alla mente il commento di Talleyrand: 'fu peggio di un crimine, fu un errore".

"Gli eventi degli ultimi giorni servono a ricordare che le nostre ambizioni ideologiche hanno di molto superato il nostro raggio d'azione militare, soprattutto in aree come il Caucaso, che ha importanza periferica per gli Stati Uniti ma è un interesse vitale per la Russia".

***

Ma non basta. Il Washington Post dedica un articolo alla descrizione dettagliata della distruzione di Tskhnivali, scrivendo che "le proporzioni della distruzione sono innegabili".

***

Mentre il Financial Times si accorge dei profughi osseti e del loro risentimento per Saakashvili e raccoglie testimonianze al campo profughi di Alagir.

***

Mark MacKinnon dedica un lungo articolo a Saakashvili sul Globe and Mail, chiedendosi quello che che ci chiediamo in tanti, insistentemente, da giorni: cosa gli è passato per la testa? [articolo che andrebbe tradotto con calma, perché ricostruisce vita, fatti e pasticci dello spavaldo quanto imprevedibile presidente georgiano].

***

Alertnet di Reuters ha un servizio sul monastero di Novy Afon, in Abchazia: tecnicamente i 50 monaci appartengono alla Chiesa Ortodossa georgiana, ma anche loro si sono dichiarati indipendenti. Dice Padre Vissarion, a capo della chiesa dello stato ribelle:

"Cosa significa dunque separatismo? Significa che ci si vuole separare. E da chi ci vogliamo separare? Da degli assassini. Se un uomo picchia sua moglie il tribunale le permette di lasciarlo. La gente dice che siamo separatisti, ma cosa vuol dire? Ci si aspetta che siamo georgiani? Non abbiamo niente in comune con loro".
Agli abchazi non è sfuggito che il patriarca georgiano Ilia II non ha condannato la guerra:
"Purtroppo Ilia II vede i problemi attraverso il prisma della politica, e la politica è quella di Saakashvili", dice un altro monaco "ribelle".

***

Mike Whitney rivisita il concetto di "Battaglia per Tskhinvali":

"Non c'è stata nessuna 'Battaglia per Tskhinvali'; questa è un'altra invenzione. Una battaglia implica che ci sia una forza che resiste o reagisce. Ma non è questo il caso. L'esercito georgiano è entrato in città senza incontrare resistenza; come possono dei civili inermi fermare reparti armati. La maggioranza degli abitanti è scappata o si è nascosta negli scantinati mentre i carri armati e i veicoli blindati entravano sparando a tutto ciò che si muoveva.
Quello che è successo nell'Ossezia del Sud il 7 agosto non è stato un invasione o un assedio; è stato un massacro. La gente non aveva modo di difendersi da un esercito moderno equipaggiato di tutto punto. È stato un crimine di guerra".

***

Il presidente dell'Ossezia del Sud Eduard Kokoity ha sciolto il governo. La notizia è stata data dal canale Vesti. Il presidente ha dichiarato di aver firmato una serie di decreti, tra cui la dichiarazione dello stato di emergenza.
Kokoity ha criticato i ministri dell'Ossezia del Sud accusandoli di negligenza: ha aspramente rimproverato il governo per aver ritardato la consegna degli aiuti umanitari e per la sua inefficienza. Secondo Kokoity, l'attutale stato di paralisi del governo lo ha costretto a "ricorrere a misure molto drastiche":
"Voglio creare un governo senza intrighi; le autorità dovrebbero lavorare per la gente, e non per i propri interessi personali", ha concluso il presidente dell'Ossezia del Sud.
Link (RUS)

***

Il quotidiano russo Trud ha stimato i costi della guerra.
La Russia nel periodo delle operazioni militari in Ossezia del Sud ha speso 7 miliardi di dollari, secondo il ministro delle Finanze Kudrin: questa la valuta che è uscita dalla Russia.
Facendo i conti in tasca alla Georgia emerge che la Georgia ha perso non meno di 200 milioni di dollari al giorno. Ma c'è un aspetto importante: l'esercito georgiano è finanziato dagli Stati Uniti e la Georgia acquista armi e tecnologia militare non a prezzo di mercato, ma con uno sconto del 50-80%. Per esempio l'Ucraina ha venduto alla Georgia i modelli Su-25 ("Mimino" secondo la classificazione georgiana) per 3 milioni di dollari, mentre il prezzo reale è di 8-10 milioni di dollari.
Le maggiore spesa del conflitto comunque è stata il carburante: non meno di 49 milioni di dollari.
[Non so quanto siano affidabili queste valutazioni, mi limito ad allargare le braccia, fare 'boh' e riportarle]
Link (RUS)

***

Secondo Silvio Pitter, che si occupa di nation branding (e dunque di comunicazione, e di gestire e collocare sul mercato mondiale l'immagine di un paese, come si fa con un prodotto: semplifico), "Il recente conflitto nel Caucaso ha dimostrato che la Russia non è pronta per la competizione globale. Malgrado la sua posizione politica rafforzata, la rinascita militare e il crescente potere economico, la leadership russa non ha ancora sviluppato meccanismi e strategie efficienti per conquistare il riconoscimento sul piano mondiale dei suoi interessi e delle sue azioni".
I motivi li sappiamo: Saakshavili grazie alla CNN ha creato un filo diretto con il pubblico globale, mentre la Russia, insomma, con questa storia del tandem Medvedev-Putin avrebbe prodotto più che altro confusione. Dunque, per rendere la Russia veramente efficace si sarebbero dovute seguire queste quattro indicazioni:
1. selezionare pochi messaggi da ripetere nelle dichiarazioni ufficiali - molto prima dell'inizio del conflitto - per cercare di fornire una visione "convincente".
2. affidare a pochissime persone il compito di farsi portavoce di questi messaggi durante il conflitto (e tutte brave in inglese, ci si raccomanda: bene Ivanov alla CNN).
3. creazione un media center, organizzare frequenti conferenze stampa e spiegare (dopo la prima apparizione sulla CNN a Saakshvili è stato consigliato di appendere una bella mappa dietro alla scrivania e di indicarla ogni tanto).
4. formazione di un piccolo pool di esperti di comunicazione che valutassero le reazioni dei media internazionali nel corso del conflitto.
Russia Profile (in inglese, ma i testi dopo qualche giorno diventano accessibili solo agli abbonati)

***

[continua, se ce n'è]

Nessun commento: