lunedì, agosto 25, 2008

Il conflitto in Ossezia Meridionale visto dall'Asia Centrale

[Dato che una parte importante della partita tra Russia e Stati Uniti (e non solo, date le bellezze energetiche della regione) si svolge in Asia Centrale, dove sono presenti basi militari americane (gli Stati Uniti sono stati sfrattati dalla base di Karshi-Khanabad in Uzbekistan ma sono presenti a Gansi in Kirghizistan, dove prevedono un ampliamento della base, e stanno trattando per migliorare i rapporti militari bilaterali con il Turkmenistan; ma neanche in Uzbekistan tutto è perduto, dato che a Termez stazionano 300 soldati tedeschi), ho pensato fosse interessante vedere quale è stata la reazione delle ex-repubbliche sovietiche centroasiatiche al conflitto nel Caucaso e come si sono destreggiate tra SCO/CSTO e USA. Lo so, ho esaudito un sogno].

Il conflitto in Ossezia Meridionale visto dall'Asia Centrale

Aleksandr Šustov

La "guerra dei cinque giorni" in Ossezia Meridionale, conclusasi con la rapida sconfitta delle forze georgiane da parte della 58ª armata russa, è stata vissuta come uno shock dalle vicine repubbliche post-sovietiche. Nonostante i molti avvertimenti della leadership russa sulla probabilità di uno scenario di guerra nessuno si aspettava che la reazione di Mosca potesse essere così rapida e dura. Era la prima volta dal crollo dell'Unione Sovietica che la Russia ricorreva all'uso della forza militare contro un'ex-repubblica sovietica e questo precedente ha messo in una situazione difficile i paesi della CSI, molti dei quali, come la Georgia, hanno questioni etnico-territoriali irrisolte con gli stati vicini.

In questo contesto assumono particolare interesse i paesi dell'Asia Centrale, spesso associati geopoliticamente al Caucaso Meridionale. Le analogie tra l'Asia Centrale e il Caucaso sono state bene descritte da Z. Brzezinski nel suo La grande scacchiera. Fondamentalmente ciò che accomuna le due regioni è la mescolanza etnica, l'assenza di confini nazionali che coincidano con quelli delle diverse zone etniche e il carattere incompiuto dell'entità statale. Tutto ciò ha permesso a Brzezinski di definire l'Asia Centrale “Balcani eurasiatici”, la regione che gli strateghi americani stanno adocchiando ora che il dominio degli Stati Uniti sui Balcani europei è un fatto compiuto. [1]

Sul piano delle valutazioni ufficiali del conflitto in Ossezia Meridionale i paesi dell'Asia Centrale si sono divisi in due gruppi. Se il Kazakistan e il Kirghizistan hanno espresso con relativa chiarezza la propria posizione, l'Uzbekistan, il Turkmenistan e il Tagikistan non hanno reagito in alcun modo. Inoltre i mezzi di informazione uzbeki e turkmeni, rigidamente controllati dai rispettivi governi, per molto tempo non hanno neanche dato la notizia che in Ossezia del Sud c'era una guerra e che le truppe abkhaze stavano cacciando i soldati georgiani dalla gola di Kodori.

Il conflitto armato in Ossezia del Sud nella sua fase decisiva non è stato trattato da nessuno dei giornali ufficiali uzbeki. Le informazioni sulla guerra non sono trapelate nemmeno dai siti delle agenzie di informazione. Solo il giornale Večernij Taškent ha pubblicato due brevi articoli, uno dei quali diceva che un aereo del ministero russo per le Situazioni di Emergenza che trasportava aiuti umanitari era atterrato a Vladikavkaz e che il primo ministro russo Putin era giunto nella città, mentre l'altro dava notizia delle sedute di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio NATO, ma la ragione di questi sviluppi è rimasta ignota ai lettori del quotidiano. Inoltre sul canale televisivo informativo Achborot è stato trasmesso un breve reportage sui combattimenti a Tskhinvali, basato su materiali della tv russa. [2]

I mezzi di informazione turkmeni hanno ignorato la guerra nel Caucaso tacendola completamente. La televisione ha invece continuato a trasmettere ogni mezz'ora la lettura del Ruchnama [lett. “Libro dell'Anima”, guida spirituale per la nazione, opera - secondo la fonte ufficiale turkmena - deGl primo presidente Niyazov, N.d.T.] e ha informato gli spettatori che in uno zoo cinese era nato un panda. L'unica fonte di informazione sul Caucaso a disposizione dei cittadini turkmeni è stata la tv satellitare. [3]

La reazione di Kazakistan e Kirghizistan è stata molto più attiva. Il primo a rilasciare una dichiarazione sui fatti dell'Ossezia Meridionale è stato il presidente del Kazakistan N. Nazarbaev, che quando è scoppiata la guerra si trovava all'inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino. È stato proprio durante l'incontro con Nazarbaev che V. Putin ha dichiarato che l'attacco della Georgia contro Tskhinvali non sarebbe rimasto senza risposta. Il tono della replica del presidente del Kazakistan è stato positivo e neutrale. “In Ossezia del Sud opera una missione di pace su mandato della CSI”, ha dichiarato Nazarbaev. “Il governo georgiano ha sbagliato. Non ci ha messo al corrente delle sue intenzioni, non ci ha avvertito di una tale intensificazione del conflitto. Ritengo che non esistano alternative a una risoluzione pacifica del problema”. [4]

Anche la posizione espressa dal leader kazako il 13 agosto durante un incontro con il presidente del Kirghizistan è apparsa complessivamente favorevole alla Russia. Commentando gli sviluppi nel Caucaso, Nazarbaev ha dichiarato che “il principio dell'integrità territoriale è riconosciuto dalla comunità internazionale. Nei documenti adottati dalla CSI tutti noi condanniamo il separatismo. Ma le questioni internazionali complesse devono essere risolte con metodi pacifici e con il dialogo. Non sussiste la possibilità di risolvere militarmente questi conflitti”. [5]

La posizione del Kirghizistan, che attualmente è alla presidenza della CSI, è apparsa piuttosto neutrale. Secondo Bakiev, “la vera strada verso la risoluzione degli attuali problemi tra Georgia e Ossezia del Sud, in conformità con le norme comunemente accettate del diritto internazionale, sta esclusivamente sul piano politico”. [6] Condannando in questo modo l'offensiva militare georgiana, i leader del Kazakistan e del Kirghizistan si sono astenuti da valutazioni decisamente positive o negative dell'intervento militare russo.

In una certa misura, l'assenza di reazioni ufficiali da parte della maggioranza dei paesi della CSI alla guerra in Ossezia Meridionale è stata compensata dalla dichiarazione dell'Assemblea Parlamentare della CSTO, della quale fanno parte – oltre alla Russia, alla Bielorussia e all'Armenia – quattro dei cinque paesi dell'Asia Centrale: il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan e l'Uzbekistan. La CSTO ha praticamente riecheggiato la posizione di Mosca: “Con il pretesto di ristabilire l'integrità territoriale la Georgia ha in effetti compiuto atti di genocidio nei confronti del popolo osseto. Tutto ciò ha causato una catastrofe umanitaria. La campagna militare di Tbilisi, che ha soffocato il nascente dialogo politico tra le parti, ha distrutto la prospettiva di una soluzione pacifica del conflitto”. [7]

Oltre che da una naturale riluttanza a rovinare i rapporti con i paesi occidentali, con i quali i governi dell'Asia Centrale hanno legami politici ed economici piuttosto stretti, l'atteggiamento di questi paesi nei confronti della “guerra dei cinque giorni” è determinato da un altro fattore cruciale. In tutte le dichiarazioni dei presidenti del Kirghizistan e del Kazakistan si invoca l'“integrità territoriale della Georgia”. Essendo consapevoli che ci sono buone probabilità che la Russia riconosca l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, e conseguentemente le incorpori nella Federazione Russa, i paesi dell'Asia Centrale sono preoccupati che simili scenari possano ripetersi nei loro territori, e dunque adottano un atteggiamento prudente.

È interessante passare in rassegna le valutazioni degli esperti centro-asiatici sulla “guerra dei cinque giorni”. Così, il politologo kirghizo М. Sariev interpreta i fatti del Caucaso come un conflitto non tra Georgia e Ossezia, ma tra Russia e Stati Uniti. Secondo Sariev al prossimo incontro della SCO il Kirghizistan dovrà rispondere a severe domande sul futuro della base militare americana di Gansi sul suo territorio. In questa situazione, “il Kirghizistan, come membro della CSTO, si allineerà con la posizione russa, perché quello che è accaduto in Georgia potrebbe accadere anche qui. La Russia non si fermerà perché questa è una sfera di interesse russa, è in gioco la grande politica”. Motivando la sua posizione, Sariev osserva: “Dobbiamo capire che ci troviamo nello stesso areale culturale eurasiatico della Russia”. [8]

Un altro politologo kirghizo, Sujunbaev, osserva ragionevolmente che la “guerra dei cinque giorni” è una conseguenza del “processo del Kosovo”, che l'Occidente ha messo in moto ignorando completamente la posizione della Russia. Se quel processo evolve, può colpire anche l'Asia Centrale. Per esempio il Tagikistan o il Karakalpakstan, “la cui storia è così simile a quella dell'Ossezia o dell'Abkhazia”. Analizzando le potenziali conseguenze dell'uscita della Georgia dalla CSI, Sujunbaev nota che per la Georgia “saranno molto negative” perché possono sorgere “complicazioni nella sfera dell'emigrazione della forza lavoro in Russia, e possono essere colpite anche le relazioni commerciali”. [9] Oltre all'intensificazione dei contrasti sulla futura base militare americana in Kirghizistan, Sujunbaev prevede anche maggiori sforzi per creare basi militari straniere nel sud della repubblica. [10]

Nel complesso gli esperti kirghisi concordano sul fatto che la rivalità tra Russia e Stati Uniti sull'Asia Centrale è destinata ad aumentare, e le azioni decisive della Federazione Russa a difesa dell'Ossezia Meridionale fanno supporre che un orientamento esclusivamente filo-occidentale può comportare conseguenze drammatiche per i paesi centro-asiatici.

Note:

1. Brzezinski Z., La grande scacchiera. Il mondo e la politica nell'era della supremazia americana, edito in Italia nel 1998 da Longanesi.

2. Šarifov O., I mezzi di informazione uzbeki sulla guerra in Georgia: tutti zitti // fergana.ru, 13 agosto 2008.

3. Berdyeva A., I mezzi di informazione turkmeni tacciono sull'Ossezia // GÜNDOGAR, 13 agosto 2008

4. Il capo di stato Nursultan Nazarbaev ha preso parte alle cerimonie ufficiali di apertura delle Olimpiadi di Pechino // akorda.kz, 8 agosto 2008

5. Questa sera a Cholpon-Ate si è svolto un incontro tra il capo di stato Nursultan Nazarbaev e il presidente del Kirgizistan Kurmanbek Bakiev // Sito ufficiale del presidente della Repubblica del Kazakistan, 13 agosto 2008, akorda.kz

6. Il Kirghizistan intende partecipare attivamente alla risoluzione del conflitto militare in Ossezia Meridionale // fergana.ru, 11 agosto 2008.

7. I paesi della CSTO hanno condannato la Georgia per il conflitto militare in Ossezia del Sud // RIA Novosti, 13 agosto 2008.

8. Il politologo M. Sariev: il Kirgizistan dovrà rispondere sulla base militare degli Stati Uniti di Gansi // fergana.ru, 12 agosto 2008

9. Esperto kirghizo: la CSTO potrebbe dichiarare il Caucaso zona di sua responsabilità // fergana.ru, 12 agosto 2008

10. Nezavisimaja Gazeta, 12 agosto 2008

Originale: http://fondsk.ru/article.php?id=1565

Articolo originale pubblicato il 20 agosto 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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